Quello che segue è il diario di bordo di una crociera alle isole Cicladi scritto da un fedele clarenciano, Duccio, e mandatoci via e-mail. Che così, prima di iniziare il resoconto del viaggio vero e proprio, spiega perché lui e i suoi compagni hanno scelto questa destinazione.
Sabato, 4 luglio 1998
I primi quattro che arrivano ad Atene, base di partenza della crociera, sono accolti da una burrasca di venti sciroccali che arrossano il cielo e stendono una patina sanguigna su ogni cosa. Il giorno dopo arrivano gli altri due. Nel pomeriggio danno una mano a una barca che ha assorbito nella propria elica una cima d'ormeggio. Molte preoccupazioni, arrivo del sommozzatore e soluzione dei guai.
La sera maman guida tutti a cena in un ristorante fuori Atene. Scoprono così che in Grecia molti autobus hanno l'aria condizionata. Visto il clima torrido che opprime la regione in parte dell'estate, l'inquinamento creato dall'aria condizionata appare abbastanza giustificato.
LA PARTENZA
Lunedì: Kea (Tzea)
Primo giorno di navigazione. Primo contatto con l'equilibrio incerto dello scafo, con la mobilità del mare instabile. In questa prima tratta della crociera tentano di raggiungere l'isola di Kea, distante da Atene una quarantina di miglia. Lasciano molto presto le acque quiete del porto e vanno verso il largo, ad affrontare il mare. Il barometro è alto. Il vento è robusto e pare abbia sapore di meltemi, anche se è orientato un po' troppo verso est. Sulla sinistra sfila la costa dell'Attica e sul promontorio che segna il suo limite meridionale le colonne del tempio di Poseidone fanno la guardia alle terre di Atene...
Martedì e mercoledì
Anche da Kea, come hanno fatto da Atene, salpano all'alba per la seconda meta della crociera. La destinazione è Delos, dove pensano di trascorrere, in uno dei suoi ridossi, la notte, per visitarla nell'alba del giorno dopo. Ma leggendo una edizione aggiornata del portolano apprendono che è vietato l'ancoraggio notturno nelle sue acque. Allora fanno rotta su Mykonos, isola separata da un breve braccio di mare da Delos. Mykonos è una delle mete turistiche più frequentate delle Cicladi. Il paese è compresso da un turismo eccessivo, che offusca il bello del paesaggio cicladico, anche se non riesce a rovinarlo del tutto.
Giovedì Con le coordinate della base dell'armatore individuano sulla carta la posizione dell'attracco e vi fanno rotta. Avvicinandosi alla costa intravedono un molo che taglia acque chiare di poca profondità, agitate dallo scirocco che spira forte. Durante i tentativi di attracco rischiano di nuovo di andare in secca: la causa è sempre la catena che slitta, sfugge, salta e sgrana sul barbotin e rischia di ferire il prodiere. Per non correre rischi, vista l'inaffidabilità dell'argano, ancorano in rada, anche se esposti al vento ed all'onda.
Venerdì Alle otto del mattino arriva puntuale l'incaricato a sostituire il pezzo difettoso con quello arrivato dalla capitale: ora la catena alloggia ogni maglia nelle precise dimensioni del nuovo verricello. E puntuale l'equipaggio, che è andato in visita al paese, si imbarca prima di mezzogiorno. Racconta di avere visto svettare sulla collina, vicino al porto di Naxos, la porta del tempio di Apollo, bianca di marmo pario nel cielo azzurro. Da ieri il barometro si alza ad annunciare, con l'alta pressione, i venti dei quadranti superiori.
Sabato, domenica e lunedì
Qualcuno è mattiniero e sbarca per un caffè. Un bar è aperto nella zo-na dei pescatori. Qui, seduto, vede, nel sole del primo mattino, una donna di passo armonioso sfilare nella strada, sei vecchi pescatori di fitto dialogare intorno ad un tavolino, un cane fiero di una breve coda aggirarsi sul selciato e stendersi in una macchia di sole abbandonan-dosi ad un torpore beato.
Mollano gli ormeggi con il sole appena sorto.
Martedì e mercoledì Salpano per tempo dalla baia di Folegandros. Si affacciano fuori dal ridosso con fiocco e randa ridotti. La poca tela a riva è adatta al mare increstato di bianco che si vede al largo, al meltemi che spazza di raffiche il porto e alla rotta che incrocia il vento di bolina.
Appena fuori dal molo si incassano onde formate che la prua infrange e sventaglia con una grandinata di gocce sulle persone e sulle manovre. Una luce cruda sprizza bagliori dalle acque e dai metalli, la visibilità è eccezionalmente nitida. Si distinguono particolari di isole lontane decine e decine di miglia. La meta di questa rotta è il porto di Paros.
Naxos, 17 luglio 1998 La luce dell'alba è ancora umida e pallida, il sole non si è ancora affacciato all'orizzonte. Dalla coperta un volo, una vertigine breve ed un tuffo nelle acque chiare che pungono la pelle. Due bracciate e risalita a bordo per una doccia sulla plancia; un robusto strofinarsi con l'asciugamano. Il cuore che pompa veloce e il calore di una veste. Poi il profumo del caffè che si spande per gli interni e sveglia il resto dell'equipaggio. La colazione in quadrato si prolunga come si è prolungata la notte in pozzetto. Non c'è fretta, oggi. Tocca una breve traversata. È l'ultima navigazione della crociera.