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Clarence
VIAGGIO IN MESSICO
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  SETTIMA PUNTATA

Paesaggio notturno di Mérida, la città biancaE' domenica mattina, il 5 agosto, i piani sono rispettati. Compriamo qualche cassetta di musica al mercato nero, tentiamo qualche intorto senza alcun successo, e andiamo in piazza per telefonare e avvertire Olivia e Yaramy del nostro imminente arrivo, previsto per le 13. In piazza, ci avvicina un signore che inizia a tempestarci di domande su quale albergo eravamo, quanto pagavamo eccetera perché, così dice, vorrebbe mettere su un albergo anche lui e gli servono dei dati. A noi sembra più che altro un tentativo di raggiro per poi in qualche modo fregarci i soldi, per cui rispondiamo vagamente e poi cerchiamo di tagliare senza farlo insospettire troppo, e tutto va bene. Mah, forse voleva davvero solo delle informazioni, ma meglio non rischiare.
La corriera ci aspetta, destinazione Mérida. Arriviamo alle 12.50, entriamo nella sala d'attesa, aspettiamo che compaiano le nostre amiche messicane, che ci hanno detto che ci verranno a prendere. Passano venti minuti circa, e, nonostante qualche titubanza iniziale, quando arrivano le riconosciamo subito, anche perché puntano dritte verso di noi, unici turisti del momento bardati di zaino invicta e megavaligioni. Andiamo alla "nostra" casa, spersa nell'estrema periferia della città, a circa 45 minuti di bus dal centro, ma non importa: siamo a Mérida, non siamo soli, e abbiamo un posto per dormire! La casa è caldissima, appena finita e quindi non c'è niente dentro, a parte il bagno. La cucina non funziona, c'è solo l'acqua fredda, un tavolino da campeggio, quattro sedie e, per dormire, quattro amache, dato che avevamo convinto le nostre amiche a dormire in casa con noi e non dalle loro famiglie. Per fortuna c'è anche un ventilatore, e la spina all'americana è buffa perché è polarizzata, quindi esiste un "verso" per inserire la spina, altrimenti non funziona nulla.
Le "coppie" si formano subito, sin dal taxi: io con Yaramy (un bombolone di ragazza che fa spavento, peserà 100 chili, ma dal viso carino), Giuva con Olivia (messa bene come corpo, ma non eccezionale di viso: un trapianto avrebbe reso una bellissima, e l'altra un cesso umano, quindi meglio così). In realtà comunque c'è un po' di empasse iniziale, perché io sostengo che al mio fianco ci sia effettivamente la Yaramy, mentre Giuva afferma il contrario, sottolineandolo con "Quaionaz, manco sai distinguerle!". In casa, si tratta di distribuire i regali (magliette, dizionari, cd, pupotti in peluche) e li mettiamo tutti al centro così che ognuna prenda il suo e riveli la sua vera identità. Beh, il Quaionaz era in realtà Giuva, per una volta i miei occhi avevano visto giusto!
Andiamo a mangiare fuori, da Eladio, dove preparano dei tacos davvero buoni, e cantano salsa e merengue. Un posto da favola! Queste due ragazze sono molto generose, hanno gusto e cercano sempre di offrire, a volte dobbiamo andare in vero e proprio marcamento a uomo, se non a dei veri placcaggi, per riuscire a pagare noi. Questo comunque rende le cose davvero divertenti, il bello è che ci comportiamo come se già ci conoscessimo, nonostante ci siamo solo scritti tramite un computer... Al pomeriggio vediamo il centro della città, la cattedrale (incredibile la religiosità - a volte di facciata - dei messicani: il bus si avvicina alla chiesa e tutti partono col segno della croce in simultanea!), abbiamo la fortuna di sentire per circa un minuto i mariachi che stanno terminando di cantare le tipiche canzoni messicane in piazza. Ci sono anche delle manifestazioni locali, con i tipici costumi di Mérida, ma purtroppo inizia a piovere e tutti vanno via, lasciando la piazza deserta.
Alla sera andiamo a ballare salsa e merengue e ci divertiamo molto nonostante Yaramy sia molto esigente in materia e critichi - con ragione - il sottoscritto ogni trenta secondi, che ormai non si ricorda granché di tutto l'ambaradan e ha bisogno di un po' di tempo per carburare. Tornati a casa, in cucina salta fuori una bottiglia di tequila, del limone e del sale (questi due ultimi inchiappettati dal locale da ballo), ci sediamo e via, due giri secchi di tequila per festeggiare il compleanno con un giorno di anticipo. Alzandoci, comunque, capiamo di avere buona resistenza: infatti, non ci succede assolutamente nulla. E' ora di andare a dormire, io sono l'ultimo. Al mio rientro in camera, vedo Giuva porconare come pochi perché morso vivo dalle zanzare e mi viene da ridere all'idea di dormire in un'amaca, il nostro letto a Mérida, cosa che non facevo credo da 15 anni! Comunque, la corta notte prosegue tranquilla, anche se ogni tanto mi si incastra l'alluce nelle maglie dell'insolito giaciglio, facendomi svegliare.

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   a cura di Maurizio Pluda
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   data: 13 febbraio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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