30 dicembre, Luang Prabang. Guesthouse rumorosissima, letto comodissimo, bagno puzzolente, Francesca più sfortunata di noi (i suoi vicini di camera sono praticamente degli unni scatenati). Risultato: dopo abbondante colazione decidiamo all'unisono di cambiare pensione. Di mattina, a Luang Prabang, succede un miracolo: quello che alla sera è praticamente un "tutto esaurito", il giorno dopo diventa un'ampia possibilità di scelta. Alla fine, scartate una serie di alternative, decidiamo per una doppia (98mila kip) e una singola alla Phousi guesthouse. Ovviamente, doppia con bagno e acqua calda, necessarissima visto il freddo notturno che cala sulla città. Da segnalare anche la Pa Phai guesthouse, una splendida casa franco-laotiana a due piani con giardino, dove la doppia costa 80mila kip e la singola 40mila. Qui però bisogna telefonare in anticipo, perché sotto capodanno è già tutta prenotata.
Luang Prabang. E' una meraviglia, e questo si sapeva. Un piccolo gioiello, dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco, che abbiamo esplorato in lungo e in largo in questo nostro primo giorno. Ma un gioiello TROPPO perfetto, laccato. Dà un po' la sensazione del Pelourinho di Salvador di Bahia: bellissimo, ma molto restaurato e organizzato a uso e consumo del turismo. Per stare in Italia, il paragone potrebbe invece essere con il centro di Venezia. L'atmosfera è però fantasticamente rilassata e la folla dei turisti (di ogni genere e portafoglio) riesce a non essere troppo fastidiosa. E devastante. Mi fa però impressione non aver trovato una attività che non fosse destinata al turismo!
Principale attrazione di Luang Prabang sono i suoi storici templi. Ma siccome questo è un diario di viaggio e non una tradizionale guida turistica preferisco non occupare troppo spazio nella loro descrizione e vi rimando alla specifica pagina dell'edizione online della Lonely Planet. Una citazione merita invece il mercato locale: artigianato a gogò che vorresti comprarlo tutto, tanto è bello. E venditrici che valgono forse più dei loro prodotti, per quanto sono simpatiche e carine... ma questo vale praticamente per tutto il popolo laotiano: sono davvero ospitali, amichevoli. Non ci si capisce un belino (pochissimi parlano altra lingua dal laotiano), ma ci si sorride in gran quantità!