Con nomi e cognomi i fatti specifici, Mutolo. Prego.
DIFESA:
Credo che non abbia sentito la sua precisazione Presidente.
PRESIDENTE:
Mutolo, mi sente? Mutolo.
MUTOLO G.:
Sì.
PRESIDENTE:
Senta.
MUTOLO G.:
Sì, lo sento.
PRESIDENTE:
I fatti specifici si raccontano con nomi e cognomi, non in termini generici
un questore, un prefetto, va bene? Prego.
P.M.:
Signor Mutolo, passiamo ad altro argomento, il maxi processo. Lei è
stato imputato nel maxi processo. La domanda che le rivolgo è: le
risulta che Cosa Nostra abbia svolto delle azioni per interferire sull'andamento
del maxi processo? Sì o no?
MUTOLO G.:
Sissignori.
P.M.:
Vuole raccontare che cosa è accaduto?
MUTOLO G.:
Guardi, io posso iniziare da quando diciamo tutti i detenuti che eravamo
sparsi nei vari carceri di Italia ci hanno concentrati perchè di
lì a qualche mese, a qualche due mesi si doveva iniziare il maxi
processo, quindi siamo nella fine del 1985, ci portano con un aereo, un
grosso aereo, un DC-10, quindi scendiamo a Palermo, un pò di detenuti
vanno a Palermo, diciamo, quelli più pericolosi secondo le imputazioni
ci appoggiano a Trapani perchè dovevano allestire una sezione, quindi
noi essendo un pò sparsi, 10 a Firenze, 10 a Como, 10 a Napoli,
tutti assieme ci troviamo di nuovo buona parte di detenuti a Trapani e
a Palermo. Io sono in quel gruppo che vado a Trapani. Subito io, siccome
io non è che ero un nuovo arrivato, quindi io sapevo gli usi e i
costumi di come ci si muoveva dentro casa nostra, quindi io faccio presente
subito che avevo la possibilità di indicare la strada per aggiustare,
diciamo, in quello che poteva servire, insomma, il processo, diciamo, il
maxi processo, quindi parlo con Salvatore Montalto, parlo con Mariano Agate,
parlo con Pino Leggio, sicuramente c'erano anche altre persone, ma quelli
che mi ricordo i più importanti sono questi e gli dico: "mandateci
a dire a Salvatore Riina e al mio capo mandamento, a Giacomo Gambino, che
io so che sarà una questione di soldi, sarà una questione
di numeri, però c'è una persona che potrebbe dare una grossa
mano di aiuto al maxi processo" quelli giustamente dicono "che
cos'è il discorso?" "gli dici che c'è il giudice
Signorino, che io lo so insomma per fattori diretti, che è in grado
di potere aggiustare questo processo" Dopo qualche 20 giorni, 15 giorni,
non è che ora posso essere preciso sui giorni e sull'ora mi viene
la risposta, me la dà sempre Pino Leggio con Montalto e Mariano
Agate e dice "senti, Salvatore Riina e u tignusu hanno detto facitivi
i carcerateddu, fatti u carcerateddu, per quanto concerne le cose di fuori
ci pensiamo noi"
PRESIDENTE:
Non parli in dialetto Mutolo, perchè non lo comprendiamo. Mutolo,
non parli in dialetto, parli in italiano se può.
P.M.:
La parola carceratieddu la vuole dire in italiano?
MUTOLO G.:
Cioè carcerateddu vuol dire cioè fate i bravi ragazzi,
i bravi detenuti che non vi prendete preoccupazioni, non vi prendete pensiero
che per i problemi che ci sono fuori ci pensiamo noi. Facitivi u carcerateddu
è questo, cioè fatevi i bravi ragazzi, insomma, questo è
il discorso, quindi mi dicono questo e noi nel mese credo di febbraio scendiamo
a Palermo e inizia il maxi processo.
P.M.:
Continui.
MUTOLO G.:
Al maxi processo... posso continuare o no?
P.M.:
Sì, continui.
MUTOLO G.:
Di là quindi passano i primi mesi, si pensa di incominciare a
uscire con le scadenze termini anche perchè ci sono buona parte
di personaggi diciamo che avevano in qualche modo maturato le scadenze
termini o credevano di avere maturato le scadenze termini di legge secondo
i conteggi come si facevano, però la cosa più strana è
che il discorso sembra un pochettino stagnato, insomma, non si vede un
grosso movimento, perchè noi abbiamo pensato subito, ora sì,
è due, tre anni, quattro anni che siamo in galera, però una
volta che ora siamo a Palermo, qua insomma si smuovono subito ed aprono
le porte. Invece dopo un paio di mesi vediamo che la cosa sembra stagnata
e quindi mettiamo a parlare, là ci sono diversi capi mandamento
nel carcere di Palermo, che li posso indicare, come Montalto, come Ciccio
Madonia, come Bernardo Brusca, come Nenè Geraci e come Pippo Calò,
quindi c'è quasi mezza commissione, ci sono persone che si parlano,
che ci fanno vedere i problemi, ma i veri problemi è che ci mandano
a dire di fuori di stare tranquilli, di stare pacifici, di, cioè
che per i momenti che erano il processo era un processo politico e quindi
Roma doveva dare l'impressione al mondo intero che seguiva questo maxi
processo, che la mafia era tutta nelle gabbie, quindi però di stare
tranquillo, perchè insomma potevano passare mesi e noi uscivamo.
P.M.:
Signor Mutolo, scusi, chi è che da fuori mandava questi messaggi?
MUTOLO G.:
Guardi, i messaggi li mandava direttamente Salvatore Riina perchè
Salvatore Riina era diciamo la persona più qualificata, era la persona
diciamo che più dava una direttiva e la direttiva insomma si doveva
seguire senza discutere.
P.M.:
E chi è che aveva detto a Salvatore Riina che il maxi processo
in primo grado era un processo politico? DIFESA: Presidente le chiedo
scusa, quando mai ha fatto una dichiarazione di questo genere. Questo è
un suggerimento e quindi ci opponiamo.
PRESIDENTE:
No, che era un processo politico aveva detto, che era un processo politico,
però...
P.M.:
E quali erano le fonti esterne di Riina che davano informazioni a Riina
sul modo in cui la politica considerava il maxi processo
MUTOLO G.:
Guardi, si seppe subito perchè se ne parlò come una, diciamo
assicurazione in modo che le parole che ci venivano dette non erano diciamo
dette a caso. L'assicurazione era che Salvo Lima portava diciamo queste
risposte dopo aver parlato con l'On. Andreotti perchè si chiedeva
in qualche modo di fare qualche intervento a Roma perchè a secondo
le leggi come vengono fatte, le indicazioni come vengono date, almeno ai
Presidente, quindi una persona si muove insomma a seconda le direttive
che c'ha, insomma, è questo il discorso, quindi...
P.M.:
Signor Mutolo, il messaggio, se abbiamo capito era "state tranquilli"
Ma in che senso dovevate stare tranquilli? Stare tranquilli perchè?
MUTOLO G.:
Ma guardi, perchè noi abbiamo adottato diciamo delle misure,
cioè come quello di non rispondere al maxi processo, come quello
qualche volta di non prendere il vitto, quindi onde evitare delle fermentazioni
ci volevano dire questo, di stare tranquilli, pacifici, tanto che si arrivò
ad un punto a discutere anche per fare smuovere agli avvocati che per fare
scuotere a questi avvocati, anche perchè si dava la colpa agli avvocati
che non facevano diciamo l'impossibile, perchè per noi erano gli
avvocati che potevano avere insomma... quelli che potevano vedere le cose
con più chiarezza di noi, e quindi si arrivò anche a discutere
diciamo di uccidere un grosso avvocato di cui si fece il nome di uno dei
più importanti avvocati che sarebbe Antonino Mormino, però
ci furono i suoi assistiti, perchè questi avvocati purtroppo hanno
dei capi mandamento, dei personaggi importanti in cui dice "no, perchè
Mormino, ammazziamo a Gallina" quindi veniva diciamo fatto un esempio,
u tignusu oppure Giulio che io Giulio Di Carlo in cui dice "e perchè
Gallina, e perchè non si ammazza a Restivo? E perchè non
si ammazza a Campo?" Così, nell'incertezza dove poteva cadere
la scelta che non erano tutti d'accordo su un avvocato, quindi onde evitare
che si potevano uccidere più avvocati la cosa andò a finire
invece di non uccidere avvocato ma si impose...
P.M.:
Signor Mutolo, mi scusi, ma queste discussioni tra chi avvenivano?
DIFESA:
Scusi, lo facciamo finire? A me interessava saperlo. Si decise di non
uccidere...
PRESIDENTE:
Di non uccidere nessuno.,
DIFESA:
Ma stava dicendo, ma...
PRESIDENTE:
Stava continuando Mutolo?
MUTOLO G.:
Ma impose agli avvocati in qualche modo di trovare diciamo la...
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
Ma lo faccia continuare, faccia finire il discorso e poi...
P.M.:
Sta iniziando un altro discorso.
PRESIDENTE:
Sì, ma lo faccia finire.
DIFESA:
E a noi interessa, è la conclusione di un discorso: non li uccidiamo
ma facciamo un'altra cosa.
PRESIDENTE:
E appunto, quindi continui Mutolo e completi il suo discorso.
MUTOLO G.:
Allora che cos'era, sì, non li uccidiamo, in qualche modo facciamogli
sapere che noi siamo belli gonfi, che loro capiscono perchè essendo
palermitani un pochettino capiscono anche gli umori insomma di questi personaggi
e quindi si sono fatte delle imposizioni di come si dovevano comportare.
PRESIDENTE:
Prego.
P.M.:
(incomprensibile)
MUTOLO G.:
Vediamo della ricusazione del Presidente, della lettura degli atti,
insomma, erano tutte cose insomma imposte così insomma, era una
linea di condotta che dovevano avere gli avvocati.
P.M.:
Signor Mutolo, torniamo...
MUTOLO G.:
Infatti io mi ricordo che in qualche modo qualche cosa si è mossa,
qualche cosina insomma, che si è messo a vedere anche se nel carceretto
che c'era diciamo subito alle spalle dell'Ucciardone, e si possono controllare
diciamo, qualche capo mandamento cominciò a usufruire di questi
spostamenti nel carcere, diciamo, all'ospedaletto che c'era diciamo a Palermo.
P.M.:
Signor Mutolo un attimo, torniamo un attimo indietro, lei ha parlato
della ricusazione del Presidente e della lettura degli atti. Raccontiamo
con maggiori dettagli che cosa accadde in occasione della ricusazione del
Presidente del maxi.
MUTOLO G.:
Guardi, nella ricusazione del maxi, del Presidente Giordano io purtroppo
mi dispiace dirlo, ma lo debbo dire, cioè il Presidente Giordano
era competente diciamo sulla materia civilista, in merito al discorso penale
non è che diciamo aveva una esperienza, ma erano cose che ci rinfacciavano
gli avvocati principalmente quindi era attaccabile diciamo a qualche piccolo
sbaglio che poteva fare il Presidente Giordano, anche perchè giorni
prima di questi fattori mi ricordo che ci fu una polemica aspra, diciamo
tra l'avvocato Ivo Reina e il Presidente Giordano in cui l'avvocato Ivo
Reina avvocato di Pippo Calò si lamentava dicendo che lui era stato
in tutte le aule dei Tribunali delle città più importanti
di Palermo però un processo condotto in quella maniera a tipo che
si scandalizzava, tanto che il Presidente Giordano lo ammonì e lo
stava buttando fuori, quindi dopo ci fu l'incentivo che in un interrogatorio
ci fu che mentre sta parlando Contorno, che Contorno indica alcuni fratelli
che ce n'erano a Villagrazia di Carini e a Villagrazia di Palermo il Presidente
Giordano così vuole qualche spiegazione di più diciamo dal
Contorno e l'avvocato, un avvocato che per il momento io non conosco ma
che conosco benissimo, incominciò a gridare, a gridare, in modo
tale che tutti capimmo che quella era l'occasione opportuna per creare
diciamo scompiglio e quindi ci siamo messi a dire tutti parolacce insomma
e... Però dopo...
P.M.:
E quindi che cosa avete fatto?
MUTOLO G.:
Dopo alcuni giorni che il processo si è fermato, diciamo, perchè
si pensava che togliessero al Presidente Giordano, però non so come
vanno queste cose, il Presidente del Tribunale invece ha detto di no, che
Giordano doveva continuare diciamo a fare il processo e quindi si pensò
alla lettura degli atti.
P.M.:
Aspetti un attimo signor Mutolo, ma che interesse avevate a far togliere
da qual processo il Presidente Giordano? E se toglievano Giordano non ce
n'era un altro?
MUTOLO G.:
Guardi l'interesse era questo, che noi prima di iniziare il maxi processo
con grande soddisfazione sapevamo che nessun Presidente diciamo di ruolo
di Palermo diciamo si è voluto mettere questa patata bollente del
maxi processo nella mani. In qualche modo eravamo contenti perchè
si sperava sempre, cioè nella nostra ignoranza o nella nostra superbia,
che non essendoci nessun Presidente che voleva fare il maxi processo perchè
avevano paura, ecc., noi potevamo uscire tutti a scadenza termini e quindi
diciamo... Tutto assieme insomma spunta il Presidente Giordano e noi sappiamo
subito che lui in materia di penale è scompetente, quindi era questo
il discorso, quindi noi quando pensavamo di togliere al Presidente Giordano,
logicamente dopo se ci andava un Presidente di ruolo, un Presidente più
competente c'erano più possibilità anche perchè ormai
le voci, i commenti che si facevano tra noi detenuti avvocati, ecc. che
il processo non è che era stato fatto con una certa regolarità
a dire degli avvocati insomma, io non è che sono un avvocato o so
insomma leggi come sono state fatte, c'erano tante forzature che un Presidente
diciamo di ruolo, coraggioso che poteva dare un colpo di mano, aveva anche
la possibilità, va bene, di poterla dare, perchè il maxi
processo è stato fatto che c'erano tante imputazioni quindi in qualche
cosa magari non era talmente regolare e quindi il nostro interesse poteva
essere quello che cambiando Presidente insomma le cose si potevano concludere
prima.
P.M.:
Poi lei stava parlando quando l'ho interrotta della lettura degli atti.
Che cosa accadde?
MUTOLO G.:
La lettura degli atti, c'erano degli avvocati che si alternavano quando
c'era questo momento cruciale, perchè si sospettava se a un certo
punto magari potevano dare per letti tutti questi incartamenti e quindi
c'erano degli avvocati là insomma che aspettavano questo giorno
tranquillo pacifico. Non lo so, a un certo punto viene il momento in cui
volevano dare per letti alcuni atti, che noi sapevamo che se leggevano
gli atti, anche leggendo 10 mila pagine al giorno ci volevano qualche dieci
anni, quindi era una cosa impossibile, tutto assieme un avvocato blocca,
diciamo "no, no, dobbiamo leggere gli atti" quindi il governo
è stato costretto a fare una legge dove acconsentiva che gli atti
essendo di quella portata potevano essere dati per letti.
P.M.:
Signor Mutolo, se ho ben capito voi avevate interesse alla lettura effettiva
di tutti gli atti?
MUTOLO G.:
Sissignore.
P.M.:
E perchè? Lo vuole spiegare meglio.
MUTOLO G.:
Così ridendo scherzando, gli avvocati ci avevano assicurati che
di là non si passava, perchè anche leggendo 10 mila pagine
al giorno, io non so ora quante pagine è formato il maxi processo,
ci volevano una decina d'anni, quindi avevano fatto anche il conteggio
insomma di questi...
P.M.:
E quindi che cosa sarebbe successo concretamente?
MUTOLO G.:
Si sarebbe bloccato il maxi processo, insomma si sarebbero messe in
crisi leggendo gli atti... cioè si sarebbe bloccato il Tribunale,
insomma, non ci poteva essere una cosa logica di potere leggere tutti gli
atti del maxi processo e quindi...
P.M.:
Signor Mutolo, per quanto riguarda gli imputati detenuti questa lettura
degli atti aveva un rilievo oppure no?
MUTOLO G.:
Ma aveva il rilievo sempre quello che si usciva a scadenza termini,
insomma e si faceva il processo con le gabbie vuote, perchè l'intento
era per diminuire, perchè un discorso è fare un processo
diciamo di una certa rilevanza con i detenuti dentro le gabbie, quindi
c'è più interesse degli avvocati perchè gli avvocati
per fare vedere ai clienti che si interessano tengono vivo il processo,
un discorso invece è fare un processo di 400 persone tutte con le
gabbie vuote, insomma, finisce a ridere un processo del genere.
P.M.:
Signor Mutolo, questi due episodi di cui abbiamo parlato, cioè
la ricusazione del Presidente Giordano e la richiesta di lettura degli
atti avvennero prima o dopo che all'interno di Cosa Nostra si era deciso
di uccidere alcuni avvocati?
MUTOLO G.:
No, dopo, cioè prima si prese la decisione, c'era il discorso
di uccidere gli avvocati, dopo è venuto insomma questo discorso
della lettura degli atti e della ricusazione.
P.M.:
Ho capito, lei poco fa a proposito della lettura degli atti ha detto:
"il governo fece una legge" Ecco, vuole ritornare su questo punto,
che legge fece e se a seguito di questa legge ci furono o no delle reazioni
da parte di Cosa Nostra.
MUTOLO G.:
Guardi la legge è stata fatta in una maniera che noi ci siamo
arrabbiato, dico noi perchè mi ci metto anche io, va bene, perchè
io ero là, in cui addirittura in tutto il periodo, io mi ricordo
che è stato il momento di discussione, di parlare, di commentare,
però sa com'è, si andava avanti sempre con la speranza che
qualche cosa di importante doveva avvenire, cioè non eravamo abituati
ad una rassegnazione, cioè il governo fece quella legge in cui dava
per letti gli atti ma mi ricordo pure che ci fu un altra normativa in cui
i termini di legge contavano solo quelli che noi andavamo al processo,
quindi se noi andavamo al processo quattro giorni, i termini di legge contavano
4 giorni. Se qualche settimana il processo si fermava per impedimento o
degli avvocati o del detenuto, non contavano i termini di legge, quindi
insomma tanto che si incazzarono e dopo ci fu quella dimostrazione diciamo
politica.
PRESIDENTE:
Mutolo, cerchi di usare termini corretti, Mutolo. Ha capito Mutolo?
MUTOLO G.:
Scusi, si sono arrabbiati insomma.
PRESIDENTE:
Andiamo...
MUTOLO G.:
Scusi la frase un pò volgare ma insomma l'ho detto così
senza nessuna volgarità.
PRESIDENTE:
Va bene, continui Mutolo, continui.
P.M.:
Signor Mutolo, queste strategie di cui lei ha parlato, la ricusazione
e la lettura degli atti, venivano decisi da singoli uomini d'onore o dalla
commissione di Cosa Nostra?
MUTOLO G.:
No, guardi, tutto quello che veniva deciso dell'andamento del processo
veniva comunque discusso dalla commissione ma c'erano, ripeto, molti personaggi
in galera di cui ne parlavano, discutevano, lo mandavano a dire ai sostituti,
ai loro legati, però aspettavano sempre la risposta di fuori per
prendere una decisione..
P.M.:
Ecco, vuole indicare in particolare da quali uomini d'onore lei apprese
in quanto ci ha riferito, quali capi mandamento erano in carcere con lei?
MUTOLO G.:
Ma guardi, io tutte queste notizie li ho preso con le persone cui ero
più in contatto, ma c'erano altre persone che sentivo parlare e
non ritengo nemmeno opportuno dirle, le persone che io parlavo era con
Mariano Agate, con Pino Leggio, con Ciccio Madonia, con Pippo Calò,
insomma.
P.M.:
Ecco, volevo dire, Mariano Agate...
MUTOLO G.:
Ripeto, eravamo tutti assieme, non è che insomma c'erano discorsi
insomma che non si facevano, perchè erano cose che interessavano
a tutti. (incomprensibile) Salvatore era uno che era sempre interessato
a queste cose.
P.M.:
Signor Mutolo, Mariano Agate era capo mandamento?
DIFESA:
Signor Presidente chiedo scusa...
MUTOLO G.:
No, guardi, Mariano Agate non era un capo mandamento di Palermo ma era
di...
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
Mutolo, si fermi.
DIFESA:
Presidente chiedo scusa, intendo uscire dall'equivoco, sono domande
che contengono parzialmente le risposte. Ci si chieda chi sono i personaggi,
che qualità hanno ma non se è capo mandamento o se non lo
è, se è questo o non è quello. Sono domande con parziali
risposte, non consentiamo e ci opponiamo.
PRESIDENTE:
Le domande sono ammesse, prego.
P.M.:
Signor Mutolo, Pippo Calò chi era? Quale carica rivestiva all'interno
di Cosa Nostra?
MUTOLO G.:
Calò era capo mandamento di Porta Nuova.
P.M.:
Francesco Madonia chi era?
MUTOLO G.:
Capo mandamento di Resuttana.
P.M.:
Salvatore Montalto?
VOCE FUORI MICROFONO
P.M.:
Non vorrei suggerire le risposte.
PRESIDENTE:
(VOCE FUORI MICROFONO)
P.M.:
Forse qualcuno non lo sa.
PRESIDENTE:
Prego, continui.
P.M.:
Allora.
VOCE FUORI MICROFONO
P.M.:
Lei ha detto che appunto in occasione della lettura degli atti il governo
fece la legge di cui ha parlato. Vi furono delle reazioni di Cosa Nostra
alla emanazione di questa legge?
MUTOLO G.:
Sissignore, ci fu completamente una reazione diciamo politica, insomma,
io non so ora come esprimermi, diciamo, che si avvicinavano le elezioni
dell'87 e quindi si è voluto dare un avviso chiaro, va bene, al
governo centrale di Roma, perchè essendo che cosa dicevano, che
Salvo Lima diceva che parlando con Andreotti era un discorso del governo
centrale che voleva che questo processo di portava a termine, perchè
tutta la stampa del mondo seguiva questo processo, quindi le direttive
venivano da Roma, non era più un fattore, diciamo, di parlare col
Presidente, di interessare qualcuno di Palermo, era ormai un discorso nazionale,
insomma un discorso del governo centrale, quindi quando ci sono state le
elezioni, si è voluto dare completamente diciamo una dimostrazione
a Roma a dire state attenti perchè noi siamo nella possibilità
va bene, di cambiare le votazioni per come sempre ve le abbiamo date ai
DC noi siamo capaci anche a darle al PS perchè il PS cioè
il Partito Socialista Italiano, in quel periodo faceva una campagna di
una giustizia liberatoria, magari ispirati sul caso Tortora, c'era diciamo
in programma che se ne parlava tanto, il nuovo codice che veniva difficile
con il nuovo codice a potere arrestare un mafioso perchè ci volevano
delle prove, insomma era tutto insomma un discorso che noi eravamo informati
su tutto.
P.M.:
Da chi eravate informati di questo ordine di votare partito socialista
e chi è che decise che bisognava votare partito socialista?
MUTOLO G.:
Guardi, a me personalmente me l'ha detto Pino Leggio, però a
tutti gli altri c'erano gli uomini più vicino insomma a queste persone,
che ognuno, cioè, non è che si mettevano là a dire
votate socialista, a me è venuto Pino Leggi e mi ha detto: "Gaspare
c'è ordine che dobbiamo dare i voti al partito socialista, per l'On.
Martelli"
PRESIDENTE:
Pino Leggio chi era? Chi era Pino Leggio, Mutolo?
MUTOLO G.:
Pino Leggio era il cugino di Salvatore Riina. Anche se non era un capo
mandamento ma era una persona che... Infatti ora qua non è che ci
dobbiamo formalizzare ai capi mandamento, ci sono anche persone che non
sono capi mandamento in cui cioè per le loro capacità di
personaggi insomma sanno tutto quello che succede in commissione.
P.M.:
Signor Mutolo, quando lei ha detto: c'era stato l'ordine, l'ordine di
chi?
MUTOLO G.:
Di chi? Sempre di fuori, cioè l'ordine lo davano sempre, ripeto,
che avveniva quasi spesso perchè nel carcere di Palermo, guardi,
e si possono informare per come erano combinati i passeggi, c'erano quattro
passeggi, cioè quattro aree in cui ce n'era una piccolina. In quella
piccolina molto spesso entravano tutti i capi mandamento. Anche se c'era
qualcuno che passeggiava là perchè c'era il fresco, insomma,
a secondo per come girava il sole, noi appena vedevamo entrare diciamo
i capi mandamento noi uscivamo e quindi loro discutevano delle cose che
succedevano in carcere oppure qualcuno aveva ricevuto qualche notizia,
la discutevano, la valutavano e dopo ci impartivano gli ordini a noi insomma.
P.M.:
Signor Mutolo durante lo svolgimento del maxi processo vi giunsero notizie
sulla possibilità di un aggiustamento di questo processo?
MUTOLO G.:
Guardi negli ultimi periodi l'assicurazione era quella: state tranquilli,
noi dobbiamo subire una condanna per il discorso politico, insomma, in
cui si doveva far credere al mondo intero che la mafia era tutta condannata,
comunque in appello con i giudici di merito si darà un aggiustatina,
però a Roma state tranquilli perchè c'è l'assicurazione
che viene il processo buttato a terra. Già aveva preso piede che
a Roma diciamo c'era il Presidente Carnevale, si parlava che c'era la persona
giusta al punto giusto e quindi cioè non ci potevano essere problemi.
Problemi non ne potevano nascere perchè c'era l'assicurazione che
Salvo Lima insomma parlando con l'On. Giulio Andreotti, era suffragata
anche di questo Presidente che c'era nella prima sezione in cui aveva dato
modo di constatare che per motivi logistici tutti i processi di mafia andavano
alla prima sezione, quindi il Presidente era Carnevale. Il Presidente Carnevale
diciamo già aveva dato dimostrazione con altre sentenze che era
una persona che non vedeva di buon occhio l'andamento di questo processo,
perchè logicamente qualche avvocato certe volte mi dice: ma come
faceva il Presidente o quel Presidente a leggere le carte quando ancora
le carte non erano a Roma? Scusi, ma perchè le carte non escono
al momento che il processo già c'è l'istruttoria, già
non si possono leggere? E certamente si vede che magari c'erano avvocati
che avevano fatto presente di questo processo come era stato condotto e
già il Presidente Carnevale si era espresso insomma che...
P.M.:
Signor Mutolo, chi doveva parlare col Presidente Carnevale?
MUTOLO G.:
L'On. Andreotti.
P.M.:
Ma c'erano rapporti particolari tra Andreotti e Carnevale?
MUTOLO G.:
Guardi, quali potevano essere...
VOCI SOVRAPPOSTI
PRESIDENTE:
Aspetti. Mutolo, si fermi, Mutolo.
P.M.:
Signor Mutolo, lei apprese all'interno...
MUTOLO G.:
(incomprensibile)
P.M.:
Signor Mutolo...
PRESIDENTE:
Signor Mutolo. Si fermi Mutolo. Mutolo, mi sente Mutolo? Mutolo, si
fermi. Aspetti la domanda che viene modificata.
MUTOLO G.:
Sto modificando la domanda. Signor Mutolo, lei apprese da uomini d'onore
per quale motivo Andreotti avrebbe dovuto parlare con Carnevale? Apprese
se tra i due c'erano dei rapporti particolari?
DIFESA:
Presidente, si oppone alla domanda.
P.M.:
E' un fatto storico.
PRESIDENTE:
Che cosa apprese?
DIFESA:
Ogni domanda è un parziale suggerimento. Non è possibile.
PRESIDENTE:
Non è ogni domanda avvocato.
DIFESA:
E' tutte le domande, mi consenta di dissentire.
PRESIDENTE:
E allora lei interviene al momento.
DIFESA:
Sì Presidente sono intervenuto.
PRESIDENTE:
Ogni volta intervenga ed evitiamo di generalizzare. Prego.
P.M.:
Signor Mutolo, in che modo Andreotti sarebbe dovuto intervenire su Carnevale?
MUTOLO G.:
Cioè perchè? Perchè era una cosa che ci interessava
diciamo all'On. Andreotti, cioè l'On. Andreotti era diciamo l'esponente,
per quanto concerneva Palermo, la Sicilia, che era il più stretto,
che era in contatti con Salvo Lima, quindi Salvo Lima cioè mandò
a dire, cioè parlò con Riina, con altre persone che ora io
non è che posso sapere con quante persone ha parlato fuori. Io posso
dire con quelli che si parlava dentro, che l'On. Andreotti aveva dei rapporti
particolari. però io non so se sono di parentela, se sono politici,
se sono di amici, comunque l'assicurazione era quella, che a Roma il processo
sarebbe stato buttato a terra, cioè già si sapeva va bene
che quando questo processo arrivava a Roma con le carte vuote il processo
doveva essere buttato a terra, cioè i detenuti dovevano passare
per vittime, va bene, e i giudici che avevano istruito il processo dovevano
essere dei giudici inquisitori, anzi ci diceva che sicuramente dopo la
sentenza che faceva il Presidente Carnevale sicuramente il giudice Falcone
a quel punto se ne doveva andare in qualche paese sud africano per andare
a fare l'ambasciatore con il giudice...
P.M.:
Signor Mutolo lei poco fa ha detto: dicevano che Andreotti aveva rapporti
particolari con? Vuole finire, con chi rapporti particolari?
MUTOLO:
Con il Giudice Carnevale e con l'onorevole Lima, cioè, ora io
non posso capire insomma...
P.M.:
Signor Mutolo queste notizie che lei ha riferito da chi le ha apprese?
In particolare. AVV. SBACCHI:Senta, scusi Presidente...
MUTOLO:
Guardi io le ho apprese da molte persone...
VOCI FUORI MICROFONO
PRESIDENTE:
Mutolo, si fermi Mutolo...
VOCI FUORI MICROFONO
MUTOLO:
Da tante...
PRESIDENTE:
Mutolo si fermi, Mutolo mi sente?
MUTOLO:
Da Bagarella
PRESIDENTE:
Mutolo, si fermi Mutolo, dica.
AVV. SBACCHI:
Scusi Presidente, anche alla precedente domanda del Pubblico Ministero
il testimone stava rispondendo, poi la voce si è affievolita, poi
è intervenuta la domanda e quindi noi non abbiamo compreso il senso
finale di quella risposta. Dopo aver detto che c'erano questi rapporti
particolari, ma io... E non sappiamo più che cosa ha detto. Non
sarà...
VOCI SOVRAPPOSTE
P.M.:
Cerchiamo, dico, Presidente, il Pubblico Ministero si assume un onore
che è quello di condurre un'interrogatorio quindi deve avere la
possibilità di gestirlo, la difesa ha il contro interrogatorio,
la possibilità di riformulare su quel punto, se però deve
completare la risposta il teste, non lo può interrompere.
VOCI SOVRAPPOSTE
P.M.:
Io non lo interrompo ma ritengo che alcune dichiarazioni su alcune dichiarazioni
bisogna ritornare in quel momento su alcune bisogna, per alcune bisogna
sostenere altrimenti lo gestiamo insieme questo...
AVV. SBACCHI:
Senta, si però Pubblico Ministero, la risposta non si può
lasciare in asso.
P.M.:
Ma non si lascia in asso, perchè io ci ritorno dopo, ma perchè
ci dobbiamo fermare in quel momento...
VOCI SOVRAPPOSTE
AVV. SBACCHI:Io non lo so se lei ci ritorna o no io ho interesse
che...
P.M.:
E se non ci ritorno ci ritorna lei nel contro interrogatorio.
VOCI SOVRAPPOSTE
AVV. SBACCHI:
Le risposte.
PRESIDENTE:
Pubblico Ministero cerchiamo di non interrompere il teste quando parla,
facciamo completare il concetto e poi passa ad altro. Ecco, evitiamo queste
interruzione a mezzo delle frasi che sta dicendo Mutolo.
P.M.:
Signor Mutolo l'ultima domanda che le ho formulato queste ultime cose
che ha raccontato da chi le ha apprese, da quale uomini d'onore le ha apprese?
MUTOLO:
Le ho apprese da Montalto Salvatore da Ciccio Madonia, da Pino (incomprensibile)
da Luca Bagarella, da tante altre persone insomma, questi erano le persone
più importanti, da Mariano Agate, anche se Mariano Agate non è
palermitano, ripeto è tutt'ora un'esponente che comanda tutta la
mafia del marsalese, è un uomo che ha dato ospitalità, diciamo,
a tutti i famigliari di Salvatore Riina, a tutti i famigliari di Provenzano,
quindi è una persona presa in moltissimo in considerazione, ha dei
rapporti diciamo, anche economici, è stato sempre un personaggio
insomma che ha girato nel...
P.M.:
Mutolo, va bene, ha giù risposto alla domanda...
VOCI SOVRAPPOSTE
P.M.:
Io lo avrei voluto interrompere ma non è possibile, a questo
punto, non posso gestire...
PRESIDENTE:
lei deve rispondere alle domande.
P.M.:
Si, ma deve anche...
PRESIDENTE:
Senza aggiungere altro. Prego.
P.M.:
Questa è la dimostrazione concreta di quando ci sono gli interventi...
AVV. SBACCHI:No, è indifferente la posizione, Presidente.
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
Prego.
P.M.:
Allora, signor...
PRESIDENTE:
Con Mutolo queste cose capitano. Perchè è un pò
prolisso...
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
Prego.
P.M.:
Signor Mutolo quali erano gli avvocati che vi portavano notizie su Carnevale?
MUTOLO:
Non ho capito, scusi, la domanda.
P.M.:
Quali erano gli avvocati che vi portavano notizie su... Vi erano degli
avvocati che avevano rapporti con Carnevale particolari sui quali voi contavate?
MUTOLO:
Guardi, le notizie che arrivavano degli avvocati sul presidente Carnevale
erano diciamo di Mormino principalmente, ma c'erano altri avvocati, in
cui diceva che c'era un'avvocato di, non lo so, della provincia di Agrigento,
che erano parenti e quindi, c'era diciamo questo Mormino che era i rapporti
con il presidente Carnevale, c'era anche Salvatore, l'avvocato Gallina,
che era insomma anche in buoni rapporti con il presidente Carnevale, questi
erano i presidenti più importanti diciamo che mantenevano questi
contatti diciamo, con il presidente Carnevale, anche perchè avevano
altri, diciamo, detenuti, altri processi diciamo. Quindi non era semplicemente
perchè ci andavano per il maxi processo, ci andavano per altri processi
e il discorso si impegnava sul maxi processo di come era, stava andando
l'andamento del maxi processo. E quindi sicuramente dopo avere letto il
presidente Carnevale alcuni, non lo so, stralci di processi perchè
si sarà senz'altro denunciato a dire che lui cioè, già
vedeva diciamo di buon esito, di buttare a terra diciamo il maxi processo
appena lo portavano a Roma.
P.M.:
Signor Mutolo lei ha parlato di un'avvocato di Agrigento, come si chiamava
questo avvocato di Agrigento?
MUTOLO:
Guardi, per il momento non mi ricordo, ma credo che sia parente, insomma,
lontano parente insomma, ma comunque non so se sono parenti, ma che erano
in buonissimi rapporti se non sbaglio, credo l'avvocato Pompolio, o qualche
cosa del genere.
P.M.:
Ma parente di chi? Mi scusi.
MUTOLO:
Del presidente Carnevale. O di qualche parente, ma comunque, lui si
spacciava per parente, insomma, ora io non è che so come, che ho
visto le carte se effettivamente è parente o no, però noi
sapevamo che i rapporti erano talmente buoni perchè erano parenti.
P.M.:
Signor Mutolo, quando il maxi processo arriva in cassazione, che cosa
succede, che cosa apprende lei?
MUTOLO:
Guardi, io apprendo mentre diciamo, inizia il maxi Processo e parla
con il mio capo mandamento con Gambino Giacomo Giuseppe, che purtroppo
le cose si erano messe male, però si erano messe male, ma sa, uno
non è che si consola subito, diciamo, c'è sempre quella speranza
che all'ultimo momento insomma, le cose si possono rivoltare, quindi, però
io quando parla nel mese di novembre con Gambino Giacomo Giuseppe, capo
mandamento mio, lui già mi dice che le cose erano andate male, male
perchè diciamo c'erano il presidente Carnevale aveva avuto degli
attacchi...
P.M.:
Mutolo in che anno siamo, mese di novembre di che anno?
MUTOLO:
Siamo nel '91, siamo novembre del '91 quando diciamo Giacomo Gambino
e...
P.M.:
Basta, ha risposto alla domanda. Signor Mutolo, stava dicendo: il Gambino
mi disse che le cose si erano messe male. In che senso si erano messe male?
MUTOLO:
Cioè, che mentre prima avevano la certezza diciamo, sicura, diciamo,
c'erano erano passati questi 3 anni, 4 anni con questo diciamo, dondolamento,
si erano messe male insomma per tanti fattori, primo perchè si pensava
che il dottor Falcone una volta diciamo andando via da Palermo non poteva
più essere un giudice che poteva cioè, interessarsi nel processo,
invece si commentava il giudice Falcone seguiva mentre quel processo e
quindi, erano male, però male al punto che le cose di come loro
lo sapevano delle assicurazioni che avevano insomma c'era qualche titubanza,
insomma che... Però pensavano sempre che all'ultimo momento ci sarebbe
stata qualche azione di forza insomma e anche il presidente, perchè
il presidente non era più Carnevale, quindi le garanzie venivano
meno a qual momento, non è insomma che si sapeva quale presidente
cioè, il presidente che erano se avevano rapporti perchè
la garanzia principalmente si era diciamo racchiusa nella figura del presidente
Carnevale. Quindi venendo meno la figura del presidente Carnevale viene
meno ogni promessa però logicamente ci sono altre prospettive e
quindi c'è sempre che all'ultimo momento insomma, (incomprensibile)
va bene, le cose vanno l'avvocato dicono che per ora c'è tutto,
ognuno si fa, cerca di farsi fatti propri. Però, cioè, quella
speranza che all'ultimo momento ci poteva essere l'intervento forte non
mancava mai.
P.M.:
Signor Mutolo, arriva quindi, la sentenza della Corte di Cassazione,
che cosa, quali furono i commenti che testimonianza può dare lei
dall'interno del carcere su quella che fu la reazione di voi uomini d'onore
alla sentenza del maxi processo?
MUTOLO:
Guardi, la sentenza del maxi processo è stata diciamo per noi
una delusione, è stata una mannaia che è caduta sulla testa,
anche perchè cioè, andava male si pensava cioè, che
qualcuno magari doveva fare 10 anni ancora o 5 anni, ma non si pensava
mai che potessero riaprire diciamo i processi vecchi cioè, riaffiorare
diciamo il teorema Buscetta e quindi e la cosa che più male era
per la mafia i commenti più brutti che noi facevamo era perchè
avevano diciamo in qualche modo riabilitato diciamo quel concetto del teorema
che esisteva la mafia che c'era la commissione, che c'era un capo famiglia,
e così via. Invece di si sperava, va bene anche se le cose andavano
male, nel senso che uno veniva imputato per omicidio o confermato le condanne,
ma non si pensava mai insomma che i competenti aprivano tutti quei processi
perchè con l'avvalzione del teorema Buscetta insomma si era nella
possibilità che ogni mafioso si vedeva diciamo, ormai diciamo preso
nella sua attività criminale e quindi i commenti erano quelli insomma...
P.M.:
Da chi sente fare questi commenti? Signor Mutolo.
MUTOLO:
Guardi io i commenti li faccio con Pippo Calò, con i fratelli
Spadaro, con gambino, con Pedone, con tante persone diciamo, ma quello
più esplicito diciamo è Montalto Salvatore che mi incomincia
a dire: va bene ora ci mettiamo a rompere le corna a tutti, insomma, non
hanno più come scherzare...
P.M.:
Va bene...
VOCI SOVRAPPOSTE
P.M.:
Scusi Mutolo...
MUTOLO:
Perchè ormai...
VOCI SOVRAPPOSTE
P.M.:
Signor Mutolo, vuole ripetere lo dica in italiano. Diceva Montalto.
MUTOLO:
Ero gli rompiamo le corna a tutti, ora hanno finto di prenderci in giro.
Che vuol dire: a finero di babbiare. E questo, e cioè, perchè
una volta che la cassazione si era denunciata, che aveva dato la sentenza,
quindi non ci poteva essere va bene, aspettiamo che ora altre cose. Quello
è stata diciamo il gioco dell'otto, si capì insomma che avevano
mollato completamente diciamo questo interessamento verso il maxi processo.
P.M.:
Dopo la sentenza del maxi processo, avviene qualche cosa di strano rispetto
a quelle che erano le regole, l'esperienze precedenti si Cosa Nostra e
se è si che cosa avviene?
MUTOLO:
Guardo, avviene una cosa molta strano...
P.M.:
Risponda che cosa?
MUTOLO:
Nella mentalità del mafioso, si avviene una cosa molto strana,
nella mentalità del mafioso, cioè, anche se un mafioso doveva,
era latitante però doveva fare un mese, o 2 mesi, per una questione
di principio per una questione di sottomissione allo stato non si presentava,
insomma, anche se andava per esempio a casa, e lo perdevano non ci interessava
niente, però costituirsi significava un segno di debolezza, quindi
era una cosa fuori di ogni mentalità del mafioso era una cultura
che noi avevamo coltivato chi era dentro la mafia aveva questa mentalità,
dopo la sentenza diciamo della cassazione una cosa strana che ci arrivavano
alle orecchie che molti detenuti, dopo giorni si presentavano e addirittura
ci siamo messo a ridere. Ora io non mi ricordo se parlai con Montalto,
con Calò, con qualche altro, che a Palermo si era presentato un
certo Giovanni Carollo, Carallo, insomma, Carollo, insomma era diciamo
reggente o capo famiglia di Palermo in cui insomma la polizia l'ha rimandato
indietro, dice: no, te ne puoi andare... Dice: No. Dice: devo fare alcuni
mesi...
P.M.:
Ed allora...
MUTOLO:
Arrivarono a Spoleto...
P.M.:
Scusi un attimo.
PRESIDENTE:
Aspetti signor Mutolo.
P.M.:
Signor Mutolo scusi un attimo, in quale carcere si trovava lei in quel
momento?
MUTOLO:
Io mi trovavo a Spoleto.
P.M.:
Ed allora...
MUTOLO:
Nel carcere...
P.M.:
nel carcere di Spoleto, e allora quale fu la interpretazione che lei
e gli altri uomini d'onore indicati deste di questo strano comportamento,
cioè, di queste costituzioni spontanee in carcere?
MUTOLO:
Guardi, che qualche cosa di strano e d'importante sicuramente stava
avvenendo anche quando a Spoleto poi si presentò un certo Pedone,
che doveva fare 8 anni, cioè, non è che doveva fare 6 mesi,
5 mesi, ma se presentarono altri un certo Caruso, che doveva fare non so
3 anni, 2 anni, insomma, ma c'erano persone anche con 5 anni di galera
si presentavano. Quindi la costa stranizzò e quindi l'unici commenti
che erano: ora incominciamo a rompere le corna a tutti. Insomma...
P.M.:
Per favore cerchi...
MUTOLO:
(incomprensibile) insomma la sentenza...
P.M.:
Cerchi di parlare in italiano signor Mutolo per gentilezza. Quindi,
avvenne qualche cosa di particolare dopo queste costituzioni in carcere
e se è si che cosa?
MUTOLO:
Guardi, dopo alcuni, dopo qualche mese, è successo l'omicidio
dell'onorevole Lima, in cui io incontrandomi con Montalto in cui insomma
in cui Montalto, anche se in quel periodo, lei deve pensare che in quel
periodo siccome avevano fatto unaì'associazione a Napoli, perchè
avevano messo delle microspie sui banconi dei colloqui e nelle televisioni
dentro le camerette, quindi ormai c'era la pista che noi, che eravamo circondati
da queste microspie, quindi si evitava di parlare. Però, diciamo
incominciarono i sorrisetti, incominciavano quello più coraggioso
a fare qualche gesto con le mani a dire: conciarono finalmente. Hanno incominciato
finalmente, e così via.
VOCI SOVRAPPOSTE
P.M.:
Scusi un istante, lei ha detto: cominciarono a fare gesti con le mani
o i più coraggiosi incominciarono...
MUTOLO:
Gesti con le mani facendo un cesto diciamo significativo, insomma...
P.M.:
E chi fu questo che...
MUTOLO:
Non lo voglio dire per non, niente in quel periodo diciamo a Spoleto
anche Gambino che è il capo mandamento diciamo della zona dove è
successo l'omicidio...
P.M.:
Scusi prima di passare a Gambino, chi fu a fare quel gesto significativo
con le mani?
MUTOLO:
Montalto Salvatore.
P.M.:
Montalto Salvatore chi è?
MUTOLO:
E' capo mandamento di Villabate.
P.M.:
Passiamo, allora a quello che lei stava dicendo dice: il quel momento
c'era a Spoleto anche...
MUTOLO:
In quel periodo...
P.M.:
Giacomo Gambino...
MUTOLO:
In quel periodo diciamo, a Spoleto c'è diciamo anche gambino
che capo mandamento diciamo di Partanna Mondello, Santo (incomprensibile)
insomma, perchè lui già è capo mandamento, ed è
insieme con Antonino Porcelli...
P.M.:
Antonino Porcelli chi è?
MUTOLO:
E' diciamo, era il reggente che c'era diciamo a Partanna Mondello, cioè,
nel territorio in cui era stato diciamo ucciso l'onorevole Salvo Lima.
P.M.:
Ed allora secondo la sue esperienza personale, per le regole che lei
ha appreso in Cosa Nostra, che cosa significava questo? Cioè, il
capo mandamento ed il reggente della famiglia nel cui territorio...
PRESIDENTE:
Che cosa significava questo?
P.M.:
E' avvenuto l'omicidio, che cosa significava?
AVV. SBACCHI:
Presidente chiedo scusa, mi oppongo alla domanda, non mi interessa i
significati, mi interessa i fatti che sa.
P.M.:
Non sto facendo riferimento al significato, ho parlato di...
VOCI SOVRAPPOSTE
P.M.:
Di regola ha appreso per esperienza personale...
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
Avvocati Sbacchi non è il caso di gridare, può parlare
a voce bassa.
P.M.:
Signor Presidente se correttamente l'avvocato vuole fare riferimento
alla domanda che era in questo, di questo tenore.
PRESIDENTE:
Vuole ripetere la domanda.
P.M.:
Per quella che è la sua esperienza personale, per le regole da
lei apprese in Cosa nostra, che cosa significava per...
PRESIDENTE:
Esperienza, regole...
P.M.:
Avvocato, la sentenza...
VOCI SOVRAPPOSTE
P.M.:
La sentenza numero 80 ha fatto passato in giudicato quello che lei sta
contestando...
PRESIDENTE:
Non è il caso di gridare.
P.M.:
Se l'avvocato non evita di intervenire...
PRESIDENTE:
Ripeta la domanda Pubblico Ministero.
P.M.:
Sulle domande del Pubblico Ministero...
AVV. SBACCHI:
No, l'avvocato interviene, intende intervenire...
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
per favore avvocato Sbacchi...
AVV. SBACCHI:
Non sono corrette.
PRESIDENTE:
Avvocato Sbacchi...
P.M.:
Avvocato non usi il termine corretto quando parla dell'ufficio del Pubblico
Ministero.
PRESIDENTE:
Per favore finiamola...
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
Avvocato Sbacchi, la prego. Finiamola con questa polemica. Se la domanda
è corretta la valuta il Presidente.