8 marzo 2002, l'oasi (con doccia) di Djanet. Mi sveglio alle 6.15. Il vento è quasi completamente cessato ma un sottile strato di sabbia ricopre completamente i nostri sacchi a pelo. Mi alzo ed esploro le dune alla luce del sole che sorge; con l'aumentare del chiarore il colore della sabbia assume tutte le gradazioni del grigio, per passare all'ocra quando il sole è completamente sorto. Siamo in una località talmente affascinante che dispiace lasciarla, si vorrebbe poter restare almeno qualche giorno. Purtroppo si deve ripartire per l'ultima tappa che ci condurrà all'oasi di Djanet. Si ridiscendono le dune sul versante opposto a quello della salita. Arrivati alla base, dove il terreno risulta più duro e compatto, ci fermiamo per gonfiare le gomme che erano state parzialmente sgonfiate ieri, prima della salita alle dune, perché avessero maggiore aderenza sulla sabbia. L'operazione avviene con una pompa simile a quella che, da noi, si usa per le ruote delle biciclette. Mentre i nostri autisti gonfiano le gomme, ci incamminiamo a piedi per sgranchirci le gambe; ci troviamo in una pianura immensa, completamente sabbiosa, circondata in lontananza da dune. Percorriamo volentieri un buon tratto fintanto che non sopraggiungono i fuoristrada, risaliamo a bordo e, con andatura veloce (circa 60 Km/ora) permessa dal fondo pianeggiante e compatto, raggiungiamo la strada asfaltata che proviene dal nord e conduce a Djanet. Dopo qualche chilometro di asfalto abbandoniamo nuovamente la strada e, con una deviazione su pista sterrata, arriviamo nella zona di Terarat, famosa soprattutto per un graffito del neolitico chiamato "la vache que pleure" (la mucca che piange). Nell'incisione sono rappresentate diverse mucche, ad una di queste sembra scendere una lacrima da un occhio; questo particolare ha dato il nome al graffito. La zona è formata da dune sabbiose e da grossi monoliti che fuoriescono dalle stesse; è su uno di questi che si trova l'incisione della mucca, probabilmente una delle più famose di tutto il Sahara algerino. Ripreso il cammino, in breve raggiungiamo Djanet dove ci sistemiamo all'hotel Teneré; finalmente possiamo assaporare il piacere di una doccia che ci toglie tutta la sabbia accumulata sulla pelle durante la traversata. Domani si partirà per visitare il Tassili n'Ajjer, questa volta non con i fuoristrada ma a piedi, con l'aiuto di asini per il trasporto dei bagagli.