Questo antico insediamemento minerario sta conoscendo una vera e propria rinascita grazie al turismo e al numero sempre crescentre di persone che si recano a visitare le gallerie di Porto Flavia, una delle opere più interessanti di ingegneria del sottosuolo.
Le prime notizie documentate su questa miniera si hanno a partire dal 1614 quando venne costruita una piccola fonderia per la lavorazione del minerale estratto in loco. Tuttavia, il vero periodo di prosperità si ebbe nella seconda metà del secolo scorso. In quegli anni per per migliorare la resa, venne realizzata una innovativa fonderia nei pressi della spiaggia di Fontanamare dove era possibile soddisfare il fabbisogno idrico.
Nel 1872 la concessione passò alla ditta Geisser che provvide a costruire nei pressi di Cuccuru Aspu, una nuova laveria meccanica per un primo trattamento del minerale estratto; in quei primi anni di attività il minerale di prima scelta era imbarcato dalla spiaggia di Fontanamare alla volta di Carloforte, da cui era spedito alle fonderie continentali, il resto era fuso sul posto.
Alla fine del 1895 le concessioni passarono alla Società Anonima di Nebida, che dopo due anni fece costruire l'imponente laveria Lamarmora, grazie alla quale la miniera poteva essere considerata all'avanguardia in Sardegna.
Nel 1924 fu costruito il sistema di imbarco e di stoccaggio di Porto Flavia, direttamente sul mare. Il sistema per la spedizione dei minerali, fra i pochi al mondo, permetteva il carico di un mercantile in un giorno o due (in media 500 tonnellate all'ora), contro 7 o 8 giorni di duro lavoro dei faticosi metodi tradizionali. L'impianto smise di operare immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi è possibile accedervi previo contatto con le organizzazioni che promuovono le visite in miniera.
Dopo la seconda guerra mondiale, la società che gestiva le miniere di Masua andò in crisi e la concessione fu rilevata prima dall'Ammi e poi dalla Società Anonima Piombo e Zinco.
Nel 1981 la SAMMIM aveva in coltivazione le masse "Alice e Regione" che tenne fino all'esaurimento del giacimento.
I minerali estratti erano: anglesite, aragonite, argento nativo, barite, calcite, cerussite, dolomite, emimorfite, fluorite, fosgenite, galena e quarzo.
Sulle scogliere di Masua oggi non è raro incontare qualche individuo con casco e imbracatura: non sono minatori ma scalatori, attratti dalla linee ardite e dalla straordinaria compattezza della roccia.