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  ULTIMA PUNTATA

Il nostro ultimo bus laotiano14 gennaio 2002, da Tadlo (Laos) a Ko Lanta (Thailandia). Un'odissea: è il nostro viaggio per andarcene dalla sospesa meraviglia di Tadlo e sbarcare a Ko (isola) Lanta, nel sud della Thailandia. Eccola, nell'ultima puntata di questo diario.
Partenza a piedi, con gli zaini, per scendere il chilometro e mezzo che da Tadlo porta alla strada principale che collega Salavan a Pakse. Qui dobbiamo aspettare un paio d'ore per l'arrivo dell'autobus: incontriamo un vecchio globetrotter australiano, accompagnato da giovane connazionale, che avevamo conosciuto in Thailandia, prima di arrivare in Laos. Della serie: corsi e ricorsi della storia come di un viaggio... Fra una chiacchera e un fõe si fa l'ora del bus. Che arriva puntuale come un diretto svizzero. E' quasi vuoto, ci meravigliamo, ma godiamo della sorpresa. Che però dura poco: nel giro di una manciata di chilometri (e di moltissime fermate) si carica di una quantità incredibile di frutta, soprattutto papaya e caschi di banane. Riusciamo lo stesso ad arrivare a Pakse abbastanza in orario. Da lì, dalla stazione dei bus che sta al mercato (le altre due sono a nord e a sud della città), dopo la solita selvaggia trattativa saliamo su un songthaew (un pick up riadattato a minibus, mezzo di trasporto diffusissimo in Laos e in tutto il far-east asiatico) che per 10mila kip a cranio ci porta al confine con la Thailandia, una cinquantina di chilometri da Pakse.
Meraviglioso l'attraversamento a piedi della terra di nessuno, una striscia d'asfalto popolata da varia e diversa umanità. Espletiamo rapidamente le formalità burocratiche di uscita dal Laos e di entrata in Thailandia e siamo a Chong Mek. Ovvero, nel nulla. Si sono ormai fatte le sei di sera, non c'è più uno straccio di mezzo (bus, songthaew, tùk-tùk, financo taxi) che possa portarci a Ubon Ratchatani. Si appalesa la sgraditissima ipotesi di dover dormire lì, in frontiera. Ma il nostro stellone italico entra in azione: due poliziotti thai prima cercano di convincerci ad andare a una vicina guesthouse, poi, vista la nostra voglia di raggiungere Ubon e prendere il treno notturno per Bangkok, s'impietosiscono e fanno l'autostop per noi.
Eccoci così in viaggio sul retro di un camioncino che fila veloce come un razzo verso Ubon. Compagni di viaggio sono un gruppo di lavoratori, tutti thai, con i quali imbastiamo una surreale conversazione fatta di gesti, di poche parole thai (quelle poche che noi conosciamo) e di frammenti d'inglese (quelli che conoscono loro). Ovviamente, Roberto Baggio, anzi Roberto Bagghio diventa un inno più volte ripetuto quando i nostri compagni di strada scoprono che siamo italiani...
Per onestà di cronaca, bisogna però dire che quando i poliziotti hanno arrangiato questo passaggio per noi, ho visto la faccia di Cristina e non ho avuto il coraggio di esternarle le mie stesse perplessità: sembrava che i cortesi tutori dell'ordine ci avessero buttato in pasto a una banda di gaglioffi. E invece, sono stati fantastici. Con il nostro linguaggio onomatopeico-gestuale (ciuff ciuff per indicare il treno...) siamo addirittura riusciti a farci portare direttamente alla stazione ferroviaria di Ubon Ratchatani. Giusto in tempo per prendere il treno notturno per Bangkok. Ovviamente, solo posti in terza classe perché prima e seconda erano già al completo, su durissime panche ricoperte da un sottilissimo filo di imbottitura. Le mie emorroidi non hanno per nulla gradito. Per renderci meno scomodo il viaggio abbiamo però cinicamente sfruttato la proverbiale generosità dei thailandesi, occupando io e Cristina due panche in realtà destinate a sei persone. Nel frattempo, stazione dopo stazione, il treno è andato a riempirsi all'inverosimile. Ma noi non abbiamo mollato le postazioni e nessuno ha protestato per la nostra palese violazione delle regole e della buona educazione. Cristina ed io ringraziamo sentitamente!
Alle cinque e mezza del mattino, indolenziti e storditi come cenci centrifugati in lavatrice, scendiamo alla fermata dell'aeroporto di Bangkok. Un colpo di fortuna (un altro) ci ha fatto prendere un treno che prima di entrare nella megalopolica capitale thai stoppa allo scalo aereo. Siccome noi già si sapeva che c'è un volo per Krabi che decolla alle 8.30 del mattino, prendiamo i nostri zaini, scendiamo dal treno e ci catapultiamo allo sportello della Thai airways. Ci mettono in lista d'attesa, facciamo una ricca colazione, toeletta nei bagni dell'aeroporto (finalmente uno specchio grande!) e freschi come rose - si fa per dire... - alle otto siamo al banco dello stand by. Essendo i primi della lista riusciamo a partire. Un'ora e dieci minuti dopo siamo a Krabi, da dove prendiamo la barca che ci porta all'agognata Ko Lanta. E' ormai il pomeriggio del 15 gennaio e cominciano i nostri dieci giorni di meritate vacanze.

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  di Maurizio Pluda
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   data: 01 febbraio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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