L'antico nome di questa città italiana che si affaccia sui Balcani e strizza l'occhio all'Austria era Tergeste e derivava dal termine terg (mercato) ed este (città). Trieste venne conquistata dai romani nel II secolo a.C. e, grazie alla favorevole posizione geografica (dista pochi chilometri da Aquileia), divenne subito un importante centro commerciale. Ma nel IV secolo d.C., in seguito alle invasioni degli eserciti barbari e alla caduta dell'Impero romano, la città sprofondò in un periodo buio e poco fruttuoso.
Nel 1236 si costituì come libero comune e riuscì a sfuggire all'invadenza politica e commerciale della Repubblica di Venezia. Per vicinanza Trieste iniziò a gravitare attorno alla sfera austriaca e nel 1382 firmò "l'Atto di dedizione", momento molto importante per la sua storia. Sotto l'Impero asburgico infatti la città riuscì a raggiungere nel XVII secolo uno sviluppo economico e sociale mai raggiunto prima. Il rapporto con l'Austria era fondamentale, tanto che Trieste era l'unico sbocco sul mare dell'Impero asburgico. Nel 1719 ottenne infatti lo status di porto franco; le franchigie doganali e il suo sterminato hinterland attirarono in città commercianti, imprenditori e avventurieri da tutte le parti del mondo. La ricchezza e lo splendore di questa città si devono principalmente a ciò. Questo favorì la migrazione di numerose comunità religiose che liberamente professavano il loro culto grazie anche alla politica tollerante di Maria Teresa. I simboli di questo passato si vedono ancora oggi per le vie della città. Chiese, sinagoghe e altri luoghi sacri fanno parte dell'interessante patrimonio culturale e religioso della città che assunse sempre più la caratteristica di città cosmopolita, multietnica e tollerante pronta ad accogliere gente da tutto il mondo. Sono infatti di questi anni le principali attività commerciali, assicurative (le Assicurazioni Generali, la Ras), marittime (il Lloyd Austriaco, divenuto poi Triestino) e bancarie.
Quando passò all'Italia, alla fine della prima guerra mondiale, nel 1918, Trieste cambiò radicalmente volto. Perse infatti l'importanza di essere un importante porto e iniziò il suo lento declino economico e commerciale che la portò a diventare una "città di frontiera", rivendicata anche all'indomani della II guerra mondiale da parte della ex Jugoslavia. Solo con il trattato di Parigi del 1947 la città venne divisa in due zone: la Zona A, da Duino a Trieste, amministrata dagli angloamericani, e la Zona B, da Capodistria fino a Cittanova, amministrata dagli jugoslavi.
Da "città di frontiera" Trieste passò quindi a "porta dell'Est", una caratteristica che, assieme all'atmosfera e al fascino mitteleuropeo asburgico, contribuisce a farne una città unica nel suo genere, assolutamente da visitare da qualsiasi "europeo", in vista anche dell'allargamento a est dell'Unione europea.
Occhio alla bora però...
LE IMMAGINI
Dal colle di san Giusto al faro della Vittoria, ecco alcuni scorci di una città old fashion.
UN ITINERARIO CONSIGLIATO
I luoghi sveviani Trieste si può ancora percorrere nei luoghi di Italo Svevo, il più importante scrittore triestino che nel suo nome racchiude l'unione tra la cultura italiana e sveva. Trieste è una città che ha conservato i suoi spazi, è rimasta la città di Zeno, Emilio, Alfonso e Angiolina e degli altri protagonisti della letteratura triestina, e con loro si può ancora oggi, oniricamente, entrare nei caffé, andare a teatro, vagare nelle vie o nelle piazze, inoltrarsi sull'altipiano o andare per mare.