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Sabato sera, ore 22.00. La centralissima piazza del Gesù di Napoli è gremita di folla in festa. Sul palco si avvicendano artisti di strada più o meno noti, riuniti per chiedere una gestione più responsabile e razionale delle risorse idriche. Apre le danze Max Gazzé, con un'interpretazione personale di un "tantra" dedicato all'acqua. Subito dopo il concerto, lo abbiamo intervistato.
Allora Max, come ci si sente ad essere il capobanda degli artisti di strada? Capoche? Stasera sono venuto qui solo per suonare e divertirmi. Mi fa molto piacere essere qui. La strada sento di averla nel sangue, è da lì che provengo ed è lì che ho iniziato a suonare. Nel concerto di stasera l'attenzione è puntata sulla questione dell'uso responsabile delle risorse idriche. Peccato che due giorni fa, al congresso di Johannesburg, i potenti del mondo abbiano deciso che di queste cose non frega niente a nessuno. Non ti scoccia aver suonato a favore di una causa persa? No, anzi! Sono convinto che ormai le decisioni prese da politici e potenti vari siano quanto mai distanti dalla sensibilità delle persone. Io preferisco stare in mezzo alla gente, e dimostrare per quello in cui credo. Un piccolo concerto come questo non può certo risolvere le complicate questioni internazionali, ma può comunque rendere più attente le persone verso problemi fondamentali. Accidenti, Max Gazzé è un vero artista "contro". Non sono contro nessuno. Non mi piace l'omologazione e l'uso distorto dei media. Tutto qui. Credo che il mestiere del musicista sia quello di far passare dei messaggi. Mettiamola così: sono un "terrorista musicale". A cosa stai lavorando ultimamente? Disco nuovo in arrivo? Non direi proprio, visto che ho sciolto da poco il contratto con la mia casa discografica. Penso che starò lontano per un bel po' da quell'ambiente. Sto lavorando su sonorità nuove, vicine alla pratica teatrale, ma non c'è ancora niente di definito. Finito il tuo concerto, te ne torni in albergo? Come no! Ora prendo il mio chitarrista e ci infiliamo in qualche angolo a suonare per strada. Sono venuto qui apposta...
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