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Clarence
VIAGGIO NEL SAHARA
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  PRIMA PUNTATA

Il gruppo dell'Hoggar visto dal rifugio di Assekrem2/3 marzo 2002, partenza da Roma, arrivo a Tamanrasset, in aereo. Con un volo Air Algerie, di cui si apprezza "la puntualità", via Roma-Algeri, atterriamo alle 21 del 2 marzo 2002 a Tamanrasset dove ci sistemiamo in un camping-hotel per la notte. Tamanrasset, a 1400 metri sul livello del mare, in passato piccolo villaggio sperduto nel deserto, è ora al centro di un discreto traffico turistico e, grazie alla sedentarizzazione dei Tuareg, conta una popolazione di circa 40000 abitanti. Praticamente non offre nulla, ma è uno dei grandi miti del Sahara.
Il giorno dopo mi alzo alle 7, in silenzio per non svegliare i miei compagni, mi accoglie subito una sorpresa: la porta della stanza non si apre. Sentendomi armeggiare con la chiave tutti si svegliano e provano a turno, ognuno con il massimo impegno, ad aprire la porta, ma senza riuscirci. Dopo circa 10 minuti un Targhi, sentendo il rumore provocato dai nostri tentativi infruttuosi, ci consiglia di passargli la chiave dalla fessura sotto la porta. Dall'esterno ci apre. Sembra non stupirsi ma di ritenere tutto assolutamente normale! Forse temono che gli ospiti fuggano senza pagare il conto e per questo motivo li chiudono nelle stanze? Dopo un breve giro in Tamanrasset per acquistare quanto manca per affrontare nei prossimi giorni la traversata del deserto, partiamo con un fuoristrada per un'escursione al rifugio di Assekrem, situato sulle montagne dell'Hoggar, dove pernotteremo. Facciamo così la conoscenza con Badi, il nostro autista. Lasciamo a Tamanrasset il bagaglio non indispensabile che verrà recuperato il giorno dopo. Lasciata la città ci inoltriamo in una pista nel deserto, zona non sabbiosa ma totalmente pietrosa. Il paesaggio brullo e desolato, ma nello stesso tempo affascinante, il senso di solitudine con lo sguardo che spazia e si chiude in lontananza sulle alture dell'Hoggar, provocano un'attrazione che è difficilmente descrivibile e che molti non capiscono fintanto che non la provano. Il viaggio prosegue con qualche sosta per scattare foto e con una deviazione per visitare Afilale; si tratta di una ghelta (pozza d'acqua) sulle rive della quale cresce una folta vegetazione. Una vera rarità per questi luoghi. Per raggiungere questa località, si dirama dal percorso principale una traccia sul terreno chiaramente visibile perché, nelle vicinanze, vi è una porta costruita con due archi in pietra, porta che sembra l'ingresso al nulla. Il viaggio prosegue in un paesaggio lunare. Dopo un continuo saliscendi, la pista comincia ad inerpicarsi e verso le 15 giungiamo al rifugio situato a 2600 metri di quota. Bellissima la visione delle cime che circondano il lato sud del rifugio; un vero anfiteatro di guglie e vette che ricorda lontanamente le Dolomiti. Siamo giunti al rifugio sporchi ed impolverati ma con l'animo e lo spirito perfettamente in sintonia con questi luoghi, dei quali apprezziamo l'aria tersa ma soprattutto l'incantevole panorama che si ammira. Alle 16, in circa 20 minuti di camminata, saliamo all'Eremo Charles Foucauld, a 2780 metri, collocato poco sopra al rifugio. Aspettiamo il crepuscolo per immortalare le guglie che si tingono di rosso per i raggi del sole che, tramontando, le colpisce con un'angolazione particolare. Purtroppo le nuvole ci impediscono di ammirare il tramonto in tutto il suo splendore. Scendiamo al rifugio verso le 19 sperando di poterci rifare ai primi albori del mattino dopo. Cena a base di "sciorba" (zuppa) e cus cus.

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  a cura di Maurizio Pluda
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   data: 10 maggio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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