"E' stato uno dei primi viaggi che ho fatto per la trasmissione Turisti per caso che conduco con Patrizio (Roversi, ndr.). La storia è andata così: gli organizzatori del carnevale di Cento ci chiesero di presentarlo. Poi ci dissero: siamo gemellati con Rio, perché non venite anche voi in Brasile a ballare la samba? Detto e fatto".
"Il momento più bello? Aspettare di sfilare. E poi sfilare: pensa, stai lì in attesa con chilometri e chilometri di gente eccitata. E poi, immagina la scena: ancora chilometri da percorrere ballando, cantando e suonando. Ai lati, gradinate altissime piene di gente vociante e urlante e cantante, e dietro 100 persone con il tamburo che danno il ritmo. E' un carnevale pieno di paiellette, di culi, di tette, di travestimenti esagerati, di samba forsennato, una cosa esaltante proprio per il grande senso dell'esibizione, per il trionfo del corpo, per questo varietà in cui ognuno spettacolarizza se stesso e il proprio fisico: cosa che noi padani, un po' nebbiosi, un po' mangiatori di salsicce, avevamo qualche difficoltà a fare con naturalezza! E però saltavamo, saltavamo con le bandierine dell'Italia in mano, ci hanno persino "passati" alla televisione. E i suoni, la musica: salti anche se non ce la fai più, perché la forza ancora la trovi, è troppo esaltante. pensa, in quel periodo ero incinta di Zoe e appena hanno iniziato le percussioni ho sentito che anche lei si muoveva, andava a ritmo, era trascinata nelle danze!".
"Che cosa significa il carnevale? E' il ribaltamento dei ruoli, la ricerca del paradosso, qualcosa che in realtà dovrebbe diventare una sorta di sport quotidiano perché la regola va bene, ma cambiare regola è vitale. Non a caso c'è un carnevale in ogni società. L'ironia, il ridicolo, il comico sono essenziali".
(Questo è un estratto dell'intervista che Syusy Blady ha dato al supplemento Viaggi di Repubblica. La versione integrale è stata pubblicata sul numero del 10 febbraio 2000).