Anche Gioacchino LA BARBERA esporrà quanto ha appreso, sul
sen. ANDREOTTI, da taluni degli esponenti più importanti e pericolosi
di Cosa Nostra: Giovanni BRUSCA, Leoluca BAGARELLA ed Antonino GIOE'.
Anche attraverso queste dichiarazioni, l'Accusa si propone di dimostrare che
l'omicidio dell'on. Salvo LIMA si inquadra in una strategia precisa di Cosa
Nostra, volta ad eliminare sia i nemici più accaniti
dell'organizzazione (fra i membri delle Istituzioni, principalmente i
Magistrati, ma non soltanto loro), sia gli amici del passato che non avevano
mantenuto le promesse fatte a Cosa Nostra, o che addirittura avevano
tradito.
Il LA BARBERA riferirà poi dettagliatamente altre circostanze che
pongono chiaramente in evidenza come l'omicidio del parlamentare siciliano
fosse solo l'inizio di una strategia, comprendente l'ideazione e programmazione
di vari attentati, costituenti, nella "politica" dei vertici di Cosa
Nostra, una risposta alla rottura del tradizionale "patto di scambio";
rottura di cui l'organizzazione aveva ricevuto la definitiva conferma con il
negativo esito del maxi-processo.
Dalla testimonianza del LA BARBERA risulterà infatti che Cosa
Nostra aveva ideato un attentato in danno del sen. Giulio ANDREOTTI, ovvero di
taluno dei suoi figli.
In particolare, erano stati Giovanni BRUSCA e Leoluca BAGARELLA a parlare tra
loro di questo attentato, sempre nel contesto di più ampie e ricorrenti
conversazioni riguardanti la decisione di Cosa Nostra di attaccare sia gli
avversari dell'organizzazione, sia gli amici del passato che non avevano
mantenuto le promesse o avevano "tradito".
Secondo BRUSCA e BAGARELLA, infatti, ANDREOTTI era "un cornuto", il
quale, anche per l'opinione pubblica, dopo tutto quello che era successo,
non poteva o non voleva mettersi contro le iniziative di MARTELLI.
BRUSCA e BAGARELLA consideravano ANDREOTTI un "traditore", nel senso
che "aveva girato loro le spalle".