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TREKKING IN INDIA
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  INTRODUZIONE

Zanskar trekUsciamo dall'aeroporto di Delhi e osserviamo i taxi e gli autobus in attesa. Abbiamo immediatamente l'impressione di avere fatto un salto a ritroso nel tempo di 50 anni. Entrando nello Zanskar il salto nel passato diventa addirittura di 1000 anni, un vero ritorno nel Medio Evo. La regione dello Zanskar, che corrisponde al bacino dell'omonimo fiume, si estende a sud-est di Leh ed è un'area desertica e isolata con paesaggi favolosi di immensità e durezza, dove si perpetuano le antiche tradizioni tibetane. La popolazione vive un'economia autarchica per l'altitudine e per l'isolamento causato sia dalla mancanza di collegamenti, sia dalla neve che per buona parte dell'anno blocca le strade di accesso. Fedele alle sue origini e insensibile allo scorrere del tempo, lo Zanskar continua a vivere i suoi arcaici ritmi biologici. Per respirare la religione delle altezze non è necessario avere predisposizioni mistiche. Nei villaggi, lungo i sentieri e sulle cime dello Zanskar la religione è una presenza costante, il richiamo al divino è ovunque. Lo ricordano i festoni delle preghiere affidate al vento su tutte le alture, gli stendardi e le insegne dorate dei monasteri, i chorten e i sassi votivi incisi a ogni svolta del sentiero, gli innumerevoli monaci, la sacralità stessa delle montagne. E il cammino nella luce tersa dei 5.000 metri diventa anche un pellegrinaggio nel santuario della fede più antica del mondo: quella buddista.
Il trekking nello Zanskar ha rivelato tre componenti fondamentali: naturalistica, avventurosa e culturale. Devo dire che nessuna delle tre ha deluso le mie aspettative, anzi sono state ampiamente superate.
Descrivere la componente naturalistica è semplice: 19 giorni di cammino attraverso una natura incontaminata e circondata da montagne che superano i 6000 metri di altezza. Seguendo il corso di fiumi impetuosi e valicando passi che a volte oltrepassavano i 5000 metri. Era la prima volta che visitavo questi luoghi e si è rivelata un'esperienza sbalorditiva. Il colore delle montagne è affascinante: rosso rame con sfumature tendenti al verde che ricorda il colore delle Dolomiti. Stupendi i cespugli di fiori che crescono a ridosso dei massi, anche sui passi più alti. Fantastico il firmamento stellato che si osserva nelle notti serene. Personalmente non ricordo di avere mai visto un cielo così ricco di stelle come quello che si può osservare nello Zanskar. Componente avventurosa. La parola avventura deriva dal latino «ad venturam», ossia affidato al caso. Quindi avventura è tutto ciò che non è programmato nei minimi dettagli e che presenta anche solo un piccolo imprevisto. Nel nostro caso avventura è stato il viaggio di due giorni in pulmino da Delhi a Darcha su strade strette, spesso sterrate e fiancheggiate da precipizi. Strade che potevano anche risultare interrotte da frane. Avventura è stato imbattersi, durante il trekking, in molteplici guadi attraversati a piedi nudi. Avventura è stato l'incontro con gli abitanti dei numerosi villaggi incontrati sul nostro cammino. Certamente la nostra è stata un'avventura con la "a" minuscola se paragonata ai viaggi fatti da Bonatti, ma per me ampiamente gratificante. La componente culturale è stata certamente la più interessante. Abbiamo avuto la fortuna di avere nel nostro gruppo Gianfranco, docente universitario di Storia delle Religioni, che da diversi anni attraversa questi luoghi per documentarsi sui vari segni della cultura tibetana. Nelle visite ai diversi monasteri, Gianfranco è stato un'utilissima fonte di informazioni e di spiegazioni. Le tante figure rappresentate non avevano segreti per lui e ora anche per me. L'emozione più forte che ho provato entrando in un monastero è quella del tempo: fermato a centinaia di anni fa. Regna una tranquillità e una pace che, noi occidentali, abbiamo dimenticato. O che forse non abbiamo mai conosciuto.

  di Maurizio Pluda
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   data: 10 aprile 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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