Quando l'attività estrattiva è andata inesorabilmente in crisi questa tratto di costa con i suoi abitanti si è trovato povero di tutto, ma ricco di una risorsa potenzialmente inesauribile: il mare incontaminato, la macchia mediterranea intatta, chilometri di spiagge deserte. Pur aprendosi al turismo la Costa Verde non ha perso la sue caratteristiche di isolamento, scarso affollamento e assenza di mondanità. Non ci troverete discoteche, villaggi, animatori e ombrelloni, ma molte bellezze naturali insieme a qualche carello arrugginito o ai resti di uno stabilimento minerario abbandonato, in una atmosfera che ricorda quella dei villaggi fantasma dei film western. Solo un paio di alberghi, altrettanti campeggi, qualche agriturismo: la ricettività della Costa Verde non va oltre questo. Per questo è diventata la metà perfetta per camperisti, liberi campeggiatori, trekker, arrampicatori e comunque per chi ama un turismo abbastanza "wild". Le vestigia della vecchie miniere da qualche anno state aperte ai visitatori e riconvertite ad attrattive turistiche, come nel caso delle gallerie di Porto Flavia: un modo orginale e intelligente di valorizzare il territorio e la sua storia. La differenza con la Costa Smeralda la si misura infine anche nei prezzi. Con 20 euro si mangia ottimamente e abbondantemente. Ultimo notazione: la fauna umana che incontrerete in questo zona non assomiglia a quella do Porto Cervo. Pochi cloni di Biatore, sedicenti manager milanesi e aspirani Veline. Molti sardi, stranieri e vcp, very common person.