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PROCESSO ANDREOTTI
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   IL PROCESSO ANDREOTTI

PARAGRAFO 9

LE DICHIARAZIONI
DI SALVATORE CANCEMI

Informazioni di estremo interesse sui rapporti tra il sen. ANDREOTTI e Cosa Nostra verranno fornite, in questo dibattimento, da un altro collaborante che ha fatto parte, fino a tempi recentissimi, dell'organismo di vertice dell'associazione mafiosa, in quanto componente della Commissione provinciale di Palermo: Salvatore CANCEMI.

In particolare, il CANCEMI verrà richiesto di riferire quanto a sua conoscenza sui seguenti temi:

  • il condizionamento delle elezioni politiche del 1987 in Sicilia ad opera dei capi di Cosa Nostra;

  • le motivazioni dell'omicidio dell'on. Salvo LIMA;

  • le interferenze svolte da Cosa Nostra per l'aggiustamento del maxiprocesso e di altri procedimenti giudiziari;

  • le attività di Giuseppe CALO', anche con riferimento al suo periodo romano (1975-1985) ed alle sue amicizie romane;

  • l'omicidio del giornalista Carmine PECORELLI, commesso a Roma nel 1979;

  • le relazioni politiche di Salvatore RIINA e di Bernardo PROVENZANO.

Per quanto riguarda il tema riguardante le elezioni politiche del 1987, dalla testimonianza del CANCEMI, e dai relativi riscontri, risulterà che:

  • nella imminenza delle elezioni politiche del 1987, Salvatore RIINA intervenne personalmente, con notevole impegno e determinazione, per indurre tutti gli esponenti di Cosa Nostra di Palermo a sostenere elettoralmente il P.S.I.;

  • a tal fine il RIINA convocò una riunione, che si svolse in una villa, procurata dallo stesso CANCEMI su richiesta di Domenico GANCI (figlio di Raffaele);

  • alla detta riunione erano presenti Salvatore CANCEMI (per il mandamento di Porta Nuova), Domenico GANCI (per il mandamento della Noce), Baldassare DI MAGGIO (per il mandamento di San Giuseppe Jato), Antonino MADONIA (per il mandamento di Resuttana), Salvatore BIONDINO (per il mandamento di San Lorenzo) , forse anche Michelangelo LA BARBERA , e - naturalmente - Salvatore RIINA ;

  • nel corso della riunione RIINA disse che occorreva votare per il P.S.I., ed in particolare per i candidati MARTELLI, FIORINO e LOMBARDO;

  • questa decisione di RIINA rappresentava una novità poichè da sempre l'orientamento generale degli uomini d'onore era nel senso di votare esponenti del partito della Democrazia Cristiana (anche se era consentito votare per esponenti di altri partiti minori diversi);

  • RIINA spiegò questa decisione affermando che vi era un interessamento dell'on. MARTELLI per riforme legislative, riguardanti il nuovo Codice di Procedura Penale e la regolamentazione delle misure di prevenzione, che erano utili a Cosa Nostra;

  • RIINA non spiegò in particolare i motivi per i quali le preferenze dovevano orientarsi a favore dei candidati MARTELLI, FIORINO, e LOMBARDO;

  • era però chiaro che RIINA aveva avuto dei contatti quantomeno con FIORINO e LOMBARDO, attraverso persone sue.

Queste circostanze, riferite dal CANCEMI già in un interrogatorio del 19 ottobre 1993, riceveranno un eccezionale riscontro nella testimonianza dello stesso Claudio MARTELLI.
Secondo quanto potrà qui riferire l'ex Ministro della Giustizia, infatti, la candidatura a Palermo, per le elezioni del 1987, gli era stata proposta proprio dagli onorevoli Filippo FIORINO e Giuseppe REINA, i quali erano andati a trovarlo a Roma prospettandogli una linea di "rinnovamento" del P.S.I. siciliano.
Le informazioni riferite dal CANCEMI sul punto risulteranno, dunque, più che attendibili.
E, sulla linea politica allora adottata dai capi di Cosa Nostra nelle loro "relazioni esterne" con il mondo politico nazionale, attraverso le dichiarazioni del CANCEMI risulterà confermato che:

  • dopo le elezioni del 1987 il RIINA mutò nuovamente opinione, poichè non apparve del tutto soddisfatto della linea politica del P.S.I.;

  • di conseguenza, nelle consultazioni politiche successive, egli impartì nuovamente la disposizione di votare per la Democrazia Cristiana.

Sulle vicende successive alle elezioni politiche del 1987, l'Accusa dimostrerà quindi che Cosa Nostra "non si era trovata bene" con i socialisti.
Ed in effetti, il Ministro MARTELLI non aveva corrisposto alle attese dell'organizzazione, ed in particolare non aveva intrapreso contro il maxi-processo di Palermo la stessa azione demolitoria già realizzata, invece, sull'onda del "caso TORTORA", contro il maxi-processo di Napoli.
Inoltre, era intervenuto un nuovo "patto" tra l'organizzazione ed i suoi tradizionali referenti politici, i quali non avevano evidentemente sottovalutato il "segnale" loro inviato in occasione delle elezioni politiche del 1987.
Verrà quindi evidenziata la effettiva ragione di un evento, come quello dell'incontro a Palermo, nella casa di Ignazio SALVO, tra il supremo capo di Cosa Nostra, Salvatore RIINA, ed il supremo referente politico nazionale dell'organizzazione; incontro avvenuto proprio dopo le elezioni politiche del 1987.
A causa del mutato atteggiamento di Cosa Nostra sul piano elettorale, le sorti del potere andreottiano in Sicilia (e quindi anche in Italia) erano in grave pericolo.
Occorreva rassicurare RIINA, ma questi non si accontentava più, evidentemente, delle facili promesse dell'on. LIMA. Occorreva una garanzia al massimo livello, e, dunque, l'intervento personale di ANDREOTTI.
Questo fu chiesto ed ottenuto da RIINA in quel giorno di autunno del 1987.
Cosa Nostra ritornò a sostenere elettoralmente i suoi antichi referenti; e, quando questi "tradirono", fu ucciso l'on. LIMA in maniera tale da compromettere irreversibilmente il coronamento del quarantennale disegno di potere di ANDREOTTI: la elezione a Presidente della Repubblica.
Attraverso la testimonianza del CANCEMI, l'Accusa dimostrerà quindi che:

  • per quanto riguarda la scelta dei candidati della Democrazia Cristiana da sostenere, vi era sempre stata in Cosa Nostra una certa libertà, e nell'ambito di ciascuna famiglia, gli uomini d'onore avevano facoltà di appoggiare i candidati che di volta in volta preferivano;

  • uomini politici particolarmente sostenuti elettoralmente da Cosa Nostra erano ad esempio gli onorevoli Giovanni GIOIA, Salvo LIMA e Vincenzo CAROLLO;

  • negli ultimi tempi, il tramite tra RIINA e l'on. LIMA erano soprattutto Salvatore BUSCEMI, imputato e condannato nel maxi-processo, e il di lui fratello Antonino BUSCEMI, proprietario della società Calcestruzzi;

  • a proposito del maxi-processo, RIINA disse che se ne interessava per tramite dell'on. Salvo LIMA;

  • più precisamente, RIINA disse che avrebbe interessato l'on. LIMA per "arrivare" alla Cassazione;

  • sullo stesso argomento, successivamente, Raffaele GANCI e Michelangelo LA BARBERA confermarono che l'on. LIMA era "nelle mani" dei BUSCEMI, cioè che i BUSCEMI erano in grado di fargli fare tutto quello che volevano;

  • il GANCI e il LA BARBERA aggiunsero che l'on. LIMA sarebbe "arrivato" alla Cassazione attraverso l'on. ANDREOTTI, e più precisamente che aveva avuto l'incarico di interessare l'on. ANDREOTTI per arrivare alla Cassazione.

Ancora una volta, l'informazione fornita dal collaborante troverà riscontro nelle altre risultanze processuali.
L'on. LIMA, diretto "referente" di Cosa Nostra in Sicilia, non avrebbe avuto, da solo, concrete possibilità di influenzare il giudizio della Corte di Cassazione.
Ciò poteva fare, invece, il suo "referente" nazionale, il sen. ANDREOTTI, o direttamente, o indirettamente, attraverso il collaudato canale rappresentato da Claudio VITALONE; quel VITALONE che - secondo quanto risulta dalle dichiarazioni di SBARDELLA, e risulterà inoltre da varie altre testimonianze, tra cui quella di Claudio MARTELLI -era la "longa manus" di ANDREOTTI negli ambienti giudiziari romani, ed in particolare nei riguardi del Presidente CARNEVALE, e che, secondo altre plurime testimonianze, raccolte in questo procedimento ed in quello sull'omicidio PECORELLI, era inoltre legato ai cugini Antonino ed Ignazio SALVO.

Ma le parole di Raffaele GANCI e di Michelangelo LA BARBERA comportavano la certezza di un interessamento poi effettivamente svolto dall'on. ANDREOTTI per influire sul giudizio della Corte di Cassazione, ovvero soltanto l'ipotesi che l'on. LIMA potesse rivolgersi a tale scopo all'on. ANDREOTTI?
In proposito, attraverso la testimonianza del CANCEMI, l'Accusa evidenzierà un ulteriore significativo episodio.
Quando la stampa e la televisione diffusero con abbondanza di particolari gli episodi riferiti dai collaboranti sul conto dell'on. ANDREOTTI, ciò costituì ovviamento oggetto di commenti.
In particolare, nel periodo in cui i giornali pubblicarono le dichiarazioni rese da Baldassare DI MAGGIO anche sul conto dell'on. ANDREOTTI, si verificò un episodio specifico.
Mentre CANCEMI era latitante, ed abitava in una casa vicina alla sua residenza di via Portello. Di quando in quando lo veniva a trovare Raffaele GANCI, egli pure latitante, e si tratteneva per un po'.
In una di queste occasioni, CANCEMI e GANCI stavano leggendo su un giornale (probabilmente Il Giornale di Sicilia) un articolo in cui si riferiva l'episodio dell'incontro, avvenuto nell'abitazione di Ignazio SALVO, tra RIINA, l'on. LIMA e l'on. ANDREOTTI; l'episodio in cui, stando alle dichiarazioni del DI MAGGIO, RIINA aveva baciato l'on. ANDREOTTI.
Alla lettura dei resoconti giornalistici di quell'episodio, comprensibilmente inclini alla enfatizzazione del dettaglio del bacio, CANCEMI aveva avuto una istintiva reazione di incredulità, pensando che il DI MAGGIO avesse raccontato delle fandonie.
Ma il collaborante si era dovuto subito ricredere, di fronte alla serissima risposta di Raffaele GANCI, uno dei capi di Cosa nostra più vicini a Salvatore RIINA, ed egli stesso organizzatore della strage di Capaci.
Il GANCI, infatti, aveva confermato - con tono assolutamente serio - che DI MAGGIO diceva la verità, perchè i rapporti con i SALVO e LIMA RIINA li faceva tenere proprio a DI MAGGIO.
In effetti - secondo quanto risultava anche a CANCEMI - a RIINA interessava soltanto uno che pigliava l' "ambasciata" e la portava, anche un "cucuzzone" andava bene, purchè fosse una persona assolutamente fidata; e tale era DI MAGGIO.
Con riferimento alla motivazione dell'omicidio dell'on. LIMA, attraverso la testimonianza del CANCEMI l'Accusa dimostrerà che:

  • l'on. LIMA era stato ucciso per decisione di RIINA, e proprio perchË non aveva mantenuto le promesse, con particolare riferimento al risultato del maxi-processo;

  • per lungo tempo RIINA aveva rassicurato tutti, dicendo che il processo sarebbe andato bene perchè sarebbe stato annullato in Cassazione;

  • quando il processo andò male, RIINA disse che ciò era avvenuto a causa di un intervento del giudice Giovanni FALCONE;

  • RIINA non spiegò il tipo di intervento del dott. FALCONE; ma di questo intervento parlarono pure Salvatore BIONDINO, Raffaele GANCI e Michelangelo LA BARBERA.

Evidentemente, ai capi di Cosa Nostra non mancavano le informazioni, anche se riguardanti vicende delicatissime svolgentisi all'interno delle Istituzioni.
Qualcuno ovviamente, nel riferire dette notizie ai tramiti dell'organizzazione, aveva enfatizzato la natura ed i termini dell'intervento del dott. FALCONE, il quale - come risulterà dalle testimonianze dei suoi collaboratori del Ministero(1) - si era limitato a seguire, con doverosa attenzione, le fasi dell'assegnazione del maxi-processo in Cassazione per evitare ritardi ed inconvenienti; ed aveva altresì intrapreso, a seguito di direttiva del Ministro MARTELLI, una attività di verifica (il c.d. "monitoraggio") delle sentenze della Prima Sezione della Corte di Cassazione, che aveva evidenziato serie " anomalie(2)."
E tuttavia resta il fatto che - come sostanzialmente era stato recepito all'interno di Cosa Nostra - l'attenzione dimostrata dal Ministro MARTELLI e dal Giudice FALCONE aveva certamente contribuito a frustrare il disegno di "smantellamento" in Cassazione del maxi-processo.
Ma chi, in particolare, si accingeva a questo "smantellamento", che avrebbe determinato la vittoria definitiva di Cosa Nostra sul magistrato che l'aveva pi efficacemente combattuta?
Anche dalla testimonianza del CANCEMI risulterà che:

  • le aspettative dei capi di Cosa Nostra sul buon esito del maxi-processo erano fondate sulla "fiducia nel giudizio del dott. CARNEVALE";

  • questa fiducia derivava sia dalla passata giurisprudenza della Corte presieduta dal dott. CARNEVALE, sia dal fatto che si riteneva in Cosa Nostra di potere influenzare in qualche modo il giudice;

  • in Cosa Nostra si diceva che il dott. CARNEVALE era anche un giudice a cui si poteva "arrivare"; e ciò - secondo le affermazioni di RIINA, GANCI e LA BARBERA - grazie all'interessamento dell'on. LIMA e dell'on. ANDREOTTI;

  • quando nel gennaio del 1993 la Cassazione invece confermò le condanne, il RIINA impazzì ;

  • l'omicidio dell'on. LIMA fu la prima conseguenza;

  • successivamente il RIINA, mirando ad una revisione del processo, cominciò a tentare tutte le vie possibili per screditare i pentiti;

  • dopo l'arresto di RIINA, la sua strategia anche su questo specifico fronte è stata proseguita da Bernardo PROVENZANO, con il precipuo scopo di fare abrogare o modificare la legge sui pentiti;

  • in effetti, PROVENZANO ha sempre avuto con esponenti del mondo politico rapporti anche più forti di quelli di Salvatore RIINA ;

  • PROVENZANO è "infilato" dappertutto.


Sui rapporti intrattenuti da Cosa Nostra con il sen. ANDREOTTI, principalmente per tramite dei cugini SALVO, attraverso la testimonianza del CANCEMI l'Accusa evidenzierà che:

  • lo stesso tipo di rapporto che avevano con Salvo LIMA, Salvatore RIINA e Bernardo PROVENZANO lo avevano con i cugini Antonino ed Ignazio SALVO, uomini d'onore della famiglia di Salemi;

  • i cugini SALVO avevano rapporti con politici ad altissimo livello, con LIMA e ANDREOTTI, ma non soltanto con questi;

  • i SALVO erano stati addirittura intimi sia con il LIMA, sia con lo stesso ANDREOTTI.

Ed ancora, con riferimento alla motivazione dell'omicidio di Ignazio SALVO - identica a quella dell'omicidio dell'on. LIMA, e collegata "alle promesse non mantenute soprattutto in relazione all'esito del maxi-processo" - attraverso la testimonianza del CANCEMI sarà possibile comprendere che:

  • in effetti, Ignazio SALVO era stato egli pure condannato nel maxi-processo, e quindi, non essendo riuscito ad aggiustarlo, era rimasto danneggiato egli stesso;

  • tuttavia, questo non significava niente;

  • la "cordata" era sempre quella (Ignazio SALVO, LIMA, ANDREOTTI), e quella che contava era la responsabilità di tutto questo gruppo, complessivamente coinvolto nell'accordo poi non rispettato, o comunque non saputo mantenere.

Ancor più in dettaglio - con riferimento ad un episodio già ricordato, in termini analoghi, da Tommaso BUSCETTA e da Francesco MARINO MANNOIA, il tentativo di aggiustamento del processo RIMI - dalla testimonianza del CANCEMI risulterà confermato che:

  • Gaetano BADALAMENTI si era interessato per una vicenda giudiziaria nella quale era coinvolto suo cognato Filippo RIMI;

  • BADALAMENTI si rivolse all'on. Giulio ANDREOTTI affinchè, attraverso le sue conoscenze ed i suoi poteri, intercedesse a favore di Filippo RIMI;

  • stando alle affermazioni di Giovanni LIPARI, uomo d'onore della famiglia di Porta Nuova, e - soprattutto - dii Pippo CALO', BADALAMENTI conosceva personalmente l'on. ANDREOTTI.

Sull'omicidio PECORELLI, attraverso la testimonianza del CANCEMI l'Accusa evidenzierà che:

  • di questo omicidio "si era occupata la decina di Stefano BONTATE ";

  • l'omicidio PECORELLI fu dunque voluto ed organizzato da uomini d'onore di Cosa Nostra;

  • era possibile che fossero state utilizzate, per l'esecuzione, anche persone non combinate, purchè molto "vicine" a Cosa Nostra;

  • Michelangelo LA BARBERA (indicato da altre fonti di prova come uno degli esecutori materiali dell'omicidio), attuale sostituto di Salvatore BUSCEMI nel mandamento di Boccadifalco, aveva assunto un ruolo di rilievo nella famiglia di Boccadifalco già qualche tempo dopo la morte di Salvatore INZERILLO ;

  • per quanto riguarda qualsiasi azione da compiere a Roma, nel suo personale interesse o nell'interesse di Cosa Nostra, Stefano BONTATE poteva ovviamente disporre senza alcun problema di Michelangelo LA BARBERA , visto che quest'ultimo era uomo d'onore della famiglia di Rosario DI MAGGIO , molto amico dello stesso BONTATE;

  • a Roma Pippo CALO' poteva disporre di Danilo ABBRUCIATI, e ne parlava come di un uomo molto "valido", cioË abile nell'esecuzione di omicidi e di altre azioni delittuose. Anzi, quando ABBRUCIATI fu ucciso a Milano, il CALO' era molto "dispiaciuto" di ciò, perché aveva perso appunto un uomo valido a cui teneva molto.

Per quanto riguarda, infine, il tema dell'aggiustamento di processi, il CANCEMI potrà dettagliatamente riferire un episodio da lui direttamente vissuto, ed attinente al tentativo di aggiustamento del c.d. maxi-ter, attuato mediante il versamento di una ingente somma di denaro al prof. Giovanni ARICO', considerato uno dei canali più efficaci per arrivare al Presidente Corrado CARNEVALE.


V., infra , il Capitolo dedicato ai tentativi di aggiustamento del maxiprocesso.
V., infra , sul punto, la deposizione di Gian Nicola SINISI.

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