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  BARCELLONA MAGICA

Il logo del metrò Uno sguardo sulla "vida" di Barça
Appena l'aereo tocca terra, all'aeroporto El Prat di Barcellona, si respira subito l'aria di una città "diversa". Centomila metri quadrati di superficie, dodici milioni di passeggeri all'anno, dodici passarelle telescopiche per l'imbarco diretto, uso a profusione di materiali di qualità, acciaio, vetro e cemento, e in più un sano tocco di design innovativo fanno di questo scalo uno tra i più belli d'Europa. Da qui parte il nostro viaggio.
Per raggiungere la città è sicuramente consigliabile l'utilizzo del treno Renfe, con aria condizionata e pieno di spazi per depositare i bagagli. Ogni 30 minuti parte un collegamento. In poco più di quindici minuti, per l'irrisoria cifra di 300 pesetas (circa 3.500 lire, contro le 13 mila di un Malpensa - Milano centro) si raggiunge la stazione Sants, punto di interscambio con la metropolitana.
E qui, proprio di fronte alla linea del metrò ci rendiamo conto, una volta ancora, di quanto questa cità abbia investito nei servizi. Si dice che una città "vivibile" si riconosca anche dalla qualità dei suoi trasporti. Per prendere in prestito la frase di Italo Calvino che recita: "Di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda", qui potremmo tranquillamente dire che, se una risposta la cerchiamo nel sistema dei trasporti di una città, la metropolitana di Barcellona la dà sicuramente.

La metropolitana
Inaugurata il 30 dicembre del 1924, oggi conta ottanta chilometri di lunghezza, 115 stazioni e cinque linee che fanno di questo metrò uno tra i più evoluti tra le città europee. Ma non è solo la bellezza delle stazioni o il numero di carrozze impegnate a servire i cinque milioni di abitanti dell'area allargata di Barcellona a renderla efficiente. Sono anche i tempi di attesa medi. Stando alle pubblicità e agli uffici di informazione, viene garantita la partenza dei convogli ogni 4/6 minuti di giorno e ogni 6/9 minuti di notte. Nell'arco dei quattro giorni che mi sono fermato, non ho mai aspettato più di 4 minuti.
Chiedo conferma dell'efficienza del servizio a Massimo, la persona che mi ospita per questo fine settimana allungato: "Sai, io la macchina praticamente non la uso più, se devo fare qualsiasi spostamento mi muovo con la metrò. E i tempi di attesa sono questi. Lo vedi poi, è sempre piena di gente che senza questo servizio andrebbero a intasare il traffico".

La vida
Usciamo fuori, in Plaza de Catalunya, e ci rendiamo conto di quanto ha detto Massimo. Traffico abbastanza ordinato e strade piene di gente indaffarate a fare compere o a discutere sulla squadra di calcio locale o sulle recenti esposizioni al Museo di arte contemporanea. Come mai tutta questa gente in giro? E' grazie alle politiche flessibili degli orari di lavoro, che offrono a tutti la possibilità di ritagliarsi spazi e tempi per animare la città. In ogni angolo ci sono affollati bar e pub che offrono tapas (i panini locali) e cerveza San Miguel (la birra).

Las Ramblas e i musei

Artisti di strada sulle RamblasCi avviamo verso le Ramblas per respirare il clima attivo di questo bellissimo angolo d'Europa. Tra passeggiatrici, venditori di cianfrusaglie, artisti di strada, veniamo costantemente rapiti dal gran numero di manifesti, locandine, foglietti passati per mano che pubblicizzano l'incredibile numero di eventi e manifestazioni culturali che si tengono in città. Il tutto finanziato, pubblicizzato e organizzato da istituzioni che rispondono a sigle come CCCB, MACBA, MNAC o altro ancora. Cosa sono? I centri artistici e culturali che animano questa città e che richiamano giovani artisti, intellettuali, turisti da tutto il mondo. Nel 1999 Barcellona ha ospitato oltre tre milioni di visitatori. Un numero decisamente elevato, raggiunto grazie alle politiche catalane di miglioramento della qualità della vita, di investimento sulle attività artistiche e di costante confronto con il pubblico.
Un esempio vale per tutti. In occasione della nostra visita al Museo di arte contemporanea, abbiamo lasciato un foglietto con le nostre impressioni sulla città e sul museo. Una settimana dopo, tornato a casa, arriva una busta con impressa la sigla MACBA. E' un ringraziamento del museo, personalizzato e firmato dalla direzione. Un buon esempio di quella che oggi si chiamerebbe "fidelizzazione del cliente".

Il villaggio olimpico
Dopo aver respirato l'aria delle Ramblas, ci avviamo verso un'altra ambitissima meta: il Villaggio Olimpico. Costruito nel 1992, in occasione dei giochi, è un autentico esempio di convivenza di espessioni architettoniche moderne con realtà che risalgono al periodo medievale. Camminando sulla spiaggia di Barceloneta, che in origine era un quartiere degradato abitato da pescatori, a tratti ci pare di essere in California. Edifici modernissimi, ponti levatoi, cinema ultratecnologici, locali esclusivi si fondono a meraviglia con i barcellonesi che, duante la pausa pranzo, prendono il sole leggendo qualche pagina di Pepe Carvalho, il personaggio di Manuel Vazquez Montalbàn.
Un gran bel vivere. Non c'è dubbio. E già ci viene il magone a pensare al ritorno...

Perché proprio Barcellona?
Ma come mai, proprio Barcellona ha vissuto questo boom artistico, architettonico, culturale? Le risposte a queste domande vanno probabilmente ricercate negli anni di costante dipendenza della regione catalana dal potere centrale di Madrid.
Con la morte di Francisco Franco, avvenuta nel 1975, la Spagna ha vissuto un periodo di decompressione politica, economica e sociale. Grandi finanziatori internazionali sono arrivati qui a caccia di mano d'opera a buon mercato, come la Volkswagen. Socialmente è esplosa la famosissima Movida, un nuovo modo di vivere la città, ben raccontata dai film di Pedro Almodovar. Politicamente, le autonomie (la Catalogna è una regione autonoma) hanno acquisito maggiori poteri. E Barcellona si è fatta carico di migliorare la qualità dei suoi servizi proprio per dimostrare al potere centrale (così è ancora vista Madrid da molti catalani) che Barça è una città che sa cavarsela bene da sola.
A volte, le spinte autonomistiche fanno proprio bene alla salute di una città.

In Rete:
La piantina della metropolitana.

  di Alberto Burba
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   data: 31 maggio 2000 protezione contenuti: attiva Aiuto  

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