Pag. 1533 AUDIZIONE DEL PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA; DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE E DEGLI ASSESSORI AI LAVORI PUBBLICI ED ENTI LOCALI DI PALERMO; DEL SINDACO DI PALERMO E DEI CAPIGRUPPO CONSILIARI; DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PALERMO PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE INDICE pag. Sui lavori della Commissione: Violante Luciano, Presidente .......................... 1535 Audizione del presidente dell'assemblea regionale siciliana; del presidente della giunta regionale e degli assessori ai lavori pubblici ed enti locali di Palermo; del sindaco di Palermo e dei capigruppo consiliari; del presidente della provincia di Palermo: Violante Luciano, Presidente .............. 1536, 1540, 1541 1542, 1545, 1546, 1547, 1548, 1549, 1550 1551, 1552, 1553, 1555, 1556, 1563, 1567 1568, 1570, 1571, 1576, 1577, 1579, 1580 1581, 1582, 1583, 1587, 1589, 1590, 1592 Ayala Giuseppe Maria .................................. 1552 Arcuri Emilio, Capogruppo del gruppo misto al comune di Palermo ......................................... 1564, 1566 1570, 1579, 1580, 1582, 1583, 1584 Borghezio Mario ................................. 1550, 1551 Brutti Massimo ........................................ 1553 Buttitta Antonino ............................... 1538, 1545 Pag. 1534 Cabras Paolo .......................................... 1546 Caffarelli Benedetto, Capogruppo del PRI al comune di Palermo ............................................... 1585 Caldaronello Francesco, Presidente della provincia di Palermo ......................................... 1560, 1583 Calvi Maurizio .................................. 1551, 1562 Campione Giuseppe, Presidente della giunta regionale siciliana ....................................... 1546, 1571 1576, 1577 Campisi Domenico, Capogruppo del MSI al comune di Palermo ......................................... 1566, 1567 1568, 1576, 1582 Cutrera Achille ............... 1544, 1547, 1548, 1587, 1592 Ferrauto Romano ....................................... 1554 Figurelli Michele, Capogruppo del gruppo Insieme per Palermo al comune di Palermo .............. 1562, 1563, 1584 Folena Pietro ........... 1536, 1537, 1539, 1541, 1547, 1548 Gasparro Gaetano, Capogruppo del PLI al comune di Palermo ............................................... 1586 Grasso Gaetano ........................................ 1545 Grillo Massimo, Assessore regionale agli enti locali ................................................ 1556 La Placa Vittorino, Capogruppo della DC al comune di Palermo ............................................... 1569 Lo Nigro Gaspare, Vicesindaco di Palermo .............. 1555 1556 Magro Francesco, Assessore regionale ai lavori pubbli- ci ........................................ 1557, 1559, 1561 Orobello Manlio, Sindaco di Palermo ............. 1545, 1546 1547, 1548, 1549, 1550, 1551 1552, 1553, 1562, 1578, 1579, 1580, 1581 Parisi Giovanni, Assessore regionale alla coopera- zione ................................................. 1550 Piccione Paolo, Presidente dell'assemblea regionale siciliana ....................................... 1587, 1589 1590, 1591, 1592 Rapisarda Santi ............... 1537, 1559, 1561, 1562, 1587 Riggio Vito ....... 1541, 1542, 1547, 1549, 1550, 1553, 1556 1559, 1566, 1581 Rossi Luigi ............................... 1544, 1545, 1553 Toro Giuseppe, Capogruppo del gruppo Città per l'uomo al comune di Palermo ............................... 1570, 1571 Pag. 1535 La seduta comincia alle 9. (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente). Sui lavori della Commissione. PRESIDENTE. Mi scuso con i nostri ospiti, ma prima di dare inizio all'audizione vorrei informare i colleghi che nella seduta di ieri l'ufficio di presidenza allargato ai presidenti dei gruppi ha deliberato il seguente programma dei lavori per la prossima settimana: martedì pomeriggio, dopo l'incontro con il ministro dell'interno, che è dedicato alla discussione ed alla conclusione della relazione Cabras sui consigli comunali sciolti per mafia, verrà distribuita la bozza di relazione sui rapporti tra mafia e politica; mercoledì mattina i gruppi avranno tempo per riunirsi e decidere l'orientamento da assumere sulla bozza, dopo di che, mercoledì pomeriggio e giovedì, si svolgerà la discussione, la quale avverrà in modo che intervengano prima un rappresentante per gruppo e, successivamente, gli altri colleghi componenti la Commissione; venerdì mattina vi saranno la replica ed il voto. Vi è poi un problema delicato che riguarda la questione delle carceri, sotto il profilo della reclusione di persone condannate con sentenza definitiva o imputate per gravi reati di mafia. Il ministro della giustizia ha chiesto alla nostra Commissione di valutare l'opportunità di un incontro con lui e con il direttore generale degli istituti di prevenzione e pena: avremmo deciso - con una punta di sacrificio, certamente - di fissare tale incontro per martedì 6 aprile. Le Camere saranno chiuse per lo svolgimento della campagna referendaria, ma chiederemo di fare un piccolo "strappo" per quella mattinata, dal momento che quella da affrontare è una questione di grande delicatezza. Verrà invece rinviato al martedì successivo al referendum l'incontro con il MOVI, che era stato in precedenza fissato per il giorno 6 aprile. Per quanto riguarda lo svolgimento della presente seduta, è stato stabilito, nella seduta di ieri dell'ufficio di presidenza allargato ai presidenti dei gruppi, il seguente andamento: il gruppo del partito democratico della sinistra, pur avendo un'assemblea nazionale in corso, ha consentito che si tenesse la presente riunione, vista l'importanza della riunione stessa e degli ospiti invitati, però ha chiesto che i suoi rappresentanti possano porre immediatamente alcune questioni perché poi dovranno recarsi all'assise del partito. Subito dopo chiederemo al presidente della regione ed al presidente dell'assemblea regionale di esporre un quadro della situazione; credo che poi il senatore Cutrera ed altri colleghi vorranno porre questioni specifiche riguardanti il gruppo di lavoro, coordinato dallo stesso senatore Cutrera e di cui fa parte anche il senatore Rapisarda, che si occupa dei problemi degli enti locali e degli appalti. Poiché il gruppo del MSI-destra nazionale non può essere presente, per impegni di partito, alla seduta odierna, i suoi rappresentanti hanno chiesto che ciò fosse comunicato ufficialmente ai nostri ospiti, con i quali si scusano. Pag. 1536 Audizione del presidente dell'assemblea regionale siciliana; del presidente della giunta regionale e degli assessori ai lavori pubblici ed enti locali di Palermo; del sindaco di Palermo e dei capigruppo consiliari; del presidente della provincia di Palermo. PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente dell'assemblea regionale siciliana, del presidente della giunta regionale e degli assessori ai lavori pubblici ed enti locali di Palermo, del sindaco di Palermo e dei capigruppo consiliari e del presidente della provincia di Palermo. Per le motivazioni che ho già esposto, do subito la parola al collega Folena. PIETRO FOLENA. Mi scuso, a nome del gruppo del PDS, per questa anomalia nell'organizzazione della seduta, tuttavia la coincidenza tra due appuntamenti imprescindibili ci ha spinto a cercare di concentrare al principio della seduta alcune delle questioni che intendevamo porre. Desidero chiarire che non è certo per mancanza di interesse o di rispetto che non porrò quesiti al presidente della regione, ma perché vorrei dedicare un'attenzione speciale a due questioni: la prima riguarda l'assemblea regionale (e quindi la rivolgerò al suo presidente), la seconda concerne il tema degli affitti e degli appalti delle scuole nella città di Palermo (questione di cui la nostra Commissione è già stata investita nei mesi passati), e quindi è rivolta principalmente al sindaco dimissionario della città di Palermo ed al presidente della provincia. Mi permetto solo di sottolineare, anche perché forse avremo altre occasioni per tornare a discutere con il governo della regione, che il 10 febbraio scorso il gruppo di lavoro della nostra Commissione che si occupa del problema degli appalti, presieduto dal senatore Cutrera, ha avuto modo di svolgere un'interessantissima audizione con il capitano De Donno del ROS dei carabinieri a proposito del sistema degli appalti in Sicilia. Non so se il presidente della regione abbia già avuto il testo di quell'audizione, che è pubblico, ma penso sia molto utile che la discussione di oggi avvenga anche sulla base delle considerazioni svolte in quella sede dal capitano De Donno. Per richiamare solo il titolo, il capitano sostiene, partendo dalle inchieste che sono in corso, l'esistenza in Sicilia di un'unica centrale di spartizione degli appalti, centrale in cui sarebbero presenti imprenditori in rappresentanza della mafia, imprenditori non mafiosi e rappresentanti di interessi politico-burocratico-amministrativi. Nessuno sfuggirebbe a questa centrale degli appalti, nessun tipo di lavoro, neppure quelli che sono oggetto dell'interesse delle grandi imprese nazionali. Anzi, ad un certo punto dell'audizione il capitano De Donno afferma che le stesse persone arrestate a Milano, e che hanno parlato degli appalti in quella città, si sono rifiutate di parlare della Sicilia: evidentemente, quindi, vi è un fattore di intimidazione, un fattore specifico che va preso in considerazione. Lo dico come memoria della nostra discussione. Vengo ora alle due questioni cui ho accennato e che intendo porre. La società ICARO gestisce l'informatizzazione e la telematica dell'assemblea regionale siciliana. Recentemente (poi, eventualmente, il presidente dell'assemblea regionale potrà essere più preciso) si è deciso di offrire questi servizi non solo all'assemblea regionale, ma anche agli uffici pubblici della Sicilia. Ora, da un lavoro svolto dalla CGIL interna all'assemblea regionale e poi da un'interrogazione, o meglio da una lettera, indirizzata al presidente dell'assemblea regionale e firmata da due deputati regionali, l'onorevole Zacco La Torre e l'onorevole Guarnera, è emerso uno scenario che presenta elementi inquietanti e che costituisce l'oggetto di un esposto da me presentato giorni fa al presidente della Commissione antimafia. Per essere sintetici, il dottor Savona, ossia la persona che ha inventato il sistema in questione (si tratta di un Pag. 1537 dipendente della regione che ha grandi capacità nel campo dell'informatica), risulta essere stato socio, fino alla fine dello scorso mese di gennaio - perché poi la società è andata in liquidazione - della società Elaborazione dati. Per essere più precisi, della società faceva parte anche la moglie del dottor Savona, la signora Caterina Riggio, insieme all'ingegnere Duilio Cassina. Si trattava di una società a responsabilità limitata con sede a Palermo, posta in liquidazione il 26 gennaio 1993. Non faccio altri commenti. SANTI RAPISARDA. Nel gennaio 1992? PIETRO FOLENA. No, nel 1993. Il secondo aspetto cui intendevo riferirmi riguarda il CERISDI, ossia il Centro ricerche e studi direzionali che ha sede a Palermo e che ha tra i propri soci il FORMEZ, la Sicilcassa, l'IRCAC (cioè l'Istituto di credito agevolato alle cooperative), il Banco di Sicilia, l'ENI e l'ESPI (ossia l'Ente per lo sviluppo industriale della Sicilia, lo dico per i colleghi che non siano totalmente informati sulle vicende di tale regione). Con una deliberazione del consiglio di presidenza dell'assemblea regionale siciliana del 1991, è stata approvata un'intesa tra l'assemblea stessa ed il CERISDI che prevede di usare il sistema ICARO. Lo sponsor di questa operazione, di questo "matrimonio", è stato (nel corso della rassegna MEDIBIT '92, la rassegna di informatica e telematica svoltasi nei locali della Fiera del Mediterraneo dal 4 all'8 novembre 1992) l'ingegner Salvatore Greco, presidente dell'Artemis, la società che aveva organizzato la rassegna. L'ingegnere Salvatore Greco è uno dei principali agenti dell'IBM della Sicilia. Devo dire, tra parentesi, che il dottor Liotta, segretario generale dell'assemblea regionale, si è battuto fortemente (come risulta dai verbali del consiglio di presidenza dell'assemblea) per acquisire il sistema IBM, anche se nello stesso tempo erano venute in campo altre ipotesi, ossia la possibilità di acquisire sistemi informatici da altre ditte. Salvatore Greco è stato per molti anni dipendente degli esattori Ignazio e Nino Salvo e proprio lui ha gestito l'operazione in base alla quale la SOGESI (soggetto titolare del servizio di riscossione dei tributi per conto della regione siciliana subito dopo la gestione degli esattori Salvo) si impegnò a corrispondere ai precedenti esattori un canone elevatissimo per il noleggio delle attrezzature e delle tecnologie di loro proprietà. L'ingegner Greco, cioè, fu colui che permise questo regalo ai Salvo. Questo per quanto riguarda l'assemblea regionale. Chiedo scusa ai colleghi ma ho compiuto, in questi mesi, un lavoro di indagine alquanto approfondito, da quando cioè la Commissione antimafia è stata investita della questione degli affitti e degli appalti delle scuole a Palermo. Ci terrei molto che questo rimanesse un oggetto importante dell'audizione odierna. All'inizio dell'anno scolastico in corso, la gravissima situazione della scuola a Palermo (molte scuole non hanno aperto oppure lo hanno fatto con ritardo) è stata oggetto di alcuni esposti presentati alla Commissione antimafia. La questione della scuola a Palermo è antica, come tutti i colleghi ben sanno; è antica anche come interesse dell'antimafia. Ma tornerò più avanti su questo punto. Vale qui la pena di richiamare alcuni dati, quelli più importanti, concernenti le scuole di competenza comunale, cioè le elementari e le materne. Nei primi tre mesi di questo anno scolastico, a Palermo, il 33 per cento delle aule delle scuole elementari e materne risulta in affitto; lo è anche il 62 per cento delle aule delle medie inferiori. Le spese annuali di pigione per il comune di Palermo ammontano a 16 miliardi. Trentacinque scuole si trovano in condizione di sfratto o di scadenza del contratto di affitto; il 50 per cento delle scuole non ha i requisiti obbligatori previsti dalla legge (nulla osta antincendio, igienicità, agibilità). L'86 per cento delle scuole ha barriere architettoniche. Pag. 1538 Da un'analisi più dettagliata e specifica (a parte questi dati che già manifestano il fatto che il diritto all'istruzione non è garantito nella città di Palermo) dei contratti di affitto, di cui si è occupata, in qualche modo, anche la commissione bilancio del comune di Palermo (che ha espresso parere negativo all'inizio di quest'anno scolastico sulla proposta di deliberazione per il pagamento degli affitti), si evince il monopolio di alcune società immobiliari, tra cui la Strasburgo e la Leonardo da Vinci. Si tratta di un monopolio gestito spesso in mancanza totale dei certificati che attestino il rispetto delle norme (antimafia, igienicità, staticità, agibilità, prevenzione incendi), talvolta in mancanza anche dei contratti. Si evince inoltre - questo è il punto che inquietò molte forze politiche, molti esponenti nella città di Palermo e che ha inquietato anche la Commissione antimafia, a livello nazionale - che il comune non ha sanato le morosità nel termine assegnato, con un conseguente aumento dei canoni. In relazione a tale aumento, è necessario accertare - è questo il problema che abbiamo dinanzi - se vi sia stata una qualche intenzionalità nella morosità, perché quest'ultima ha favorito un aumento piuttosto consistente dei canoni, soprattutto per le società fondamentali. L'immobiliare Leonardo Da Vinci ha beneficiato, quest'anno, di un aumento di un miliardo e 906 milioni; l'immobiliare Strasburgo ha beneficiato di un aumento di due miliardi e 777 milioni. Se poi analizziamo più dettagliatamente il problema, verifichiamo come la gran parte dei contratti relativi alle scuole di competenza comunale, a Palermo fanno riferimento ad alcune società (sempre le stesse). Una di queste - la principale - è, come ho appena detto, la Strasburgo. Abbiamo fatto una indagine, tenendo conto di quanto risulta sia alla camera di commercio di Palermo sia dagli atti della Commissione antimafia (la Strasburgo è un nome che ricorre nella prima relazione della Commissione). L'immobiliare Strasburgo possiede almeno una decina - ma non farò qui un elenco, anche perché posso lasciare la relativa documentazione agli atti della Commissione, perché può essere utile - di scuole materne o medie, che offre in affitto ad uso scolastico al comune di Palermo. L'immobiliare Strasburgo è di proprietà di Giacomo Piazza. Come si evince dal documento n. 951 della relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia (relazione Cattanei), essa si è costituita nel 1969. Chi sono i soci di questa società? In primo luogo Vincenzo Piazza, nato a Palermo nel 1931, indiziato mafioso, imprenditore edile, amministratore unico della Spa immobiliare Strasburgo. Dopo aver lavorato nell'officina del padre, Vincenzo Piazza ha iniziato la sua attività edile ponendosi in contatto con il capomafia Torretta e con Salvatore Bonura. L'impresa di Vincenzo Piazza risulta iscritta alla camera di commercio di Palermo dal 1961, con l'attività dichiarata di costruzioni edili stradali, con sede in via Lomonaco Ciaccio n. 6, che è l'attuale domicilio di Pietro Torretta (capomafia). I parenti sono: Francesco Di Martino (anche il suo nome ricorre nella relazione Cattanei) e Giacomo Piazza, fratello di Vincenzo, che ha amministrato e tuttora amministra la Strasburgo e, come vedremo tra poco, anche le altre società di proprietà di questo gruppo, cioè la SICE, la Michelangelo e la Leonardo Da Vinci. Veniamo ora alla Leonardo Da Vinci. La società è stata fondata nel 1967; la proprietà è stata all'inizio di Giacomo Piazza; successivamente ne è stato amministratore Salvatore Cottone, sostituito nel 1988 da Vincenzo Prestigiacomo. Essa incorpora l'immobiliare Strasburgo. Per il Chi è? di questi nomi, faccio riferimento... ANTONINO BUTTITTA. Questi eventi di cui stai informando la Commissione in che periodo si sono svolti? In quali anni? Pag. 1539 PIETRO FOLENA. Dalla metà degli anni sessanta in poi. La tesi che voglio sostenere, onorevole Buttitta, è che dalla metà degli anni sessanta ad oggi gran parte dei locali offerti in affitto al comune di Palermo è di proprietà di alcune società che sono direttamente o indirettamente controllate dalla mafia. Non potrei dirlo più chiaramente di così! Per quanto riguarda la SICE, la SACE, la Michelangelo e la Gardenia, un altro gruppo di società (non ho fatto la suddivisione in quote percentuali degli affitti, ma la si può fare facilmente, basta sommare gli affitti e gli aumenti che sono stati registrati quest'anno), il richiamo è a nominativi che sono sostanzialmente gli stessi. Per quanto riguarda la Michelangelo, società per azioni, nel 1968 l'amministratore unico era Giacomo Piazza; la Gardenia era di Vincenzo Piazza. Altre scuole di competenza del comune ed anche di competenza della provincia - come dirò tra poco - devono essere oggetto di attenzione da parte della nostra Commissione, perché sono di proprietà di altre società, a mio avviso piuttosto discusse. Per esempio, la Cositur, fondata da Nino e da Ignazio Salvo (l'amministratore è Giulio Caradonna), la Vassallo, su cui ritornerò tra un attimo e che tra l'altro è proprietaria di numerosi stabili, compresa la sede della delegazione del quartiere Monte Pellegrino di Palermo. Il Bonura, già citato, ha la scuola Florens; vi sono poi alcuni altri esponenti. Da quanto ho detto risulta evidente che la mafia, o imprenditori o persone vicine ad organizzazioni mafiose, controllano e condizionano fortemente la situazione degli affitti delle scuole a Palermo. Le preoccupazioni che dobbiamo oggi avere sono, da un lato, quella determinata dalla presenza di un inquinamento piuttosto inquietante e, dall'altro, quella di capire con grande chiarezza che questa presenza della mafia è una delle cause fondamentali della non garanzia del diritto all'istruzione a Palermo. Di conseguenza, nel momento in cui dobbiamo studiare le risposte, dato che vi è stata, alcuni mesi fa, l'audizione del ministro della pubblica istruzione, senatrice Russo Jervolino, che si recò tra l'altro in quel periodo nella città di Palermo per inaugurare l'anno scolastico, assumendo impegni espliciti, la conclusione è che, di pari passo, la lotta per rompere i rapporti con questi interessi proprietari nella città di Palermo deve collegarsi con un'ipotesi di ricostruzione democratica, in questo caso di ricostruzione della possibilità di garantire il diritto all'istruzione a Palermo. Vorrei ora spendere qualche parola sulla questione degli appalti delle scuole. Nello stesso tempo in cui gran parte del mercato degli affitti delle scuole è controllata da queste società, dobbiamo avere la consapevolezza che esistono moltissimi appalti (finanziati soprattutto con il decreto Falcucci del 1988) che sono bloccati. Dai dati forniti dall'assessore comunale (dati che posso recuperare facilmente), si evince che su quaranta progetti per i quali si era pensato di accedere ai fondi del decreto Falcucci del 1988 ci sono, in questo momento, di fatto, solo 4 o 5 cantieri aperti nella città di Palermo. Personalmente, ne ho visitato alcuni e ho trovato strutture solo parzialmente costruite e totalmente vandalizzate o distrutte; nel frattempo, vi sono stati mille inghippi burocratici, richieste di perizie di varianti, insomma tutto quel meccanismo che noi ben conosciamo e che non è stato messo in discussione nel corso di questi anni. Qualche considerazione su due questioni; la prima riguarda la provincia di Palermo che, come tutte le altre province, da qualche anno è competente - come i colleghi sanno - nel settore delle scuole superiori; al riguardo devo rilevare che nei contratti di affitto relativi alle scuole superiori abbiamo ritrovato una parte di nominativi che avevamo già incontrato in quelli per le scuole comunali. Voglio segnalare alcuni casi inquietanti, come l'affitto dell'istituto d'arte di Bagheria dei fratelli Sciortino; successivamente (ma ancora questa materia non era di competenza della provincia) si è Pag. 1540 deciso con una delibera del consiglio comunale di comprare tali locali dai fratelli Sciortino. Voglio ricordare che uno di essi è stato arrestato e condannato per lo scandalo della clinica Arcobaleno, e poi arrestato per truffa ai danni della CEE per quanto riguarda il ritiro dei limoni (AIMA). Questo è il giro di affari Bagheria, di cui la Commissione antimafia è stata investita anche in passato. Voglio segnalare inoltre il diffuso clima di impedimento al diritto allo studio e di irregolarità; cito il caso dell'ITIS Volta, una grande scuola con 2.800 studenti e 300 professori, i cui locali sono di proprietà dell'imprenditore Teresi: l'affitto, pagato alla società a responsabilità limitata La Mediterranea, costa 3 miliardi e mezzo l'anno. Tale concentrazione studentesca fa sì che la selezione nel biennio sia del 42 per cento; questi dati danno l'idea di come la necessità di ricostruire un'idea diversa di Stato sia collegata alla questione della lotta contro la mafia. Più volte è stato segnalato dai professori che alcuni gruppi malavitosi del quartiere attaccano e rubano nelle classi durante l'orario delle lezioni, cioè entrano ed escono dalla scuola, creando un clima di pesantissima intimidazione. Voglio segnalare infine la situazione dell'istituto tecnico industriale Vittorio Emanuele III, il cui preside, il professore Francesco Melia, da anni è anche progettista di un lavoro di 7 miliardi e 300 milioni di lire; tale progetto, quando era di competenza del comune, durante l'amministrazione Orlando-Rizzo, fu bocciato, ma recentemente è stato approvato dalla provincia con una parcella che si aggira intorno ai 600 milioni. Quindi, il preside è anche progettista di un lavoro che prevede una superfetazione in una parte centrale della città dove esiste una scuola con un tasso altissimo di studenti. Sinceramente non si capisce il senso di queste scelte, se non nell'ambito di una logica che non corrisponde all'interesse pubblico. L'istituto d'arte statale, su cui è stata pubblicamente sollevata una questione in questi mesi, è di proprietà della VAFIM; come si capisce anche dal nome, essa è una società finanziaria del gruppo Vassallo; credo che attualmente la titolare sia la signora Anna Vassallo (non so se sia la figlia). La provincia ha ereditato questa situazione; l'insegnamento si svolge in una scuola in condizione di totale inagibilità per la presenza di un impianto elettrico dichiarato inadeguato dalla USL 59 e per l'assenza di acqua fino a pochi mesi fa (credo che adesso siano riusciti ad assicurarne l'erogazione); insomma, si tratta di una situazione veramente insopportabile. Voglio ora leggere ai colleghi ed ai nostri gentili ospiti quello che nel 1972 la Commissione antimafia scrisse sulle strutture scolastiche, alle quali dedicò un'attenzione speciale: infatti, la relazione Cattanei svolse un ottimo lavoro, perché non si interessò soltanto della questione degli apparati repressivi, ma anche di questioni sociali. Nel capitolo sulle scuole si afferma: "Il comitato ha dedicato particolare attenzione all'edilizia scolastica, perché in questo settore le interferenze mafiose si sono manifestate in maniera più aperta. Si è accertato così che la precaria situazione dell'edilizia ha allontanato dalla scuola un numero notevole di alunni e che spesse volte si sono verificati episodi sconcertanti in connessione con l'affitto per l'uso scolastico di numerosi edifici di proprietà di costruttori edili, anche compromessi con la mafia, come Francesco Vassallo". Questa relazione risale al 1972, ora siamo nel 1993 e non è cambiato nulla; anzi, per alcuni versi, come ho cercato di dimostrare, la situazione è peggiorata, se è vero che all'inizio di quest'anno il consiglio comunale ha deliberato (qualcuno ha detto è stato costretto a farlo per morosità) un aumento degli affitti nei termini che ho indicato. PRESIDENTE. Onorevole Folena, ha detto che intendeva porre alcune questioni specifiche su questo quadro globale così interessante? Pag. 1541 PIETRO FOLENA. Sì, le questioni specifiche che pongo riguardano il sindaco dimissionario ed il presidente della provincia, dai quali vorrei una valutazione sulla situazione degli affitti e dei lavori per gli appalti delle scuole a Palermo. Vorrei sapere che cosa abbiano fatto per bloccare gli appalti nelle scuole comunali e provinciali e quali iniziative abbiano assunto per creare le condizioni per una soluzione alternativa a quella delle società controllate dalla mafia nel campo degli affitti. Faccio presente agli interlocutori che siamo alla fine di marzo del 1993 e che si deve intervenire in queste settimane, oppure ci troveremo nel nuovo anno scolastico nella stessa condizione in cui ci siamo trovati lo scorso anno. Consegno alla Commissione alcuni appunti sulla condizione delle strutture sportive nelle scuole palermitane; si tratta di un problema importantissimo se si considera che sostanzialmente non esistono apparati sportivi all'interno delle scuole palermitane. Anzi, nei nuovi complessi, in assenza della individuazione di un'area o di possibilità di investimento, quella parte che per legge deve essere riservata ad attività sportive viene utilizzata per aumentare il numero delle aule: oltre al diritto all'istruzione, esiste un altro diritto ugualmente importante che si chiama diritto alla salute ed allo sport, soprattutto tenendo conto che è stata finanziata con 1.300 milioni di fondi pubblici una struttura polivalente, il Paladonbosco, presso un istituto privato, dove per giocare a calcio un'ora chiedono la cifra di 500 mila lire. Questa è la condizione in cui anche il diritto ad esercitare un'attività sportiva, che rientra nell'istruzione scolastica, non è garantito. PRESIDENTE. La cifra è esatta? PIETRO FOLENA. Sì, 500 mila lire per un'ora; comunque, signor presidente, le consegnerò questi appunti che possono costituire oggetto di un più attento esame. La riflessione che ora svolgerò, che va presa come tale, o forse come una provocazione, non riguarda i nostri gentili ospiti, ma i lavori della Commissione, che dovrebbe avviare una riflessione sul modo in cui garantire ad ogni costo l'apertura del nuovo anno scolastico nelle migliori condizioni possibili. E' chiaro che nell'attuale divisione di competenze (comune, provincia) l'intervento in questi mesi del prefetto di Palermo, dottor Musio, è stato indispensabile; senza la sua opera personale, alcuni problemi più gravi non sarebbero stati risolti e ci troveremmo oggi nelle condizioni di ottobre-novembre. Ha svolto un lavoro eccezionale ed è stato una specie di superassessore alla pubblica istruzione. Poiché il comune di Palermo è di nuovo in crisi, mi auguro che venga sciolto rapidamente e che si voti ad ottobre con una correzione della legge regionale; anzi, su questo punto vorrei conoscere l'opinione del presidente della regione, perché non possiamo lasciar permanere a lungo una situazione di ingovernabilità. Mi domando se, per quanto riguarda il diritto all'istruzione, non dobbiamo pensare ad una sorta di authority; una soluzione per un periodo limitato di tempo potrebbe consistere nel concentrare le competenze nella persona del prefetto, per superare gli ostacoli burocratici; disporre di una forza di pronto intervento capace di aprire - persino con la forza pubblica, costi quel che costi - le scuole di Palermo; infine far decollare i lavori appaltati, finanziati e bloccati solo perché esistono interessi mafiosi o speculativi. VITO RIGGIO. Intervengo per spiegare il senso dell'impegno prestato dal gruppo di lavoro sugli appalti, coordinato dal senatore Cutrera, e per chiarire quali risultati intendiamo trarre da questa importante audizione, nel senso che le singole questioni possono essere molto utili ma esistono numerose sedi in cui dare risposte. Abbiamo scelto di occuparci, a livello di studio, dell'edilizia scolastica e del sistema degli appalti in Sicilia, perché sembra evidente che nel corso di questi Pag. 1542 venti anni, dal 1972 al 1992, una serie di comportamenti amministrativi non ha incontrato praticamente nessuna resistenza da parte dei controlli interni all'amministrazione, intendendo per tali soltanto quelli che avrebbero dovuto essere esercitati dagli enti locali interessati, cioè il comune di Palermo ed anche la regione. La vicenda della permanenza in affitto in strutture di proprietà di soggetti in odore di mafia o, addirittura, accertati mafiosi è un fatto, come emerge dalle parole del collega Folena, che ha radici molto lontane e che si coniuga con un'altra questione. Mi riferisco alla difficoltà da parte del comune di Palermo nel corso di questi venti anni di dare seguito ai piani di edilizia scolastica, più volte finanziati dalla regione, persino dallo Stato con il cosiddetto decreto Falcucci del 1988, che prevedeva interventi di emergenza. Quindi, si pongono due questioni: innanzitutto, il mantenimento di una quota altissima di strutture scolastiche in affitto ed il ricorso pressoché costante al rinnovo automatico. La difficoltà di trasformare gli affitti... PRESIDENTE. Esiste contemporaneamente un alto numero di edifici in costruzione? VITO RIGGIO. Come dicevo, le questioni sono due. Una quota rilevante riguarda gli affitti; infatti sono stati presentati più volte in consiglio comunale ordini del giorno in cui veniva sottolineata la necessità di trasformare gli affitti e realizzare edifici di proprietà comunale. Voglio sottolineare il ritardo con cui si provvede a localizzare e a costruire nuovi edifici di edilizia scolastica, ancorché la regione abbia finanziato diversi piani nel corso degli anni settanta ed ottanta. Addirittura qualche volta il ritardo nella consegna è intenzionale, nel senso di fare coincidere quasi sempre il rinnovo automatico con l'inizio dell'anno scolastico, creando una ovvia emergenza e, quindi, la perpetuazione di questo tipo di rapporto. Talvolta è stato persino necessario il ricorso al prefetto perché provvedesse a requisire, vista l'emergenza, le scuole i cui contratti di affitto erano scaduti, ancorché non fossero stati esibiti i certificati antimafia né esistessero i requisiti minimi di agibilità delle scuole medesime. Questo emerge da un rapporto del prefetto Musio, che ringrazio per il rilevante ruolo svolto anche se, per la verità, tale tipo d'intervento non è nuovo, nel senso che troppo spesso i prefetti, di fronte alla difficoltà di amministrazione del comune di Palermo, hanno supplito con provvedimenti anomali, tra cui per esempio la requisizione. Ripeto, quindi, che si tratta di due vicende; in entrambe, i controlli, sia interni sia della commissione provinciale di controllo e della regione, non sembra abbiano dato risultati; anzi, chiediamo di sapere come e se abbiano funzionato. Il secondo aspetto che fa di questa vicenda un caso esemplare è che in presenza di denunce ripetute, sia all'interno sia all'esterno del consiglio comunale e dell'assemblea regionale, alla costruzione delle scuole è stata frapposta tutta una serie di impedimenti (mancanza di aree e di beni di proprietà del comune, non riadattati in tempo) e di ulteriori difficoltà; mi riferisco per esempio all'inesistenza (per lo meno, noi non l'abbiamo trovato) del conto patrimoniale del comune. Nel corso di questi anni i bilanci comunali sono stati regolarmente approvati senza l'approvazione del conto patrimoniale, ossia dell'elenco dei beni patrimoniali. I bilanci preventivi negli anni che vanno dal 1980 al 1985 e dal 1985 al 1990 sono stati normalmente approvati alla fine dell'anno di riferimento senza la contestuale approvazione dell'elenco del patrimonio, che quindi si presume non esserci; almeno, noi non l'abbiamo trovato, per cui sarebbe importante capire se esista o meno. Per quello che ricordo, questo accadeva normalmente. Può darsi che il comune sia proprietario di immobili che facilmente, anche utilizzando una forza lavoro pagata dallo Stato (ossia gli edili di cui al decreto-legge n. 24), avrebbero potuto essere riadattati, eventualmente Pag. 1543 sostituendo in tempo utile gli affitti secondo una logica di programmazione. Si profilano dunque tre vicende: quella degli affitti, quella della mancata costruzione delle scuole e quella della mancata utilizzazione del patrimonio. In tutti e tre questi casi interferisce, oltre alla mancanza di controlli interni, anche il problema delle lungaggini e delle difficoltà delle procedure. Quando, in base al decreto Falcucci, si è pensato di costruire scuole nuove sono accaduti fatti singolari: un ribasso generalizzato, sebbene si tratti di asta pubblica - abbiamo esaminato con il senatore Cutrera più in generale la vicenda, su cui vorremo da parte dell'assessore ai lavori pubblici della regione qualche chiarimento - che non ha impedito una massiccia penetrazione tramite cartelli o accordi tra le imprese con ribassi quasi sempre del 24-25 per cento. Ricordo due casi esemplari: in materia di edilizia scolastica connessa al decreto Falcucci, il ribasso medio è stato del 24 per cento; in materia di appalti per strade e fognature negli anni 1986-1987, è stato del 23 per cento. Successivamente, tramite perizie di varianti e suppletive, pressoché l'intero ribasso viene recuperato; anzi, normalmente si spende di più. Per le fognature, per esempio, vi è stata una restituzione di 17 miliardi sotto forma di equo indennizzo, che ha fatto ampiamente recuperare il ribasso iniziale. Lo stesso sembra accadere - salvo notizie ricevute di un blocco delle perizie di variante da parte dell'attuale assessore ai lavori pubblici dimissionario - nell'altro settore; anche qui giustificazioni formali, mancanza di progetti ben fatti, di perizie geognostiche, che sembrano disegnare uno scenario esemplare, perché non si tratta di una vicenda relativa alla sola edilizia scolastica, ma di una situazione generale, se ho ben seguito il dibattito svolto in assemblea sulla modifica della legge n. 21. Il ricorso a meccanismi diversi da quello dell'asta pubblica, ma con un progetto già confezionato ed efficace dal punto di vista progettuale e della conoscenza del luogo, nasce dalla considerazione che invece nella maggior parte dei casi si trattava di progetti incompleti per la difficoltà degli uffici tecnici del comune o per la convenienza di averli incompleti, il che determinava il ricorso a forme diverse di partecipazione delle imprese (tra cui quelle di cui all'articolo 24, lettera b), della legge n. 5077). Allora, desidero rivolgere due domande rispettivamente al sindaco di Palermo e ai rappresentanti della regione (sono infatti presenti tutti gli assessori competenti, oltre al presidente della regione, e li ringrazio tutti). In primo luogo, per la nostra indagine è importante capire come mai al comune di Palermo i controlli interni non abbiano mai funzionato; ci interesserebbe sapere come, dove e quando siano stati svolti, che tipo di ispezioni vi siano state e in che modo si preveda di migliorare il meccanismo di verifica. Tra l'altro, credo sia già stata aperta un'indagine da parte della magistratura, per cui anche qui, poiché i controlli interni non funzionano, il ricorso di ultima istanza resta la patologia penale, che dimostra come la vicenda particolare rientri in una di carattere nazionale. La seconda questione è relativa agli appalti: perché avete modificato la legge n. 21, che cosa non ha funzionato, che cosa ci si aspetta, si stanno facendo altri lavori con la nuova legge (questa è la domanda che tutti ci rivolgiamo)? Si può evitare il ripetersi di casi di questo genere? Credo che tutto questo sia collegato alla consistenza degli organici degli enti locali, che spesso per quanto riguarda gli uffici tecnici titolari del controllo di qualità dei risultati sono assolutamente sguarniti, per quello che sembra di capire. Ciò si verifica nonostante una serie di leggi, anche nazionali, intervenute per accelerare l'ingresso di nuovi soggetti. Credo che, per esempio, la condizione dell'ufficio tecnico di Palermo - non quella dell'analogo ufficio della provincia, che sembra buona - sia disperata. Si registra invece un intasamento nei gradini alti delle burocrazie, sia comunale sia provinciale; persone entrate con qualifiche Pag. 1544 diverse sono poi arrivate ai vertici dell'organizzazione, senza aver mai superato una selezione interna di merito. Credo che questo aspetto sia fortemente connesso perché spesso i comuni affermano di non essere in condizione di fare i progetti e di verificarne l'andamento non disponendo dei necessari organici. Le questioni sono molto rilevanti perché la vicenda non è nata con l'attuale giunta o con quella precedente, ma connota uno spaccato del funzionamento della pubblica amministrazione. Come minimo, si può ipotizzare una certa disattenzione da parte del versante politico delle amministrazioni, ma sicuramente si profila una trascuratezza da parte degli uffici interni perché la segnalazione della scadenza degli affitti e del rinnovo si configurano ogni volta come una sorta di emergenza; un'emergenza annuale evidentemente non è tale, ma lascia pensare che sia provocata per mantenere un certo tipo di assetto. ACHILLE CUTRERA. Vorrei completare una richiesta di chiarimento ai nostri ospiti. Ad integrazione di quanto l'onorevole Folena ha accennato, volevo sollecitare chiarimenti su quello che è avvenuto in seguito all'intervenuta nomina del commissario ad acta. Mi riferisco al problema delle scuole; mi sembra che quest'oggi abbiamo un po' rovesciato l'ordine dei lavori, quindi rimango nell'impostazione dell'intervento dell'onorevole Folena. Su richiesta del prefetto Musio, è intervenuta la nomina del commissario ad acta. Il 2 ottobre 1992 il commissario riceve l'incarico; il successivo 15 febbraio giunge a questa Commissione una relazione a firma del dottor Ferdinando Pioppo, che è appunto il commissario ad acta incaricato di occuparsi dei problemi di cui parla l'onorevole Folena (valuto questo fatto anche in relazione a quanto il collega propone). Leggo nella parte conclusiva (è una sola delle espressioni, ma mi sembra sufficientemente chiara) di questa relazione, evidentemente redatta poco tempo dopo la sua nomina: "Rassegnati i fatti sopra esposti, si può affermare che l'incuria e i ritardi degli organi competenti predominano da anni nel settore delle locazioni di immobili. Fanno fede di ciò le deliberazioni del commissario straordinario del 1990, la puntuale relazione" - sarebbe importante acquisirla - "della ripartizione affari legali del 7.10.1992", coeva quindi alla nomina del commissario straordinario. Successivamente il commissario straordinario sembra arrendersi, in quanto conclude affermando che in parte si tratta di questioni che non possono essere affrontate perché sorge il dubbio sulla legittimità dell'intervento sostitutivo dell'assessorato in questa materia; manifesta inoltre dubbi intorno alla possibilità che l'attività del commissario, ove ammissibile, possa correre sotto il rischio di rimanere immischiata o in timidezze burocratiche ovvero in iniziative straripanti, che implicherebbero una responsabilità politica dell'assessore agli enti locali e del governo della regione. Mi domando quale sia l'attuale operatività del commissario, se dopo questa relazione e dopo questa apparente resa sia stato sostituito; se, dopo le intervenute conclusioni, altri provvedimenti siano stati assunti dall'assessorato competente in relazione alla situazione denunciata a proposito delle scuole. Parliamo quindi della materia degli affitti e non di quella degli appalti. L'importanza dell'intervento dell'onorevole Folena, che condivido totalmente, consiste nel legare i due fronti per le evidenti interconnessioni. LUIGI ROSSI. Vorrei formulare due domande relative all'edilizia scolastica in Sicilia. Mi è stato detto - logicamente non ho la possibilità di accertare questa informazione, che però mi è stata trasmessa da persone molto qualificate - che l'edilizia scolastica in Sicilia costituisce una delle cause per le quali si registra oggi nella regione un analfabetismo che si aggirerebbe attorno al 20 per cento. Mi è stato inoltre detto che chi ha intenzione di aprire scuole private si scontra contro Pag. 1545 notevoli impedimenti; tra l'altro, a volte viene sottoposto a richieste di pizzo, che logicamente non vengono accettate. Questo sarebbe uno dei motivi per cui non vi sono scuole private a sufficienza. In merito alle perizie di cui si è parlato - questa è la seconda domanda -, vorrei sapere se sia vero che i prezzi e le varianti oscillano tra il 10 e il 40 per cento rispetto al capitolato iniziale. Mi astengo dall'approfondire la questione degli appalti per non ripetere cose già note, e chiedo soltanto queste due informazioni riguardanti l'edilizia scolastica e i prezzi delle varianti relativamente agli appalti. ANTONINO BUTTITTA. Ho trovato estremamente interessanti i dati forniti dal collega Folena e ritengo che il gruppo di lavoro abbia svolto un ottimo lavoro, andando al di là del tradizionale sociologismo in cui si scade quando si parla di fatti di mafia. Sono fatti gravi; è giusta la denuncia che è stata fatta ed altrettanto giusta è la richiesta di un intervento urgente su tutta la materia, soprattutto per i suoi aspetti sociali e culturali, anche se non è vero che in Sicilia abbiamo il 20 per cento di analfabetismo. LUIGI ROSSI. Ho detto quasi! ANTONINO BUTTITTA. Ma nemmeno quasi; forse in qualche quartiere di Milano! In Sicilia sicuramente no. Anche se questi dati non sono veri, è tuttavia vero che in questo momento i ragazzi di Palermo soffrono una situazione gravissima in ordine all'istruzione. Il fatto non solo va al di là del sociologismo, ma si configura come un insieme di episodi di rilevanza penale assai notevole, per cui credo che questa Commissione debba andare ancora più avanti nel suo lavoro e che a questo punto si renda assolutamente necessaria una sollecitazione alla procura della Repubblica perché intervenga con i suoi poteri e i suoi strumenti nel settore. Mi dispiace che a rispondere di questi problemi sia Manlio Orobello, che è stato sindaco di Palermo solo cento giorni, perché altri avrebbero potuto fornire a questa Commissione chiarimenti più approfonditi ed illuminanti, per esempio un sindaco come Orlando, che ha mantenuto quell'incarico per cinque anni. PRESIDENTE. Non escludo che possiamo sentire anche altri. GAETANO GRASSO. Vorrei porre una questione al presidente del governo regionale che riguarda una vicenda in cui la Commissione si è imbattuta in occasione della visita a Barcellona Pozzo di Gotto. Mi riferisco all'Associazione italiana assistenza spastici ed in particolare ad un meccanismo che si era tentato di realizzare ed in parte si è realizzato fra sette sezioni dell'AIAS. PRESIDENTE. Mi consenta, onorevole Grasso, ma mi pare che la questione esuli dal tema della scuola di cui stiamo parlando; vi è il rischio di mettere troppa carne al fuoco. GAETANO GRASSO. Purtroppo me ne devo andare. PRESIDENTE. Se lei vuole formulare per iscritto la sua domanda, la rivolgerò io stesso al presidente della regione. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Potrei rischiare di dare eccessive spiegazioni finendo per confondermi io stesso, però su determinate cose intendo fare alcune precisazioni. Ho raccolto un'osservazione dell'onorevole Rossi che parlava della questione dell'edilizia scolastica: in Sicilia vi è una situazione particolare, ma per questo esistono due assessori competenti, quello alla pubblica istruzione e quello ai lavori pubblici. I piccoli comuni non hanno problemi di edilizia scolastica, anzi presentano una situazione che si colloca ai migliori livelli qualitativi. I problemi maggiori si pongono per le città, certamente per Palermo e Catania (le altre le conosco di meno). Questo è un dato sul quale la Commissione Pag. 1546 può anche compiere un'indagine, però ritengo che per sommi capi la questione sia questa. Allo stesso modo, per quanto riguarda la scuola privata, a Palermo vi è un fiorire di scuole private... GIUSEPPE CAMPIONE, Presidente della giunta regionale siciliana. Per i piccoli comuni vi è da dire che proprio i fatti di edilizia scolastica sono quelli che turbano maggiormente l'equilibrio dei centri storici; sono la cosa più brutta che si possa realizzare nei centri storici perché costituiscono un elemento di discontinuità in un disegno urbano che, per altri versi, ha dei pregi di antica identità. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Questo attiene alla salvaguardia del territorio ed agli aspetti ambientali, architettonici e culturali dei comuni, non alla questione del servizio scolastico. Per quanto riguarda la città di Palermo, parlerò per sommi capi perché i problemi sottoposti sono moltissimi. L'onorevole Folena ha fatto un'analisi alla quale vorrei aggiungere qualche altro elemento. Che cosa è stato richiesto da più parti per bloccare questo fenomeno? Innanzitutto, per quanto riguarda i trecento giorni durante i quali sono stato sindaco, non è stato rinnovato né stipulato alcun nuovo contratto di locazione. E' vero inoltre che ci siamo rivolti spesso al prefetto per le requisizioni, convenendo con lui e proponendo che gli edifici che ne avessero le caratteristiche fossero requisiti e altri no. Non è vero che nella città di Palermo manchino le aree per l'edilizia scolastica: sono talmente presenti le aree delimitate, che alcune le abbiamo addirittura trasformate (quella che si trova in viale Strasburgo diventerà una caserma dei carabinieri), d'intesa con l'autorità scolastica, perché la dotazione di aree per l'edilizia scolastica è sufficiente alla città di Palermo. In questa fase si tratta di individuare aree da adibire ad altri servizi. Il piano regolatore del 1962, che ha rappresentato la disgrazia postbellica della città di Palermo (i bombardamenti hanno fatto qualcosa ed il piano regolatore ha fatto il resto), ha deturpato in maniera assolutamente irrecuperabile gran parte del patrimonio delle aree della città di Palermo. Di tale piano regolatore ha forte responsabilità l'élite della cultura palermitana che ha disegnato il piano regolatore... PRESIDENTE. Vi era qualche cosa dietro! MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. I politici probabilmente l'hanno orientato... PRESIDENTE. Non è stato solo un fatto culturale. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. No, no. I politici l'hanno orientato... PAOLO CABRAS. Erano intellettuali organici! MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo.... i tecnici lo hanno redatto, quindi vi sono state precise connivenze fra la politica e la cultura, una sorta di "blocco storico"... PRESIDENTE. Manca un soggetto. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. No, non manca, era presente: è la mafia, anche se nel 1962 non ne parlava nessuno, anzi si diceva che si trattava di un'invenzione dei giornali del nord. Ma la mafia era presente ed era forte. Moltissimi affitti scolastici devono essere rinnovati perché i contratti sono stati rescissi per morosità; la maggior parte delle rescissioni è del 1989. Poiché il comune non paga la locazione, l'imprenditore promuove un'azione giudiziaria e la vince ed il contratto passa da 89 a 530 milioni; i 16 miliardi di cui parla l'onorevole Folena si riferiscono ai contratti di locazione passata. Se dovessimo andare a rivedere i contratti, non sappiamo quale Pag. 1547 cifra dovrà essere utilizzata per le locazioni al comune di Palermo. Probabilmente, siamo al di sopra dei 40 miliardi annui, che in dieci anni significa 400 miliardi che, con un contratto di leasing... PIETRO FOLENA. Ad ottobre in consiglio comunale è stata portata una delibera... Ho fatto un accorpamento di una ventina di scuole e praticamente si raddoppia... MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Non sto contestando, anzi sto dicendo che ancora di più... ACHILLE CUTRERA. Il prefetto nella sua relazione a questa Commissione afferma che quest'anno vi è stato un aumento del 200 per cento rispetto all'anno precedente. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. E' una conferma di quanto dicevo. Personalmente, quando ero capogruppo, mi sono opposto fermamente a che venisse votato il rinnovo dei contratti di locazione, dicendo che il consiglio comunale poteva decidere qualunque cosa ma che io non avrei mai votato una delibera di rinnovo di locazione, lasciando libero il gruppo consiliare di fare quello che voleva. Non ho la soluzione, ma il dato è questo. Il problema del decreto Falcucci è del tutto particolare; poiché aveva termini di scadenza brevissimi, il comune di Palermo ha conferito gli incarichi di progettazione 28-30 giorni prima della scadenza stessa. I progetti sono stati redatti in 27-28 giorni e sono stati approvati da tutti gli organi; vi è pertanto una responsabilità a monte, perché non si comprende come mai i progetti siano stati affidati il 29 dicembre 1986 per essere consegnati entro il 28 gennaio 1987. Questi progetti probabilmente presentavano qualche lacuna, ma questo non giustifica il fatto che di 40 scuole ne siano state consegnate 5 o 6; è qui presente il vicesindaco che, in qualità di assessore ai lavori pubblici, lo potrà precisare meglio. ACHILLE CUTRERA. Sono state consegnate solo due scuole. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Non solo, ma le altre scuole si trovano in condizioni critiche e difficili. L'onorevole Folena parlava di authority: è una cosa che ho chiesto ripetutamente anche al Presidente del consiglio quando ero sindaco. Non è possibile, con le leggi ordinarie e con quella sulla contabilità dei lavori pubblici, governare la questione dell'edilizia scolastica nel comune di Palermo; non ci vuole il commissario della regione siciliana che sostituisce il consiglio comunale, il sindaco e la giunta e che immediatamente, con la bacchetta magica... Il commissario opera con i criteri delle leggi normali, anche se non deve rispondere al consiglio comunale o alla giunta. Occorre un'autorità commissariale che possa operare in difformità dalla normativa sugli appalti, in deroga, perché altrimenti non riusciremo ad uscire da queste questioni. Questo è un dato fondamentale rispetto al problema del decreto Falcucci. Vorrei ora affrontare la questione dell'elenco del patrimonio. Sono stato vicesindaco in una giunta e sindaco in un'altra: da quest'anno esiste l'elenco del patrimonio del comune di Palermo con una prima bozza del conto economico di tale patrimonio. Questo è stato fatto nel 1993 e, per la precisione, otto giorni fa abbiamo votato in consiglio comunale l'ultimo atto di quella amministrazione. PRESIDENTE. Può inviarlo alla Commissione? MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Sì, certamente. VITO RIGGIO. Sostanzialmente questo significa che negli anni precedenti i bilanci non venivano mai... MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Negli anni precedenti, a Palermo i bilanci venivano approvati, come suol dirsi, "a sacco d'ossa", cioè come un Pag. 1548 sacco pieno di ossa, senza sapere quello che vi era dentro, e venivano legittimati dagli organi di controllo in maniera puntuale e precisa. In questa occasione non è stato così. PIETRO FOLENA. L'attuale presidente della commissione di controllo in questo momento è ospite delle patrie galere! MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Sul piano umano esprimo la massima solidarietà. Sulla questione dei controlli vorrei fare una battuta: ma i controllori chi li controllerebbe? Non pensiamo che il comune di Palermo sia un'oasi nella quale vi sono a turno 80 consiglieri comunali e 16 assessori che operano tutto il male possibile mentre vi è una macchina comunale che si muove nel rispetto... E' esattamente la stessa cosa: il tessuto è permeato in maniera precisa ed accertabile (anche se non con le carte ma, come suol dirsi, nell'aria) di irregolarità costanti. Chi deve fare i controlli? Per quanto riguarda gli appalti... PIETRO FOLENA. Sulla questione degli appalti: lei adesso è dimissionario, ma ipotizziamo che non vi fosse una crisi al comune di Palermo. Cosa succederebbe a settembre, nella condizione attuale da lei appena descritta? MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Nella condizione attuale ci vorrebbe uno che faccia quello che ha fatto Rizzo per un verso e per l'altro quello che ho fatto io, pregando cioè il prefetto, il cardinale o il proprietario degli immobili e l'autorità che ha il potere di fare le requisizioni... PRESIDENTE. Ci vuole un governo di preghiera, insomma? MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Bisogna pregare il prefetto di non inviare la forza pubblica a rendere esecutivo lo sfratto di una scuola (siamo quasi al livello dell'illegalità) per poi poter requisire. Il commissario regionale che doveva rinnovare i contratti nella sostanza si è rifiutato di farlo, perché si è fatto scadere il mandato ed è arrivato... PIETRO FOLENA. Si dovrà accertare la situazione di morosità e bisognerà deliberare un altro aumento di affitto al signor Piazza! MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo....è arrivato un giorno prima della scadenza del suo mandato, si è seduto, ha aperto le mani, ha cominciato a guardare le carte, dopo di che ho capito che non c'era niente da fare. ACHILLE CUTRERA. Vi era anche qualcuno dell'ufficio che era ammalato. MARIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Attiene alle questioni personali. Il clima è rigido. Con il prefetto abbiamo operato, in questi mesi, ... PRESIDENTE. Non ho compreso bene da chi sia stato nominato questo signore. MARIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Dalla regione siciliana; è un commissario ad acta ed era l'assessore agli enti locali. ACHILLE CUTRERA. Su richiesta del prefetto. MARIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Sì, su richiesta del prefetto perché il consiglio non deliberava. Questa scelta era ad adiuvandum, ma costui avrà guardato gli atti, non si sarà convinto, non avrà ritenuto, non avrà potuto, non avrà voluto. Qualcuno degli onorevoli parlamentari intervenuti ha chiesto cosa si possa fare per sanare la situazione. Se vogliamo parlare in concreto e vogliamo trasformare le locazioni in proprietà, propongo che si faccia un piano per cinque anni, con una authority. In cinque anni, con i Pag. 1549 finanziamenti e con questa authority, credo che si possano eliminare le locazioni e fare la scuola palermitana in proprietà. A questo fine si potrebbe procedere sulla base di una legge speciale. PRESIDENTE. Lei fa riferimento ad una legge regionale? MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Non so se regionale o nazionale. Non entro nel merito. Se pensiamo di trovare il rimedio nella buona volontà degli 80 consiglieri comunali e della giunta regionale, dico che è molto, ma molto difficile raggiungere i risultati. Se dal 1986 al 1993 abbiamo consegnato due scuole su quaranta - credo che siano cinque, ma potrei sbagliarmi - avendo finanziamenti, aree e progetti elaborati in un mese o tre mesi (di solito passano anni), quanto occorre per sistemare la situazione dell'istituto Volta e di altre scuole, per risolvere i problemi di 3 mila alunni? L'onorevole Buttitta ha posto una domanda in merito agli appalti di manutenzione delle strade. L'ultimo atto compiuto dall'amministrazione che ho guidato, ancora in costanza di pieni poteri, è stato l'affidamento a due aziende municipalizzate dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria di strade e fogne. A partire da Cassina a Lesca, a COSI, a SICO, tutte della stessa matrice, abbiamo chiuso la vicenda degli appalti esterni, ma non i debiti con la Lesca e la Cassina, perché il comune di Palermo, l'anno scorso, ha rischiato il dissesto per i 98 miliardi che ha dovuto pagare dopo aver perso una causa. E le perderemo tutte, non ne vinceremo neppure una. Forse abbiamo avuto sempre torto! PRESIDENTE. Queste società sono sempre dalla parte del diritto! MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Sempre ragione, mai torto. VITO RIGGIO. I 98 miliardi sono stati pagati per gli interessi? MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Tra interessi e sorte; quest'ultima era di 36 o 38 miliardi e siamo arrivati a 98. Adesso è in corso un'altra causa, che come sempre perderemo in tutti i gradi di giudizio. Le cause si perdono o perché gli avvocati sono cattivi o perché i documenti sui quali si svolgono le cause sono tali che non permettono di vincerle. Se il contratto viene congegnato in modo tale che l'altro contraente ha ragione, non si potrà mai vincere la causa. Se una telecamera mi riprende mentre rubo un portafoglio, nessun magistrato potrà mai assolvermi. A tale proposito dobbiamo ricordare che, per quarant'anni, questi appalti sono stati fonte di inquinamento della vita politica ed amministrativa della città. L'ho detto nei pubblici comizi e lo ripeto in questa sede. Desidero anche leggere una parte dell'intervento da me svolto in consiglio comunale, prima che avvenissero alcuni fatti, alla presenza del vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Martelli, e dell'onorevole Scotti nella sua qualità di ministro dell'interno: "Il paese e il Governo devono sapere che la mafia esercita un diffuso controllo sul territorio, dispone di ingenti fonti di finanziamento che le consentono di permeare il tessuto della pubblica amministrazione anche nei gangli più delicati dello Stato, di rendere remunerativo e lucroso un appalto preso con un grande ribasso". Quindi non ci impressionano ribassi del 23, del 24, del 27 per cento. VITO RIGGIO. Vorrei sapere se il riferimento sia a qualche evento specifico o se si tratti di valutazioni generali. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Allora era una valutazione d'ordine generale. Oggi sono stati arrestati funzionari del SISDE, ci sono stati magistrati nei confronti dei quali i pentiti hanno reso dichiarazioni e che hanno subito procedimenti. Pag. 1550 VITO RIGGIO. Vorrei che continuasse il discorso sulla remuneratività degli appalti. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Dunque, ebbi modo di dire: "...rendere remunerativo e lucroso un appalto preso con un grande ribasso, che comunque serve a riciclare ingenti somme di denaro sporco. La mafia è capace, oltre che di intervenire con taglieggiamenti nella fase di esecuzione dei lavori, di essere presente a monte di questa fase: esercita un diffuso controllo delle aree edificabili". Continuavo poi con considerazioni di natura politica, che non interessano questa Commissione. Ho voluto ricordare questo intervento per far presente che chi va ad amministrare una città non lo fa con gli occhi chiusi o ignorando con che cosa si dovrà misurare. Noi sapevamo - per lo meno, lo sapevo io e rispondo a titolo personale - quale fosse la città che cercavamo di andare ad amministrare. Torno adesso a parlare delle cose concrete, facendo tesoro dell'insegnamento del professor Buttitta, che ha invitato a non fare sociologia. PRESIDENTE. Questa è criminologia! MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Vi è grande interessamento per un quartiere emblematico della città di Palermo, lo ZEN (zona espansione nord), degradato dal punto di vista sociale ma che non costituisce, se lo visitiamo con interesse ed attenzione, il centro del degrado. Dal punto di vista sociale ed ambientale, il centro del degrado è la zona che va da Brancaccio a Bandita, cioè i quartieri di Settecannoli-Brancaccio-Acqua dei Corsari, dove si ha la presenza della grande criminalità mafiosa. Questi sono i quartieri da risanare perché le grandi famiglie mafiose abitano lì e non allo ZEN, che è zona di microcriminalità, di piccoli spacciatori e di degrado sociale. Per risanare queste zone è necessario un intervento sotto forma di authority. Cosa chiede, allora, il sindaco dimissionario di Palermo? Chiede che venga esautorata l'amministrazione democratica per sostituirla con un commissario? Ebbene, sì: a fatti straordinari, rimedi straordinari, perché altrimenti rischiamo di non porre rimedio e di limitarci soltanto all'analisi dei fatti. GIOVANNI PARISI, Assessore regionale alla cooperazione. L'Italispaca l'abbiamo già avuta, ma con quali risultati? MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. L'Italispaca si muoveva nella logica e nel sistema degli appalti, dei contratti. Non era un' authority, ma un meccanismo che ha fallito. Non so cosa abbia determinato. GIOVANNI PARISI, Assessore regionale alla cooperazione. Ha viaggiato con il commissario antimafia. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Per la città di Palermo ci vuole più coraggio. Quanto al centro storico ed ai piani urbanistici, Palermo si è dotata di uno strumento che nessuna città d'Italia ha così perfetto; mi riferisco al piano particolareggiato esecutivo del centro storico, relativo a 250 ettari nei quali ogni scala, ogni palazzo sono normati: si sa come e se si possa intervenire. Eppure la mancanza di alcune norme semplici - non parlo di leggi speciali - non ci consente di intervenire in quest'area. Non ho altro da aggiungere, rimanendo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento. Chiedo soltanto più coraggio. PRESIDENTE. Proseguiamo con gli interventi. Invito a porre le questioni in modo sintetico, affinché possano essere date risposte altrettanto sintetiche. MARIO BORGHEZIO. Ha destato in me curiosità l'aspetto relativo alla gestione legale dei contratti stipulati dal comune di Palermo. Tale curiosità mi era Pag. 1551 già sorta a seguito della lettura del verbale dell'audizione di quel capitano dei carabinieri che aveva reso dichiarazioni interessanti in ordine alle penalità previste nei contratti d'appalto delle fognature. Oggi abbiamo appreso, sia dalla relazione del collega Cutrera sia dalla viva voce del sindaco dimissionario di Palermo, alcune vicende allarmanti relative alla lievitazione dei prezzi e dei costi. Mi domando se sia il caso di approfondire questo aspetto per verificare, in primo luogo, chi abbia gestito la politica degli affari legali, anche dal punto di vista amministrativo, e se siano state fatte le relative segnalazioni. Si è parlato di cattivi avvocati; credo che si ponga un problema di deontologia professionale. PRESIDENTE. Credo che fosse un'alternativa di scuola. La vera ipotesi era la preconfezione delle condizioni di sconfitta. MARIO BORGHEZIO. Certamente, ma mi chiedo come mai una situazione del genere, che dura da vent'anni, non abbia mai suscitato la curiosità dell'autorità giudiziaria - mi riferisco al tribunale civile di Palermo - che avrà sicuramente affrontato una congerie di cause di questo genere, tutte concluse nello stesso modo. Chi ha esperienza nel settore sa che di solito le cause contro i comuni non vengono vinte. Mi sembra strano che l'esito positivo sia avvenuto soltanto perché esistevano presupposti di un certo tipo. Chiedo quindi un maggior approfondimento, per sapere se tali situazioni siano state segnalate alla Corte dei conti e se siano state avviate procedure in merito. Chiedo altresì alla Commissione di esaminare l'ipotesi di acquisire gli atti delle commissioni affari legali, lavori pubblici e bilancio del comune di Palermo relativi a questi aspetti. MAURIZIO CALVI. Vorrei alleggerire il clima che si è creato ed allentare la pressione che è stata esercitata nei confronti degli amministratori della regione siciliana e della città di Palermo, per evitare una sorta di processo sommario relativo alle attività legali ed illegali che sono emerse. PRESIDENTE. Non mi pare che ciò sia accaduto. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Mi sento aiutato, non aggredito. MAURIZIO CALVI. Lo dico perché in apertura vi è stata questa suggestione (mi riferisco al clima psicologico); l'intervento dell'onorevole Folena, durato a lungo, è stato incalzante dal punto di vista della progressione geometrica e politica, e questo può aver innescato un clima che però, almeno per quanto mi riguarda, non esiste. Signor presidente, vorrei collegarmi in qualche modo ai termini generali del quadro in cui si sta innestando questa audizione, sottoponendo all'attenzione della Commissione la necessità di richiamare gli atti del magistrato Di Pisa del 1988-1989, quando lo stesso magistrato cominciò a "incastrare" il sindaco Orlando circa il mantenimento del sistema degli appalti; tutto ciò al fine di comprendere i risultati di quell'indagine (credo che l'onorevole Ayala possa offrire un contributo importante) e il clima in cui questa iniziativa è stata "scippata" a Di Pisa per una serie di connessioni e interconnessioni nel clima di Palermo. Infatti, risalire alle condizioni e al clima politico in cui era stata assunta un'iniziativa nei confronti del sindaco Orlando... (Commenti). Proprio perché la questione fu archiviata e sulla base dei veri risvolti, delle vere interconnessioni e del vero inquinamento, quell'archiviazione mi dà l'impressione che vi fosse un clima di sospetti, che va ripreso in considerazione, perché in caso contrario rischiamo di capire poco o di chiudere una vicenda che invece, a mio avviso, va riaperta dal punto di vista politico. Sono quindi d'accordo con l'onorevole Buttitta circa il fatto che occorre ascoltare Orlando per capire ciò che si è Pag. 1552 verificato nella città di Palermo, perché altrimenti rischiamo che questa audizione, pure importante, non ci offra uno spaccato politicamente chiaro di ciò che è accaduto a Palermo, delle implicazioni di quell'iniziativa, non consentendoci soprattutto di comprendere il quadro generale entro cui si è mossa la città di Palermo, al di là delle responsabilità che si sono succedute in questi anni. Prima di chiudere dal punto di vista politico questa audizione, sarebbe utile, signor presidente, che l'onorevole Orlando venisse convocato presso la nostra Commissione per chiarire i termini delle responsabilità risalenti a quell'epoca e, attraverso la verifica di tali responsabilità, far capire alla Commissione tutti i nessi e le integrazioni di quell'iniziativa giudiziaria che improvvisamente, per ragioni che a me restano oscure, si è chiusa senza alcuna conseguenza sul piano giudiziario e politico. Non pongo quindi domande dirette ma rivolgo a me stesso un interrogativo al quale la Commissione deve dare una risposta dal punto di vista politico: non si può infatti concludere questa audizione senza che vi siano conseguenze sul piano dell'iniziativa successiva della Commissione antimafia. PRESIDENTE. Chiedo al senatore Cutrera, che ha organizzato ottimamente questo lavoro, di avanzare una proposta sulla quale la Commissione possa deliberare. GIUSEPPE MARIA AYALA. Vorrei chiedere al sindaco Orobello alcuni approfondimenti sulle sue affermazioni molto interessanti, una delle quali mi ha colpito in particolare, poiché dal punto di vista politico è quella che più ci interessa. Se ho ben capito (se così è stato, la questione merita una riflessione), apprendiamo dall'attuale sindaco di Palermo (sia pure dimissionario), in riferimento alla sua esperienza di amministratore di quella città, che a suo giudizio soltanto un commissariamento, ossia un'uscita dalla previsione di gestione democratica... MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Mi riferivo solo alla questione scolastica. GIUSEPPE MARIA AYALA. Devo allora ritenere che il tessuto di illegalità e di infiltrazione cui lei faceva riferimento si riferisce soltanto al problema delle scuole e non riguarda più in generale l'intera vita amministrativa della città? Questo è un chiarimento che le chiedo. Vorrei sapere inoltre qualcosa di più preciso in ordine all'evoluzione nel settore delle grandi manutenzioni della città, per quanto riguarda in particolare le società cui lei faceva riferimento. Desidero poi svolgere un'ultima osservazione (in ordine alla quale non so se il sindaco Orobello sia direttamente interessato alla questione), riguardo ad un aspetto che, mantenendosi cauti, si può definire inquietante. L'onorevole Borghezio ha svolto una serie di osservazioni sul problema delle cause perse: di fronte alla piena consapevolezza, esplicitamente dichiarata dal sindaco Orobello, del fatto che non solo sono state perse le cause finora svolte, ma si perderanno anche le successive, mi chiedo perché, anziché pagare 50 miliardi di interessi, non sia stato pagato per tempo il capitale, nel momento in cui, con il parere di un ufficio legale o al limite di un buon legale esterno, non può sfuggire quale sia lo strumento tecnico-giuridico da adottare. Mi chiedo perché, di fronte ad un parere legale secondo cui le cause erano insostenibili, queste ultime siano state affrontate, perdute e si continui a non pagare se non in esito a sentenze; sappiamo quindi che le casse già malandate del comune di Palermo sono gravate di giorno in giorno da quello che si dovrà pagare in futuro, quando anche le cause che si intraprenderanno saranno perse. Nessuno invece ha mai pensato a pagare prima. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. All'onorevole Ayala rispondo (può sembrare una battuta ma è una cosa Pag. 1553 molto seria) che se, in qualità di sindaco, avessi proposto di procedere ad una transazione, oggi mi troverei di fronte a questa Commissione a rispondere dell'accusa di avere dato 40 miliardi a Cassina, sarei indagato e forse verrei arrestato per interesse privato in atti d'ufficio. VITO RIGGIO. No. PRESIDENTE. In moltissimi casi non solo l'amministrazione del comune di Palermo ma anche altre amministrazioni pubbliche preferiscono subire cause, resistere in giudizio (a volte fittiziamente) e avere un atto giudiziario piuttosto che correre il rischio di vedersi attribuire responsabilità in una situazione di grande confusione amministrativa. Una volta che la situazione è chiarita (come è avvenuto da molto tempo), piuttosto che scegliere questa strada si poteva seguire l'altra, visto che la prima alternativa comporta un grande dispendio di denaro. VITO RIGGIO. Dal momento che l'onorevole Borghezio ha chiesto se vi siano state segnalazioni all'autorità competente, che in questo caso è la magistratura contabile, devo rilevare che la risposta data dal sindaco sembra confermare il discorso del senatore Calvi. Da parte mia, ho sempre rifiutato di pensare che un amministratore, il quale sia consapevole che resistendo in maniera infondata finisce per procurare un danno patrimoniale rilevante (si parla di 50 miliardi solo per il 1992, con riferimento ai pagamenti eseguiti in forza di decreto ingiuntivo), possa far valere questa giustificazione. In tal caso infatti il clima sarebbe tale che nessuno potrebbe amministrare. Il problema infatti non riguarda soltanto Cassina: il sindaco Orobello ha detto che tutte le cause intentate nei confronti del comune da chiunque sono state perse dal comune. MANLIO OROBELLO, Sindaco di Palermo. Non tutte. VITO RIGGIO. Comunque, le più significative. Ricordo che le commissioni bilancio (credo anche l'attuale, ma lo chiedo a Figurelli che mi pare ne faccia parte), nei vari periodi in cui venivano proposte cause temerarie, hanno sempre fatto presente che la temerarietà comportava un rilevante danno patrimoniale, in una condizione finanziaria del comune certamente non felice. Credo che di fronte a tale situazione sussistano una difficoltà ed una responsabilità, perché chi ha consentito, come ha detto il presidente, che sulla base di questo clima si preferisse ricevere il decreto ingiuntivo piuttosto che regolare la questione in via transattiva sapendo che comunque si perdeva, ha effettuato un calcolo tenendo conto non degli interessi amministrativi dell'ente ma del proprio interesse. Vorrei che ciò fosse sottolineato, perché non credo che questo sia un modo corretto di amministrare. LUIGI ROSSI. Vorrei sapere da quanto tempo si protragga la situazione per cui si intraprendono le cause sapendo di perderle, da quando sia cominciato questo andazzo. MASSIMO BRUTTI. Desidero soffermarmi su due questioni, la prima delle quali è rivolta soprattutto al presidente della giunta regionale, mentre la seconda riguarda il lavoro della Commissione antimafia, a partire da alcune questioni che sono state poste. Ritengo che, sulla base di quanto abbiamo ascoltato e di ciò che sappiamo su Palermo (tenendo conto che esiste già una nuova legge per le elezioni nei comuni), si ponga per quella città il problema di un ricambio e di una legittimazione democratica dell'istituzione locale. Si pone in sostanza l'esigenza di svolgere presto le elezioni; tuttavia, in base alla legge regionale e tenendo conto dei tempi tecnici che si possono ipotizzare, le elezioni a Palermo non si terranno prima dell'aprile 1994. Chiedo al presidente della giunta regionale se nell'assemblea regionale la Pag. 1554 maggioranza abbia l'intenzione politica ed il proposito di introdurre una norma che consenta di svolgere a Palermo una consultazione elettorale in autunno. Credo infatti che ciò sarebbe utile per una rivitalizzazione democratica della città. Per quanto riguarda la seconda questione, relativa alla Commissione antimafia, ho ascoltato le osservazioni del senatore Calvi e ricordo piuttosto analiticamente la vicenda di cui egli ha parlato. Chiedo pertanto che la Commissione antimafia acquisisca il fascicolo del procedimento al quale credo facesse riferimento il collega Calvi, tenendo presente che esso si concluse con il rinvio a giudizio di Ciancimino e di Vaselli, proprio in relazione all'aggiudicazione degli appalti SICO-COSI; del procedimento si era occupato in una prima fase il sostituto procuratore Di Pisa. Nell'ambito di quel procedimento il sostituto procuratore Pignatone chiese l'archiviazione nei confronti, tra l'altro, dell'ex sindaco Orlando. Credo che non abbiamo bisogno di audizioni che determinino la formazione di una sorta di tribuna per alimentare polemiche politiche ma che dobbiamo invece accertare dati: propongo quindi di acquisire il fascicolo per valutare come si sia svolta la vicenda, di che cosa si sia trattato e perché il rinvio a giudizio riguardò Ciancimino e Vaselli mentre per il resto si giunse ad un'archiviazione. Più in generale, per non continuare con la messa in circolo di veleni relativamente al controllo giudiziario sulle amministrazioni pubbliche e per accertare fatti, credo sarebbe utile riguardare questi fascicoli; sarebbe altresì utile e interessante che la Commissione antimafia si rendesse conto di come la magistratura di Palermo è intervenuta, negli ultimi dieci anni, sull'amministrazione locale e sul meccanismo degli appalti. ROMANO FERRAUTO. La Commissione antimafia diventa sempre più un crocevia in cui confluiscono molti ragionamenti. Emerge ora un problema che desidero sottoporre ai colleghi (forse altri dovrebbero indagare su questo aspetto): con riferimento all'intervento dell'onorevole Folena ed alle osservazioni del sindaco, si configura una situazione estremamente grave in relazione alle cosiddette gestioni fuori bilancio. Se non si proiettano i dati solo su Palermo ma si trasferiscono sull'intero paese, si può individuare in gran parte il meccanismo del dissesto della finanza pubblica allargata, sia per quanto è stato detto circa i rinvii (perché contrattualmente la partita è persa già in partenza) sia per tutti i cantieri ancora aperti (siamo ormai di fronte ad un cimitero nazionale di opere incompiute, non solo siciliano). La Commissione antimafia diventa - come dicevo - lo snodo essenziale in cui si addensano tutti i fenomeni più gravi e rientra quindi nella sua responsabilità svolgere un ragionamento, per il quale non ho condiviso, subito, la posizione dell'onorevole Ayala. Oggi, gran parte degli amministratori italiani preferisce non assumere responsabilità politica diretta rispetto ad atti amministrativi anche cogenti, perché c'è una cultura dell'irresponsabilità che non conduce a colpire le omissioni, le reticenze e i rinvii, bensì a volte va ad indagare lì dove c'è una risposta pronta, immediata, forse non legittima al cento per cento pur sempre legata alla norma; infatti il più delle volte gli amministratori operano in situazioni nelle quali le norme non chiariscono anzi confondono. In una situazione come questa, dovremmo cominciare a darci una cultura calvinista che sappia apprezzare il "fare" rispetto alla generalizzazione del "non fare". L'onorevole Buttitta diceva: "non facciamo sociologia e stiamo ai termini veri della questione". Ma questo mi sembra - e vorrei che il sindaco ne convenisse - uno dei temi essenziali se vogliamo riformare veramente le istituzioni, perché, se riformiamo le istituzioni con le sovrastrutture senza tener conto di questo dato essenziale, a mio avviso facciamo qualcosa ma non quello che sarebbe necessario. Pag. 1555 PAOLO CABRAS. Vorrei che non perdessimo di vista il carattere di questa audizione. Abbiamo posto dei temi specifici, quello dell'edilizia scolastica e quello degli appalti, sulla base anche del lavoro di alcuni gruppi della Commissione antimafia che si sono impegnati su questi temi; adesso ascolto, da una parte, proposte interessanti e anche condivisibili di integrazione delle nostre indagini in materia e, dall'altra, valutazioni nel merito. Tutto questo compete ad un approfondimento e ad una riflessione che la Commissione antimafia farà ma non di fronte ai nostri ospiti, che sono sperduti fra le nostre richieste di integrazione, le nostre proposte, le nostre considerazioni sull'universo dei problemi. Dobbiamo continuare l'audizione; dopo di che in Commissione valuteremo che essa è stata interessante, utile e stimolante ma che necessita di un successivo stadio del nostro processo di conoscenza - mi riferisco, per esempio, a quanto diceva l'onorevole Borghezio, che condivido, o a ciò cui accennava l'onorevole Riggio - su cui dovremo lavorare. Ho l'impressione che andiamo avanti anticipando temi e tempi che fanno parte di un'altra fase dei lavori della Commissione antimafia. Quindi, pregherei il presidente di limitare il dibattito alle domande e alle risposte, anche per consentire ai nostri ospiti di darci i chiarimenti che ci servono. PRESIDENTE. Ringrazio il senatore Cabras e l'onorevole Ferrauto, il quale ha sollevato una questione molto importante, quella dell'assunzione di responsabilità in relazione agli atti da compiere. Do la parola al vicesindaco Lo Nigro. GASPARE LO NIGRO, Vicesindaco di Palermo. Preciso che sono anche assessore ai lavori pubblici. Mi limiterò ai problemi dell'edilizia scolastica, con riferimento particolare al decreto Falcucci. Non ripeto quel che ha detto il sindaco circa la brevità della progettazione, che poi ha creato tutte le complicazioni successive. Relativamente al decreto Falcucci, sono stati conferiti gli incarichi il 29 dicembre 1987, con la scadenza per la presentazione dei progetti esecutivi al 28 gennaio 1987, quindi con 30 giorni di tempo. Sono stati finanziati 40 interventi di edilizia scolastica, che riguardano 34 nuove scuole e 6 completamenti di altri interventi già finanziati dalla regione siciliana con altre normative. Di queste 34 nuove opere, due sono state affidate, ai sensi del "decreto Sicilia", prima alla Presidenza del Consiglio ed ora, con la nuova normativa, alla presidenza della regione Sicilia; questi due interventi, che a quanto mi si riferisce hanno subito un notevole aumento del prezzo rispetto a quello progettato dal comune, sono in corso di completamento e presto saranno consegnati alle autorità scolastiche. Delle restanti opere, sono state già consegnate alle autorità scolastiche una sola scuola di cui al decreto Falcucci e due dei precedenti interventi, mentre altre due di cui al decreto Falcucci sono in corso di consegna (si sta procedendo agli allacciamenti alla rete). Gli appalti del comune sono 32. Per alcuni di essi è sorto il problema - soprattutto nell'ultimo periodo del 1991 e poi nel 1992 - relativo alle perizie di variante e suppletive. Come è noto, la perizia di variante e suppletiva è volta solo a fronteggiare circostanze che non era agevole prevedere in fase di progettazione; l'ho anche ribadito in una mia direttiva in materia di lavori pubblici e di appalti, che vorrei fosse acquisita agli atti della Commissione (per questo sono nati i successivi problemi che ricordava l'onorevole Riggio, con il blocco di tutte le perizie di variante e suppletive). Vorrei ricordare due casi emblematici. Uno era determinato dalla presenza di un albero secolare che ricadeva dove c'era la palestra; un'altra perizia riguardava un'opera progettata e resa esecutiva nell'alveo del fiume Oreto. La carenza progettuale sta alla base di tutto! Poi si pretende di presentare perizie di variante e suppletive totalmente illegittime e penalmente perseguibili. Io non mi sono sentito di firmarle e le ho bloccate. Ho dovuto limitare il ricorso Pag. 1556 generalizzato alle perizie di variante e suppletive, per esempio, al caso di adeguamento alla nuova normativa CEE sugli impianti elettrici (entrata in vigore dopo la progettazione e che quindi non era agevole prevedere), ovvero al caso di problemi archeologici nel sottosuolo, o ad altri casi di diversità delle fondazioni, che pure non era agevole prevedere. In altri casi non era possibile accedere alla perizia di variante e suppletiva: abbiamo registrato imprese che falliscono, che abbandonano il cantiere, altre che chiedono la rescissione del contratto con il comune anche con cause pretestuose, mentre per altre imprese abbiamo chiesto noi la rescissione in danno. Abbiamo anche casi diversi di problemi amministrativi; ve ne è uno per un esproprio bloccato, con un ordinanza del TAR di sospensione dell'immissione in possesso del terreno, per cui non abbiamo potuto procedere. Questa è la condizione della gestione dell'edilizia scolastica in relazione al decreto Falcucci. Però, voglio fare una precisazione relativamente alla problematica degli affitti. Il fabbisogno di aule a Palermo, oltre a quelle esistenti del patrimonio comunale, ammonta a 1.924 unità. Le scuole in corso di costruzione, fra quelle di cui al decreto Falcucci e quelle da completare, ce ne forniranno 651: avremo perciò l'esigenza di 1.273 aule nuove, che comporterebbero una nuova programmazione. Qui bisogna fare la stessa riflessione che svolgeva il sindaco: con l'esperienza pregressa in tema di realizzazioni di scuole, per queste 1.273 aule o si continua la politica degli affitti, disastrosa e non perseguibile, oppure si deve andare verso una nuova forma ancora da individuare, con un'autorità unica sulle competenze scolastiche, con capacità e con competenze del consiglio e che agisca anche al di fuori della vigente normativa, composta da persone comunque estranee all'amministrazione, che riesca a risolvere il problema in tempi brevi. Vorrei aggiungere una considerazione sul funzionamento degli uffici. L'onorevole Riggio faceva una giusta osservazione: il problema è che il comune di Palermo ha una struttura burocratica non molto efficiente, per usare un eufemismo. PRESIDENTE. E' vero che 1.800 dipendenti sono stati assunti in base al decreto-legge n. 24? GASPARE LO NIGRO, Vicesindaco di Palermo. Sì, circa 1.700 persone (la legge autorizzava fino a 2.000 unità) ma per la gran parte si tratta di operai edili, solo 150 essendo impiegati e tecnici. Abbiamo l'esigenza di rafforzare l'apparato burocratico, anche attraverso - vorrei sottoporre questa valutazione all'attenzione della Commissione - l'applicazione presso il comune di Palermo di funzionari dello Stato che vadano a dirigere determinati settori dell'amministrazione. In particolare, è necessario rafforzare la ragioneria generale, la segreteria generale e i servizi ispettivi e di controllo, per svolgere un'azione molto forte e incisiva. Poco fa facevo riferimento ad una direttiva che ho emanato al momento di assumere la funzione di assessore ai lavori pubblici, nello scorso mese di luglio, relativa alla completa applicazione della legge n. 142 (in Sicilia, della legge regionale n. 48), per quanto riguarda la distinzione dei ruoli politici e amministrativi. Si tratta di un fatto importante ma altrettanto importante è disporre di funzionari e di strutture burocratiche efficienti. L'ufficio tecnico comunale - come anche l'avvocatura (abbiamo anche buoni avvocati) - dispone di validi tecnici ma spesso ha supporti molto, molto scadenti. MASSIMO GRILLO, Assessore regionale agli enti locali. Nella mia qualità di assessore regionale agli enti locali... VITO RIGGIO. In Sicilia lei ha le stesse funzioni del ministro dell'interno... MASSIMO GRILLO, Assessore regionale agli enti locali.... affronterò in modo particolare il problema dei controlli sulle locazioni nel comune di Palermo. Fin dai Pag. 1557 primi giorni del mese di settembre del 1992, il prefetto aveva chiesto la nomina di un commissario ad acta cui affidare il compito di reperire edifici da prendere in locazione per uso scolastico e di concludere i relativi contratti. Il sindaco Rizzo, per la verità, aveva richiesto un analogo intervento qualche giorno prima. Successivamente al provvedimento diffidatorio, espressamente previsto dalla legge relativa ai controlli sugli enti locali, in data 1^ ottobre 1992 si è proceduto alla nomina del dottor Pioppo, funzionario del corpo ispettivo dell'assessorato agli enti locali. Nella relazione del dottor Pioppo (che credo sia già stata trasmessa alla Commissione antimafia) si fa riferimento alle difficoltà che hanno caratterizzato l'attività di ricognizione e si denunciano diversi intralci, tutti indicati in modo dettagliato. La relazione si esprime in termini negativi in ordine agli adempimenti esplicati, in considerazione del notevole rallentamento cui è stato sottoposto il procedimento in considerazione degli intralci e delle difficoltà alle quali ho testé fatto riferimento. Il dottor Pioppo - mi rivolgo in particolare al senatore Cutrera - ha messo in discussione la legittimità dell'intervento sostitutivo da parte dell'assessorato agli enti locali perché, come viene specificato nella relazione, "non si tratta di una violazione di legge ma di un disordine amministrativo e di una intempestiva conduzione degli adempimenti correnti". Ciononostante, abbiamo ritenuto di giungere ad un ulteriore provvedimento diffidatorio nei confronti del comune di Palermo, provvedimento che è stato trasmesso intorno alla metà di febbraio, fino ad arrivare alla conseguenziale, ulteriore nomina di un commissario ad acta cui affidare il compito di definire il lavoro avviato dal dottor Pioppo, il quale aveva già definito circa 26 pratiche. In sostanza, erano state create le condizioni per deliberare su 26 pratiche, ma a causa di intoppi che certamente non sono riconducibili - almeno da quanto si legge nella relazione - alla responsabilità del funzionario della regione (si fa riferimento, ad esempio, ad un parere della Ragioneria e ad altri adempimenti contabili), il dottor Pioppo non è stato posto nella condizione di giungere alla definizione del suo lavoro: soltanto il 30 dicembre, cioè il giorno precedente alla scadenza del suo mandato, ha avuto comunicazione della definizione delle pratiche. Dico questo non per proporre una sorta di difesa d'ufficio, ma per sottolineare come dalla relazione si evincano chiaramente i passaggi ai quali ho fatto riferimento. Comunque, non si è arrivati alla nomina del successivo commissario ad acta perché, com'è ben noto, il governo della regione ha ritenuto di mettere in mora il comune di Palermo fissando un termine di 60 giorni per sanare una serie di inadempienze e violazioni e riservandosi di attivare eventualmente la procedura dello scioglimento prevista dall'ordinamento degli enti locali. Ripeto: la situazione da me descritta può essere riscontrata in modo più dettagliato leggendo le relazioni del dottor Pioppo e del prefetto Musio, il quale va ringraziato - la sua nomina a prefetto di Palermo, se non ricordo male, è stata contestuale all'elezione del governo Campione - perché abbiamo attivato una serie di interventi sul comune di Palermo, a volte anche prescindendo dalla corrispondenza e stabilendo rapporti telefonici, proprio al fine di essere più tempestivi. FRANCESCO MAGRO, Assessore regionale ai lavori pubblici. Intervengo perché sono stato chiamato in causa dall'onorevole Riggio. Il governo della regione, rispetto allo scenario siciliano riguardante il mondo dei lavori pubblici, ha varato una specifica legge, sostanzialmente facendosi carico di modificare la normativa precedente ed introducendo alcune novità fondamentali: ridurre, per quanto possibile, la discrezionalità e prevedere una serie di norme di carattere oggettivo. Abbiamo istituito l'ufficio regionale per gli appalti, che rappresenta un soggetto nuovo rispetto alla legislazione sia nazionale sia comunitaria, con Pag. 1558 l'intento di realizzare due obiettivi di fondo. La prima esigenza contemplata è stata la separazione della politica dall'amministrazione. In Sicilia un tempo operavano circa 1.400 stazioni appaltanti; oggi, in seguito all'istituzione dell'ufficio regionale per i lavori pubblici (articolato in 9 sezioni, cioè in un numero corrispondente a quello delle province siciliane), le stazioni appaltanti sono state ridotte a 9! Ciò allo scopo di facilitare un maggior controllo politico e sociale ma soprattutto - ripeto - per cercare di separare la politica dall'amministrazione. In Sicilia i comuni, le province, i liberi consorzi, i vecchi soggetti di un tempo non gestiscono più i lavori pubblici: ritengo pertanto che sia stata fornita una risposta forte ai problemi del settore. Abbiamo affrontato la questione dei lavori pubblici fin dalla fase iniziale, quella della progettazione, ripensando al rapporto tra ente committente e progettista. Alcuni aspetti negativi, fattori di malcostume e di meccanismi nei quali sono intrecciati tradizionali interessi tra imprenditori, la parte corrotta degli amministratori ed il mondo malavitoso e mafioso, avevano come prima fase di partenza questo aspetto. La carenza di progetti determinava fenomeni di malcostume con particolare riguardo alle perizie di variante e suppletive. Abbiamo riflettuto sulla necessità che il progettista elaborasse un progetto effettivamente esecutivo, ovviamente creando le condizioni perché ciò potesse avvenire. Al progettista debbono quindi essere assicurati gli strumenti per procedere alle indagini geologiche e geognostiche e per acquisire una serie di elementi che gli consentano di elaborare un progetto effettivamente esecutivo. Abbiamo anche affrontato il problema rappresentato da una sorta di subalternità psicologica che affligge il progettista nel momento in cui, quando gli viene affidato l'incarico, non ha la certezza del compenso. E' evidente che il progettista, in questo quadro di incertezza ed in una situazione di debolezza derivante dalla mancata individuazione del compenso (che era legata al finanziamento dell'opera), viene a trovarsi in una posizione che abbiamo considerato necessario superare. In sostanza, ci siamo mossi con l'intento di fornire al progettista maggiori elementi di certezza, prevedendo nel contempo l'assunzione di una specifica responsabilità a suo carico. In particolare, nel momento in cui si dovessero individuare carenze o difetti in relazione ad un progetto, il progettista sarebbe chiamato a rispondere sul piano della responsabilità civile, sulla base di una polizza di assicurazione che è stata specificamente prevista (se non sbaglio, una soluzione analoga è in fase di studio anche a livello nazionale). Riteniamo che una legislazione ispirata ai criteri ai quali mi sono sinteticamente richiamato ci possa consentire di superare il fenomeno delle opere incompiute. La carenza dei progetti comporta costi di opere non determinabili fin dall'inizio; con le perizie suppletive i costi indicati in partenza non venivano mai rispettati per cui, ad esempio, un'opera che originariamente comportava un costo di 10 miliardi finiva per determinare un esborso di 15 miliardi! Accanto all'incertezza di ordine finanziario, va anche considerata quella temporale. Quante opere, la cui conclusione era stata prevista, per esempio, nel termine di tre anni, sono state concluse in cinque anni e più, dando luogo al fenomeno delle cosiddette incompiute. Parallelamente alle citate innovazioni, abbiamo irrigidito notevolmente il meccanismo delle varianti suppletive. In particolare, per quanto riguarda i ribassi d'asta, tradizionalmente autorizzati, è stata prevista una restituzione all'ente finanziatore. Si tratta di un'innovazione di non poco rilievo. La novità certamente più peculiare della legislazione introdotta a livello regionale è comunque rappresentata dalla soppressione dell'istituto della licitazione privata. Abbiamo considerato infatti che la licitazione privata ha rappresentato uno strumento idoneo a facilitare la manipolazione degli appalti in Sicilia, uno strumento attraverso il quale alcune centinaia di imprese hanno Pag. 1559 dominato gli appalti pubblici, nel contesto di un meccanismo di collusione con la mafia. Dobbiamo riconoscere con franchezza che la mafia è certamente interessata al mondo degli appalti e non vi è dubbio che lo strumento della licitazione privata facilita questo tipo di intreccio. L'aver eliminato la possibilità di ricorrere a tale strumento - che, lo ricordo, è utilizzato a livello sia nazionale sia comunitario - ha rappresentato una risposta certamente forte. L'onorevole Riggio sollevava la questione delle offerte anomale, con particolare riferimento alle forti proposte di ribasso. Per quanto rientra nella nostra competenza (mi riferisco, cioè alle opere con costi fino a 5 milioni di ECU, cioè fino a circa 8 miliardi di lire), abbiamo introdotto un meccanismo in base al quale si opera una selezione delle offerte presentate e, sulla base di un correttivo medio del 4 per cento, si escludono determinate imprese. Si procede poi ad un'ulteriore media, anche al fine di garantire l'imprenditoria sana. Vorrei sottolineare che l'imprenditore colluso e quello che vuole riciclare denaro sporco non puntano all'utile di impresa ma mirano ad immettere il denaro accumulato illecitamente nel circuito normale. E' ovvio che tale situazione è di per sé idonea a mettere fuori mercato l'imprenditoria sana, che non è in grado di concorrere utilmente in presenza di ribassi del 30 o del 40 per cento. Pertanto, il meccanismo da noi proposto ha inteso introdurre cautele rispetto alle offerte anomale e, nel contempo, ha voluto difendere le regole del libero mercato. SANTI RAPISARDA. La previsione della percentuale del 4 per cento è fatta in positivo o in negativo? FRANCESCO MAGRO, Assessore regionale ai lavori pubblici. Noi facciamo la media delle offerte presentate e poi aggiungiamo il 4 per cento. SANTI RAPISARDA. In verità, il 4 per cento dovrebbe essere considerato in negativo. FRANCESCO MAGRO, Assessore regionale ai lavori pubblici. Gli esperti ci hanno confermato che questo meccanismo non dovrebbe determinare ribassi superiori al 15 per cento (il ribasso oscillerebbe tra l'8 ed il 15 per cento) e che quindi sarebbe compatibile con l'utile di impresa. L'onorevole Riggio ha fatto riferimento al famoso articolo 24, lettera b), della legge n. 587, oggi articolo 29 del decreto legislativo 19 dicembre 1991, n. 406. Tale disposizione è stata abrogata, trattandosi di uno strumento che obiettivamente consentiva un alto livello di discrezionalità nonché la manipolazione dell'orientamento e della scelta del contraente. Abbiamo pertanto abolito questa procedura, prevista a livello nazionale e in sede comunitaria, ed abbiamo anche limitato gli istituti della trattativa privata e dell'appalto concorso. La filosofia di fondo alla quale ci siamo ispirati è stata di ridurre, per quanto possibile, i momenti di discrezionalità che, pur avendo un valore in sé considerati, hanno dato luogo a forme di malcostume, com'è stato storicamente dimostrato. Ci siamo fatti carico... VITO RIGGIO. Quando lei afferma che la licitazione privata avrebbe potuto consentire un accordo tra le imprese e quando sostiene che l'articolo 24, lettera b), della legge n. 587 ha potuto dare luogo a fatti di malcostume, lo dice in base ad una ricognizione specifica effettuata da servizi di controllo regionali oppure cita un elemento che emerge dal dibattito politico? FRANCESCO MAGRO, Assessore regionale ai lavori pubblici. Emerge dal dibattito politico. Sarebbe comunque sufficiente effettuare un esame, una radiografia (mi riservo di trasmettere alla Commissione la documentazione relativa allo stato delle opere pubbliche negli ultimi 10 anni) degli appalti e delle imprese per capire meglio. Certamente - ripeto - si tratta di un dato che emerge dal dibattito politico: la mia convinzione è che il sistema della licitazione privata, nel momento Pag. 1560 in cui prevedeva uno spazio temporale di un mese tra l'indizione del bando e l'espletamento effettivo della gara, consentiva l'attivazione di un meccanismo di controllo da parte di soggetti esterni appartenenti al mondo malavitoso, che finiva per condizionare le offerte degli imprenditori. Questo meccanismo lo abbiamo rotto, perché adesso la nostra legge prevede che per l'asta pubblica le offerte si possano presentare fino ad un'ora prima dell'apertura delle buste. E' chiaro, comunque, che anche questa normativa, come tutte le altre, deve fare i conti con la correttezza di chi è chiamato ad applicarla, intendo dire che a questo problema nessuno di noi può rispondere se non attraverso una maggiore consapevolezza. Sono questi i punti salienti della legge. FRANCESCO CALDARONELLO, Presidente della provincia di Palermo. Signor presidente, innanzitutto desidero dare una risposta esplicita ad alcune domande che mi ha rivolto l'onorevole Folena nella mia qualità di presidente della provincia. La prima è relativa all'istituto Volta, di proprietà Teresi, per un affitto annuo di 3 miliardi e mezzo (questa è la cifra citata dall'onorevole Folena). Credo che egli non disponga di dati esatti perché dal prospetto in mio possesso, che fotografa la situazione e che ho inviato alla Commissione, risultano 700 milioni più 513 milioni. Per quanto riguarda l'istituto tecnico Vittorio Emanuele III, si dice che il preside abbia fatto la progettazione, che il comune l'abbia rifiutata e che la provincia l'abbia accettata. Si tratta di uno di quegli istituti passati alla competenza della provincia con l'ultima legge regionale, così come è avvenuto, sempre tramite tale normativa, per tutti gli istituti di secondo grado, compresi anche quelli di competenza nazionale o dello Stato. La maggior parte dei contratti oggi gestiti dalla provincia, con le sigle delle ditte indicate dall'onorevole Folena, sono pervenuti alla provincia stessa dopo essere stati trasferiti in linea di massima dagli 82 comuni della provincia di Palermo e in massima parte dal comune di Palermo. Difatti, ricordo che, nonostante fosse stata offerta in affitto alla provincia una scuola, non la volle affittare proprio perché la provincia ha stabilito regole in ordine ai piani e alle caratteristiche minime che deve possedere un immobile per essere adibito a scuola; successivamente, fu affittata dal comune di Palermo, per cui adesso ce la ritroviamo di nuovo come scuola, in quanto ci è stata trasferita assieme alle altre. Considerato che la progettazione del professor Milia di cui si parla ha compiuto tutto l'iter burocratico ed è stata approvata, e che vi è una legge per cui ai funzionari dello Stato spetta una quota ridotta della parcella, ritengo che per l'amministrazione provinciale sia conveniente acquisire un progetto che è pronto, che è completo e che è possibile finanziare e portare in appalto usufruendo di una notevole riduzione sulla parcella progettuale. Quindi, non vedo nulla che possa essere considerato irrazionale o non conveniente per l'amministrazione. La provincia adesso si trova a far fronte ad una competenza in più veramente notevole. Il presidente Campione sa che ciò è avvenuto tramite una legge che definirei quasi incostituzionale, perché non si possono trasferire servizi ad una istituzione senza gli opportuni finanziamenti. Quindi, adesso la provincia offre gratis un servizio allo Stato e ai comuni, cioè a coloro che erano competenti prima, proprio perché non ha beneficiato di alcun trasferimento di spesa. La nostra situazione finanziaria pertanto viene ad essere ulteriormente compressa, e la conseguenza è che sono aumentate le nostre difficoltà. Come provincia, per affittare una scuola indiciamo regolari bandi e pretendiamo dei requisiti minimi. A volte, per quanto riguarda la città tutto ciò possiamo farlo, ma in paesi piccoli, dove bisogna aprire o allocare una succursale, spesso si è costretti ad adattarsi. Sia in tali contesti sia in città abbiamo sempre agito in collaborazione con il prefetto di Pag. 1561 Palermo, a proposito del quale debbo dire che collabora ma che è molto restio ad accedere all'istituto della requisizione, in quanto vuole che le amministrazioni stipulino i contratti in maniera regolare e non attraverso il passaggio della requisizione. Questa è una regola fondamentale per il prefetto. Tenuto conto che l'amministratore deve occuparsi di tante cose, anche di far andare i ragazzi a scuola, trattandosi di un servizio che dobbiamo assicurare, abbiamo programmato la costruzione di una serie di scuole. Quest'anno ne sono in costruzione otto o nove e ne abbiamo acquisite due. L'acquisizione è avvenuta tramite un bando pubblico con cui abbiamo invitato all'offerta chi disponeva di locali idonei per essere destinati a scuola. Successivamente, abbiamo nominato una commissione composta da funzionari del provveditorato agli studi, della prefettura, dell'ufficio tecnico scolastico e della segreteria generale. Essi hanno valutato le offerte e stilato una graduatoria di merito, nel senso che hanno individuato quale fosse la migliore e quale la peggiore. Quest'anno abbiamo acquisito le prime due scuole in graduatoria con un sistema molto conveniente, perché ne siamo proprietari subito e fra quindici anni avremo ammortizzato il capitale. Quindi, ogni anno dobbiamo far fronte a questa doppia funzione: programmare nuove scuole ed acquisire quelle acquisibili, nel senso che abbiano caratteristiche rispondenti all'edilizia scolastica. Molti costruttori di Palermo a conoscenza delle carenze nel settore dell'edilizia scolastica addirittura hanno costruito immobili che possono essere utilizzati come scuole. Come provincia, troviamo molte difficoltà ad operare soprattutto nella città perché manca l'assegnazione delle aree, per cui non possiamo costruire nuove scuole. In questo senso, abbiamo avanzato regolari richieste. Per quanto riguarda gli appalti, è possibile qualche riflessione basandosi sul prospetto che le ho inviato, signor presidente, dove sono riportati il tipo di gara indetta ed il ribasso d'asta. Premesso che tre anni fa, quando mi sono insediato alla provincia, vi erano residui di licitazione privata non ancora portati in appalto, si può constatare che i lavori a licitazione privata sono stati tutti assegnati con una riduzione che non arriva mai al 20 per cento (10, 12, 11, 8, 5); invece, con l'asta pubblica, un criterio che è stato adottato da questa amministrazione sin dalla sua nascita, i ribassi sono enormi: in questi ultimi giorni hanno superato il 40 per cento. Come regola, la provincia non fa perizie di varianti e suppletive. Quest'anno, ha stabilito come regola che intende utilizzare in maniera diversa le economie conseguenti ai ribassi: andranno a finire in un calderone e consentiranno di realizzare nuove opere. Tali economie, quindi, non vengono utilizzate per lo stesso lavoro, nel senso che quando questo viene assegnato per una certa cifra deve essere portato avanti nei limiti della medesima. SANTI RAPISARDA. Per quanto riguarda la licitazione privata, condivido il discorso dell'assessore ai lavori pubblici, nel senso che la nuova normativa siciliana anzitutto ha portato correttivi fondamentali al sistema degli appalti pubblici in Sicilia. La licitazione privata, come l'asta pubblica, rappresentano soluzioni ottimali - soprattutto la prima - se è previsto il correttivo... FRANCESCO MAGRO, Assessore regionale ai lavori pubblici. Abbiamo abolito... SANTI RAPISARDA. Lo so. Dicevo che il sistema della licitazione privata con il correttivo poteva essere un tipo di asta da usare tranquillamente ma sono d'accordo che sia stato abolito. Adesso mi sto riferendo all'asta pubblica la quale, invece, se non è confortata da un correttivo, si presta a ciò che sottolineava poc'anzi il presidente della provincia, il quale parlava di ribassi del 40 per cento. Ciò comporta che l'opera non verrà realizzata perché i lavori saranno interrotti a metà. A mio avviso, quindi, bisognerebbe applicare Pag. 1562 il correttivo anche all'asta pubblica. Non è difficile procedere in questo senso e ciò renderebbe le offerte non più anomale - per riferirmi a quelle di cui parlava il collega Riggio - ma limitate e quindi validissime. Poiché la regione siciliana è dotata di un prezzario regionale, al presidente dell'assemblea regionale, al presidente della regione siciliana e all'assessore ai lavori pubblici rivolgo una richiesta ufficiale, cioè quella di rivedere tale prezzario... FRANCESCO MAGRO, Assessore regionale ai lavori pubblici. E' già stato fatto l'otto marzo. SANTI RAPISARDA. Non lo sapevo. La ringrazio. MICHELE FIGURELLI, Capogruppo del gruppo Insieme per Palermo. Interverrò soltanto in merito alle scuole e agli appalti. Credo che nel corso di questa audizione saremmo stati in grado di discutere maggiormente delle valutazioni e del cosa fare, basandoci su dati assolutamente certi, se si fosse rispettato il voto del consiglio comunale che già a ottobre ha istituito una commissione consiliare di indagine sia sugli affitti sia sulla costruzione delle scuole di cui al decreto Falcucci. E' grave che questo non sia avvenuto e ritengo, con molta responsabilità, che ciò sia dipeso da forti resistenze politiche e burocratiche. MAURIZIO CALVI. Che significa "resistenze politiche"? MICHELE FIGURELLI, Capogruppo del gruppo Insieme per Palermo. "Resistenze politiche" perché la commissione di indagine istituita dal consiglio comunale in data 9 ottobre (ho con me la delibera e la produrrò alla Commissione) aveva assegnato un mese per i lavori, anche perché la commissione consiliare bilancio aveva già redatto delle schede, relative a talune scuole, al fine di presentare proposte al consiglio comunale. Ebbene, questa commissione è stata con-vocata soltanto due volte, la prima dal sindaco Rizzo per la riunione istitutiva, la seconda dal sindaco Orobello tre giorni fa. Da ottobre ad oggi è trascorso un lasso di tempo notevole in cui il contenzioso ed i danni erariali e patrimoniali sono di gran lunga aumentati. Di ciò hanno beneficiato le fortune di chi dirige la politica della scuola a Palermo, cioè le grandi immobiliari. Quando parlo di resistenze, intendo riferirmi a quelle burocratiche e, per non sottrarmi all'incombenza di indicarle, mi riferisco principalmente a due settori: la ripartizione affari legali e la ripartizione del patrimonio. Una prova di queste resistenze è che circa dieci giorni fa, nonostante non si fosse rispettato il voto del consiglio comunale, sono state portate all'ordine del giorno di tale organismo delle proposte di deliberazione su otto affitti. Tali proposte di deliberazione, nonostante quanto accaduto, contenevano proposte di contratti retroattivi, cosa che il consiglio comunale aveva già escluso, nonché aumenti di canoni assolutamente non dimostrati e non giustificati, superiori ai dati ISTAT. Si è verificato addirittura il seguente caso: la commissione di valutazione del comune aveva stabilito una cifra inferiore a quella offerta dai proprietari; l'UTE, in disaccordo con tale valutazione, l'aveva aumentata; dopo di che la commissione è intervenuta una seconda volta per ribadire la sua originaria decisione e la proposta dell'assessore, esaminata dalla commissione consiliare, è stata avversa alla decisione dell'UTE ed a favore della proposta della commissione di valutazione, la più vicina all'offerta del proprietario. La mancanza delle condizioni igieniche elementari era addirittura indicata in delibera! Come mai non si sono compiute indagini e si sono portate in consiglio comunale proposte di delibera che contenevano contratti d'affitto che non potevano essere stipulati? Il fatto è che nella vicenda degli affitti un elemento guida ed un motore di tutto l'affare è l'artificiosa creazione di un contenzioso: "Io non pago, tu mi sfratti" (ho detto questo in Pag. 1563 numerosi dibattiti del consiglio comunale per cui tutto ciò è a verbale) "e poi ci mettiamo d'accordo". PRESIDENTE. L'ha detto poco fa il sindaco. MICHELE FIGURELLI, Capogruppo del gruppo Insieme per Palermo al comune di Palermo. Vorrei che il consiglio comunale andasse a fondo in questa faccenda. Sono in grado di produrre documenti che testimoniano violazioni di legge compiute all'unanimità dalla commissione consiliare bilancio. Dico "all'unanimità" comprendendo anche talune parti politiche molto attive, sensibili e responsabili in questo lavoro di ricognizione compiuto dalla stessa commissione. Sugli appalti vi è una domanda da porre: esiste reciprocità tra la situazione degli affitti e la dinamica del programma Falcucci? Credo che questa ipotesi vada considerata. Non voglio rendere adesso, in modo avventato e senza produrre elementi di prova, un'affermazione di questo tipo, che sarebbe ancora più grave; ritengo però che abbiamo tutti il dovere di accertare se esista questa reciprocità. Tanto più che le perizie di variante, sulle quali la commissione consiliare avrebbe dovuto indagare, spesso non hanno nulla a che fare con l'imprevedibilità. L'assessore Lo Nigro ha detto - ma lo aveva già affermato in consiglio - che l'albero secolare non poteva non essere visto perché era molto alto e robusto, ma nonostante ciò il progettista non se ne è accorto ed al suo posto ha previsto una palestra. PRESIDENTE. Come il greto del fiume Oreto! MICHELE FIGURELLI, Capogruppo del gruppo Insieme per Palermo al comune di Palermo. Però l'imprevedibilità è in questo caso ancora più grave perché le perizie di variante tengono conto del rapporto tra architettura della scuola, architettura e forme delle aule ed educazione del fanciullo. Noi potremmo citare numerosi esempi in cui si è percepito il 30 per cento dell'intero importo. Di solito il ribasso è compreso tra il 25 ed il 30 per cento, ma esso varia a seconda della scuola; in questi appalti vi è però la costante del 30 per cento che si applica per il compimento di qualsiasi opera: sia nel caso che si costruiscano cinque aule sia nel caso che se ne costruiscano dieci o trenta, la percentuale è sempre la stessa. PRESIDENTE. Lei parla della variante? MICHELE FIGURELLI, Capogruppo del gruppo Insieme per Palermo al comune di Palermo. Parlo della perizia di variante. Vi è il ribasso... PRESIDENTE. Che come media è del 24 per cento. MICHELE FIGURELLI, Capogruppo del gruppo Insieme per Palermo al comune di Palermo. Sì, però oscilla, per questo parlo del 30 per cento, in quanto nella maggior parte dei casi è del 30 per cento. Il fatto è che vi sono delle perizie assurde; perizie geologiche, ad esempio, che l'ufficio tecnico del genio civile si è accorto essere prive di sondaggi e di provini geologici. A causa di tale mancanza si sono variati addirittura calcoli strutturali. Se esaminassimo perizia per perizia (e questo è il lavoro che sta compiendo la commissione consiliare), ci renderemmo conto della gravità della situazione. A tale proposito sono in grado di presentare (e mi riservo di farlo) una serie di documenti. Ad esempio, si sono progettate scuole senza l'impianto di riscaldamento. PRESIDENTE. Dottor Figurelli, la prego di concludere il suo intervento, tenendo presente che lei potrà integrarlo con una documentazione scritta. MICHELE FIGURELLI, Capogruppo del gruppo Insieme per Palermo al comune di Palermo. Voglio tornare al nesso fitti-appalti. Pag. 1564 Vi è una straordinaria ed algebrica corrispondenza tra fitti attivi e fitti passivi. La dinamica dei fitti passivi, ossia quanto il comune paga per uffici e scuole prese in locazione, è opposta a quella dei fitti attivi per stabili o terreni dati in locazione. L'ISTAT non esiste per quanto riguarda i fitti attivi. Posso produrre al riguardo una documentazione molto parziale in quanto vi è buio fitto su tale vicenda, vi è il black out anche per quanto riguarda le richieste consiliari (perciò parlavo prima di resistenze) tendenti a conoscere i dati concernenti i fitti attivi. I terreni e gli stabili vengono concessi in affitto senza che vi sia alcun atto deliberativo. In pratica l'assessore può consegnare le chiavi di un locale senza che vi sia alcuna delibera: posso documentare le mie affermazioni con verbali di locazione di immobili comunali consegnati senza alcun titolo. Signor presidente, poiché si parla di appalti vorrei ricordare, senza entrare nel merito della questione, che la Commissione antimafia presieduta da Chiaromonte ricevette nel febbraio 1991 la proposta, da noi avanzata in consiglio comunale, di istituire una commissione d'indagine consiliare su un appalto concesso in violazione della legge regionale n. 21 e della legislazione antimafia, appalto con il quale i lavori di metanizzazione di Palermo venivano affidati all'impresa SAIPEM. Successivamente vi fu il pronunciamento del TAR e quello del consiglio di giustizia amministrativa. Questo è avvenuto prima che potessimo leggere sui giornali le imputazioni che il giudice Colombo (siamo in una fase precedente all'operazione "mani pulite") aveva mosso a carico della SAIPEM. Poi il resto è cronaca di questi giorni. Credo che su tale appalto bisognerebbe fare luce, anche perché al consiglio comunale ciò fu impedito. La Commissione antimafia ha inoltre il materiale, consegnato al ministro Scotti, al presidente Chiaromonte ed al vicepresidente Cabras, concernente la storia delle manutenzioni, ovvero la tremenda storia dello stravolgimento dell'ordinanza prefettizia con cui si stabiliva la messa a disposizione di uomini e mezzi da parte dei detentori dell'appalto di manutenzione delle strade e delle fogne comunali. Questa forma surrettizia di appalto è durata fino al dicembre 1991 e noi abbiamo prodotto la documentazione sugli assurdi profitti realizzatisi. Per quanto riguarda l'appalto di via ammiraglio Rizzo, abbiamo inviato a suo tempo alla Commissione antimafia una dettagliata documentazione. Fatti più recenti concernono l'appalto della sopraelevata, il cui bando di gara è illegale, in quanto trattasi di opera non prevista dal piano regolatore. Si affermava addirittura, il che non era vero, che fosse stata approvata una delibera di variante dello stesso piano regolatore. Segnalo da ultimo alla Commissione gli appalti riguardanti la refezione scolastica, che non si fa a Palermo perché il consiglio comunale, che dimostrò molta attenzione su quella delibera, ridusse del 10 per cento l'importo originario di un miliardo e 700 milioni. Da ultimo, vi è l'appalto per assicurare i beni comunali e la decisione, assunta dal consiglio ma ancora non attuata, di eliminare l'intermediazione dei broker. EMILIO ARCURI, Capogruppo del gruppo misto al comune di Palermo. Vorrei ringraziare la Commissione antimafia per la possibilità offertaci di portare al di fuori del consiglio comunale questioni che con grande sofferenza abbiamo affrontato al suo interno. Su di esse abbiamo sollecitato l'intervento dell'assessorato regionale agli enti locali, nonché di quello all'urbanistica, però con scarso successo. Allorquando abbiamo ottenuto qualche risultato, esso è stato raggiunto fuori dei cosiddetti tempi massimi. Noi presenteremo, perché la Commissione ne abbia piena cognizione, un lavoro da noi svolto sul fabbisogno delle scuole, contenente una copia degli esposti presentati un anno fa alla procura della Repubblica di Palermo sulle vicende del piano regolatore generale. Ho il dovere di dire ciò perché non condivido l'opinione Pag. 1565 del sindaco Orobello - e lo dimostrerò - sulle aree da destinare ad edilizia scolastica. A Palermo nemmeno nella cosiddetta variante di adeguamento al decreto ministeriale del 1968, votata un anno fa dal commissario ad acta, l'assessore all'urbanistica Orobello, esistono le aree disponibili per la realizzazione di edifici scolastici. E' bene che questo si sappia, altrimenti faremo sempre una discussione che non tiene conto della realtà urbanistica di Palermo. Nel 1989 si è provato ad affrontare il problema, affidando un incarico ai tecnici del comune, ad un comitato di consulenza, ma da allora non sono stati portati gli elaborati di piano regolatore generale in consiglio comunale ed ancora siamo fermi. Da quattro anni il comune di Palermo è in attesa di una pianificazione, pur avendo conferito il relativo incarico. Questo voglio dirlo perché nel frattempo è possibile che a Palermo si demoliscano edifici (si tratta di cose cui si stenta perfino a credere) e si edifichi ancora con una cubatura massima di 11 metri cubi su un metro quadrato. L'impresa Notaro, in via Notarbartolo, all'angolo di via Sciuti, ha infatti demolito due anni fa un edificio con regolare concessione edilizia edificando 11 metri cubi su un metro quadrato. Questo è all'ordine del giorno perché non è mai stata applicata la disciplina del 1968, non è mai stato fatto un adeguamento dei piani urbanistici alla normativa del decreto ministeriale del 1975 con riferimento all'edilizia scolastica. Il problema vero non è soltanto quello (c'è anche un problema legato all'educazione) per cui la Immobiliare Strasburgo e la Immobiliare Leonardo da Vinci dei signori Piazza rappresentano oggi magna pars negli affitti al comune di Palermo e alla provincia, sostituendosi all'impresa Vassallo che aveva dato in locazione un gran numero di immobili al comune di Palermo. Siamo esattamente nella situazione di allora perché, a fronte della crescita urbanistica e della popolazione, a Palermo si è edificato un numero limitato di scuole. Le aree disponibili nel vecchio piano regolatore generale sono sottostimate e lo stesso lotto disponibile è al di sotto delle previsioni di legge. Non capisco come la provincia possa dire che si fanno i bandi, visto che ci sono anche costruttori che edificano scuole. Credo che tutto ciò sia molto inquietante. Dobbiamo certamente uscire dalla politica degli affitti in campo urbanistico. Non è semplice fronteggiare una situazione così diffusa avendo sotto la sede del comune manifestazioni di migliaia di bambini e ragazzi fino alle 9 e alle 10 di sera in attesa che il consiglio comunale deliberi l'affitto di locali non idonei ad ospitare una scuola. Questo è il dramma! Il problema era chiaro ed evidente da anni. Bisognava da un lato porre mano alla pianificazione urbanistica e dall'altro individuare percorsi certi. La giunta ci ha provato nel 1989 (non è necessario il commissario straordinario) ed ora bisognerà chiedere una deroga al ministro della pubblica istruzione. Gli ufficiali sanitari, infatti, non rilasciano i visti per affittare locali che dal punto di vista igienico-sanitario non rispondono ai requisiti. Ci sono poi situazioni anomale: ne segnalo alcune, come ha fatto Figurelli, in rapida successione. Nel mese di dicembre, senza atto deliberativo, il comune di Palermo ha preso in affitto in via dell'Olimpo un immobile da adibire a scuola elementare e delegazione municipale. Non esiste un contratto di locazione, ma semplicemente una lettera del sindaco che si dichiara disponibile a ricevere questi locali. La giunta municipale a fine anno ha deliberato un impegno di spesa di 8 miliardi e 900 milioni per il pagamento dei canoni di locazione. Quindi, non è vero che si sta cercando di uscire dalla politica degli affitti; si sta invece prevedendo di continuare come per il passato. Nonostante una delibera del consiglio comunale che prevede la revoca del contratto con la società di brokeraggio Nikols Spa, facente capo al signor Falletti, braccio destro di Graziano Verzotto, continuiamo Pag. 1566 a pagare le compagnie di assicurazione tramite tale broker. Questa società è stata cacciata dal Banco di Sicilia perché non faceva gli interessi di detto istituto. Le aziende municipalizzate di Palermo sono da tre anni in regime di proroga ed ora commissariate. L'AIMAT, l'azienda dei trasporti, ha un deficit di 83 miliardi. Nessuna commissione amministratrice ha mai pensato di bandire, nonostante sia operativo dal 1990 un regolamento dell'azienda, un concorso per l'assunzione di un direttore, carica attualmente ricoperta da un perito industriale anche se il regolamento prevede che l'incarico sia affidato ad un laureato in ingegneria o in giurisprudenza. Nonostante tutto ciò, alla Nikols non sono stati revocati i contratti e perfino l'AIMAT dopo quella delibera del consiglio comunale ha stipulato un nuovo contratto con detta società. Fornirò alla Commissione una ricca documentazione, dalla quale si evince con assoluta chiarezza che il fabbisogno delle aule non è quello riferito dall'assessore Lo Nigro. VITO RIGGIO. La situazione dell'edilizia scolastica di Palermo, come tutti abbiamo verificato, ha origini e radici lontane. Alcuni hanno fatto un cenno al tentativo di pianificazione compiuto dalla giunta nel 1989. Gradirei un chiarimento su questo punto. Se non ricordo male, in un ordine del giorno proposto nel 1985 dal gruppo Città per l'uomo e votato all'unanimità dal consiglio comunale, si affermava la necessità di recuperare le aree attraverso la modifica del piano regolatore, di attivare i fondi regionali (di cui non si è discusso in questa sede) ed i piani regionali programmati nel corso degli anni settanta e di procedere ad una graduale trasformazione degli affitti in proprietà attraverso il ripristino del patrimonio comunale. EMILIO ARCURI, Capogruppo del gruppo misto al comune di Palermo. Non si può fare perché non hanno i requisiti. VITO RIGGIO. Volevo sapere se Arcuri ricordasse questa circostanza e come si sia tradotto il tentativo fatto dalla giunta nel 1989 per modificare la condizione dell'edilizia scolastica di Palermo. EMILIO ARCURI, Capogruppo del gruppo misto al comune di Palermo. Non era un ordine del giorno, ma un atto deliberativo, presentato nell'agosto del 1989, molto importante perché spezzava il ricatto della morosità e separava il contenzioso dalla verifica dei requisiti. VITO RIGGIO. Chiedo al sindaco di fornire alla Commissione gli atti di indirizzo del consiglio comunale relativi agli anni 1985-1990. DOMENICO CAMPISI, Capogruppo del MSI al comune di Palermo. Chiedo scusa per il ritardo dovuto anche al notevole traffico di Roma e ringrazio il presidente per l'occasione fornita alle forze politiche di dare una lettura dei problemi palermitani. L'argomento concernente appalti, affitti, scuole, già lumeggiato da alcuni uomini politici, è stato posto all'attenzione dell'opinione pubblica e del consesso politico del comune di Palermo dalle due relazioni presentate dall'assessore ai lavori pubblici e al patrimonio in epoca leggermente diversa ma non molto distanziata nel tempo. Queste due relazioni hanno evidenziato disfunzioni e irregolarità registrate nell'arco degli anni, fotografando ciò che è stato e ciò che è in questa fase. Un consesso politico - permettetemi - una Commissione parlamentare, oltre a guardare i particolari dettagli che sono stati già ampiamente illustrati dall'assessore, dal sindaco e dai consiglieri rappresentanti le diverse forze politiche, dovrebbe prestare attenzione ai problemi generali che hanno prodotto disfunzioni e irregolarità. In questo senso il nostro gruppo ha presentato un promemoria che, partendo da problemi di carattere generale, cerca di fornire una spiegazione delle numerosissime disfunzioni. Pag. 1567 La verifica della regolarità degli appalti e della adeguatezza delle aree su cui edificare gli edifici scolastici è di competenza della magistratura penale e di quella amministrativa, alle quali spetta il compito di individuare eventuali responsabilità. Un consesso politico deve trarre conclusioni, e in questo senso ci siamo permessi di presentare un documento partendo da una considerazione di carattere generale: la città di Palermo ha avuto una continuità di amministrazioni politiche, quasi sempre in regime maggioritario, dall'inizio della Repubblica ai giorni nostri. PRESIDENTE. Alcune di queste cose le ha già espresse nel documento. DOMENICO CAMPISI, Capogruppo d