"El desayuno està servido!", ci urla Rosa da dietro la porta. Anche stamattina una sveglia lieve. Rosa è un'amica di Dismelia, non ha più un marito e non ha mai avuto figli. Vive quasi tutto l'anno a Gran Roque e ogni tanto parte per andare a casa. Ma al Recuerdo tutti sanno che non c'è nessuno che l'aspetta. Nessuno sa dove vada quando parte, ma non sta fuori mai più di una settimana. Torna perché a casa non riesce a stare più di tanto, e nessuno le fa domande. Talvolta la notte prega su in terrazza, e aspettando che il vento umido asciughi i panni canta a bassa voce una specie di ninna nanna. El desayuno anche stamattina prevede perico, uova strapazzate con pomodoro e cipolla. Lo stomaco vorrebbe ribellarsi. Per fortuna ci sono sempre le arepas, focaccine tonde di farina di mais che al mattino ci servono calde e croccanti, da farcire con marmellata ai frutti tropicali. Stamattina ci sono anche i platanos, le piccole banane fritte con la margarina. Vorrei annegare nel succo freddo di guayaba, un frutto tropicale simile al kiwi ma di colore rosa e ancora più dolce.
Il 'sagace' Oscar, che gestisce e organizza le escursioni in barca, anche stamattina è depresso: i rifornimenti di benzina non arrivano ancora, e ci tocca rimandare all'ultimo giorno l'escursione più lunga (Cayo de Agua, Dos Mosquises ed Espenquì). Incontriamo Luca e Paola, i viaggiatori italiani che alloggiano nella posada di una cuoca internazionale, e decidiamo di tornare a Crasquì per fare un po' di snorkelling. Noi non siamo esperti, e Luca ci fa scoprire a pochi metri dalla costa un mondo mai visto: barracuda, coralli, pesci sega e gli allucinati pesci pappagallo. Maschera e boccaglio, senza pinne, ci immergiamo in uno scenario spettacolare e misterioso, colorato e sconosciuto, popolato da abitanti discreti e a volte sospettosi, come un barracuda che nuota a pelo d'acqua e prova a farci la faccia cattiva. Luca è abituato e risponde con la faccia di Bugs Bunny, io no, e ad ampie bracciate riparo verso lidi più tranquillamente frequentati.
A Gran Roque è la notte dell'aragosta, e noi ci accomodiamo da Angelo, un pittore di Bagheria che dalla provincia di Palermo è venuto qui nel 1990, quando non c'era quasi la luce elettrica e l'acqua dolce era un lusso. Angelo Belvedere ha trentasei anni e ha inventato, costruito e arredato la posada 'Aquerela', undici stanze a tema e un piccolo ristorante in cui fa anche il cuoco. Nel tempo che gli resta espone le sue opere a New York, dipinge e di rado riesce a tornare in Sicilia. Ha mollato gli studi alla vigilia della laurea in architettura, ma vedendo quello che è riuscito a metter su con la sua immaginazione, si comprende l'inutilità del 'pezzo di carta'. Almeno in questo paradiso, dove dice di non sentire nostalgia dell'Italia, né si sente isolato. Tre o quattro volte all'anno vola a New York per comprare tele, pennelli e colori, per portare qualche nuovo dipinto in galleria e respirare l'aria della grande metropoli. "Ma resisto poco", ci dice, "io non sopporto le grandi città, e questa è la dimensione ideale per esprimere la mia creatività e vivere in un'ambiente pulito e tranquillo". Ha sposato una bellissima donna del luogo, che sfoggia un pancione carico di promesse.