Gli elementi di prova acquisiti nei confronti dell'imputato troveranno
ulteriore conferma nelle dichiarazioni che verranno rese, in questo
dibattimento, da Baldassare DI MAGGIO, il collaborante "corleonese" che
ha fornito un contributo decisivo per la cattura di Salvatore RIINA, eseguita
dai Carabinieri del R.O.S. il 15 gennaio 1993; e ciò per quanto attiene,
in particolare:
- alla determinazione di Cosa Nostra di lanciare un avvertimento alla
D.C. in occasione delle consultazioni politiche nazionali del 1987;
- alla strategia perseguita dall'organizzazione per il condizionamento del
maxi-processo, attraverso un circuito costituito da Ignazio SALVO,
dall'on. LIMA e dal sen. Giulio ANDREOTTI.
Con riferimento al primo tema, attraverso la testimonianza del DI MAGGIO ed i
relativi riscontri l'Accusa dimostrerà che i capi di Cosa Nostra
decisero il comportamento da seguire in occasione delle elezioni politiche del
1987 in una riunione cui presero parte - tra gli altri - lo stesso DI MAGGIO,
Salvatore RIINA, Antonino MADONIA, Salvatore CANCEMI.
La riunione era stata convocata dal RIINA per stabilire se i voti di Cosa
Nostra dovessero confluire sulla D.C. ovvero sul P.S.I., poichè i
democristiani "non facevano il loro dovere".
Infatti, il RIINA lamentava che la D.C. non aiutava l'organizzazione in
relazione all'andamento del maxi-processo.
L'incontro si concluse con la decisione di votare per il P.S.I. e, in
particolare, per l'on. MARTELLI, non già perchè quest'ultimo
avesse legami con Cosa Nostra, ma per "dare uno schiaffo" alla D.C.
Fu consentito tuttavia, a seguito di un'osservazione in tal senso di Antonino
MADONIA, di continuare a votare singoli candidati democristiani, purchè
fossero "amici" e si prestassero ancora ad aiutare le famiglie
con cui avevano rapporti.
Risulterà, inoltre, che il DI MAGGIO ebbe ad incontrare
personalmente i cugini Antonino ed Ignazio SALVO, congiuntamente o
separatamente, in tre occasioni successive:
- una prima volta, in epoca anteriore all'arresto di Bernardo BRUSCA (24
novembre 1985), il DI MAGGIO aveva accompagnato i SALVO in una casetta di
campagna - in località Aquino di Monreale - ove li attendeva
appunto il BRUSCA, che ebbe con loro un colloquio privato;
- in una seconda occasione, sempre in epoca anteriore all'arresto del BRUSCA,
egli aveva accompagnato i SALVO in località Dammusi di San
Giuseppe Jato, ove erano attesi da Bernardo BRUSCA e da Salvatore RIINA. Anche
in questo caso, il DI MAGGIO non aveva partecipato al colloquio, che
durò circa 2 o 3 ore;
- infine, nella terza occasione (in epoca, questa volta, successiva all'arresto
di Bernardo BRUSCA), il DI MAGGIO era stato incaricato dal RIINA di portare
personalmente un messaggio ad Ignazio SALVO.
Qual era il contenuto di questo messaggio?
RIINA voleva un appuntamento per incontrare l'on. ANDREOTTI.
L'incontro era poi effettivamente avvenuto nella casa palermitana di Ignazio
SALVO nel pomeriggio di un giorno collocato alcuni mesi dopo le elezioni
politiche del giugno 1987 (quindi nell'estate-autunno).
Quel giorno Salvatore RIINA, tramite Michelangelo LA BARBERA, convocò
il DI MAGGIO per le ore 14.30 in un magazzino vicino ad un "pollaio"
dietro la Casa del Sole (individuato dalla p.g.).
RIINA giunse all'appuntamento accompagnato da Giuseppe SANSONE (1) con una utilitaria, e prese posto con il DI
MAGGIO a bordo della Golf bianca di quest'ultimo, dicendogli che,
da soli, dovevano andare da Ignazio SALVO.
Giunti davanti al cancello del garage dell'edificio in cui abitava il SALVO,
essi trovarono Paolo RABITO, che aprì loro il cancello e fece parcheggiare
la macchina nel garage.
Con un ascensore privato, RIINA, DI MAGGIO e RABITO salirono nella casa di
Ignazio SALVO, il quale li fece entrare in una stanza, ove si trovavano l'on.
Giulio ANDREOTTI e l'on. Salvo LIMA, i quali si alzarono e li salutarono; il DI
MAGGIO strinse la mano ai due deputati, e baciò Ignazio SALVO.
RIINA, invece, salutò con un bacio tutte e tre le persone (ANDREOTTI,
LIMA e Ignazio SALVO), mentre il DI MAGGIO subito dopo andò, insieme al
RABITO, in un'altra stanza.
Dopo un po' di tempo (circa 3 ore - 3 ore e mezza), richiamato da Ignazio
SALVO, il DI MAGGIO ritornò nel salone-studio, salutò le persone
che erano ancora lì presenti (e cioè l'on. ANDREOTTI e l'on. LIMA),
stringendo loro la mano, e se ne andò con il RIINA.
Egli non aveva mai visto prima, né rivide più in seguito, di
presenza, né l'on. ANDREOTTI, né l'on. LIMA, e dopo
quell'incontro non rivide più neanche Ignazio SALVO.
Come si vede, anche le dichiarazioni del DI MAGGIO confermeranno integralmente
l'esattezza del quadro che forniranno gli altri collaboranti in ordine:
- alla strategia politica adottata da Cosa Nostra, in occasione delle
competizioni elettorali del 1987;
- al livello del "rapporto di scambio" tra Cosa Nostra e taluni
esponenti politici.
Inoltre, le precisazioni che fornirà il DI MAGGIO sulla
collocazione temporale dell'incontro e sull'oggetto del colloquio (a lui del
tutto ignoto) appaiono coerenti con una ricostruzione delle linee evolutive di
quel rapporto di scambio che, anche secondo altri collaboranti,
cominciava ad incrinarsi già nel 1987, e comunque in epoca
anteriore alla sentenza emessa dalla Corte di Cassazione nel
maxi-processo.
(1) tratto in arresto per appartenenza a Cosa Nostra, poco dopo la cattura di RIINA Salvatore, e recentemente condannato per il reato di cui all'art.416 bis c.p.