Il giorno successivo le nostre amiche devono lavorare (entrambe sono dipendenti dell'Avis) e noi ne approfittiamo per andare a Uxmal, altro sito archeologico davvero poderosissimo: la Casa del Adivino, el Palomar, il Cuadrángulo de las Monjas sono cose davvero impedibili.
Alla sera, mangiamo da Pancho, e Yaramy chiede che le venga dedicata "No sé tú" di Luis Miguel per il suo compleanno, ma non viene considerata nemmeno dall'orchestra live. A parte questo contrattempo, il posto è meraviglioso, e ci viene servito un liquore al caffè mooolto alcolico versato in maniera spettacolare attraverso 5 calici posti a mo' di scalinata uno sotto l'altro. Il liquido, acceso da un accendino, si trasforma in una cascata di fuoco che termina la propria corsa nei nostri bicchieri, suscitando l'applauso generale di noi tutti. Torniamo a casa un pelo alticci e ci fiondiamo a nanna, non senza esserci prima autanizzati per non farci mangiare vivi dalle zanzare.
E' già martedì, ci aspetta l'aereo per Città del Messico. La mattina è libera, le nostre amiche non riescono a prendere ferie perché la loro capa non le lascia neppure quando le andiamo a trovare al lavoro per una sorta di "captatio benevolentiae", così andiamo a trovare le altre due ragazze di icq, Sari e Miriam. A queste ultime diciamo che siamo appena arrivati, che le valigie sono nella stazione del bus, che siamo in partenza per Città del Messico, e così le vediamo dalle 11 alle 15 circa. Prima di andare a trovare Sari, passiamo da Miriam che, molto gentile, ci fa il check-in direttamente presso l'agenzia viaggi dove lavora (in Messico, puoi avere l'assegnazione del posto direttamente tramite agenzia viaggi), così da poter arrivare più tardi all'aeroporto rispetto ai tempi standard previsti. Tutto sembra apparentemente perfetto, e dopo aver mangiato, fatto qualche foto, esserci presi un breve acquazzone, pensiamo che loro adesso se ne torneranno al lavoro e noi andremo all'Avis per salutare le altre nostre amiche e prendere l'aereo; Sari invece, gassatissima, decide di accompagnarci alla stazione dei bus affinché prendiamo le valigie (che ovviamente non ci sono) e chiama un taxi per organizzare il tutto. Momento di forte panico tra me e Giuva, poi insistiamo caldamente affinché la Sari non perda un pomeriggio intero di lavoro. Lei non vuole sentire ragione, fino a quando la convinciamo di andare alla sua sede, con la scusa di vedere dove lavora, e dove arrivano le mie mail. Una volta arrivata là, ovviamente Sari non torna più indietro, la salutiamo, accompagniamo Miriam al suo lavoro, e torniamo col taxista all'Avis; salutiamo le altre due e andiamo all'aeroporto, giusto in tempo per il nostro volo della Mexicana. Chissà cosa avrà pensato il tassista, che pensa di fare un tragitto, se lo vede cambiare in tronco dieci minuti dopo, e ci vede cambiare ragazze così come niente fosse!
In aereo, finiamo in un posto sfigatissimo, attaccati alla turbina e alla porta di emergenza che non sembra chiudere perfettamente, dato che il rumore assordante del motore penetra nelle nostre orecchie per tutta la durata del viaggio (due ore circa). Città del Messico è enorme, una distesa impressionante di case, case e case, che non finisce più. Lì, ci viene a prendere Brenda, l'amica di Giovanni, e suo fratello, José Juan, e ci accompagnano a casa loro, a Kantunil, nella periferia della città e sulle colline. Percorriamo almeno 20 chilometri di città, e ci impieghiamo un'ora e mezza prima di arrivare. La scena iniziale è stupenda: ci accoglie la madre, che però è seminascosta dalla porta e che nessuno dei due né vede, né saluta, e ci troviamo di fronte alla zia, una vecchietta con degli occhialini spessi che sembra identica a un'attrice consumata delle telenovele messicane. Anche là, distribuzione dei regali (più che altro una Giuva production), cena, e incontro con gli altri membri della famiglia, tra cui Monica, una ragazza italiana moglie del fratello di Brenda che, non appena parla, mi sta automaticamente sulle scatole per il suo modo di fare burbero e strafottente, come se fosse perennemente arrabbiata con il mondo intero. La casa è costellata di cristi, santi, madonne varie e ci sentiamo protetti dalla forza del Signore che regna su di noi. Saliamo le scale che ci portano alla nostra camera e, alzando la testa, veniamo quasi spaventati da un signore con la barba, messo là nell'angolo: è una statua di Cristo, che veglia su di noi in proporzioni quasi naturali, con tanto di preghiera al fianco. Anche a casa della Yaramy era così, ma in maniera meno pesante; qui siamo a livelli di religiosità davvero molto alti... La stanza che ci tocca è un letto matrimoniale con coperte di dimensione minima e con crocifisso rigorosamente appeso alla parete, per cui la prima notte è una lotta tra me e il Giuva, piede contro piede e chiappe contro chiappe a causa del letto convergente verso il centro, a vedere chi ruba prima le lenzuola all'altro.