Della capitale vediamo un sacco di cose, altrimenti impossibili senza l'aiuto di gente che conosce perfettamente la città e usa i mezzi propri. Città del Messico, o Mexico City, o México, o D.F. (sono tutti sinonimi), è immensa, girarla senza conoscerla è una vera e propria impresa se consideriamo il fatto che lo stradario è un tomo di 300 pagine che la stessa Brenda consultava prima di andare in giro; sembra però tranquilla, nonostante tutto quello che viene detto su questo posto. Abbiamo visitato il monumento a "los niños héroes", quelli che difesero la nazione dall'attacco degli Usa nel 1800; il centro della città con il cosiddetto "zócalo", la piazza su cui si erge la bandiera; la cattedrale; il "museo mayor", ciò che rimane dell'antico impero maya prima della costruzione della città moderna; il "Museo de la Cultura Maya", il più importante di tutta la nazione, dove i reperti delle piramidi, come per esempio delle splendide maschere in giada, vengono raccolti e conservati. Peccato, perché una parte era chiusa ai visitatori, anche se abbiamo visto un bellissimo anello in oro che, come diceva il cartello, non era "battuto a mano, ma modellato a forma di uccello" - e questa sarà la terza frase tipica della nostra vacanza; il museo nazionale con la storia della nazione, la nascita della bandiera, le lotte con il Texas e la Francia, le invasioni spagnole; i mercatini; Teotihuacan, forse il posto più bello in assoluto, con la sua piramide altissima e in posizione dominante su tutta la pianura dello stato del D.F., il Distrito Federal. Peccato solo che l'armonia venga interrotta da una voce che grida "A Claudiaaaa! Aò, vié qquà, che ce sta er sole en faccia!". I soliti italiani...
Tornando dalle piramidi, riprendiamo la corriera e là dentro si avvicina una signora che sembra volersi sedere tra me e una ragazza al mio fianco; vuole, invece, controllare il mio zaino per motivi di sicurezza e capisco la cosa solo grazie all'intervento della mia bellissima vicina di posto. Scambio così qualche parola con lei, che però risponde esclusivamente a monosillabi e che non mi dà la possibilità di dirle quasi nulla. Telefono inoltre a Liliana, la ragazza di Monterrey appena trasferitasi nella capitale, per vederci la sera e andare in un locale e ballare assieme agli altri. Sembra fatta, ma rimaniamo al posto dell'appuntamento almeno 40 minuti senza vederla. Chiamerà più tardi per dire che si è persa, ma il modo in cui lo dice fa capire che si tratta di un vero pacco... Peccato, ci rimaniamo male, ma iniziamo a capire quello che Monica, pur se con fare burbero, ci dice dei messicani: gente inaffidabile, tirapacchi, diffidente con chi non conosce.