Capitale: Dodoma Popolazione: circa 32.000.000 Religione: cristianesimo, islamismo e animismo Valuta: scellino tanzaniano Documenti d'ingresso: passaporto, con visto turistico da richiedere in ambasciata o in consolato prima della partenza Vaccinazioni: necessaria quella contro la febbre gialla, perché viene richiesto il certificato internazionale. Consigliabili anche le profilassi antimalarica e antitifica e controllate di aver fatto il richiamo dell'antitetanica Clima: sempre caldo e umido lungo le coste, alleviato solo dalle brezze marine, mentre sulle altitudini dell'altopiano è temperato. In Tanzania esistono due stagioni delle piogge. Quella lunga va da marzo a maggio e piove quasi tutti i giorni con violenti acquazzoni. Quella corta invece, che dura da novembre a gennaio, è molto meno severa Abbigliamento: comodo e casual. Ottime le scarpe da trekking se pensate di fare dei safari di più giorni in un parco nazionale Aeroporti principali: Dar es Salaam
Per tornare allo speciale Il regno degli animali selvaggi
La Tanzania si chiamava Tanganika prima del 9 dicembre 1961, giorno in cui veniva riconosciuta l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Zanzibar divenne indipendente il 19 dicembre 1963 e il 29 ottobre 1964 i due stati si unirono per formare la Repubblica democratica di Tanzania. La capitale è Dodoma, ma l'ex capitale Dar es Salaam è tuttora il centro nevralgico dello stato. La Tanzania è anche (purtroppo) uno dei paesi più poveri del mondo, con il 51% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà. L'incorporazione di Zanzibar, uno degli stati africani più ricchi, non ha migliorato la situazione. Oltre ai problemi interni il governo ha dovuto fronteggiare quello dei profughi ruandesi e, nell'agosto 1998, pure una fazione "terrorista" che ha ucciso 250 persone e ferito altre 500 negli attentati a Nairobi (Kenia) e Dar Es Salaam. Tensioni che certo non aiutano la crescita del paese.
Dal punto di vista demografico, sono un centinaio i gruppi tribali che popolano la terraferma. La maggior parte ha origini bantù e in minor numero masai, una popolazione keniota che migrò in Tanzania intorno al 1800. A Zanzibar è invece evidente l'influenza araba, persiana e comoriana. Nonostante la presenza di portoghesi (fin dal 18° secolo), tedeschi (fino alla fine della 2° guerra mondiale) e inglesi, attualmente in Tanzania la presenza di discendenti europei è minima. Tanto che sulla terraferma i nativi africani rappresentano oggi il 99% (di cui il 95% bantu) e solo l'1% è di origine asiatica, europea o araba.
Infine, e qui sta il motivo principale di attrazione turistica, la Tanzania ospita la maggior quantità di animali selvaggi nel mondo. La sterminata pianura che domina lo stato è popolata da antilopi, gazzelle, leoni, zebre, giraffe, ghepardi, giraffe, elefanti. I laghi e le foreste tanzanesi sono popolate da fenicotteri, coccodrilli, ippopotami e scimmie. Animali che possono essere ammirati grazie a un safari (rigorosamente fotografico) nel celeberrimo parco nazionale di Serengeti. E tutto ciò è sovrastato dalla montagna più alta del continente africano, il vulcano dalle nevi perenni: il Kilimangiaro. Da non dimenticare, in un possibile itinerario, le isole di Pemba, Mafia e la più nota e frequentata Zanzibar.
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