Dopo l'orribile notte, al mattino ci chiediamo se restare o no, ci chiediamo se tornare a Mérida o cercarci un albergo, ci chiediamo se ci aspettavano o se pensavano che anche noi, come i messicani, parlassimo e poi facessimo i tirapacchi e non ci presentassimo. Le due madonne e i quattro cristi che ci circondano sembrano quasi compatirci, ma resistiamo e decidiamo di andare fino in fondo a questa storia. Comunque, dopo aver un po' guardato la tivvù a pagamento americana DirecTv con tanto di scheda crackata e aver finalmente potuto prelevare i soldi, cogliamo la palla al balzo e l'impreparazione della famiglia tutta: quando ci chiedono cosa vogliamo andare a vedere, tiriamo fuori tutto quello di cui ci avevano parlato Patty e Cynthia, sua sorella e amica di Giovanni... il centro, la Macroplaza, la Cola de Caballo, las Grutas de Garcia. Incredibile, ma un po' comandiamo a casa loro, noi che sembravamo dei fantasmi spuntati dal cielo e improvvisamente diventati carne e ossa in una città del nord del Messico.
Così diciamo, così facciamo: vediamo il centro, vediamo la cascata "Cola de Caballo"; vediamo il planetario "Alfa", davvero carino perché mostra vari effetti ottici; andiamo in un antro, ovvero un discopub; vediamo un paio di musei; osserviamo dei panorami molto nordici, simili a quelli che si potrebbero trovare nel Texas o nel Montana, con monti alti, brulli, appuntiti, come la zona di Huaztecas, e con temperature davvero desertiche, 40 gradi almeno quel giorno (ma si raggiungono punte di 50). Una sera i genitori, ormai colpiti da noi, dal nostro modo di fare, direi quasi conquistati, ci portano di loro spontanea iniziativa a vedere la città dall'alto. Per la seconda volta, dopo lo scampato pericolo con Sari, io e Giovanni ci stringiamo la mano per aver saputo ottimamente sbrogliare anche questa matassa e aver lasciato un'ottima impressione là dove, all'inizio almeno, c'era molta diffidenza. Figuratevi che alla nostra partenza non solo ci sentiamo dire "grazie per aver smosso un po' la nostra monotona vita", ma la madre si commuove pure e ci chiede di tornare presto!
Alla fine, però, la sera prima di andare via, dopo aver telefonato a Mérida per confermare il nostro arrivo, chiariamo la situazione a parole con Patty. Otteniamo la conferma che pensavano che non saremmo venuti, perché i messicani parlano parlano e poi non fanno nulla e credevano che noi avremmo fatto uguale; e poi ci sono altre ragioni personali tra me e lei che non starò a spiegare, ma che possono funzionare da attenuante al modo di comportarsi di una persona con cui smi crivo da 7 anni. Ma non da giustificazione.
E' già martedì 15, l'aereo per Mérida ci aspetta. Ovviamente, come per tutti gli altri voli, subiamo degli sbalzi di temperatura mostruosi: caldo, poi freddo forte per l'aria condizionata, poi di nuovo caldo, poi un po' più fresco. Tutto ciò si ripercuote a livello di stomaco e di rimescolamenti di gas, così per dirla in maniera simpatica...
Ci rechiamo direttamente all'Avis per salutare le nostre amiche; Olivia, per venire con noi alla Ruta Puuc, una strada che passa per molte delle rovine più importanti dello Yucatán, si era inventata la scusa di dover andare dal medico per poter chiedere un giorno di permesso dal lavoro e noi, bussando alla sua postazione per farle una sorpresa, le facciamo saltare il piano. C'è da dire che Yaramy doveva stopparci prima del nostro arrivo e che invece non c'era ancora... comunque la frittata è fatta e Olivia decide in ogni caso di non andare al lavoro il giorno dopo, contando sull'aiuto di un amico del fratello della Yaramy, che fa il medico e che la può aiutare con una giustificazione. Andiamo quindi a noleggiare un'auto e succede una cosa incredibile: dato che bisogna dare una carta di credito che non abbiamo, io metto la tessera Siemens per avere uno sconto del 30%; un collega della Yaramy che passava di là per caso mette la sua carta di credito; la Yaramy mette l'indirizzo; Giuva la patente internazionale (che viene trascritta con un codice errato e quindi il contratto, in teoria, manco vale). Insomma, un noleggio a quattro mani che ci fa perdere un sacco di tempo, ma che ci fa partire. Verso Chichen Itzá e le sue magiche piramidi...