Al Recuerdo è arrivata Chulita, una signora di mezz'età che arriva da Merida. Viene qui ogni anno in questo periodo, ed è ormai un'amica di famiglia. Chulita insegna latino in una scuola per bambini di famiglie ricche, e ha in faccia i segni della vecchiaia che avanza e di una stanchezza nascosta. Suo padre era cubano, un dirigente del regime di Batista, catturato e giustiziato dai rivoluzionari. Lei e la madre ripararono a Miami e da lì si trasferirono a Merida, ospiti di alcuni parenti. Storie raccontate all'ombra dell'albero di Natale colorato davanti alla porta della posada. A Gran Roque è giorno di temporale, ma come al solito dura poco. Il mare è molto mosso, e il rifornimento di benzina e gasolio tarderà, così scegliamo un'escursione non troppo lontana, a Noronquì. In direzione sud-ovest, è l'isola delle salamandre. Piccoli rettili simili a lucertole, nere e con una pelle che muta con incredibile frequenza. Non sono aggressive ma non temono l'uomo, e non è difficile assistere a scene d'isterismo di qualche bagnante abbandonato al solleone che schizza in piedi d'improvviso per un incontro troppo ravvicinato. Noronquì è molto piccola, praticamente un'insenatura con una sottile striscia di sabbia bianca che costeggia la pianura verde di mangrovie. La spiaggia è quasi deserta, animata da una coppia di giovanissimi campeggiatori venezuelani attrezzati di tutto punto. Non gli manca davvero niente, dalla poltroncina gonfiabile alle racchette per il tennis acquatico, fino al lettore cd che trasmette - per pochi minuti - Laura Pausini! Cristobal ed Eufemia hanno diciassette anni e sono novelli sposi in viaggio di nozze. Vengono da Caracas e hanno piantato la tenda su questo atollo da più di una settimana. Intorno non c'è davvero niente, a parte le mangrovie, con gli eserciti di 'puri-puri' e le salamandre impertinenti. Proviamo a scommettere quando durerà questo matrimonio: le puntate sono annullate per eccesso di sfiducia nel sacramento.
A metà pomeriggio sbarca un tender di lusso con due camerieri in livrea marinara: senza sollevare un granello di sabbia preparano la corte per una ricca combriccola a bordo di un panfilo giallo e nero che ha ormeggiato in rada. I venezuelani ricchi, in genere 'caraquenos', sono uno spettacolo allegro e prevedibile. Mai privi di Rolex e di occhiali da sole vistosissimi, si muovono in genere in branchi familiari. Sbarca per primo il figlio più piccolo, sedici anni o giù di lì: magro e annoiato, gironzola intorno al panfilo con il suo tenderino padronale. A breve approdano il figlio maggiore e la fidanzata, appariscenti più che belli, esattamente come appaiono nelle telenovelas di successo, remando coordinati a bordo di una fiammante canoa a due posti. Dell'intera famiglia, sono quelli che vantano i denti più bianchi e luccicanti. Madre e figlia seguono in scia, depositate dai mozzi di bordo che si curano dello sbarco e delle borse frigo. Il capostipite, il fondatore della dinastia, quello che ha fatto i soldi, in pratica l'unico che abbia mai lavorato dell'intera compagine di assolazzati, vanta un fisico e una resistenza invidiabili, nonostante la pancia prominente gonfia di wiskhy e pesce fritto. Lui la traversata, i cinquanta metri d'acqua che separano il transatlantico dalla spiaggia, se li fa a nuoto da sempre. Emerge a pochi passi dalla riva, tira indietro i pochi capelli rimasti sulla testa tonda e abbronzata e viene fuori fino alle ginocchia, offrendo al sole il costume rosso a pantaloncino con cintura bianca firmata D&G. Italian fashion in the world.