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  "LA MIA AMERICA"

Il regista Michael MooreIl 14 settembre 2001 il regista Michael Moore parte con la moglie. Da Los Angeles a New York, un viaggio coast to coast in automobile. Un viaggio obbligato (vogliono raggiungere la figlia), ma soprattutto l'occasione per scoprire come sono cambiati gli Stati uniti dopo l'attentato dell'11 settembre. Michael Moore, per chi non lo conoscesse, è uno degli autori più intelligenti e controcorrente del cinema americano. Nel suo palmares, il titolo più famoso è Roger and Me, un bellissimo documentario del 1989 che racconta la chiusura della fabbrica della General Motors di Flint (Michigan), che portò al licenziamento di 30mila persone.
 Clarence ha trovato questo diario di viaggio su Alternet, il webmagazine considerato il portavoce delle pubblicazioni indipendenti degli Usa. La traduzione dall'americano è della nostra Silvia Gasparini. Il sito ufficiale di Michael Moore è invece michaelmoore.com



LA MORTE GIU' IN CITTA' (12 settembre 2001)
Cari amici, secondo i miei programmi oggi dovevo prendere il volo delle 16.30 della American Airlines in partenza dall'aeroporto di Los Angeles diretto all'aeroporto di New York. E invece stasera mi ritrovo bloccato a Los Angeles, con dentro una gamma incredibile di emozioni dopo quello che è successo sull'isola dove lavoro e abito, a New York. Mia moglie ed io abbiamo trascorso le prime ore dell'11 settembre - dopo essere stati svegliati alle 6.40 di mattina, ora del Pacifico, dalle telefonate dei nostri cari genitori - a cercare di metterci in contatto con nostra figlia, che va a scuola a New York, e con la nostra amica JoAnn, che lavora vicino al World Trade Center. Ho telefonato a JoAnn in ufficio. Nel momento esatto in cui qualcuno ha sollevato la cornetta, la prima torre è crollata e la donna che aveva risposto al telefono ha lanciata un grido ed è fuggita, lasciandomi nell'impossibilità di sapere se lei stessa oppure JoAnn sarebbero sopravvissute. E' stata una giornata pazzesca, orribile, spaventosa. Io ora sono al sicuro. Al riparo. Sono un americano che vive in America. Amo le mie illusioni. Passo sotto un metal detector, faccio passare il mio bagaglio a mano attraverso una macchina ai raggi x, e so che tutto andrà bene. Ma ecco un breve elenco delle mie più recenti esperienze in materia di sicurezza aeroportuale.
• Aeroporto di Newark. Siamo in ritardo con le procedure d'imbarco e il tizio che conta i biglietti non trova il mio posto. Alla fine mi dice semplicemente: "Salga a bordo e si trovi un posto": senza biglietto!
• Aeroporto Metro di Detroit: siccome non voglio far passare ai raggi x il pranzo che mi sono appena comprato, mentre passo sotto il metal detector allungo la mano attraverso la spazio che lo separa dalla macchina per i raggi e do il sacchetto di carta alla guardia. Gli dico: "E' soltanto un sandwich". Mi crede e non si dà la pena di controllare. Il sacchetto non è passato attraverso nessuno dei due controlli di sicurezza.
• Aeroporto La Guardia di New York: consegno il mio bagaglio al check-in, ma poi decido di prendere un volo che parte più tardi. Il primo aereo quindi parte senza di me, ma con la mia valigia, e nessuno sa che cosa c'è dentro.
Naturalmente io l'ho fatta franca in tutti questi casi perché le linee aeree considerano così importante la mia sicurezza che pagano dei vigilantes cinque dollari e 75 (circa dodicimila lire) per impedire che i cattivi salgano sul mio aereo. Ecco quanto vale la mia vita: meno di un cambio dell'olio. Pensate che stia esagerando? Bè, sentite un po' questa: al primo anno di lavoro, un pilota dell'American Eagle (la linea per pendolari della American Airlines) prende circa 15 mila dollari. Avete capito bene: 15 mila dollari all'anno per la persona che ha in mano la vostra vita. Fino a poco tempo fa, la Continental Express pagava poco più di 13 mila dollari all'anno. Ma è proprio vero? Sì, è vero. E allora risparmiatemi le chiacchiere sulle precauzioni che le compagnie aeree e la Federal aviation administration dicono di prendere. Come a tutte le aziende, anche a loro interessa una cosa sola: il bilancio e gli utili. Quattro gruppi di persone sono riusciti ad aggirare i controlli di sicurezza di tre aeroporti contemporaneamente e a commettere un crimine odioso. Se le cose stanno così, il mio unico commento è: tutto qui?
Più armi meno medicine
Bè, adesso tutti gli esperti vomitano parole sulla "minaccia terroristica" e sul tizio più pericoloso del pianeta Terra: Osama bin Laden. Deputati e senatori hanno passato la giornata a chiedere più soldi per le forze armate. Un senatore ha persino dichiarato che non voleva più sentir parlare di finanziamenti per l'istruzione o per l'assistenza sanitaria. Adesso abbiamo solo una priorità: la nostra difesa. Nel giro di otto mesi Bush ha fatto in modo che il mondo tornasse a odiarci. Si è ritirato dal Protocollo di Kyoto, ha abbandonato i lavori della Conferenza di Durban sul razzismo, ha insistito nel ricominciare nel ricominciare la corsa agli armamenti: prendete un tema di politica a caso, e vedrete che Bush junior l'ha mandato all'aria. Stasera senatori e deputati hanno intonato spontaneamente una versione di God Bless America. Come coro non sono malaccio! Sì, Dio, ti prego davvero di benedirci. Piangiamo tutti i nostri morti, portiamo il nostro lutto e quando è il momento vediamo un po' come abbiamo contribuito a rendere così insicuro il mondo in cui viviamo. La cose non devono andare avanti per forza. Michael

STANOTTE ATTRAVERSO L'AMERICA (14 settembre 2001)
Cari amici, stasera mi sono messo in viaggio in automobile: l'unico modo per lasciare Los Angeles e tornare a casa a New York, da nostra figlia e dai nostri amici. E' strano, ma non ho mai attraversato in automobile questo immenso paese. Ci siamo fermati a Flagstaff a dormire qualche ora, prima di proseguire. Il dolore e la rabbia crescono da un capo all'altro dell'America. Questa sera i talk show radiofonici erano pieni di telefonate che invocavano il bombardamento a tappeto di tutti i paesi arabi. Molti vogliono vendetta, sangue. Ma con mia grande sorpresa ci sono state anche molte persone che hanno telefonato per dire che non dobbiamo far aumentare il numero dei morti ammazzati. Le piazzole di sosta e gli empori lungo la strada erano pieni di persone silenziose e solenni. Molti, come noi, non potevano tornare a casa se non sobbarcandosi questi quattro giorni di viaggio in auto. Nostra figlia sta bene, si era spaventata per la mia decisione di tornare a casa con l'aereo anziché in macchina. E così, per l'ennesima volta, la questione è stata messa ai voti e io ho perso 2-1. Non è una novità. Abbiamo saputo che sono morte altre persone che conosciamo. Bill Weems lavorava per noi come produttore: si trovava sull'aereo partito da Boston che si è schiantato contro il World Trade Center. Era un uomo dolcissimo, una persona perbene. Che follia insensata. I bambini di New York che sta sera sono orfani… che dire, che fare per loro? Io farò la mia parte - qualsiasi cosa, qualche cosa - appena sarò arrivato a New York. Ma non sarà mai abbastanza. I pompieri di New York: sono presenti un isolato sì e uno no, ogni giorno, e sono i vicini ideali per tutti. Stanno seduti sul marciapiede davanti alla caserma dei vigili del fuoco, una parola buona e un sorriso gentile per chiunque passa. Ne sono moti più di 350: hanno rischiato la loro vita per salvare le vittime di una carneficina che nel giro di pochi istanti ha inghiottito anche loro.
Oggi l'uomo che occupa la Casa Bianca ha pianto. Bene. Continua piangere, mister Bush. Più piangi e meno sprofondi in quell'angolo buio che c'è dentro ogni essere umano, dove la rabbia infuria fino al punto che si ha solo voglia di uccidere ciecamente. I vecchi compari di tuo padre e di Reagan - Eagleberger, Baker, Schultz - ti chiedono tutti a gran voce di bombardare prima e fare domande dopo. Non foss'altro che per non abbassarti al livello di questi macellai. Certo, devi scoprire chi è stato. Certo, devi fare in modo che non lo rifaccia mai più. Ma torna in te, uomo. "Dichiarare guerra"? Guerra contro chi? Contro un tizio del deserto che non riusciamo mai a trovare? I nostri leader ci stanno forse dicendo che il paese più potente della terra non riesce a disfarsi di un pazzo criminale di merda? Perché se è proprio questo che ci stai dicendo, allora siamo davvero fottuti. Se non sei capace di abbattere questo unico e solo figlio di puttana, che cosa mai potresti fare per noi se fossimo attaccati da un paese di milioni di persone? Cazzo, chiama gli israeliani e fagli fare quello che fanno di solito, quando vogliono beccare quelli che cercano! Gli passiamo tanti di quei milioni di dollari, che certo sarebbero felici di accontentarti. Però non dichiarare guerra e non massacrare altri innocenti. Dopo la precedente azione terroristica di bin Laden, il nostro ultimo presidente eletto è andato a bombardare quello che secondo lui era il "campo di addestramento di bin Laden" in Afghanistan, e invece ha soltanto fatto fuori dei civili. Poi ha bombardato una fabbrica in Sudan,sostenendo che "produceva armi chimiche". Poi si è scoperto che fabbricava aspirina. Persone innocenti assassinate dalla nostra Air Force. Nel maggio scorso, tu, Bush, hai preso 43 milioni di dollari dalle tasse pagate da noi contribuenti e li hai dati ai taliban afgani. Nessun paese al mondo era disposto a dargli un centesimo, ma tu hai fatto un regalo da 43 milioni di dollari perché loro dicevano di aver "proibito tutte le droghe". Dal momento che la tua guerra alla droga era più importante della guerra vera che i taliban avevano imposto al loro popolo, tu hai contribuito a finanziare il regime che aveva dato asilo proprio all'uomo che adesso secondo te è colpevole di aver ammazzato il mio amico a bordo di quell'aereo e gli amici delle famiglie di migliaia e migliaia di persone.
Come osi parlare di uccidere ancora? Vergogna! Vergogna! Vergogna! Spiegaci invece quel che hai fatto per sostenere i taliban! Dicci perché tuo padre e il suo socio, mister Reagan, hanno addestrato mister bin Laden a fare il terrorista! Se sono incazzato? Ci puoi scommettere. Sono un cittadino americano e i miei governanti hanno usato i miei soldi per finanziare degli omicidi di massa. E il prezzo l'hanno pagato dei miei amici, con la vita. Continua a piangere, mister Bush. Continua a correre a Omaha o dove diavolo te ne vai quando gli altri crepano, come hai fatto durante il Vietnam, dichiarando di essere "in servizio attivo" alla Guardia Nazionale dell'aviazione. Nove ragazzi del mio liceo sono morti in quella guerra disgraziata. E adesso tu chiedi "l'unità nazionale" per cominciare un'altra guerra? Certo, ci sarò anch'io a mezzogiorno in chiesa, oggi giornata di lutto nazionale. Pregherò per te, e per noi, e per i bambini di New York, e per i bambini di questo mondo triste e buono. Micheal

NELLA TERRA INCANTATA (15 settembre 2001)
Cari amici, è la seconda giornata di viaggio per tornare a New York. Vengo svegliato dal suono dell'inno nazionale, The Star Spangled Banner, proveniente dalla hall dell'albergo di Flagstaff. Il servizio religioso in memoria delle vittime è cominciato alla National Cathedral di Washington e hanno acceso il televisore della hall. Scendo per pagare e andarmene. C'è un gruppo di donne nere anziane lì in piedi con le lacrime agli occhi. Mi torna in mente un'insegna che abbiamo visto una volta su un negozio di certi indiani hopi, mentre andavamo in città: "America terra della libera casa del guerriero pellerossa" [sono alcune parole dell'inno,ndt]. Probabilmente non esistono dei gruppi sociali ai quali il Sogno Americano è stato negato più che a questi due: gli indiani e gli afroamericani. Eppure eccoli lì, in lutto come tutti, per l'attentato di New York. Attraversando le riserve indiane dell'Arizona e del New Mexico si è colpiti dalla miseria di questi luoghi e tornano alla mente i cinquecento anni di terrorismo di Stato contro questa gente: praticamente un genocidio. Quanti milioni di persone hanno ammazzato i coloni e i soldati americani? Adesso non ricordo. Ma i risultati sono brutalmente evidenti nelle baracche e nei camper lungo la vecchia Route 66.
Entriamo in città e cerchiamo una chiesa cattolica, San Francisco de Asìs, dove c'è un servizio per onorare i morti. La chiesa è degna di nota per le sue immagini matriarcali: sopra all'altare c'è un grande murale che raffigura Maria Vergine, sua madre e la sua famiglia, e poi al posto del solito Gesù crocifisso c'è una statua della Madonna. Restiamo in piedi, visto che non ci sono posti a sedere. I minuti passano e il servizio non comincia. Il prete arriva e si siede in un banco della settima fila come un fedele qualsiasi. Passa ancora un bel po' di tempo, e poi una donna si alza dal suo banco e legge dalla Bibbia. Ma il passo non parla di vendetta e di spargimento di sangue. Anzi: dice che dobbiamo trasformare le spade in aratri. Oops, messaggio sbagliato! Continuano a stupirmi le tante persone - sia fra quelle che parlano alla radio, sia fra quelle che incontriamo - assolutamente contrarie a una risposta militare affrettata. Poco importa quel che vi raccontano o vi mostrano i mass media: sono convinto che la maggior parte degli americani, pur volendo giustizia e desiderando essere protetti da ulteriori attacchi, non vuole che Gorge W. Bush si metta a parlare come il Dottor Stranamore.
Bombe indiscriminate
A proposito di Stranamore, all'inizio della settimana il programma 60 Minutes è cominciato con uno dei pezzi più forti che abbiano trasmesso da tempo. Hanno tirato fuori tutto: come e quanto nei primi anni Settanta gli Stati Uniti, in particolare Henry Kissinger, abbiano tramato per rovesciare il presidente democraticamente eletto del Cile. Il complotto è andato a segno, il presidente Allende è stato assassinato e migliaia di cileni sono stati brutalmente torturati e uccisi. Oggi nel nuovo governo cileno ci sono molte persone che vorrebbero mettere Kissinger sotto processo per quegli atti di terrorismo. Voi pensate che gli Stati Uniti lo permetteranno? Due giorni dopo, quel reportage era bell'e dimenticato, tanto rapidamente quanto fu dimenticato trent'anni fa.
Alcuni di voi mi hanno scritto per dirmi: ti prego, Mike, non parlare di questa roba, o almeno non adesso. Adesso seppelliamo i morti. Sono d'accordo e mi scuso con chi è sentito offeso. Nessuno ha voglia di parlare di politica desso, salvo i nostri governanti di Washington. Datemi retta, quelli parlano di politica giorno e notte, e l'idea è di mandare i nostri ragazzi a combattere contro un nemico invisibile e a bombardare indiscriminatamente l'Afghanistan o qualsiasi altro paese che secondo loro noi americani vorremmo bombardare.
Sento di avere una certa responsabilità, perché sono uno di quelli che ora non se la sentono di alzarsi e di dire ciò che andrebbe detto : e cioè che noi, gli Stati Uniti, siamo colpevoli di aver commesso tanti di quegli atti terroristici e tanti di quegli spargimenti si sangue, che faremmo meglio a cercare di capire la cultura della violenza che abbiamo contribuito ad alimentare. Lo so, è duro sentire cose del genere in queste ora, ma se io e altri diciamo, temo che presto ci ritroveremo dentro ad una guerra che non farà niente per proteggerci dal prossimo attacco dei terroristi. Scriverò ancora quando saremo arrivati alla prossima fermata in programma: Oklahoma City. Micheal

UNA CITTA' OK (17 settembre 2001)
Cari amici, sabato, uscendo da Albuqueque, sulla strada per New York, siamo passati accanto all'uscita che invita a visitare il Museo Atomico Nazionale. Ma, temendo di non trovare una copia del New York Times, abbiamo tirato dritto preparandoci ad attraversare il New Mexico. Invece è sorprendente trovare il Wall Street Journal dappertutto. Mentre scrivo, la sera di domenica, i capitani del Capitalismo dichiarano che la borsa riaprirà lunedì anche se non c'è acqua e i telefoni non funzionano: solo per dimostrare che nulla può fermare l'accumulazione incessante della ricchezza. La stragrande maggioranza dei morti erano persone che faticavano per procurare loro questa ricchezza, e li disonora il fatto che la macchina della avidità venga rimessa in moto tanto insensibilmente a pochissimi giorni dalla tragedia. I loro corpi, a migliaia, sono ancora sepolti sotto le macerie, giù in fondo alla strada, ma in fin dei conti perché aspettare di dargli onorata sepoltura? Diamoci da fare e ammassiamo un po' di quattrini! Posso solo sperare che il lezzo dei corpi in decomposizione dei loro ex dipendenti li perseguiti e rimanga impresso nella loro coscienza per questo e per molti altri giorni. Il Wall Street Journal non ha interrotto le pubblicazioni neanche per un giorno, anche se gran parte degli uffici è stata trasferita nel New Jersey.
Siamo entrati in Texas, o almeno così credevo, anche se non ne abbiamo mai avuto la certezza perché sulla strada non c'era nessuna insegna che dicesse "Benvenuti in Texas". Tutti gli Stati americani ti accolgono sulla linea di confine con un orgoglioso tabellone sovradimensionato; Il Texas no. Forse significa che non serve informare la gente che è appena entrata in Texas, dal momento che, quando uno si torva negli Stati Uniti, essenzialmente è sempre come se fosse in Texas. Kathleen ha detto: "Vediamo di attraversare questo Stato più che in fretta possibile".
Un po' di penitenza
Ci siamo fermati a fare benzina a Groom, un buco squallido. Vicino alla cassa c'era una pila di giornali: uno degli articoli annunciava che il sindaco di Groom è stato per ben due volte il grande vincitore della lotteria dello Stato. Non ho capito bene se la notizia doveva servire ad avvertirci di non comprare un biglietto di questa lotteria perché il gioco è stato truccato, oppure semplicemente a ricordarci quanto dobbiamo sentirci fortunati di essere a Groom, Texas. Sembra che ogni insegna, ogni tabellone lampeggiante lungo la strada contenga lo stesso messaggio a proposito del massacro di New York: "Dio benedica l'America. Senza piombo 2 dollari e 09 al gallone" e "Ricordate il World Trade Center" Colazione a base di costolette di maiale 5 dollari e 99". Ma poi alla radio un predicatore battista dice queste parole: "Forse l'America deve fare un po' di penitenza. Noi abbiamo sostenuto lo scià di Persia quando forse non avremmo dovuto. Abbiamo usato i poveri del mondo per fabbricare le nostre merci in modo da realizzare profitti, quando forse non avremmo dovuto". Continuo a sperare.
Domenica mattina a Oklahoma City. L'impiegato dell'albergo nota la targa della nostra auto a noleggio e ci chiede dove siamo diretti. A New York, dico. Lui mi spiega che per Oklahoma City è stata una settimana particolarmente dura, e mentre fa per stringermi la mano mi racconta che dopo l'attentato di Oklahoma City è andato a tre funerali, e a uno ha pure cantato. "Era il padre del mio migliore amico". Cerca di trattenere le lacrime. Facciamo quattro isolati, diretti al monumento commemorativo dell'attentato. Le strade vicine sono rimaste chiuse tutta la settimana per timore che a qualcuno venisse in mente di far scoppiare un'altra bomba. Adesso che hanno tolto le transenne c'è un sacco di gente che si ferma a pregare e a meditare. Il monumento è una grande lastra di granito con su scritto "9.03": mi colpisce il fatto che è precisamente, al minuto, la stessa ora in cui il secondo aereo si è schiantato contro il World Trade Center. Ci sono dei ragazzini che con i gessetti scrivono sul marciapiede messaggi alla gente di New York. Poco distante un tizio mi dice che spera che i nostri governanti si ricordino le parole incise sul monumento, dove si dice che non bisogna mai più ricorrere alla violenza. Un'altra signora sostiene che la vendetta appartiene al Signore e non a noi. Ancora una volta sento di poter sperare, ma mi sento sopraffare dalla tristezza di questo luogo. Andiamo via. Per circa un'ora continuo a guidare ma non scambiamo neanche una parola. Passiamo per la cittadina del Missouri dov'è nata la mostarda French's, e finalmente arriviamo nella città che ospita la Hall of Fame nazionale del bowling. Dormiamo qui. Micheal

PERSO IN AMERICA, PIU' VICINO A CASA (19 settembre 2001)
Cari amici, ci siamo fermati a Columbus, in Ohio, per passare la notte. Siamo scesi a un paio di isolati di distanza dall'edificio che ospita il parlamento dello Stato, dove il governatore Rhodes, il 4 maggio del 1970, diede ordine alla Guardia Nazionale di entrar nella Kent State University. I soldati aprirono il fuoco su centinaia di studenti infermi: ne uccisero quattro e ne ferirono molti altri. A quel tempo pochi osarono chiamarlo un atto di terrorismo commesso dallo Stato dell'Ohio. Ma ci risiamo: messaggio sbagliato! Mike, vedi di concentrarti sull'argomento principale: "Americana unita!"; Soffochiamoli per snidarli dalle loro tane, diamogli la caccia e ammazziamoli!"; "Il gigante addormentato s'è destato!"; e "Ricordate i manifesti del vecchio West: "Ricercato, vivo o morto!".
Bush continua a ripetere che siamo in "guerra". Ma qualcuno gli ha detto che più lui usa questa parola, più ci mette in pericolo? "Guerra" significa due schieramenti opposti che partecipano a un'azione per uccidere il maggior numero possibile di avversari. Bush e i suoi guru usano questa parola come se si trattasse di una scelta unilaterale, come se noi dovessimo essere gli unici a bombardare. Ma guerra significa che noi bombardiamo loro e poi loro bombardano noi. Ecco cos'è la guerra, idioti. Noi facciamo piovere fuoco sull'Afghanistan e poi i terroristi vuotano una tanica di roba chimica nella metropolitana di New York. Noi mandiamo un commando ad annientare di musulmani e loro abbattono la Sears Tower. Ehi, tutti voi che chiedete a gran voce la guerra: siete pronti a pagare questo prezzo, a fare altre migliaia di vittime? Perché, amici miei maschioni e spacconi, è così che sarà questa guerra. L'America è una società complessa e aperta, con un'infrastruttura massiccia e complicata che è fragile e vulnerabile e può essere attaccata e distrutta facilmente. Puoi farla crollare come una taglierina. Lasciatemelo ripetere: si può farla crollare - si può fermarla del tutto - con una taglierina! Quasi una settimana senza borsa, senza pubblicità in tv, senza eventi sportivi, tre giorni senza aerei nel cielo (per la prima volta dal 1911), aeroporti chiusi, il paese sostanzialmente fermo. E' passata una settimana e le linee telefoniche non funzionano ancora tutte. Per una taglierina, gente! Non fatevi ingannare, non pensate che chi ha il missile più grosso vincerà questa "guerra". Non saremo mai in grado di proteggerci da questo genere di terrorismo. Botta e risposta, altri edifici bombardati, altri aerei abbattuti, altre vite di americani innocenti perdute. Quando finirà? Dopo che tutti avremo ammazzato tutti i terroristi? E secondo i programmi, quando dovrebbe succedere? Oppure vinceremo la guerra solo quando uccideremo Osama Bin Laden? Ma fate sul serio? Ma se non siamo neanche riusciti a fare fuori Hitler durante una guerra mondiale che è durata sei anni!
Cambiare strada
Ci sarebbe un'altra strada da prendere. Su questo pianeta un miliardo di persone non ha acqua potabile. Due miliardi non hanno l'elettricità. Tre miliardi non hanno il telefono. Noi abbiamo i soldi e la capacità tecnologica di cambiare tutto questo. Abbiamo anche l'imperativo morale di smettere di sostenere regimi repressivi e società che sfruttano la gente. Quando decideremo di contribuire a migliorare la vita di questi miliardi di persone, taglieremo l'erba sotto ai piedi dei terroristi, che hanno bisogno di mandare a morte povera gente e sfruttata, e incazzata con noi. Di certo il multimiliardario Bin Laden non darà la sua, di vita! Quando gli abitanti del Medio Oriente avranno cibo in tavola, una casa decente, un buon lavoro e il controllo democratico sulla loro vita, che di loro si lascerà convincere a sacrificare la vita schiantandosi su un grattacielo di uffici? Certo, ci saranno sempre quelli che impazziscono e si mettono ad ammazzare senza motivo. Lo hanno visto gli inglesi nel sortile della scuola di Dunblane, e l'abbiamo visto noi americani a Oklahoma City. Ci sanno sempre dei fanatici religiosi disposti a farsi uccidere e farsi uccidere perché credono che Dio gliel'abbia ordinato. Chiedete alla famiglie dei medici ammazzati nelle cliniche delle donne di Buffalo e della Florida che ne pensano di quelli che hanno commesso atti criminali in nome della religione in America.
Una sedia vuota
Passato lo snodo autostradale della Pennsylvania, attraversiamo la vicina Shanksville, dove si è schiantato l'aereo della United Airlines. La ragazza del chiosco dei giornali, nel punto di sosta per i viaggiatori, dice che è successo "a soli sette chilometri da qui". Abbastanza vicino perché tutti potessero sentire lo schianto. Le trema la voce mentre me lo dice. Penso a Barbara Olson , la giornalista conservatrice, moglie di quel tizio che l'anno scorso ha difeso Bush davanti ai tribunali nella causa per il insediamento. Mi è capitato di partecipare un paio di volte al suo programma, Politically Incorrect. E' sempre stata gentile e piena di calore. Era a bordo di quell'aereo: andava in uno studio per registrare la puntata. Lunedì sera la trasmissione è andata in onda e Bill Maher ha lasciato una sedia vuota in suo onore. Io non ero d'accordo con lei su niente, ma quando ho visto quella sedia vuota ho pianto. Era un essere umano che meritava di vivere. Forse avrei dovuto fare qualcosa per conoscerla meglio, anziché ignorarla a causa delle sue opinioni politiche. Aveva un anno meno di me. A un certo punto di questa notte, arriveremo a casa, a New York. Saluti da Micheal Moore

LACRIME A NEW YORK (22 settembre 2001)
Cari amici, il viaggio attraverso il New Jersey è stato la parte più lunga di questa traversata. Kathleen e io siamo diventati molto silenziosi. E' l'orrore per quello che ci aspetta. Mentre attraversiamo il ponte George Washington per raggiungere Manhattan, il pennacchio di fumo in fondo all'isola ondeggia nell'aria, e la luce dei fari cerca di penetrarlo. Invece di girare verso sud per andare a casa, vado a nord e mi dirigo verso la cittadina dove nostra figlia frequenta il college. E' l'una di notte, e quando arriviamo nel campus ci accorgiamo che tutte le luci dei dormitori sono accese (ma quando dormono questi ragazzi?). Telefoniamo a nostra figlia e le diciamo che siamo riusciti ad arrivare, Ci chiede di raggiungerla all'entrata più vicina, perché sta lavorando con alcune ragazze al giornale scolastico. Ci avviciniamo, lei esce…e questo è,come lo sempre stato, il momento più bello della nostra vita. L'abbracciamo, e poi l'abbracciamo di nuovo. E' felice di vederci e sopporta generosamente, affettuosamente, la nostra lacrimosa adorazione di genitori. Dopo tutto è lei l'unico motivo per cui abbiamo fatto questo viaggio. A questo punto non conta nient'altro. Finalmente la lasciamo alla sua vita e ci dirigamo verso new York. Ormai è notte fonda e la radio trasmmette Oh Superman di Laurie Anderson ("Arrivano gli aerei… sono aerei americani! Prendimi tra le tue braccia…le tue braccia militari…"). Poi il dj dice che vuole mandare in onda una canzone che in quella stazione non gli hanno mai permesso di trasmettere. Che strano annuncio, penso, considerato il foto che viviamo in un paese libero dove puoi suonare tutto quello che vuoi. Ripenso all'email che ho ricevuto la notte scorsa dal direttore di una radio del Michigan. Era un promemoria confidenziale spedito dal network che controlla la stazione: Clear Channel, la società che ha comprato 1.200 emittenti - 247 delle quali sono tra le 250 con il più grande mercato radiofonico del paese - e che controlla il 60 per cento di tutti gli ascolti rock. Clear Channel ha mandato alle radio un elenco di 150 canzoni da non trasmettere durante questa "emergenza nazionale". L'elenco, incredibile ma vero, comprende Bridge Over Troubled Water, Peace Train e Imagine di John Lennon. Invece le canzoni di guerra, quelle entusiastiche e dure, vanno benone. E poi c'era questa inquietante disposizione: "Non si devono mandare in onda le canzoni dei Raga Against the Machine." Si vietano tutte la canzoni di un gruppo? E' questa la libertà per cui combattiamo? Non sembra piuttosto una di quelle dittature repressive che a quanto ci dicono sono il nostro nuovo nemico?
Casa. Scarichiamo, andiamo di sopra e ci buttiamo sul letto. Mi sveglio a mezzogiorno. L'appartamento è invaso da un tanfo spaventoso. Non me ne ero accorto qualche ora fa, ma il vento è cambiato. E' l'odore di cui mi avevano parlato. Un odore che non avevo mai sentito. Qualcuno del palazzo mi dice che è un misto di sostanza chimiche, gomma, cartongesso e... si interrompe. Non vuole elencare l'ultimo ingrediente e io non voglio che lo faccia. Me ne sto seduto qui, è la mattina del 22 settembre 2001, e non riesco a riordinare buona parte delle ultime 24 ore. Sono distrutto dal viaggio. E devo disfare le valigie. Ma perché avevo fatto tutte quelle borse? Ah,sì. Gli Emmy a Los Angeles! Gran bella cosa adesso,eh? Spunto la lista delle cose che non contano più.
Guardo Bush che parla davanti al Congresso, ma in questo momento non riesco a rispondergli, sono troppo stanco. Continua a squillare il telefono: Bbc, Cbs, Canal +, Abc Australia, la tv svedese, quella olandese: tutti vogliono che io partecipi in diretta ai loro programmi in prima serata. Non mi ha telefonato neanche un canale americano. Onestamente, non voglio apparire alla tv di nessuno, in nessun posto, ma non posso fare a meno di non provare una sgradevole sensazione allo stomaco: che il resto del mondo vuole sentire quello che ho da dire, mentre nel mio paese non avrò nessuna voce sui media (a parte queste lettere sul web). Questo è il mio paese, io amo il mio paese. Tutti i canali e sempre lo stesso rullare di tamburi, maledettamente ripetitivo: guerra guerra guerra guerra... Eppure ho appena trascorso 4.700 chilometri, un viaggio cominciato in un angolo tra il Wilshire e l'oceano Pacifico, a Santa Monica, in California. Ho sentito le voci di decine di americani che ho incontrato, i tanti Joe e Jane che non vanno in giro gridando: "Guerra guerra guerra!". Perché non possiamo sentire anche la loro voce?
Stanotte, tornando a casa ho notato uno strano rumore in città. Non c'era neanche un clacson! Non ho mai sentito questo suono a New York. Nessuno urlava, tutto era silenzioso e tranquillo. Ho telefonato a mio padre dal cellulare. Mi dice che lassù a Flint, nel Michigan, le cose vanno sempre peggio. La città è alla bancarotta. I vigili del fuoco hanno dovuto licenziare più del 50 per cento del personale. Ora gli incendi possono divampare in pace perché non ci sono né gli automezzi né gli uomini per combatterli. Poi mi ha detto: "Mike, quel tipo che chiami "il Boss" sta cantando proprio adesso alla tv"! E' cominciata la maratona nazionale per le vittime dell'11 settembre. Sentivo la voce di Bruce Springsteen sullo sfondo. Mio padre sa benissimo quanto amo Bruce e mi dice: "Metto il telefono vicino all'apparecchio, così riesci a sentirlo". Lo fa, e sento la voce ossessiva del Boss: "La mia città è in rovina, la mia città è in rovina... Forza, alzati in piedi!".
Io amo mio padre e mia madre, le mie sorelle, mia moglie e mia figlia, e mi sento riconoscente per questa vita e per il privilegio di poterla vivere con loro. Salgo di sopra e guardo con Kathleen il resto della maratona televisiva. A un certo punto appare Neil Young, solo al piano. Non canta una delle sue canzoni, canta un pezzo proibito: Imagine. Lennon, se ci stava guardando, dev'essere stato contento! Mia moglie si gira verso di me. Le lacrime si ostinano ad appannarmi gli occhi. Le racconto quello che mi hanno raccontato oggi. "Woody, il nostro vicedirettore, ha visto un camion di soccorritori sulla West Side Highway. Andavano a dare una mano. Sulla fiancata del camion c'era scritto Ffd". Flint Fire Department. I vigili del fuoco di Flint. Un lungo viaggio da casa nostra. A casa nostra. Era più di quanto noi due potessimo sopportare. Vostro Micheal Moore

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  di Maurizio Pluda
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   data: 26 ottobre 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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