1 gennaio 2002, Luang Prabang. Del capodanno, velocemente. Cena per niente rimarchevole in un ristorante indiano che offriva al buffet, per la sua inaugurazione. Atmosfera a Luang Prabang? Tristanzuola, con un po' di feste sparse qua e là nelle guesthouse, ma davvero niente di memorabile. Grazie a un'intuizione di Francesca, la festa però svolta bene. Abbiamo comprato in un baracchino del lao lao (distillato alcoolico di riso, è il "whisky" locale) e a mezzanotte ce lo siamo scolato a mo' di auspicio per il nuovo anno palindromo (2002) sulla riva del Mekong. La bruma, la luna, una musichetta che usciva da una chiatta ormeggiata sul grande fiume...
Per il primo giorno del 2002 ci siamo invece regalati una gita in barca per andare a vedere le grotte di Pak Ou. Bellissima idea: venticinque chilometri di risalita lungo il Mekong, con due soste al ritorno in villaggetti per vedere artigiani al lavoro e la produzione del lao lao: villaggetti esperienzati con il turismo, un po' trappole da package tour, però in fondo molto affascinanti. Da cartolina il ritorno nella luce del tramonto: una di quelle che vuoi poi ricordare una volta rientrato a casa.
Delle grotte, vale la pena ricordare le migliaia di buddha grandi e piccini costruiti dai fedeli e portati in quelle sacre cave come ex voto per il maestro illuminato. I due templi sono scavati in montagne calcaree e l'effetto del tutto crea una suggestione quasi mistica. A cui ovviamente non sfuggiamo: interroghiamo un buddha della meditazione (nell'iconografia è quello seduto nella posizione del loto con le mani incrociate e appoggiate sulle gambe). La procedura liturgica è semplice: si prende il cilindro con i bastoncini d'incenso e lo si sgigotta di fronte al buddha, stando ben attenti a non sedersi con i piedi puntati verso la statua (è considerata una grande offesa, quasi come toccare la testa di una persona). Sgigotta che ti sgigotta, a un certo punto cade un bastoncino, a cui è collegato un numero che identifica il bigliettino da prendere nell'apposito mobiletto delle profezie. A me dice benissimo, visto che mi pronostica un futuro da conquistare con pazienza e con impegno, ma che sarà radioso.
Una citazione merita anche il palazzo reale (Haw Kham, palazzo d'oro), che abbiamo visitato in mattinata, prima di andare alle grotte. Costruito nel 1904, all'inizio della dominazione francese, come residenza del re Sisavang Vong e della sua famiglia, oggi è stato trasformato in museo. Ha un approdo al fiume, che permetteva agli ospiti di arrivare direttamente al Palazzo dalla capitale Vientiane: allora si viaggiava in barca sul Mekong. Un modo di raggiungere Luang Prabang che è rimasto in voga fino a pochissimi anni, quando è stata completata la realizzazione della route 13. Risultato: oggi ci vogliono una decina di ore (se non accade uno dei numerosissimi inconvenienti tecnici e meccanici che funestano il vecchissimo parco autobus laotiano...) per fare quel viaggio, contro i 4/5 giorni di allora. Ma siamo proprio sicuri che sia meglio la "velocità" odierna?