Sul contesto dei rapporti tra Cosa Nostra ed esponenti politici, tra i
quali l'on. Salvo LIMA, quest'Ufficio ha chiesto - nalla lista - di
acquisire le dichiarazioni rese - nell'ambito del processo contro ABDEL AZIZI
AFIFI + 79 (c.d. maxi-bis) - dal collaborante Vincenzo MARSALA.
Questi è stato uomo d'onore della famiglia di Vicari e figlio di
Mariano MARSALA, rappresentante della stessa famiglia, e la sua
attendibilità è stata passata al vaglio della Corte di Assise
di Palermo che, anche sulla base delle sue dichiarazioni, ha emesso sentenza di condanna per reati associativi a carico di vari esponenti mafiosi, sentenza
divenuta definitiva.
Da queste dichiarazioni risulterà infatti che:
a proposito delle elezioni politiche ed amministrative in Sicilia, la
"mafia" seguiva alcune precise regole;
da sempre, l'unico partito politico per il quale si era votato era quello
della Democrazia Cristiana, in quanto i suoi uomini e rappresentanti "erano
quelli che proteggevano maggiormente la mafia";
in particolare Peppe MARSALA (capomandamento di Vicari)
appoggiava sempre Salvo LIMA; tutta l'organizzazione appoggiava inoltre diversi
altri uomini politici della D.C., come D'ACQUISTO, CAROLLO e FASINO;
la regola fondamentale era che veniva ammessa propaganda politica da parte degli uomini d'onore solo in favore della D.C., mentre era severamente vietato fare propaganda e votare per i comunisti e per i fascisti;
era tuttavia ammesso che si potesse talvolta votare in favore di esponenti di altri partiti politici, ma ciò a titolo puramente personale, per ricambiare favori ricevuti, e comunque con divieto di propaganda;
in effetti, i contatti con gli uomini politici erano mantenuti soltanto da
Peppe MARSALA, al tempo in cui egli era il capomandamento;
infatti, il contatto con gli uomini politici non può essere mantenuto da un qualsiasi uomo d'onore, ma è necessariamente mantenuto soltanto da
quelle persone della famiglia che, come i capimandamento, hanno
un grado elevato nella gerarchia dell'organizzazione;
in particolare Peppe MARSALA dava a tutti l'indicazione di votare per D'ACQUISTO, PERGOLIZZI, Salvo LIMA e Vito CIANCIMINO, e Lello OCELLI si adoperava particolarmente per le campagne elettorali di LIMA.
In ordine alla attendibilità delle citate dichiarazioni del
MARSALA, va ricordato quanto è stato osservato nella motivazione della richiamata sentenza emessa in data 16 aprile 1988, nel procedimento penale contro ABDEL AZIZI Afifi + 79 (c.d. maxi-bis), dalla Corte di Assise di Palermo:
"Nel rapporto giudiziario del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Palermo
dell'11.3.1985 sono specificamente indicati i riscontri che le indagini
condotte hanno offerto alle indicazioni del MARSALA, sovente generiche a causa del modesto ruolo dell'imputato svolto in seno all'organizzazione che gli impediva di venire a conoscenza di fatti e circostanze relative ai rapporti con esponenti politici, riservati ai personaggi più autorevoli di Cosa
Nostra. E se gli episodi ed i collegamenti emersi dalle dichiarazioni del MARSALA e
riscontrati dalle indagini non appaiono sufficienti ad integrare illeciti
aventi rilevanza penale, vanno tuttavia, sia pure per sintesi, rassegnati non
solo al fine di verificare ancora una volta la sostanziale
attendibilità del pentito su fatti di cui è stato spesso mero
testimone, ma anche perchè attraverso essi si delinea compiutamente una
realtà nella quale l'associazione mafiosa oggetto del presente
procedimento risulta immersa e mediante la quale estende la sua nefasta
influenza. Premesso che MARSALA Giuseppe ("Peppe"), conosciuto anche da
BUSCETTA Tommaso che lo ha indicato come componente della commissione negli
anni '60 (confr. interrogatorio negli U.S.A. udienza del 27.10.1987, pagg.
20-21), viene dal MARSALA Vincenzo accusato di essere stato capo-mandamento
nonchè rappresentante della famiglia di Vicari, fino all'invio nel 1969 al soggiorno obbligato a Conigliano d'Otranto dove morì il 26.9.1972, risulta
dalle indagini svolte che il predetto è stato in rapporti frequenti con
diversi esponenti politici, così come riferito dal MARSALA Vincenzo. Ed infatti egli risulta avere intrattenuto rapporti con l' ex-esponente
democristiano CIANCIMINO Vito (oggi imputato dei reati di cui agli artt. 416,
416 bis C.P. ed altro nel proc. pen. n. 1817/85 R.G. U.I. pendente
in istruttoria, ma ora già definito con condanna del
CIANCIMINO: nota del P.M.), secondo quanto specificamente e documentalmente
indicato negli atti della I^ Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul fenomeno
della mafia in Sicilia. << Alla lista va aggiunto MARSALA Giuseppe, capo-mafia di Vicari, sottoposto
al soggiorno obbligato per 4 anni. MARSALA Giuseppe è assegnatario di un
quartino dell'Istituto Autonomo Case Popolari, ottenuto su segnalazione di
CIANCIMINO. D'altra parte, il figlio del MARSALA, MARSALA Salvatore, è dipendente
comunale, è stato autista di CIANCIMINO ed è assegnatario di un appartamento della case popolari. A sua volta il genero di MARSALA, FARINA Carlo, è impiegato all'azienda
municipalizzata dell'Acquedotto e vi fu assunto per chiamata diretta.
CIANCIMINO, nel corso di un procedimento penale, non negò di conoscere
MARSALA e non negò che costui si fosse occupato delle sue
elezioni >> Emergono, poi, contatti anche con altri esponenti di spicco della Democrazia Cristiana isolana dell'epoca. Prosegue infatti la relazione della Commissione Antimafia : <<Nel processo contro TORRETTA Pietro + 120 (Doc. 509) sono documentate le
irregolari assegnazioni di case popolari fatte a mafiosi
come GENTILE Nicola, FILIPPONE Gaetano e MARSALA Giuseppe (capo-famiglia di
Vicari) e congiunti, da LIMA Salvatore e DI FRESCO Ernesto, con
l'interessamento di CIANCIMINO Vito, BRANDALEONE Giuseppe
(proprio quell' uomo d'onore che indicherà il BUSCETTA) e
PIVETTI Ernesto. Il figlio di MARSALA era autista di CIANCIMINO e di DI
FRESCO>>. E dell'interessamento del DI FRESCO e del LIMA in favore del figlio del noto
capo-mafia di Vicari vi è traccia scritta in una emblematica lettera
datata 27.6.1959 (Vol. 6/y, Fot. 183276) ed indirizzata al predetto DI FRESCO,
all'epoca consigliere comunale di Palermo, dal noto esponente democristiano
LIMA Salvatore, all'epoca presidente della commissione comunale per
l'assegnazione degli alloggi popolari, con la quale si comunicava che era stato
assegnato un alloggio popolare al MARSALA Salvatore (<<da te vivamente
segnalato >>)".
Come ben si vede, le dichiarazioni del MARSALA costituiranno un significativo
e puntuale riscontro ante litteram di tutte le acquisizioni successive
sulla natura del rapporto instaurato - fin dagli anni `60 - da Cosa Nostra con
il mondo politico e, particolarmente, ai fini che qui interessano, con
esponenti della corrente andreottiana.
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