per la terza volta, signor Mutolo, per quella che è la sua esperienza
personale, nelle regole apprese durante la sua lunga militanza in Cosa
Nostra, cosa significa per il capo mandamento ed il capo o il reggente
della famiglia nel cui territorio avviene un'omicidio come quello d'onorevole
Lima il fatto stesso che l'omicidio sia accaduto?
AVV. SBACCHI:
La difesa si oppone...
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
Aspetti Mutolo.
MUTOLO:Si aspetto.
PRESIDENTE:
Cosa dissero e cosa fecero?
P.M.:
No Presidente mi scusi, Pubblico Ministero non può porla in maniera
diversa perchè rischierebbe di suggerire la risposta. Quindi, ammesso
che questa sia una domanda che non è stata posta centinaia di volte
in dibattimenti...
PRESIDENTE:
In questi termini...
P.M.:
In questi termini e in termini addirittura più espliciti.
PRESIDENTE:
In questi termini non è ammessa.
P.M.:
Benissimo, allora la facciamo in un'altro maniera. Che cosa sarebbe
avvenuto signor Mutolo, del rappresentante del territorio in cui...
PRESIDENTE:
Pubblico Ministero si rende conto che lei sta facendo una, sta chiedendo
un'ipotesi e usa il condizionale...
P.M.:
Presidente, non è un'ipotesi si tratta di una regola consacrata
in una sentenza passata ingiudicata che si trova agli atti di questo dibattimento.
Non è ne una regola ne una ipotesi, è una certezza processuale,
al meno dal 30 gennaio 1992, quindi per gentilezza su questo l'ufficio
del Pubblico Ministero non può deflettere la domanda va posta in
questi termini, secondo le regole di Cosa Nostra, cosa sarebbe avvenuto
di un capo mandamento che non avesse...
PRESIDENTE:
Pubblico Ministero.
P.M.:
prego.
PRESIDENTE:
Noi ancora non abbiamo chiesto, non sappiamo il commento all'omicidio
cosa dissero.
P.M.:
Presidente ma io sono che faccio le domande e so evidentemente sulla
basa del fini che mi propongo di raggiungere che cosa penso che il teste
mi dirà perchè lo ha già dichiarato in decine di dibattimenti
non di dichiarazioni al Pubblico Ministero.
PRESIDENTE:
Ma noi non teniamo conto degli altri dibattimenti.
P.M.:
Come non ne teniamo conto...
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
Di questo, e di quelle cose che sono state acquisite. E allora, così
non è ammesso la domanda.
P.M.:
E allora, che cosa disse Gambino Giacomo Giuseppe e cosa disse Porcelli
Antonino dell'omicidio d'onorevole Lima?
PRESIDENTE:
Può rispondere Mutolo.
MUTOLO:
Guardi, di specifico non hanno detto niente, però perchè
pocanzi io avevo detto che c'era quella pista che c'erano le microspie,
però, erano espressioni era i sorrisetti, erano i visi contenti
cioè, non è che dice: noi abbiamo fatto uccidere all'onorevole
Lima, no. Subito, si è messo fra di noi a dire: hanno incominciato
a romperci... Posso dire la parolaccia signor Presidente o mi rimprovera
dopo...
PRESIDENTE:
No non la rimprovero. Avanti...
MUTOLO:
Io non lo so, se, cioè, faceva dei gesti con le mani per dire:
hanno incominciato a romperci...
PRESIDENTE:
Senta Mutolo lo dica in italiano, anche perchè veda, poi il,
non tutti conoscono il siciliano, quindi poi sulle carte resta la parola
in siciliano, che occorre poi tradurla. Ha capito? Per questo io le dico
di parlare in italiano se le è possibile.
MUTOLO:
Io mi sforzo signor Presidente, ma io cerco di fare miracoli per parlare
in italiano, però...
PRESIDENTE:
Va bene. Ne prendiamo atto.
MUTOLO:
Cioè, hanno iniziato...
PRESIDENTE:
Cominciarono...
MUTOLO:
A romperci il culo. Però il grido di Gambino, di tutti le persone
che erano là. Ma erano così pacifiche tranquilli, perchè
erano diciamo, pochissimi minuti che ci incontravamo mentre si andava al
colloquio, mentre si andava nelle visite specialistiche dei medici, perchè
là ci sono, il dottore che c'è sempre tutti i giorni...
VOCI SOVRAPPOSTE
PRESIDENTE:
Senta Mutolo (incomprensibile) questa espressione? Mutolo...
MUTOLO:
Un giorno viene quello, e quindi noi, erano quei momenti in cui ci incontravamo
nei corridori, oppure si stava fermi in qualche punto, e si commentava
dicendo con soddisfazione, perchè, cioè, non c'era uno stato
di agitazione nel tipo che non ne sapevano niente i capoccioni, era completamente,
era una cosa, purtroppo non la so io come spiegarla, però era così,
sereni, tranquilli, contenti, giulivi, che finalmente che il primo omicidio
era stato fatto in relazione diciamo, alle promesse che erano state fatte
nel maxi processo.
P.M.:
Signor Mutolo le chiedeva il Presidente chi erano i soggetti che facevano
questi sorrisini, che fecero il gesto...
VOCI SOVRAPPOSTE
P.M.:
Il gesto lo ha già detto Presidente. Espresse quella frase colorita
che lei ha richiamato.
MUTOLO:Guardi, i sorrisini li faceva Porcella, Gambino, Calò,
i fratelli Spadaro, Pedone, Michelangelo, tutti quelli che eravamo là.
P.M.:
E la frase colorita chi la pronunciò?
MUTOLO:
La frase?
P.M.:
Colorita.
MUTOLO:
(incomprensibile)
P.M.:
Colorita, quella frase espressiva.
MUTOLO:
Montalto Salvatore.
P.M.:
Montalto Salvatore. La espresse questa frase mentre, accompagnandola
col gesto che lei ha pure ricordato?
MUTOLO:
Si, noi eravamo là nel corridoio mentre si aspettava per andare
al colloquio, a volte si stava 10 minuti, un quarto d'ora fermi là
e quindi c'era modo di parlare però sempre in una maniera non se
ci sentivano le guardie, perchè le guardie non ci interessavano,
non c'erano guardie, avevano paura delle microspie e quindi con quel gesto
che finalmente hanno incominciato, finalmente hanno incominciato.
P.M.:
Signor Mutolo, qual'è la responsabilità di un capo mandamento
per un'omicidio come quello dell'onorevole Lima che avviene nel proprio
territorio secondo le regole di Cosa Nostra?
MUTOLO:
Guardi, ma non solo il capo mandamento, ma è tutta la commissione...
P.M.:
Ma parliamo per ora solo del capo mandamento?
MUTOLO:
Quel livello, no, la responsabilità del capo mandamento è
quello di avere acconsentito a dire si, nel mio territorio si questo omicidio,
però nel caso dell'onorevole Lima, in qualsiasi mandamento era insomma
non c'era certamente opposizione insomma di qualcuno, perchè i fatti
per noi erano ben chiari risaputi, e quindi...
P.M.:
E qual'è la responsabilità del capo della famiglia nel
cui territorio avviene un'omicidio come quello dell'onorevole Lima?
MUTOLO:
Anche il senso che è responsabile pure perchè nel territorio
diciamo, il capo famiglia, o il reggente diciamo è responsabile
di tutto quello che avviene nel suo territorio.
P.M.:
E se il capo mandamento o il capo famiglia non vengono avvertiti, che
cosa significa questo all'interno di Cosa Nostra?
MUTOLO:
Che subito c'è un certo, diciamo, fermento perchè si può
trovare, si vuol sapere il perchè, si vogliono trovare chi ha ucciso,
insomma, nascono certamente delle cose spiacevoli, insomma, non esiste
insomma che un personaggio come l'onorevole Lima succedeva quello che è
successo il capo mandamento non sapeva niente ed era così tranquillo,
giulivo, cioè, non esiste propri insomma. Altrimenti insomma, ci
sarebbe stati insomma, perchè, ma come mai, che cosa vogliono fare,
sa chi c'è? Insomma, i discorsi sarebbero stati tanti, invece i
discorsi sono stati pochissimi, signigicativi, i sorrisini erano .... li
regalavano, i scacciatini d'occhi insomma va', era tutto un periodo di
contentezza, di giulività insomma.
P.M.:
A lei è mai capitato durante la sua personale esperienza in Cosa
Nostra, soprattutto nel periodo in cui era accanto a Rosario Riccobono
di sentire di un omicidio eclatante del quale il Riccobono non era stato
avvisato e, se è sì ,in che periodo, in quale circostanze
particolari?
MUTOLO G.:
Guardi io mentre sono fuori con Riccobono omicidi, diciamo, che già
Riccobono non sapeva non me ne ricordo. Mi ricordo qualche omicidio eclatante
in cui il Riccobono non sapeva niente e lo so, però se noi parliamo
nell'ambito mafioso, se lei si riferisce all'omicidio di Stefano Bontate
...
P.M.:
Esatto.
MUTOLO G.:
... Riccobono effettivamente non sapeva niente. Tant'è vero che
l'indomami mattina non appena ...
P.M.:
No, no. Lasci perdere quindi solo l'omicidio Bontate. L'omicidio Bontate
che cosa significò?
MUTOLO G.:
Significò che Riccobono non sapeva niente e subito lui, l'indomani
mattina andarono da Michele Greco per chiedere spiegazioni.
P.M.:
No, no. Intendevo chiederle che cosa significò nella storia di
Cosa Nostra l'omicidio Bontate?
MUTOLOG.:
Significò, diciamo, il sopravvento, diciamo, la fine di un'epoca,
diciamo così, di una certa cultura mafiosa e l'inizio di una cultura
mafiosa aberrante e aggressiva, di quello che insomma è sotto gli
occhi di tutti... insomma degli ultimi tempi insomma.
P.M.:
Diede inizio a qualche cosa di particolare l'omicidio di Stefano Bontate?
MUTOLO G.:
Guardi molti collaboratori la chiamano, diciamo, la seconda guerra di
mafia. Io purtroppo mi sono rifiutato sempre di darci questo appellativo
perché, ripeto, noi della famiglia di Partanna Mondello non eravamo
in guerra con nessun clan mafioso. Sapevamo che nessun clan mafioso si
opponeva veramente, soltanto era per me, per la mia esperienza, era la
risoluzione, diciamo, l'arrivo di una politica che aveva fatto Salvatore
Riina, va bene, ad eccezione di qualche famiglia come quella di Partanna
Mondello in tutte le famiglie aveva messo degli infiltrati ed erano gli
stessi uomini d'onore con le altre persone ..
P.M.:
Non ci interessa questo in questo.
MUTOLOG.:
... Che facevano uccidere i loro capi per entrare tutti in possesso
...
P.M.:
Signor Mutolo, non ci interessa questo in questo processo. Desideravo
soltanto quella risposta cioè diede inizio a quella che i più
definiscono seconda guerra di mafia. Vi fu qualche analogo dopo l'omicidio
dell'onorevole Lima?
MUTOLO G.:
Guardi, la cosa analoga era quella ...
P.M.:
No, no, è una domanda non è che ...Dico, vi fu qualche
cosa di analogo oppure tutto continuo come prima? E' per fare capire ...
MUTOLO G.:
Come prima anzi meglio di prima perché chi era in galera eravamo
contenti perché ormai aspettavamo insomma l'esito di altri omicidi
eclatanti perché noi capivamo che quello era l'inizio di una lunga
serie di altre cose che dovevano avvenire per forza maggiore per potere
cambiare certe cose. Sicuramente nell'aspettativa dei mafiosi c'è
sempre la speranza che le cose possono cambiare.
P.M.:
Signor Mutolo, passiamo ad un altro argomento. Lei durante la sua vita
passata in Cosa Nostra ha mai sentito parlare di Michele Sindona? E se
è sì in che occasione, in che termini?
MUTOLO G.:
Guardi, io ne ho sentito parlare spesso di Michele Sindona. Io di Michele
Sindona ho parlato direttamente con Riccobono, sono stato in galera, diciamo.
al dottor Crini a quello che curò la ferita ... di Sindona ne ho
sentito parlare , ne ho parlato con diversi personaggi. Uno degli ultimi
che ne parlai è stato un certo, diciamo, non mi ricordo ora ...
ma comunque io ne ho sentito parlare che quando lui è venuto a Palermo,
diciamo, era fatto venire dall'America perché, diciamo, avevano
investito, alcuni mafiosi come Bontate, Inzerillo, Riina, Teresi insomma
tanti personaggi importanti mafiosi, dei soldi su Sindona perché,
non lo so, nelle banche, perché anche i mafiosi investono nelle
azioni delle banche, della borsa e quindi ... però le cose andarono
male a Sindona, è venuto qua in Sicilia e mi ricordo che (incomp.)
con il Riccobono è stato che quando lui è venuto era per
recuperare i soldi che doveva dare diciamo ai mafiosi. A un certo punto
il Sindona fa una lista che manda a Roma a un avvocato, non mi ricordo
come si chiama, ce la porta il fratello di Spatola, quello che costruiva,
diciamo, per Inzerillo Salvatore, questo Spatola Vincenzo arrivando, diciamo,
l'avvocato Guzzone, Guzzoni, qualcosa del genere, trova inaspettatamente
i carabinieri. I carabinieri, diciamo, arrestano questo Spatola e non si
sa che fine fa questa lista di 500 nominativi in cui chiedeva i soldi Sindona.
A quel punto, insomma,l'hanno fatto andare via di nuovo insomma perché
ci interessava che ai mafiosi recuperare i soldi che avevano dato a Sindona
...
P.M.:
E questo scopo del viaggio di Sindona in Sicilia, lei lo apprende ...?
Vuole ripetere da chi?
MUTOLO G.:
Da Rosario Riccobono.
P.M.:
Che aveva investito, aveva investito dei soldi?
MUTOLO G.:
...Dopo ne parlo con Micalizzi Salvatore ma la persona più importante
è Rosario Riccobono.
P.M.:
E Rosario Riccobono, per quello che lei sa, aveva investito danaro presso
le banche di Sindona?
MUTOLO G.:
Lui quanto ha investito io non lo so però so che tutti gli esponenti,
i più importanti mafiosi perché purtroppo la mafia fa così
quando c'è una speculazione, quando c'è un investimento ...
cioè non è una singola persona che investe soldi, ma sono
tutti i mafiosi che mettono soldi insomma, che 10 lire, chi 5 lire, chi
50 lire, però sono tutti i personaggi che investono su una cosa
che può essere buono.
PRESIDENTE:
Mutolo, senta, questa lista di 500 nomi che cosa era? Che cosa intende
dire? Che cosa ha saputo sull'argomento?
MUTOLO G.:
Dunque, il Sindona, almeno, per come mi racconta Riccobono per i suoi
amici che aveva; politici, massoni, non lo so ... persone importanti però
tutti con soldi, non lo so quali potevanoessere gli interessi io non posso
sapere ... erano 500 persone tra politici ed altri personaggi in cui il
Sindona chiedeva, insomma, dei soldi. Soldi in modo che queste persone
ci davano e questo Spatola il fratello di Rosario Spatola fu arrestato,
diciamo, nell'androne dove doveva portare questa lista. Ora non mi ricordo
bene come si chiama quest'avvocato però erano una lista di nominativi
che in qualche modo erano coinvolti nei traffici che faceva, diciamo, Sindona.
PRESIDENTE:
Va bene. Può bastare. Prego.
P.M.:
Signor Mutolo, lei all'interno di Cosa Nostra, ha mai sentito parlare
del banchiere Roberto Calvi?
MUTOLO G.:
Guardi, io di Roberto Calvi ne ho sentito parlare, ne ho parlato con
... mentre ero, diciamo, in galera, con un certo Lena in cui mi racconta
insomma un fattore molto importante che avevano recuperato, diciamo, la
borsa, quella borsa che il Calvi, diciamo, aveva quando è stato
trovato, diciamo, impiccato a Londra, in cui questo Lena, Giulio Lena,
che è un massone di Firenze, mi racconta in qualche modo che era
un pochettino preoccupato, con me prende amicizia perché? Perché
lui sa che io sono imputato, in quel periodo, diciamo, per armi e perché
mi avevano trovato un milione di dollari falsi e quindi i commenti che
c'erano nei giornali, l'incisione era perfetta, buona, quindi siccome questo
Lena era imputato con Flavio Carboni ...
PRESIDENTE:
L'incisione di che cosa?
MUTOLO G.:
... No, no. E' tanto per raccontarci l'interesse che ha avuto diciamo,
questo Lena, per parlare con me e quindi voleva sapere chi era l'incisore
che mi aveva fatto i dollari. Così, insomma, noi parlammo per quando
noi eravamo fuori d'incontrarci e proseguire i nostri traffici. Così
parlando, perché nel carcere si sta sempre a passeggiare assieme
e a parlare del più e del meno, mi racconta questo discorso della
borsa di Calvi in cui era un pochettino preoccupato perché quando
l'arrestano, dice, che i carabinieri avevano trovato una corrispondenza
che lui aveva con un prete, con questo prete, diciamo, che gli aveva dato
due assegni di 600 milioni però questo Lena mettendo in incasso
i due assegni, gli assegni non vengono pagati quindi si rivolge, diciamo,
a questo prete e gli dice" ma scusi perché non mi da i soldi
..." perché erano la prima parte che ci dovevano dare come
ricompenso alla borsa. Questo prete si giustifica e dice" no, perché
gli incartamenti che c'erano dentro la borsa non erano quelli che mi interessavano
per recuperare tutti quei miliardi che doveva recuperare il Vaticano ..."
e questo Lena, diciamo, in una lettera che si conservava le fotocopie e
si conservava anche quello le mandava a dire il prete a un certo punto
gli dice" a me non interessa niente, tanto il responsabile della borsa
è Giulio..." Giulio che si rivolgeva all'onorevole Andreotti.
Nel senso che dire, va be' se non paghi tu i soldi me li da Giulio Andreotti,
insomma, l'onorevole Giulio Andreotti.
P.M.:
Questa borsa da chi fu consegnata a questo prete, da Lena soltanto o
anche da un'altra persona?
MUTOLO G.:
No, questa borsa l'aveva, diciamo, Flavio Carboni e Giulio Lena. Chi
gliel'ha dato a loro io non lo so, non lo so ...
P.M.:
E chi era questo Flavio Carboni?
MUTOLO G.:
Guardi Flavio carboni era uno che già io conoscevo così
per nome perché ne avevo sentito parlare molti anni prima intorno
all'81 in cui ... una persona in cui sempre fa delle speculazioni in modo
colossale e in quel periodo dell'81 io mi ricordo che Flavio Carboni era
in contatto con Pippo Calò perché stanno investendo delle
grosse somme di denaro in Sardegna e a me ne parla anche Nino Madonia,
Spataro Tommaso che loro avevano investito su questi ... su questa speculazione,
diciamo, in Sardegna però noi non abbiamo messo nessuno i soldi
perché avevamo altri interessi, insomma, di droga e quindi la cosa
non ci interessò.
P.M.:
Signor Mutolo sa se Stefano Bontate frequentava delle riserve di caccia?
MUTOLO G.:
Guardi, Stefano Bontate era un grosso appassionato di caccia. Io so
che da sempre, insomma, perché spesso Michele Greco veniva a trovarlo,
diciamo, là a Paglia Magliocchi, ci fu un periodo che io e Riccobono
stavamo là vicino e quindi spesso lui ci raccontava che andava verso
... nelle riserve di caccia con Santapaola, con Michele Greco e andavano,
diciamo, dal principe di San Vincenzo oppure da Farinella oppure da Ferro,
insomma in diverse zone di caccia però insomma un appassionato e
frequentava tutte le riserve di caccia che erano in Sicilia perché
erano tutti di personaggi importanti, insomma o in un modo o in un altro
sempre collegati con la mafia.
P.M.:
Il Principe di San Vincenzo chi era?
MUTOLO G.:
Guardi, il principe di San Vincenzo è un mafioso, purtroppo mi
dispiace dirlo, ha portato personalmente a me dei soldi per il traffico
di droga insieme a Franco Di Carlo. E' un principe, è un mafioso
di un paesino vicino Cerda, non mi ricordo come si chiama per ora, aveva
il castello, il famoso castello che c'è vicino a Trabia insomma
è un personaggio importante.
P.M.:
Quanto le ha portato per il traffico di droga?
MUTOLO G.:
Mi ha portato la somma di 300 milioni di lire, Però tutti in
dollari a pezzi di 20.
P.M.:
Vuole ripetere qual'erano le altre riserve di caccia che frequentava
Bontate?
MUTOLO G.:
Guardi, quelle che mi ricordo ... andavano in una riserva di caccia
che aveva questo principe san Vincenzo, un'altra che aveva un certo Farinella,
impresario che per il momento non mi ricordo come si chiama, dopo c'era
pura la riserva di caccia che aveva pure un certo Ferro, Antonino Ferro
o qualcosa del genere, sempre della zona vicino a Caltanissetta insomma
nell'interno della Sicilia, e ci andavano insomma, diciamo, con Santapaola
perché a Santapaola, appunto, gli dicono il cacciatore perché
era uno che frequentava anche lui, insomma, le riserve di caccia. Ci andavano
spesso con Michele Greco, con altri personaggi insomma.
P.M.:
Signor Mutolo, lei ha detto, quello che sapeva sull'onorevole Andreotti
il 4 marzo del 1993 prima di questa data, nonostante le fosse stato chiesto
dalla Procura di indicare quali erano, qual'era l'uomo politico al quale
Lima si rivolgeva a Roma per gli interessi di Cosa Nostra, lei si era riservato,
aveva manifestato i timori, vuole spiegare perché ha aspettato fino
al 4 marzo 1993 prima di dire quello che sapeva su Andreotti?
MUTOLO G.:
Guardi, io purtroppo, cioè lo debbo dire francamente così
per come lo so dire io, io avevo ... innanzi tutto quando io ho collaborato,
ho collaborato, diciamo, convinto per come lo sono ancora tuttora di non
sprecare, diciamo,la mia vita, la mia serenità , il mio amore per
il mio paese, quindi io sono stato disposto, diciamo, a rinnegare tutto
il mio passato però volevo dare, sono convinto di dare un supporto
forte a quello che potrebbe essere lo scardinamento di Cosa Nostra anche
perché avevo l'esperienza che altri collaboratori, diciamo, famosi,
importanti come Buscetta, Contorno, Mannoia, avevano collaborato cioè
avevano collaborato in una certa maniera, diciamo, io purtroppo leggo i
giornali cioè non è che avevo sentito dire il tizio si accollò
un omicidio ... quindi io nella mia riflessione io, dico io, mi devo accollare
tutto quello che ho fatto, lei pensi che io ho accusato anche mia moglie
e l'ho fatta condannare quindi lei pensi quale caparbietà io ho
nel collaborare. Però io facevo una valutazione, diciamo, di quello
che potevo dire e di quello che non potevo dire cioè di quello nel
senso cioè a me interessava innanzi tutto scardinare distruggere
la mafia dopo, e infatti io quando i giudici mi parlavano, insomma di parlare
di questioni mafia e politica io dicevo; no, io prima intendo finire di
parlare di mafia, io prima voglio fare le famiglie, voglio fare i mandamenti
... Perché il braccio armato è la mafia cioè il politico
non spara, il politico è pericoloso per altri versi, però
non è che il politico mi viene a sparare. Quindi io finisco a un
certo punto di parlare della mafia e parlo di personaggi, diciamo, importati,
di giudici, di persone, insomma, dello Stato, di poliziotti. Ma nel frattempo
avvengono dei segnali che io cioè in qualche modo vedo che lo Stato,
per esempio, ha dei segnali buoni, forti come i programma di protezione.
Può sembrare assurdo ma io ho letto questo programma di protezione,
dopo diversi mesi, perché a me non interessava il programma di protezione,
però io vedevo che lo Stato, insomma per quello che poteva fare
faceva. Però sapevo che, cioè se io toccavo allora dei personaggi
... che lo dicevo, i magistrati purtroppo a volte mi si ... che mi sembrava
male insistere, però io dicevo: ma se io ora tocco alcune cose,
sicuramente nascono dei polveroni e noi sprechiamo quello che realmente
a me sta a cuore, cioè quello di sconfiggere la mafia. Quindi io,
fino che a dicembre, che mi ricordo che sotto Natale ci fu un attacco dei
magistrati che volevano che io parlassi diciamo di questi fattori di mafia,
politica, però io ... ci dico: ma guardate, io sono demoralizzato
perché nel frattempo era successo il suicidio del giudice Signorino
che io ogni volta che ne parlo mi addolora, perché cioè,
umanamente dispiace a tutti però insomma mi davano la colpa a me
a tipo ... come se gli avessi sparato io al giudice Signorino, ma io stavo
facendo cioè, un mio dovere verso lo Stato, verso le persone in
cui credevo e credo, va bene? ad una continuità di questa lotta
di queste persone. E quindi io ero deciso di non toccare personaggi che
erano all'altezza di potere cambiare le leggi. Perché è tutto
la. Il politico non ti spara, però se il politico vuole, da un giorno
all'altro, ti cambia la legge e fa uscire tutte le persone che ci sono
in galera, insomma ... Quindi io resisto fin quando posso resistere, dopo
io mi sono reso conto che era giusto che io parlassi perché ho visto
una intervista in televisione di Salvatore Riina e quindi a quel punto
ho capito che il Riina lancia dei messaggi ben precisi e a quel punto,
la prima volta che sono venuti gli avvocati ... i magistrati, io ho parlato
insomma, subito ... insomma dell'onorevole Andreotti. Ma se Salvatore Riina
non avesse fatto quell'intervista e avrebbe parlato dopo tre o quattro
mesi, sicuramente io non avrei parlato in quel periodo. P.M.: Signor
Mutolo, lei dice intervista. Cosa intende dire? In che occasione Riina
parlò, lo sentì parlare in televisione?
MUTOLO G.:
Ma guardi, io mi ricordo perfettamente che Riina, cioè, sicuramente
andò in qualche processo, ora non mi ricordo ...
P.M.:
Allora quando lei dice ... intervista ...
MUTOLO G.:
Però io mi ricordo le parole che lui rivolgeva direttamente a
me, perché lui parlò del ... del suicidio del giudice Signorino,
del suicidio dell'avvocato Montana, dell'arresto di un alto funzionario,
va bene, che lui pur sapendo il nome, non è che ... per come ha
detto il giudice Signorino morto, l'avvocato Montana morto, poteva dire
anche l'alto funzionario che era in galera. No, invece dice, per questi
pentiti si sono uccisi un giudice, avvocati e ... Quindi io mi sono sentito
in qualche modo, così, preoccupato che qualcuno potesse leggere
per come lo letto io, le parole di Salvatore Riina il messaggio e poteva
fare qualche intervento insomma ... di cambiare ... P.M.: Signor
Mutolo, qual'è il messaggio che lei ritenne di capire in queste
parole di Riina? Non si è capito bene.
MUTOLO G.:
Che lui dava il messaggio completamente ai politici che principalmente
a chi poteva diciamo cambiare le leggi ed a quel punto io, mi dispiace
dirlo, ma è l'onorevole Andreotti, va bene? in cui lui dice: io
non conosco nessun politico. Ma è assurdo che lui dice io non conosco
nessun politico. Il messaggio era: state attenti perché questo,
per come sta facendo danno, verso la mafia, può fare danno attraverso
altre istituzioni e quindi io in quel momento, insomma ... non ho tenuto
più riserve ed ho parlato.
P.M.:
Signor Mutolo, l'ultima domanda. Lei ha fatto cenno alle condanne subito
sulla base delle sue dichiarazioni ed a quelle che ha fatto subire anche
a sua moglie. Vuole dire se se lo ricorda che condanne cioè a quanti
anni è stato condannato dopo avere iniziato nel luglio del 1992
la sua collaborazione con la giustizia?
MUTOLO G.:
Signor giudice io, purtroppo sono cose che debbo dire perché
sono scritte, cioè io a volte mi meraviglio a leggere alcune sentenze
di detenuti. Diciamo, io dopo avere collaborato ho preso per traffico di
droga a Livorno 9 anni, processo fatto sulle mie dichiarazioni, va bene.
Io ho letto ultimamente, le porto un paragone, non per polemizzare che
non è nella mia abitudine ....
PRESIDENTE:
Mutolo, si limiti a rispondere alle domande del P.M..
MUTOLO G.:
Ecco ...
PRESIDENTE:
Questa condanna quando l'ha riportata? Questa condanna a nove anni quando
l'ha riportata?
MUTOLO G.:
Io sono stato condannato a nove anni per traffico di droga a Livorno.
Dopo sono stato condannato come continuità, diciamo, a Civitavecchia,
credo tre anni o quattro anni. Sempre per fattore di continuazione a Grosseto
altri sei anni e mia moglie ha preso sei anni.
PRESIDENTE:
Quando? Quando? Le date di queste condanne.
MUTOLO G.:
Dopo la mia collaborazione, signor Presidente. Insomma, sì, effettivamente
c'era, diciamo, il processo di Civitavecchia che era nato quando a me mi
arrestano nell'91 il 15 agosto però al limite se mi condannavano,
mi condannavano a me perché a me non mi hanno trovato niente addosso
poi io ho detto questa cosa mia" io mandavo dei bigliettini con mia
moglie ..." quindi hanno condannato anche mia moglie. Però
io vedo dei trafficanti importanti come i Cuntrera che prendono 13 anni
per traffico di droga, io da collaboratore ne prendo 9 mi sembra insomma
...
PRESIDENTE:
Mutolo, lasci stare i commenti sulla altre sentenze, Mutolo ...
P.M.:
Signor Mutolo, invece sempre con riferimento al ...
PRESIDENTE:
Queste sentenze, scusi P.M., sono definitive queste sentenze?
MUTOLO G.:
Sissignore.
PRESIDENTE:
Sono definitive, Mutolo? Mutolo, mi sente?
MUTOLO G.:
Sono definitive.
PRESIDENTE:
Ecco, va bene, prego.
P.M.:
Sono definitive, Presidente. In precedenza invece vuole ricordare a
quanto era stato condannato prima della sua collaborazione nel maxiprocesso?
MUTOLO G.:
Nel maxiprocesso io per un traffico di droga che si partiva da 250 chili
trovati su una nave, io ho preso 16 anni in primo grado, 14 anni in secondo
grado. Dopo ce ne erano altri decine e decine di chili però hanno
fatto il cumulo e ho preso 14 anni quindi abbiamo fatto più ...
sette anni la prima volta più i quaranta giorni ... io come il maxiprocesso
era quasi concluso non è che dovevo fare 20 anni, 30 anni. Io ora
aspetto altre condanne ma spero che non mi danno insomma la fucilazione,
insomma, perché se per un traffico di droga mi danno 9 anni, per
un omicidio non lo so, insomma, cosa fanno.
PRESIDENTE:
Andiamo avanti.
P.M.:
Non ci sono altre domande, grazie.
PRESIDENTE:
Va bene. Allora sospendiamo per un quarto d'ora, signora, va bene? Mi
sente? Sospendiamo per un quarto d'ora. L'udienza è sospesa. Allora
riprendiamo il collegamento. Allora il collegamento è ripreso. E
allora Mutolo. Mutolo, mi sente?
MUTOLO G.:
Sì, la sento.
PRESIDENTE:
Ora procederà al controesame la difesa. Prego.
AVV.COPPI:
Signor Mutolo perché ha deciso di collaborare con la giustizia?
MUTOLO G.:
Ho deciso di collaborare con la giustizia perché non mi vedevo
più, diciamo, ormai in quello che era la mia ideologia mafiosa.
AVV.COPPI:
La sua decisione coincide praticamente con l'interrogatorio del luglio
1992 o è anteriore rispetto a questa data?
MUTOLO G.:
Guardi, io incomincio, diciamo, a collaborare a luglio, diciamo, a giugno
del '92; però già la mia decisione si era già maturata
nel mese di dicembre del '91.
AVV.COPPI:
D'accordo. Senta, lei ha confessato di aver commesso numerosi omicidi.
Vero?
MUTOLO G.:
Sissignore.
AVV.COPPI:
Ricorda quanti omicidi ha commesso e ha confessato?
MUTOLO G.:
Guardi, tra omicidi, scomparsi, diciamo quelli che io so, sessanta,
settanta omicidi.
AVV.COPPI:
Eseguiti da lei materialmente? A cui lei ha partecipato?
MUTOLO G.:
Eseguiti materialmente da me più di venti.
AVV.COPPI:
Senta, quando commetteva questi omicidi non ravvisava nessuno contrasto
con la ideologia di Cosa Nostra.
MUTOLO G.:
No. Anche perché era ... io mi sentivo, diciamo, un militare
e anzi che facevo un ... una cosa ai fin di bene e non ai fin di male.
Cioè era sempre giustificata della cultura che io avevo mafiosa.
Però non in tutti gli omicidi che ho fatto io non ci sono nè
donna e nè bambini.
AVV.COPPI:
Ho capito. Senta, dopo la morte di Bontate lei ha commesso altri omicidi?
MUTOLO G.:
Sissignore.
AVV.COPPI:
E quando ha commesso l'ultimo omicidio?
MUTOLO G.:
L'ultimo strangolamento è stato il giorno prima che io venissi
arrestato.
AVV.COPPI:
Il giorno prima ... e quando è stato arrestato?
MUTOLO G.:
No. Giorni prima. Ora non so se ...
AVV.COPPI:
Va bene. Ma insomma ... Quando è stato arrestato?
MUTOLO G.:
Io sono stato arrestato il 17 giugno. Quindi circa sei giorni prima
...
AVV.COPPI:
Giugno di quale anno, scusi?
MUTOLO G.:
... abbiamo ...
AVV.COPPI:
Giugno di quale anno?
MUTOLO G.:
Del '92 ... Dell'82
AVV.COPPI:
Dell'82?
MUTOLO G.:
Sissignore.
AVV.COPPI:
Senta, quando venne ucciso l'onorevole Lima, lei partecipò alla
gioia generale?
MUTOLO G.:
No.
AVV.COPPI:
Prima mi sembrava di aver capito che invece tutti quanti voi nel carcere
foste contenti di questo fatto.
MUTOLO G.:
Ma io già in quel periodo avevo già maturato, diciamo,
la ... l'idea di collaborare e quindi non mi vedevo più, diciamo,
partecipe a quella gioia. Ma certamente io dovevo far capire ai miei ...
coimputati, diciamo, e amici che anche io ero felice.
AVV.COPPI:
Quindi faceva finta, insomma, di essere contento.
MUTOLO G.:
Sissignore.
AVV.COPPI:
Ho capito. Senta, ma il cambiamento di cultura mafiosa, come lei l'ha
chiamato, avviene dopo la morte di Bontate?
MUTOLO G.:
No. Avviene ... avviene dopo l'ultimo mio arresto in cui ...
AVV.COPPI:
No, scusi. Questa mattina lei ha detto ...
MUTOLO G.:
... comincio, diciamo, a vedere ... questo mio arresto che viene attorno
al '91.
AVV.COPPI:
Non ha compreso la mia ...
PRESIDENTE:
Si fermi, Mutolo. Mutolo, si fermi.
AVV.COPPI:
Non ha compreso la mia domanda. Lei questa mattina ha detto che la morte
di Bontate segnò una svolta nella mafia perché ... nella
storia della mafia perché dopo questa morte cambiò la cultura
mafiosa. Questo ha detto lei questa mattina.
MUTOLO G.:
Sissignore.
AVV.COPPI:
Nonostante questo ...
MUTOLO G.:
Ma io non parlo di cultura personale. Perché noi dopo la morte
di Bontate, anche se Bontate era, diciamo, un amico nostro, diciamo, noi
ci siamo alleati per un certo periodo, diciamo, a Salvatore Riina. Perché,
diciamo, Salvatore Riina, Rosario Riccobono si sentiva nel giusto di seguire,
diciamo, le regole che c'erano in Cosa Nostra..
AVV.COPPI:
E quindi questa è la ragione per cui lei ha continuato a commettere
omicidi anche dopo la morte di Bontate?
MUTOLO G.:
Sissignore.
AVV.COPPI:
Va bene. Senta, lei è stato condannato nel maxiprocesso a maxi
16 anni, ridotti poi a 14 anni in grado di Appello, se ho capito bene?
MUTOLO G.:
Sissignore.
AVV.COPPI:
Sente, lei questa condanna l'ha scontata? La sta scontando? Quanta parte
ne ha scontata e come l'ha scontata, se l'ha scontata?
MUTOLO G.:
Guardi, io la sto scontando perché, diciamo, oltre, diciamo,
alla condanna del maxiprocesso ci ho, per come ho detto poc'anzi, altre
condanne quindi li sto scontando.
AVV.COPPI:
In carcere, naturalmente?
MUTOLO G.:
Li sto scontando, diciamo, agli arresti,chiamati così, domiciliari.
Però per me insomma è peggio di prima perché sono
sempre guardato, diciamo, da personaggi della ... delle forze pubbliche
per la mia sicurezza. Quindi non è che sono mai tranquillo, mai
libero.
AVV.COPPI:
Quindi lei non può uscire dal luogo dove si trova, volendo?
MUTOLO G.:
No. Io ci ho, insomma, che quando voglio uscire posso uscire per tre
ore, ma sempre accompagnato, insomma ...
AVV.COPPI:
Be', questo certo.
MUTOLO G.:Qualche volta anche solo.
AVV.COPPI:
Lo sappiamo. Senta, e quando è stato tratto in arresto per i
reati del maxiprocesso? E' quella data a cui faceva riferimento prima o
vi è un'altra data?
MUTOLO G.:
17 giugno 1982.
AVV.COPPI:
Quindi la stessa data di cui diceva prima. Senta Riccobono è
una persona importante in Cosa Nostra.
MUTOLO G.:
Molto importante.
AVV.COPPI:
Riccobono conosceva Lima?
MUTOLO G.:
Certo.
AVV.COPPI:
Poteva parlare direttamente con Lima?
MUTOLO G.:
Se voleva, sì.
AVV.COPPI:
E come mai per raccomandare il processo Cappiello ha avuto bisogno di
convocare Ignazio Salvo e non si è rivolto direttamente a Lima?
MUTOLO G.:
Guardi, perché in quel periodo, diciamo, c'era quel cambiamento,
diciamo, che Stefano Bontate morto, quindi c'erano delle regole ben precise
e oltre, diciamo, il Lima poteva essere già parlato anche di Ignazio
Salvo e quindi il ... il Riccobono non si è voluto mettere nelle
condizioni ... perché quello era un periodo in cui, diciamo, Salvatore
Riina attacca qualsiasi mafioso per il minimo ... cioè per la minima
scusa, insomma, lo attacca. Quindi il Riccobono cerca di fare le cose regolari;
chiama a Ignazio Salvo e Ignazio Salvo, insomma, ci dice: per parlare si
chiama Roma, per l'intervento si chiama Roma. Doveva parlare con Lima perché
quella persona che stava bene con l'onorevole Giulio Andreotti era Salvo
Lima.
AVV.COPPI:
Quindi Riccobono parlando con Ignazio Salvo non correva rischi. Se avesse
parlato direttamente con Lima con il quale pur poteva parlare, avrebbe
corso rischi. Questo è il concetto?
MUTOLO G.:
Cioè non correva rischi, ma ha voluto fare questo. Io ora, in
fondo in fondo, non lo so. Io le posso dire che le cose sono andate così.
Il perché (incomp.) Riccobono non andò direttamente nel villino
di Lima, io non lo so. Può darsi che Lima non c'era, che era partito,
...
PRESIDENTE:
Lasci stare i può darsi.
AVV.COPPI:
Ci basti sapere che Riccobono, volendo, poteva parlare direttamente
con Lima. D'accordo?
MUTOLO G.:
Volendo ci poteva parlare perché, ripeto, lui aveva il villino
a Valdesi, che era il nostro territorio.
AVV.COPPI:
Benissimo. Senta, in ... nel processo di Palermo, quello che lei definisce
il processetto, quello diretto dal Presidente Mollica, lei era colpevole
o innocente.
MUTOLO G.:
Guardi io, effettivamente, una guardia quando scrive c'è un motivo,
non è che non c'è un motivo. Era una specie di oltraggio,
minaccia, non mi ricordo più ora come l'ha motivato la guardia.
Quindi qualche cosa gliel'ho detto non è ...
AVV.COPPI:
Quindi era colpevole?
MUTOLO G.:
Ero stato condannato. Be', ora se le debbo dire a lei se ero colpevole
o innocente le debbo dire che, effettivamente, quelle minacce ci furono
alla guardia. Non è che la guardia si sognò e ha scritto
che io l'ho minacciato.
AVV.COPPI:
Quindi lei è stato assolto ingiustamente in grado di Appello?
MUTOLO G.:
No, guardi, io sono stato assolto per la mia mentalità, che era
allora, giustamente. Perché qualsiasi cosa che io facevo veniva
sempre giustificata ...