"Non è facile tradurre in parole le esperienze fatte e soprattutto le innumerevoli emozioni provate durante il viaggio. Certamente ho avuto l'impressione di essere stato tra gli ultimi testimoni di una cultura e di un mondo che è destinato a scomparire. In Tibet, dopo l'invasione cinese, la cultura locale è quasi scomparsa. Solamente le remote regioni del Mustang e del Dolpo nel Nepal e lo Zanskar in Ladakh hanno potuto conservare le loro antiche tradizioni. Penso che i turisti contribuiscano, sia pure involontariamente, a cambiare, nel bene e nel male, il modo di vivere di queste popolazioni. Questa mia considerazione non deve essere interpretata come un invito a non visitare questi luoghi, anzi solamente conoscendoli si possono capire ed amare. Vuole essere piuttosto un invito a visitarli in "punta di piedi". A non ostentare un fin troppo facile "benessere" nei confronti di persone che hanno sempre vissuto, ed ancora vivono, con le scarsissime risorse che la natura offre loro. Anche le difficili condizioni climatiche contribuiscono al quasi isolamento degli abitanti. I bambini, ad esempio, frequentano le scuole solamente nei mesi estivi, perché durante la lunga stagione invernale tutta la popolazione è costretta a vivere chiusa in casa. Molto rari sono anche i contatti tra gli abitanti dei vari villaggi a causa della difficoltà dei percorsi e delle distanze. I fiumi ed i torrenti, che noi abbiamo attraversato, nei mesi invernali sono completamente ghiacciati e vengono utilizzati come "strade" dagli abitanti, per abbreviare il tragitto da un villaggio all'altro. Un altro aspetto molto interessante di questo viaggio è stato il pellegrinaggio da un monastero ad un altro. Anticamente questi servivano solo come rifugio per i monaci itineranti, durante la stagione delle piogge. Successivamente divennero abitazioni stabili. E' impressionante notare come tanti oggetti che noi occidentali consideriamo solo rifiuti, come barattoli vuoti, scarpe rotte e molti altri, siano invece gelosamente recuperati e considerati una ricchezza da chi vive in questi posti. Concludendo queste mie riflessioni di viaggio, penso che tutti coloro che intendono avvicinarsi a luoghi così unici e incontaminati devono comportarsi non come turisti, bensì come viaggiatori amanti dell'avventura e sempre rispettosi di ogni realtà incontrata. Cercando, per quanto possibile, di adeguarsi al modo di vivere di questi popoli. Comportandoci in tale modo certamente non arresteremo la fine di questa cultura, ma sicuramente rallenteremo la sua estinzione".