10 gennaio 2002, da Don Khong a Don Det. Notte (con porcilaia e pollaio sotto la nostra finestra) alla Muangsene guesthouse (20mila kip la doppia con bagno, solo 10mila per una camera con toilette in comune), cena abbastanza insulsa, sveglia supermattutina (vedi porcilaia e pollaio...) e via di corsa per organizzare con altri turisti il trasferimento in barca a Don Det. Alla fine affittiamo una barca con i due francesi e altri tre inglesi, per 10mila kip a testa.
Se l'arrivo di ieri in traghetto nell'arcipelago è stato punteggiato dai nostri "oh!" di meraviglia, il viaggio da Don Khong a Don Det è un'altra cartolina da serbare gelosamente per gli anni a venire. Tre colori dominano l'orizzonte, al dettaglio e in generale: l'azzurro del cielo, il verde della vegetazione e il marrone delle rive e del Mekong. Nemmeno in photoshop...
E Don Det? La pole position del nostro viaggio in Laos. Con Chefchauen in Marocco, un posto dove venire a svernare quando saremo più vecchi. Si dorme in bungalow di legno-bamboo-rattan, super basici (10mila kip in due) ma moooolto affascinanti, con veranda sul Mekong, senza luce elettrica (non c'è il generatore, per la notte ci danno delle lampade a olio) e con amaca per distenderci in veranda e goderci vere ore di relax e libidine. Qui consumiamo un delizioso pomeriggio a chiaccherare con una fulminata traveller italiana 40enne, una bergamasca-elbana che vive da una vita il part time annuale: sei mesi di lavoro e gli altri sei in viaggio.
Altre osservazioni sparse: scoperto come lavorano il riso i locali: si fanno passare le spighe dentro una specie di rullo dotato di spuntoni metallici e azionato meccanicamente dalla gamba di un "mondino". Delle mondine prendono queste spighe sommariamente lavorate e le puliscono fino ad arrivare al chicco facendole saltare dentro un setaccio di vimini intrecciato. Non ci sono scarti di lavorazione, perché tutto viene riutilizzato: dalle spighe senza più riso (fatte seccare, vengono legate assieme e diventano la base per i tetti delle capanne) ai chicchi difettosi, che finiscono nell'aia come becchime per le onnipresenti galline. una superfulminata e anziana signora, proprietaria di una botteguccia-drugstore, dove pranziamo con un'orribile zuppa di noodle. la notte stellata, ma buia, con l'importanza che assume il possesso di una semplice pila per muoversi lungo i sentieri dopo il tramonto. l'immutabile (e rumorosa) vita agricola e di fiume, con barche e animali in movimento e in starnazzamento da prima dell'alba al tramonto. Ma che incredibile silenzio la notte, rotto solo dai "terrificanti" rumori della natura. E i bungalow non rappresentano certo una grande difesa dagli animali: infatti io dormo la prima notte con un occhio vigile e la pila a portata di mano...