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VIAGGIO IN LAOS
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  UNDICESIMA PUNTATA

In viaggio verso Don Khong9 gennaio 2002, da Champasak all'arcipelago di Si Phan Don. In barca, una giornata di viaggio, lungo il Mekong, per arrivare a Muang Saen, un villaggio sull'isola (Don, in laotiano) di Khong, la più grande dell'arcipelago di Si Phan Don. Prima di descrivere il viaggio in barca, vale però la pena descrivere come nasce, ogni anno, il miracolo di questo arcipelago di quattromila isole in mezzo al corso del Mekong. Succede così: lungo gli ultimi 50 chilometri del suo tratto in Laos (prima del confine con la Cambogia), il grande fiume qui raggiunge la larghezza di 14 chilometri da riva a riva durante la stagione delle piogge. E' la massima raggiunta dal Mekong in tutto il suo percorso di 4350 chilometri dall'altopiano tibetano al mar Cinese meridionale. Nei mesi secchi (ovvero, in questa stagione) il fiume invece si restringe, fino al punto di formare centinaia di isole (migliaia, se nel computo fate entrare anche le barre di sabbia delle secche fluviali). Le maggiori sono in realtà permanenti e dunque sono abitate per tutto l'anno. Offrono la preziosa opportunità di osservare la vita dei villaggi, dominata dalla presenza del fiume, "più distanti dal tempo che dalla riva del Mekong", come ebbe a descriverli un viaggiatore qualche anno fa. Quello che noi andiamo per l'appunto a fare.
Prima di arrivarci, c'è stato però il viaggio in traghetto. Oddio, traghetto potrebbe anche generare equivoci: è infatti una barcaccia di legno a motore che non supererebbe l'esame del più lassista di uno dei nostri Uffici Tecnici di Controllo! Però nessun burocrate qua interviene a sancire l'illegalità del mezzo. Per cui si viaggia. E mentre noi ci godiamo il panorama, gli addetti del traghetto si fanno un tarallo enorme: carico e scarico di ogni genere di merci (sul nostro c'era addirittura tutto il necessario per costruire una casa: dai sacchi di cemento all'ondulux per il tetto); attracchi e partenze a iosa (più che un traghetto è un enorme taxi fluviale, che si ferma praticamente sempre, basta lanciare un urlo dalla riva). Il tutto per 20mila kip a testa...
Il tempo è bellissimo, c'è una simpatica coppia di francesi che si sistema con noi sul tetto (di lamiera) del traghetto. E arriviamo così a destinazione dopo una decina di ore, un po' tutti segnati dal sole, dal vento, dal su e giù della barca e delle merci e delle persone. Loro, i lavoratori, cotti ma sempre più freschi di noi...

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  di Maurizio Pluda
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   data: 01 febbraio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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