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MARCIA DELLA PACE
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  LA MARCIA

La Marcia, ideata da Aldo Capitini, perugino e operatore della nonviolenza, si è tenuta in Italia la prima volta nel 1961 (questa sarà la tredicesima edizione) e da un paio di anni si svolge sotto uno slogan che recita: "Un altro mondo è possibile. Costruiamolo insieme". Come si legge dai volantini di presentazione al centro della Marcia cè infatti la proposta di "costruire una grande alleanza mondiale di cittadini, organizzazioni della società civile, comunità ed Enti Locali impegnati a sostituire la cultura della competizione selvaggia con quella della cooperazione, la cultura della guerra con la cultura della pace, l'esclusione con l'accoglienza, l'individualismo con la solidarietà, la separazione con la condivisione, l'arricchimento con la ridistribuzione, la sicurezza nazionale armata con la sicurezza comune".
Ad Assisi ci saranno quindi svariate associazioni e enti non governativi. Ci sarà il Genoa social forum in tutte le sue componenti, dalle tute bianche a quelli di Lilliput ma sotto bandiere e slogan diversi rispetto a quelli della Tavola della pace. I centri sociali e gli ormai celebri gruppi della disobbedienza civile (guidati da Luca Casarini e dai No Global di Napoli) faranno una manifestazione a parte, caratterizzata sì dal pacifismo radicale ma che si discosterà da quella degli organizzatori della marcia.
Questo è un segnale delle differenze e delle divisioni che sono emerse nel movimento dopo Genova, in particolare fra le Acli (più moderata) e la parte più vicina ai centri sociali (più radicale).
Su un passo della presentazione della Marcia sono sorti alcuni dissensi. Quando i promotori hanno detto "è necessario che l'intera comunità internazionale operi concordemente per individuare e punire i colpevoli, e soprattutto, per impedire che simili atti possano ripetersi", parte del Gsf, (tra cui il portavoce napoletano Francesco Caruso) ha ribattuto: "Abbiamo necessità di differenziarci da una piattaforma assurda nella quale, nel convocare una marcia per la pace, si invoca un intervento armato". E ribatte: "Il ricorso alla guerra (chirurgica o umanitaria, operazione di polizia o uso mirato della forza militare, poco importa), ci viene presentato come unica strada per risolvere i conflitti e le crisi internazionali. L'ultimo decennio ha invece dimostrato che la guerra non solo non risolve i conflitti, ma li moltiplica, mentre popoli interi continuano ad essere esposti all'espropriazione dei loro diritti e del loro futuro. Nessuna pace, nessuna sicurezza sono possibili senza giustizia sociale".
Il pacifismo italiano dovrà quindi scegliere dietro a quali corteo schierarsi. L'importante è che si prenda una posizione.

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  di Alberto Burba
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   data: 11 ottobre 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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