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VIAGGIO IN MESSICO
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  TERZA PUNTATA

Le rovine di Tulum viste dall'altoIl giorno successivo andiamo a visitare le rovine di Tulum, davvero splendide perché costruite a ridosso della scogliera e della barriera corallina: tocchiamo l'acqua del mare dei Caraibi! Ci fa da guida una signora che parla persino l'italiano e quindi impariamo molte cose su questo sito. Ad esempio, tutti i riferimenti agli equinozi e ai solstizi: da qualcuna delle feritoie presenti negli edifici del sito, il sole compare esattamente all'alba del 21 settembre o del 23 giugno e la gente viene ad assistere a questo spettacolo ogni anno.
Al pomeriggio ci trasferiamo a Cobá, con le corriere Mayab, dopo aver lasciato con una scusa le valigie nel nostro tugurio, e scopriamo che ognuna delle piramidi che andiamo a visitare è completamente diversa dalle altre, a seconda della generazione che le costruì (stile Puuc, o Chenes, o altro). Qui troviamo ad esempio la costruzione più alta dello Yucatán, il Nohoch Mul ("grande altura", in maya), con una scalinata alta 42 metri e strettissima. Salire è una gran fatica, ma il panorama che si gode è meraviglioso, la foresta immensa, le altre piramidi attorno sembrano degli isolotti sparsi qua e là come dei salvagente naturali; scendere è arduo, gli scalini sono ripidi, alti e arrivato alla fine vengo colto persino da crampi, mentre voltandomi vedo la gente che scende da seduta, attaccandosi come può alla struttura per paura di scivolare. Leggerò più tardi sulla guida, che almeno una volta l'anno un turista precipita, schiantandosi al suolo. E non mi stupisco affatto.
Ritorniamo a Tulum, recuperiamo le valigie dopo aver fatto impazzire l'autista del taxi (vada qui, anzi, no, vada alla stazione delle corriere, anzi, no, vada direttamente all'hotel!) e prendiamo un'altra corriera per Chetumal, della ditta Riviera. Ancora una volta arriviamo tardi, ma siamo costretti a fare queste tirate per arrivare il 5 agosto a Mérida e cercare di evitare di dormire una volta ancora a Tulum. Poi c'è anche da dire che i bus partono a orari assolutamente strani e con poca frequenza. Arrivati a destinazione, consultiamo la nostra guida Edt sul Messico e ci rechiamo all'hotel María Dolores, direi forse il posto migliore che abbiamo visto in questa vacanza. Il ventilatore però è spompo, c'è un regolatore fatto secondo la moda italiana degli anni '50, in plastica bianco-giallastra, e ci sono 6 tacche possibili, da 0 a 5. E' già posizionato sulla 3, provo la 2, la 4, la 5... non cambia nulla e così ci adattiamo a soffrire un po' di caldo.
Ancora non abbiamo conosciuto alcuna bella messicana (per quanto di belle ce ne siano davvero poche), e così chiediamo di qualche discoteca/pub. Ce ne consigliano due, una delle quali è il Caribbean Cat's (pronunciato "cazz" dal tipo, cosa che fa sbracare dalle risate Giuva), ma sono entrambe vuote e alla fine mandiamo un paio di mail da un Internet Café della zona, l'unico che davvero funzionerà a dovere in tutta la nostra permanenza messicana (per la cronaca: 2500 lire l'ora). Questa volta usiamo la tecnologia perché la TelMex è carissima, chiamare in Italia costa 20$ al minuto (circa 5000 lire) e sfruttiamo le cabine per metterci d'accordo con le altre città messicane (Mérida e Monterrey) per le case, alla modica cifra di quasi 1000 lire al minuto. Senza aver concluso un tubo, ritorniamo nella nostra stanza-forno dopo aver mangiato il solito pollo con patatine, piatto ormai mitico nelle nostre vacanze sudamericane, e aver bevuto della classica agua purificada.
E' il 2 agosto, andiamo al Museo de la Cultura Maya e troviamo una ragazza che ci fa da guida e ci insegna un sacco di cose sugli usi e costumi di questo popolo: sulle caste in cui erano divisi; sul fatto che ogni malformazione fisica era ben vista (passava di casta chi era mutilato, ad esempio, ed era l'unico modo per farlo); sul loro calendario; sull'albero sacro, la "seiba", che collegava l'inframondo, il mondo e il cielo rispettivamente con le radici, il tronco e i rami; sugli animali sacri, come il queztal; sui vari tipi di costruzione delle piramidi in Yucatán, Chiapas e Guatemala... Finita la piacevole visita, e dopo aver scattato una foto ricordo, prendiamo un taxi, saliamo e chiediamo "il centro, per favore", per sentirci dire "beh, siamo già in centro!". La piantina della nostra guida era completamente cannata e così, per evitare di fare figure del tubo, chiediamo di una banca, ma ce n'è una ogni 20 metri e alla fine scendiamo dal taxi dopo al massimo 150 metri di corsa. Prendo i soldi dopo il solito congelamento iniziale (in Messico, ogni maledetto luogo chiuso ha l'aria condizionata ad almeno 10 gradi in meno della temperatura esterna, cosa peraltro che i messicani adorano, dato che ogni volta che entrano dicono "mmm, que rico!", ma assolutamente bestiale per chi, come noi, non è abituato a simili sbalzi continui), ritorniamo in albergo al caldo, prendiamo le valigie e Giuva, nello spegnere la ventola, passa per la tacca 1, facendola andare a una velocità a dire poco spaventosa! L'unica tacca che non avevo provato era quella buona e abbiamo sofferto il caldo per niente... ma ormai è troppo tardi!

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   a cura di Maurizio Pluda
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   data: 13 febbraio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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