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  LA STORIA

Le bandiere del Pakistan, sopra, e dell'India, sotto. Il Kashmir è un antico Stato dell'India. Attualmente una linea di demarcazione, stabilita da una commissione del Consiglio di sicurezza dell'ONU nel 1949 in seguito a conflitti etnici, divide lo stato in due distintre regioni.
La zona orientale fa parte dell'Unione Indiana e si chiama Stato di Jammu-Kashmir. Si estende su una superficie di 100mila km² (un terzo dell'Italia) e conta quasi sei milioni di abitanti. La zona nordoccidentale (chiamata Azad Kashmir)è territorio dal Pakistan. Nello Stato di Jammu-Kashmir ci sono due capitali: Srinagar per il periodo estivo e Jammu per quello invernale. Le capitali della zona pakistana sono invece Muzaffarabad, Gilgit e Skardu. C'è poi un'altra regione: il Ladakh orientale che attualmente è occupato dalla Cina e rivendicato dall'India.
L'economia della valle del Kashmir si basa sulle immense risaie, sui campi di granturco, di orzo, di canna da zucchero, di tabacco e di frutta. Allevamento di bovini, caprini e ovini e il tradizionale allevamento del baco da seta completano il sistema economico di questa ampia regione. La presenza di giacimenti di carbone, cromite, ferro, e bauxite sono però alla base degli interessi da parte pakistana e indiana che sono sfociati in una guerra tra i due paesi.

La storia
Nel corso della sua storia il Kashmir ha fatto parte di numerosi regni indipendenti. Venne più volte incluso nell'Impero indiano e in parte in quello del Punjab e dell'Afghanistan. Nel corso del IX secolo il Marajà Avantivarman (855-883) contribuì al rifiorire del paese. La presenza delle immense catene montuose e l'isolamento dell'area fecero sì che il Kashmir rimase immune dalla dominazione islamica fino al XIV secolo. Conquistato dall'imperatore moghul Akbar I nel 1587, venne poi annesso al regno dell'Afghanistan da Nadir scià nel 1739, quindi dal Marajà dei Sikh di Lahore Ranjit-Singh nel 1819.
La storia contemporanea del Kashmir inizia nel 1846, quando venne incluso all'impero coloniale della Gran Bretagna. La storia del Kashmir ha quindi seguito quella dell'India fino al 1947, quando i britannici, in piena politica di decolonizzazione, lasciarono al suo destino la loro "Perla dell'Impero" che si scisse in due stati: il Pakistan musulmano e l'Unione indiana induista.
In seguito all'acuirsi delle tensioni etniche tra la popolazione indiana di origine musulmana da una parte e indù dall'altra, il Kashmir divenne oggetto di un'aspra contesa tra l'Unione Indiana (a maggioranza indù) e il Pakistan (nato dallo smembramento dell'impero per dare una patria agli indiani di origine musulmana). L'allora Marajà del Kashmir era di origine indù, mentre la maggioranza della popolazione (circa il 70%) era musulmana, come in Pakistan. All'indomani del 1947 lo stato del Kashmir, nella figura del Marajà, non aveva però ancora preso una posizione netta rispetto a quale stato associarsi (se con l'Unione o con il Pakistan). Questa situazione incerta portò immediatamente scontento tra la popolazione kashmira e il risultato fu un intervento delle truppe irregolari pakistane nella parte meridionale del paese che causò una sanguinosa guerra religiosa e civile. L'India rispose appellandosi all'ONU. Seguì una tregua e il primo gennaio del 1949 venne tracciata una linea di armistizio che divideva il paese, a titolo provvisorio, fra l'India e il Pakistan, in attesa di un plebiscito popolare affinché il Kashmir decidesse a qual stato unirsi.
L'esercito indiano però non rispettò la tregua e decise di occupare la parte settentrionale del Kashmir nel 1957, annettendola de facto. L'ONU venne chiamato a giudicare una seconda volta, senza riuscire però a risolvere la situazione. I contrasti si riaccesero infatti in concomitanza con gli sviluppi della guerra di confine fra Cina e India (1962-1963) e sfociarono nel primo conflitto armato tra India e Pakistan nel 1965. Grazie alla mediazione sovietica il 10 gennaio 1966 venne indetta la conferenza di Taskent (ex URSS) dove si stabilì che la soluzione della controversia poteva essere ottenuta solo per via diplomatica.
Il ristabilimento dello status quo fu compromesso dalla decisione del governo indiano di applicare la legislazione elettorale indiana anche al Kashmir nell'aprile 1966. I nodi tornarono al pettine e scatenarono una seconda guerra indo-pakistana nel 1971. Venne organizzata una seconda conferenza. A Simla (India) il 3 luglio 1972 vennero firmati gli accordi tra India e Pakistan, in base ai quali i due paesi avrebbero mantenuto nel territorio le posizioni raggiunte al momento della tregua del 17 dicembre 1971 e il problema sarebbe stato esaminato in ulteriori negoziati. Nel settembre 1972 i due governi si accordarono sul tracciato della linea di frontiera e sul ritiro delle truppe dai territori occupati nell'ultimo conflitto. Nel febbraio 1975 un accordo concluso tra il governo indiano e il leader del Kashmir, Muhammad Abdullah, sanzionò la definitiva annessione da parte dell'India del territorio del Kashmir da essa controllato.
La situazione rimane però estremamente complessa e si è aggravata a partire dal 1991, quando, come cita Bruno Crimi su Panorama del 4 giugno 1999: "Nella guerriglia sono intervenuti sempre più massicciamente gruppi armati addestrati dalla Cia e dai servizi segreti pachistani, gli stessi che hanno combattuto in Afghanistan contro i russi".
Più recentemente ai mujaheddin, reduci dalle numerose guerre afghane, si sono sostituiti i talebani, che si sono dati la missione di liberare il sacro suolo musulmano del Kashmir. La guerriglia lungo la linea di cessate il fuoco si è fatta così più aspra e pericolosa, diventando, volenti o nolenti, una guerra che, dopo i fatti dell'11 settembre 2001, dovrà interessare il mondo intero.

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  di Alberto Burba
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   data: 24 ottobre 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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