Introduzione
Il multiforme fronte di minaccia collegato allevoluzione della
situazione interna ed alle dinamiche che promanano dallo scenario internazionale è stato
qualificato in modo dirompente dalla ricomparsa della violenza brigatista e dai riflessi
del conflitto nella Repubblica Federale di Jugoslavia.
La riproposizione della "propaganda armata", quale risultante
di un percorso mai concluso dellarea vetero-brigatista, delinea nuovi profili di
rischio. Ciò, per lintento del terrorismo di quella matrice di riaffermare una
presenza vitale, connotandone la portata in termini intimidatori, specie in costanza di
taluni passaggi nodali della vita politico-istituzionale del Paese; per il suo interagire
e cercare sinergie con un eterogeneo panorama eversivo che, da tempo, palesa propositi
offensivi ed una proterva tempestività nello sfruttare congiunture e tematiche specifiche
per rivitalizzare progettualità destabilizzanti; per la sua potenziale capacità
attrattiva, anche in termini meramente emulativi, nei confronti di segmenti
dellantagonismo e delle realtà ribellistiche più permeabili alle suggestioni di
messaggi antistatuali.
Per quanto riguarda la criminalità organizzata
dotata di notevole capacità rigeneratrice e di flessibilità e
prontezza nel rimodulare le proprie strategie
i fatti di sangue ad essa riconducibili costituiscono laspetto più
visibile di uninsidia immanente finalizzata a condizionare settori del tessuto
sociale e ad inquinare circuiti economici ed amministrativi.
Il precipitare degli eventi oltreadriatico e lintervento militare
della NATO hanno impegnato a fondo lintelligence, sia in direzione del teatro di
guerra che in ambito nazionale, per le numerose, connesse ripercussioni sulla sicurezza,
relativamente ad un contesto regionale ove laccresciuto ruolo del nostro Paese ne ha
inevitabilmente accentuato lesposizione.
Ad articolare ulteriormente il panorama globale della minaccia
contribuiscono perduranti conflitti, focolai di tensione e gravi crisi socio-economiche in
quadranti geopolitici di interesse, che si pongono quali centri irradiatori di
rivendicazioni di matrice religiosa ed etnico-separatista, come propulsori di massicce
migrazioni, ovvero a fondamento di attività spionistiche e, soprattutto, di una
persistente proliferazione di armi di distruzione di massa.
Sullo sfondo, si delineano tematiche trasversali dalle valenze
insidiose e pericolose e, pertanto, da non sottovalutare, poiché recano in sé potenziali
ricadute negative per la collettività. E il caso dellutilizzo improprio degli
strumenti finanziari e di quelli informatici, nonchè degli inserimenti illeciti in
problematiche di particolare impatto sociale, tra cui la sicurezza ambientale.
Un accenno particolare merita, infine, quale occasione di specifica
attenzione, lapprossimarsi della ricorrenza giubilare, suscettibile di catalizzare
le iniziative controindicate dei più disparati ambienti e di registrare la convergenza
delle attività del crimine con gli intenti destabilizzanti dellantagonismo e del
terrorismo di varia matrice, interessati a sfruttare le capacità amplificanti dello
storico avvenimento.
PARTE PRIMA
La sicurezza interna
1. Area delleversione
a. brigatismo e
sinistra extraparlamentare
Lomicidio del Prof. DAntona ha riproposto
allattenzione in modo drammatico ed eclatante il ricorso allazione
terroristica come strumento qualificante della strategia delle "brigate rosse",
sia attraverso loro residui vitali, sia con nuovi apporti generazionali.
Lagguato costituisce, infatti, il momento cruciale di
unevoluzione che si è prodotta negli ultimi anni atteggiandosi al pari di
un fiume carsico ed esprimendosi in termini meramente tendenziali, senza significative
traduzioni operative. Pur a fronte di una acclarata irreversibilità della sconfitta
politica e militare subita negli anni 80, taluni brigatisti irriducibili
detenuti, in libertà o mai individuati
hanno continuato a coltivare progettualità eversive tanto
determinate quanto velleitarie, verosimilmente nella consapevolezza di poter ancora
svolgere un ruolo di soggetto politico destabilizzante, al di là di quello di
"avanguardia" di unutopistica "dittatura del proletariato".
In questo senso, se è possibile che la tempistica dellattentato
sia stata condizionata da accadimenti recenti, lazione è da inscrivere in un
consolidato impianto ideologico che, da tempo incentrato sulla tematica dei rapporti
economici, ha individuato "bersagli" privilegiati nelle figure cardine
aventi delicate funzioni di mediazione nellopera complessiva di riforma delle
Istituzioni.
La scelta dellobiettivo risulta coerente con questa logica, in
quanto indirizzata verso un tecnico di area governativa, espressione simbolica di quelle
politiche di concertazione in grado di comporre il contenzioso fra le parti sociali.
A far rompere gli indugi potrebbe essere intervenuta nel nucleo
terrorista la fallace percezione che si fossero create le condizioni per imprimere una
decisa svolta alla stagione di conflittualità e, nello stesso tempo, per imporsi quale
elemento trainante attraverso unazione "esemplare" che lanciasse un
segnale di ritrovata determinazione.
In precedenza, infatti, vivaci fermenti avevano investito
molteplici segmenti dellantagonismo, inclusi i settori più estremi
dellAutonomia, assumendo i toni di marcata contrapposizione al Governo nonché al
mondo imprenditoriale, sindacale ed alla NATO. Specie a far data dalla seconda metà del
98, si è registrata una forte mobilitazione su diverse tematiche proprie
dellarea, tradottasi anche in comportamenti minatori
quali linvio di pacchi bomba, lavvelenamento di generi alimentari e
le aggressioni contro obiettivi dellAlleanza Atlantica
ed in ricorrenti scontri di piazza, sovente con tecniche di guerriglia. Rilevano,
al riguardo, talune degenerazioni violente di manifestazioni per la questione curda
culminate nellassalto alla sede della Turkish
Airlines a Roma e gli incidenti in
varie città a margine di proteste contro lintervento militare nei Balcani.
In questo clima, di per sé potenziale "humus" per innesti di
valenza marcatamente eversiva, lomicidio del 20 maggio ha rappresentato
limpennata dirompente rispetto ad una serie di attacchi di basso profilo, alcuni dei
quali rivendicati da formazioni minori, soprattutto contro sedi del partito dei
Democratici di Sinistra e della CGIL.
Prospettiva di più ampia portata sembra essere lattuazione di
una "campagna" terroristica, frutto di una sinergia operativa
con altre compagini, sul modello delle colonne br "storiche", che potrebbe
svilupparsi secondo principi di mobilità tattica e criteri organizzativi di maggiore
flessibilità e mimetizzazione, sulla base dellesperienza acquisita durante gli anni
della "lotta armata".
Le tesi delineate nel documento di rivendicazione
incentrate sulle problematiche del lavoro, rispetto
alle quali gli estensori mostrano cognizione tecnica
evidenziano il rischio di progettualità volte a strumentalizzare ed innescare
le tensioni in quei settori sociali che maggiormente risentono della crisi
occupazionale e delle situazioni di degrado e di emarginazione di taluni contesti urbani:
settori, questi, più di altri permeabili alle infiltrazioni brigatiste, al pari di
aggregazioni dellestremismo inclini a forme di contrapposizione radicali.
A conferma di tale orientamento, vale la diffusione di copie del comunicato di
vendicazione presso vari ambiti operai e sindacali, circostanza che potrebbe sottendere un
proposito intimidatorio proprio nei confronti della rappresentanza confederale, in una
fase ritenuta idonea per alimentare la conflittualità.
Il quadro dinsieme induce a ritenere che obiettivo principale
potrebbe essere costituito dal complesso della politica economica e finanziaria del
Governo, segnatamente in tema di riforma dello Stato sociale e di riassetto di comparti di
importanza strategica.
Significative scadenze politiche e sindacali nonchè particolari
congiunture potrebbero rappresentare, in questa logica, pretesti per nuovi
tentativi, da parte del brigatismo, di proporsi come inquietante presenza in delicati
passaggi delle scelte dellEsecutivo.
Il richiamo alla costruzione del "Fronte Combattente Antimperialista"
- anchesso in continuità con lesperienza precedente
fa poi ipotizzare propositi offensivi di impronta
"internazionalista" quale momento ulteriore della strategia br, che potrebbe
favorire un "salto di qualità" anche di formazioni in cerca di rinnovata
visibilità, ovvero saldature con omologhi gruppi esteri, in chiave antimilitarista ed
antioccidentale.
In tale ottica, spunti per attivazioni potrebbero derivare dal contesto balcanico o
dagli sviluppi della vicenda Ocalan.
Tra i dati di rilievo emersi in sede di analisi, accanto al ruolo ispiratore
degli irriducibili detenuti si evidenzia la funzione di cerniera con larea
br svolta, ancor più che in passato, da organizzazioni fortemente ideologizzate
che, in singolare concomitanza con la ripresa dellattività terroristica, hanno
adottato una maggiore compartimentazione ed accentuato la determinazione ad incunearsi nel
terreno delle conflittualità sociali per laffermazione di istanze radicali.
Quanto ai rischi di un possibile "effetto trascinamento",
rilevano taluni segmenti dellantagonismo ove si registrano, seppure in maniera non
organizzata, pulsioni ribellistiche che non sembrano trovare, al momento, idonee
"sacche di compensazione" capaci di contenerne e canalizzarne le modalità di
manifestazione.
In tal senso, viene considerato con ogni attenzione il proliferare di
scritte, messaggi ed episodi di varia natura verificatosi in tutto il territorio nazionale
sulla scia dellattentato, comunque espressione di una sorta di
"solidarietà".
Sebbene sostanzialmente non partecipe delle dinamiche sopra descritte, la
componente anarco-insurrezionalista mantiene inalterata la sua pericolosità,
continuando ad evidenziare un particolare attivismo antimilitarista ed anticlericale,
testimoniato da gesti dimostrativi e dallintensificazione delle iniziative di
mobilitazione in vista del Giubileo, anche allo scopo di creare un fronte
unico di contestazione con gruppi della sinistra extraparlamentare.
Le pendenze giudiziarie in Italia e allestero riguardanti
militanti dellarea prefigurano, inoltre, il pericolo di ritorsioni non solo contro
obiettivi istituzionali, ma anche in danno di interessi nazionali in altri paesi europei,
attese le contiguità con formazioni colà operanti.
Per quanto concerne i settori del radicalismo ambientalista ed
animalista, potrebbe aumentare il ricorso a metodologie offensive
come la manomissione di prodotti alimentari
che assicurano agli autori, a fronte di rischi
ridotti, immediata risonanza, creando allarme nellopinione pubblica.
Nellambito dellimpegno volto ad assicurare
una pronta ed efficace risposta al riproporsi della violenza brigatista, il Governo ha
promosso strategie infooperative incentrate sulla più ampia interazione tra gli apparati
di sicurezza e contrasto. Ciò, in un quadro di rafforzata cooperazione con i Servizi
collegati e di attivazione concertata, estesa nei confronti dellintera area eversiva
e terroristica.
b. destra extraparlamentare
Gli eventi bellici nei Balcani hanno costituito anche per
lestrema destra motivo di mobilitazione in chiave antigovernativa ed a sostegno
dellestremismo pan-iugoslavo, in una cornice di intensificato
attivismo degli ambienti più radicali italiani nella pianificazione di comuni iniziative
anti-NATO con omologhi circoli europei.
Le proiezioni estere dellultradestra rimandano, inoltre, ai
rapporti tra estremisti convertiti alla religione islamica e settori
delIintegralismo, il cui collante è costituito dalla comune avversione al
"sistema capitalista" ed all"imperialismo" statunitense.
Nel contempo, è andato accentuandosi
accanto allinteresse per le problematiche studentesche
limpegno in direzione di questioni
sociali di particolare impatto, anche attraverso inserimenti strumentali
nellarea della disoccupazione e del lavoro precario, specie al Sud.
Più in generale, in un clima connotato da episodici quanto pericolosi
atteggiamenti xenofobi e razzisti, ovvero da manifestazioni di fanatismo
pseudotradizionalista, il ricorrente riaffiorare di azioni violente di contestazione, con
la riproposizione di scontri tra militanti di opposta fazione, induce a ritenere possibile
il recupero dellopzione eversiva, non solo in chiave emulativa.
c. altre aree di
attenzione
Resta fermo limpegno informativo in direzione di settori radicali
di ispirazione separatista, già evidenziatisi con iniziative intimidatorie e con una
propaganda fortemente ostile nei confronti dello Stato, che potrebbero compiere
sulla scia della ripresa dellattività
terroristica di matrice br nuovi gesti
dimostrativi contro obiettivi simbolo delle Istituzioni, nellintento di rilanciare
la "causa secessionista" negli ambienti più sensibili.
2. Criminalità
organizzata
a. gruppi
endogeni
Il crimine organizzato continua ad operare al fine di influenzare
dinamiche sociali, produttive ed amministrative, specie nel Mezzogiorno, ove le tensioni
legate alla grave crisi occupazionale sono sempre potenzialmente suscettibili di
interferenze strumentali ad opera di quegli ambienti.
In un quadro comunque segnato da conflittualità, i sodalizi
delinquenziali caratterizzati da uninalterata valenza destabilizzante evidenziano
una perversa duttilità nel calibrare obiettivi e modalità operative alle possibilità
offerte di volta in volta dal "mercato".
Alle soglie del 2000, essi appaiono contraddistinti da una duplicità
fisionomica e strategica. Mentre da un lato si presentano ancora come strutture
contrassegnate da forme organizzative arcaiche e verticistiche, in grado di esercitare
forte coercizione, dallaltro si mostrano dotati di flessibilità, disponibili
allinnesto di nuove componenti e pronti ad infiltrarsi nei circuiti economici e
finanziari avvalendosi delle tecniche più sofisticate. In tal senso, non è da
sottovalutare il possibile incremento delle opportunità di riciclaggio legate
alluso delle reti telematiche ovvero alla futura circolazione della moneta unica
europea.
La pervasività della criminalità organizzata è tale da far ritenere
sempre concreto il rischio di penetrazione illegale negli appalti per le grandi opere
pubbliche e nelle erogazioni connesse al rilancio economico ed occupazionale del
Meridione, nonché di interessamenti in direzione di iniziative commerciali avviate in
vista delle celebrazioni giubilari.
Nel contempo, i gruppi malavitosi continuano a diversificare le
attività illecite in settori come ad
esempio il traffico di opere darte e beni archeologici e le scommesse clandestine
che consentono alti ritorni di redditività con
rischi ridotti in termini sanzionatori.
In Sicilia, a fronte dellincisiva opera di
contrasto, la mafia prosegue nella sua sommersa azione di riconsolidamento, associando al
complesso dei traffici illegali, delle estorsioni e dellusura reiterati tentativi di
infiltrazione nelle procedure di assegnazione delle commesse pubbliche.
Attualmente convivono due opzioni strategiche
luna tendente a minimizzare la visibilità
dellorganizzazione, laltra orientata ad assumere forme di più diretta
contrapposizione allo Stato, anche con il ricorso ad azioni violente
che intendono comunque raggiungere il medesimo obiettivo: la
rigenerazione di "cosa nostra".
Le dinamiche di potere allinterno di questultima
al cui vertice resta al momento il latitante
corleonese Bernardo Provenzano, ancora capace di esercitare la propria influenza pure al
di là dellarea palermitana continuano
ad essere segnate da una fase di riassetto degli equilibri, in grado di tradursi in nuovi
episodi cruenti.
Tutto ciò, in un quadro che fa registrare una perdurante attività
intimidatoria tesa, in particolare, ad ostacolare i programmi di rinnovamento e di
risanamento del territorio perseguiti dalla classe dirigente locale.
Nella provincia di Catania permangono accesi contrasti tra il clan
Santapaola e quello dei Cursoti; tensioni potrebbero verificarsi, nel Nisseno, tra cosche
già in competizione nel tentativo di condizionare gli investimenti legati al contratto
darea del comprensorio gelese, e nel Ragusano, ove si evidenzia una marcata
instabilità del panorama criminale.
Se nellAgrigentino si è dovuto registrare un innalzamento del
livello di conflittualità, nel Trapanese operano tuttora latitanti che
"garantiscono" gli equilibri di potere e la continuità allinterno dei
vari clan, in uno sfondo che vede i vertici corleonesi esercitare un elevato grado di
controllo.
In Campania permangono focolai di particolare virulenza,
riconducibili a faide interne ovvero a tentativi di affermazione da parte di sodalizi
emergenti.
Notevole valenza assume levoluzione della criminalità minorile
verso fenomenologie illegali sempre più gravi, quali rapine e spaccio di sostanze
stupefacenti. Nel Capoluogo, si rileva il progressivo rafforzamento della cd.
"alleanza di Secondigliano", che non sembra incontrare, al momento,
significative resistenze da parte di altre consorterie. Sebbene in parte disarticolata da
varie operazioni di polizia giudiziaria lultima
culminata con la cattura allestero di uno dei suoi capi
essa starebbe estendendo la propria influenza alle aree limitrofe,
grazie ad accordi operativi con altre formazioni criminali, anche al fine di ricercare
margini di penetrazione nei flussi dei finanziamenti pubblici per la riconversione di
Bagnoli e per altri importanti lavori in campo portuale, stradale e ferroviario.
Nel Salernitano si vanno sviluppando aggregazioni particolarmente
agguerrite che gestiscono diversificati traffici illeciti, non mancando di mostrare
interesse alledilizia pubblica ed a quella sovvenzionata, mentre nel Casertano
continuano gli scontri tra sodalizi, in un contesto ove permane elevata lingerenza
del crimine organizzato nelle attività commerciali e che fa registrare il ruolo crescente
e "concorrenziale" di gruppi stranieri.
In Calabria le cosche conservano capacità di influenza sul
territorio, pure in ragione di una fitta rete di legami interclanici, che agevola da anni
la latitanza nelle zone di origine di pericolosi criminali.
Il consistente fenomeno dei danneggiamenti
tipiche manifestazioni della pratica delle estorsioni ai danni degli
operatori economici e del costante tentativo di condizionare lazione amministrativa
delle Istituzioni locali conferma
lelevato livello di insidiosità della ndrangheta, in un contesto di diffusa
intimidazione e di difficile permeabilità.
In siffatto quadro, lesecuzione di importanti opere
infrastrutturali, come lampliamento dellautostrada Salerno-Reggio Calabria, ed
altre iniziative volte a favorire lo sviluppo economico della regione potrebbero
costituire ulteriore motivo di interesse per le ndrine.
Nel Reggino, larresto in marzo del capo di un pericoloso clan di
Gioia Tauro appare destinato ad incidere sui futuri equilibri criminali; nella provincia
di Cosenza, ancora caratterizzata dallestrema fluidità delle dinamiche
delinquenziali, si registrano segnali di crescenti dissidi, mentre nel Crotonese sono
prevedibili ulteriori tensioni, in relazione
anche qui allafflusso di
consistenti capitali, connessi alla realizzazione del contratto darea.
In via generale, elemento caratterizzante della ndrangheta resta
la spiccata tendenza espansiva, anche allestero.
La Puglia si conferma crocevia dei più pericolosi
traffici illeciti transnazionali, grazie ai legami tra i latitanti presenti nellarea
balcanica e le mafie ivi operanti.
I vecchi sodalizi, pur decimati da numerose operazioni delle Forze
dellordine, costituiscono tuttora i referenti principali per la funzione di
supplenza svolta dai familiari dei capi "storici" detenuti, sebbene numerosi
episodi criminosi indichino la crescita di personaggi emergenti in contrapposizione alle
compagini dominanti.
Le vicende balcaniche starebbero inoltre inducendo i clan della sacra
corona unita a compensare i minori introiti del contrabbando attraverso lampliamento
di altre attività, quali i traffici di stupefacenti e di armi. Nuove occasioni di
profitto potrebbero poi derivare dal circuito degli stanziamenti per la ricostruzione
postbellica, in cui i gruppi pugliesi tenteranno verosimilmente di inserirsi, in
collaborazione con quelli locali.
La Sardegna, infine, continua ad essere interessata,
soprattutto nel Nuorese, da una serie di atti intimidatori riconducibili prevalentemente
ad atteggiamenti di ostilità nei confronti dellazione amministrativa locale.
b. gruppi stranieri
Lo spessore della minaccia criminale, in termini di pervasività e di
conseguente insidiosità, viene accresciuto dalla caratterizzazione transnazionale
del fenomeno.
Tale profilo trova riscontro nel dato oggettivo della provenienza
estera di molti dei "beni" movimentati dalla malavita, la cui gestione postula
accordi e complicità tra gruppi di diversa origine. La descritta connotazione ha poi
portato gradualmente verso forme di organizzazione su base multietnica.
Ne è derivato il progressivo radicamento sul territorio italiano di
molteplici realtà straniere. Ciò, peraltro, con varie modalità e caratteristiche,
dipendenti dalla specificità dei singoli aggregati, che ne diversificano la visibilità
nonchè lincidenza sulla sicurezza interna.
In questo quadro, larticolato sistema criminale conosciuto come
"mafia russa" si distingue eminentemente per il dinamismo
finalizzato al reinvestimento dei proventi illeciti e, dunque, per il tentativo di
infiltrare il settore economico-finanziario, sia attraverso lacquisizione di
esercizi commerciali e beni immobili, sia con la costituzione di reti societarie, sia,
infine, mediante lacquisto di quote di maggioranza in imprese ritenute idonee a
garantire copertura alle operazioni di riciclaggio.
Tale presenza malavitosa mostra di affiancare alle cennate condotte di
sfumata percepibilità attività delinquenziali di più immediato impatto sociale, come il
traffico di sostanze stupefacenti per
il quale va tessendo contatti finalizzati ad organizzare canali di approvvigionamento
ed il lenocinio, anche grazie ad intese con sodalizi
italiani.
Un elevato tasso di aggressività caratterizza i gruppi
albanesi, la cui forte spinta espansionistica, quanto ad ambiti di intervento e
ad aree di influenza, ne rende particolarmente visibile la presenza entro i nostri
confini.
Quegli aggregati si confermano egemoni in taluni contesti territoriali
specie dei grandi centri urbani del Nord
ove gestiscono in larga parte il mercato della
prostituzione e si evidenziano per un accresciuto attivismo nel settore del narcotraffico,
che dai derivati della cannabis indica si sta estendendo alla cocaina ed
alleroina di provenienza anatolica.
Essi, inoltre, mostrano una rimarchevole flessibilità delle rotte e
delle modalità operative in dipendenza del mutare delle situazioni; dato, questo,
indicativo della volontà di effettuare un "salto di qualità", che accentua i
rischi di conflitti con le formazioni italiane per il controllo di segmenti illeciti.
Ormai significativamente insediati in ambito nazionale sono anche i sodalizi
nigeriani, che vanno proiettandosi dalla Campania e dal Lazio verso il nord del
Paese (in particolare Milano, Torino e riviera romagnola) e palesano la propensione a
reinvestire i proventi in attività commerciali di cui è fruitrice la stessa colonia,
caratterizzata da conflittualità interna e da vincoli tribali che ne determinano
limpermeabilità.
Si evidenzia per unanaloga, peculiare interazione tra la
comunità di riferimento e le organizzazioni delinquenziali anche la criminalità
cinese, che sviluppa la propria attitudine parassitaria soprattutto in danno dei
connazionali, di cui strumentalizza la spiccata consapevolezza identitaria, ricorrendo ad
una diffusa pratica intimidatoria. Prevalentemente dedita a favorire lingresso di
irregolari e ad impiegarli nei circuiti del lavoro nero, essa va ulteriormente ampliando
la propria presenza in alcuni ambiti imprenditoriali, tentando di espandersi verso le
piazze del Settentrione e della Campania, ed in settori più palesemente delinquenziali,
quali il narcotraffico ed il gioco dazzardo.
La pericolosità dei sodalizi esteri non risiede solo
nellattualità dei comportamenti delittuosi, ma va colta anche in chiave
prospettica, per la graduale importazione di moduli organizzativi ed operativi di
potenti e strutturate consorterie, che associano a quello criminale lagire proprio
dei grandi aggregati affaristico-delinquenziali. Lazione dellintelligence si
muove pertanto nellottica del più ampio interscambio informativo, al fine di
misurarsi con un fenomeno che impone di affiancare alla repressione e prevenzione dei
reati il monitoraggio di canali di penetrazione di per sé "neutri", impiegabili
per accrescere e potenziare l'infiltrazione illecita.
c. strategia di contrasto
azione dei Servizi
Nella strategia di contrasto alla criminalità organizzata,
lEsecutivo ha ricercato strumenti idonei in tema di collaborazione internazionale,
nella consapevolezza della transnazionalità del fenomeno, ed ha ribadito la priorità
della minaccia, verso cui i Servizi devono prestare la massima attenzione informativa.
In tale quadro, il SISDE ha inviato agli Enti
istituzionali 225 segnalazioni che hanno permesso larresto di 217 persone, delle
quali 89 per associazione a delinquere di stampo mafioso e 74 per droga, nonché la
cattura di 10 latitanti. Il contributo del Servizio ha consentito, inoltre, sequestri di
stupefacenti, armi, valuta e titoli falsificati.
Lazione del SISMI in direzione della
criminalità organizzata transnazionale è stata rivolta allacquisizione di notizie,
comunicate agli Organi di polizia giudiziaria, attinenti a diversificati settori quali il
riciclaggio, il narcotraffico ed i flussi migratori clandestini, con specifico riguardo a
quelli gestiti dai gruppi criminali albanesi.
3. Sicurezza economica nazionale
Laffermazione di un ordine mondiale multipolare, caratterizzato
dallaumento esponenziale delle transazioni finanziarie, dalla diffusione delle
tecnologie di comunicazione e dallestensione della concorrenza tra operatori a
livello globale, ha aperto orizzonti inediti per la funzione pubblica di regolazione e
controllo.
Larticolarsi della crescita dei mercati e dei flussi su scala
planetaria e, viceversa, lancoraggio dei sistemi di monitoraggio e giurisdizione ad
un ambito di riferimento eminentemente nazionale rendono ancora più complesso il rapporto
tra operatività e precetto inteso a regolarla.
Da qui, lincrementato rischio di comportamenti scorretti che
facendo leva sulla rilevata asimmetria e sulla
conseguente disomogenea distribuzione del patrimonio di informazioni sensibili
mirano a strumentalizzare per fini illeciti i
processi di liberalizzazione e di apertura verso talune aree concorrenziali.
In tale scenario evolutivo, lazione di intelligence si è
sviluppata con riferimento al settore economico-finanziario, alle manovre
di penetrazione da parte di Stati avversi ed alla salvaguardia del patrimonio
nazionale dellindustria e della ricerca di interesse strategico.
Quanto al primo contesto, prioritario impegno è stato riservato alla criminalità
organizzata specie per quel
che attiene ai tentativi dinquinamento dei circuiti creditizi ed alle connesse forme
di illegalità, nellevidenza della loro potenziale carica eversiva
nonché alla valutazione della possibile espansione
del riciclaggio in rapporto alle nuove dinamiche di mercato correlate allunione
monetaria.
Dal punto di vista delleconomia reale, la
ricerca informativa si è concentrata verso lindividuazione dei canali di
infiltrazione dei grandi sodalizi delinquenziali, endogeni ed esteri, nel mercato degli
appalti per la realizzazione delle opere infrastrutturali, nellacquisizione di
società attive nel terziario e nella gestione di iniziative volte al rilancio delle aree
depresse del Paese.
Le problematiche legate alla disoccupazione continuano
a proporsi allattenzione per i rischi di strumentalizzazioni e di degenerazioni del
disagio sociale, suscettibili di elevare il livello della tensione specie nel Mezzogiorno.
Situazione che potrà accentuarsi nel caso di un incompiuto dispiegamento degli strumenti
di programmazione negoziata e di una mancata inversione della tendenza alla
delocalizzazione di insediamenti industriali, registrata in talune zone del territorio.
Scenario, questo, in cui permangono segnali di insofferenza da parte di
frange di comparti dellagricoltura e dellallevamento, che denunciano
penalizzazioni competitive e correlati rischi occupazionali in relazione a provvedimenti
di risanamento assunti anche in sede comunitaria.
Il malcontento, pur riconducibile ad una minoranza sempre più esigua,
potrebbe conoscere momenti di accentuazione, con modalità di radicale
contrapposizione, in coincidenza tanto con scadenze processuali a carico di responsabili
di episodi di contestazione violenta, quanto con appuntamenti per lulteriore riesame
delle discipline di settore.
Hanno inoltre formato oggetto di analisi i riflessi del conflitto in
Kosovo sullinterscambio commerciale con i Balcani e, più in generale,
lalterazione dei già precari fondamentali macroeconomici di taluni paesi della
regione; particolare attenzione è stata dedicata al rischio di un elevato costo sociale
per effetto del prevedibile ritardo che le vicende belliche hanno prodotto sul processo di
transizione di quelle società.
Al fine di individuare eventuali presenze ostili riconducibili ad
ambienti jugoslavi, si è proceduto al rilevamento di articolazioni societarie sul nostro
territorio, potenzialmente strumentali allelusione delle misure di embargo.
Azione di tutela preventiva è stata rivolta verso settori di elevato
valore strategico, mentre sono stati monitorati paesi con forte domanda tecnologica ed
altri alle prese con processi di nuova industrializzazione.
Relativamente alle manovre di penetrazione avverse, è
stato approfondito leventuale impiego per finalità di riciclaggio, da parte di
Servizi di informazione stranieri, di società operanti in Italia. Del pari, è proseguito
il monitoraggio di attività imprenditoriali e circuiti finanziari sospettati di attendere
a funzioni di supporto del terrorismo internazionale.
4. Minacce diversificate
a. ecosistema
La sicurezza ambientale, latamente intesa, continua a
presentare profili di allarme, indotti dal reiterarsi di minacce alla salute pubblica,
allintegrità paesaggistica, alla conservazione delle risorse naturali.
Aspetto emergente è ravvisato nel ricorso allillecito
ecologico da parte della criminalità organizzata, che, principalmente nel
Meridione, riesce talora a coniugare la remunerativa gestione della raccolta dei rifiuti
urbani, industriali e speciali, con attività edilizie che ne favoriscono lo smaltimento
clandestino. Oltre che bene primario oggetto di aggressione, l'ecosistema si va altresì
evidenziando quale potenziale innesco di azioni controindicate da parte di un articolato
fronte di contestazione in grado di dar vita ad iniziative di particolare clamore, specie
ai danni di società multinazionali attive nel comparto alimentare e nello sviluppo delle
biotecnologie.
Specifico rilievo vanno assumendo, altresì, alcune problematiche
ambientali di respiro internazionale suscettibili di riflettersi sulla sicurezza del
Paese, come quelle relative ai traffici di sostanze tossiche e radioattive.
Il tema dellapprovvigionamento idrico ha costituito oggetto di
attivazione informativa per il pericolo di infiltrazioni criminali finalizzate alla
gestione del settore in molte aree del Sud.
b. reti telematiche
E da tempo allattenzione dellintelligence la
possibilità che si vada consolidando lutilizzo improprio delle reti telematiche, in
corrispondenza della progressiva evoluzione dei più avanzati sistemi di comunicazione.
I sodalizi criminali impiegano tale tecnologia per finalità di
riciclaggio e per nuove e specifiche illegalità connesse con laffermazione del
commercio elettronico e con lofferta di servizi e giochi da postazione remota,
mentre lestremismo ideologico ne sfrutta le potenzialità quale veicolo di
propaganda e mobilitazione interna.
Tra le espressioni di maggiore insidiosità, permane il fenomeno della
pirateria, volto alla disarticolazione di sistemi e banche dati, ascrivibile alle
iniziative di soggetti isolati e difficilmente collocabili in ambienti ideologizzati,
sovente promotori anche della diffusione dei virus informatici, il cui rilievo potrà
accentuarsi a motivo delle difficoltà che lintero settore è chiamato a risolvere,
nei prossimi mesi, per la datazione elettronica degli apparati.
A questo ultimo riguardo, hanno formato oggetto di approfondimento le
misure varate da un paese dellEst per la modernizzazione dei propri sistemi
informatici, onde valutare il livello di rischio per lItalia derivante
dalleventuale inadeguatezza delle soluzioni approntate.
c. fenomeno delle sette
Talune forme di associazionismo imperniate su culti alternativi
continuano a presentare profili di minaccia, per le possibilità di plagio degli adepti e
per il compimento di illeciti di natura patrimoniale.
Ulteriore insidia è costituita dalleventuale saldatura tra
ambienti giovanili permeati da un pronunciato ribellismo e sodalizi pseudoreligiosi di
carattere internazionale propugnanti dottrine che incitano a comportamenti distruttivi ed
autolesionistici. Le sette di ispirazione apocalittica e millenaristica, con
lapprossimarsi dellanno 2000, cercano di porsi allattenzione attraverso
la diffusione di messaggi propagandistici che rischiano di indurre gli elementi più
suggestionabili allattuazione di azioni eclatanti.
Approfondimenti informativi, tra gli altri, sono stati indirizzati a
verificare asse-riti contatti tra cittadini italiani ed aderenti ad una pericolosa setta
orientale.
Particolare impegno è rivolto ad individuare e prevenire le minacce in
direzione delle celebrazioni del Giubileo, che potrebbero vedere soprattutto Roma e
Gerusalemme esposte al rischio di atti violenti.
PARTE SECONDA
Profili di minaccia collegati allo
scenario internazionale
1. Sviluppi di situazione
nelle aree di maggiore interesse
Limpegno dellintelligence, prioritanamente catalizzato
dalla crisi balcanica, ha dovuto misurarsi con un contesto estero che si connota per la
presenza, e talora per linterazione, di rivendicazioni etnico-separatiste, di
fermenti confessionali integralisti e di quadri di precarietà istituzionale suscettibili
di riflettersi sulla sicurezza del nostro Paese.
Ciò, pure in relazione allaccresciuto ruolo assunto dalla
politica estera italiana, ora in via esclusiva, a sviluppo di peculiari rapporti
bilaterali, ora quale anticipatrice delle scelte comunitarie, ora quale forza propulsiva
del dialogo euromediterraneo, in una contingenza mondiale in cui particolarmente acceso e
pregnante si è rivelato il dibattito sul concetto stesso di sicurezza e, soprattutto, sul
ruolo e le attribuzioni della comunità internazionale.
E stata seguita, in primo luogo, la situazione oltreadriatico, ove le
prospettive di stabilizzazione risultano fortemente condizionate non solo dal processo di
pacificazione in Kosovo, ma anche dalleffettivo riassorbimento delle diverse spinte
centrifughe accelerate dal conflitto e dellemergenza umanitaria che ha riversato
migliaia di sfollati sullintera regione.
Lesigenza di un adeguato controllo degli arsenali bellici ed i
futuri progetti di approvvigionamento energetico conferiscono specifico rilievo
allevoluzione delle diverse entità statuali dellarea centroasiatica, mentre
lo scacchiere mediorientale, pur in presenza di taluni segnali di disgelo, resta
caratterizzato da contrapposizioni politiche e da contenziosi connessi allo sfruttamento
delle risorse idriche che costituiscono perdurante innesco per il riaccendersi della
tensione.
Il teatro africano, infine, permane connotato nella fascia mediterranea
dalla pervasività dellestremismo islamico e, più a sud, da cruente guerre
regionali rispetto alle quali gli interventi di mediazione e le misure umanitarie si
mostrano, nei fatti, di limitata efficacia.
a. area balcanica
Le prospettive della Repubblica Federale di Jugoslavia
(RFJ) e, con essa, quelle dellintera area balcanica sono affidate alle
capacità di pacificazione e alla realizzazione di un piano globale di ricostruzione
postbellico finalizzato a creare le condizioni per una progressiva stabilizzazione della
regione.
La soluzione del conflitto che ha opposto Belgrado ai paesi
dellAlleanza Atlantica ha trovato, al momento, esito nel completo ritiro delle forze
serbo-federali dal Kosovo e nel dispiegamento di una presenza
internazionale di sicurezza (KFOR), sotto legida dellONU, con la
partecipazione di un contingente russo.
Difficoltà potranno emergere nella creazione di
unamministrazione civile in una realtà strutturata su base clanica
e, pertanto, ancora poco propensa ad accettare forme
organizzate di gestione pubblica che ha
già palesato pressioni tese ad occupare i vuoti di potere, per assumere nei fatti
specifici ruoli di sicurezza, di polizia ovvero di amministrazione locale.
La mancanza di un completo controllo dei vertici su tutte le formazioni
armate, che sta ostacolando lattuazione dellaccordo sul disarmo stipulato con
la Forza Internazionale di Pace, e le accese critiche mosse dalle frange di orientamento
radicale che hanno manifestato
lintenzione di continuare a perseguire lobiettivo dellindipendenza
profilano il rischio di atti ostili da parte di
elementi estremisti nei confronti del contingente KFOR, nonché di attriti, segnatamente
con la componente militare russa, osteggiata da talune formazioni locali.
Levolversi della situazione è destinato ad incidere anche
sullavvicinamento della regione alle istituzioni comunitarie. Su di esso, infatti,
grava lincognita del reinserimento nel contesto internazionale della Serbia, a sua
volta condizionato dalla democratizzazione del quadro politico jugoslavo. Tale prospettiva
appare sempre più legata ad un ricambio in seno alla dirigenza federale, la quale, grazie
ad una vasta campagna di propaganda, tenta ancora di influenzare a proprio favore
latteggiamento della popolazione. Nonostante le iniziative propagandistiche, sono
emerse costanti indicazioni in merito allaumento del malcontento popolare
alimentato tra laltro dalla problematica dei profughi serbi e
dalla posizione critica assunta dalla Chiesa Ortodossa nei confronti del regime
e del malessere in seno alle Forze Armate e di polizia.
Con lo scoppio del conflitto i rapporti tra Serbia e Montenegro
hanno subito un notevole deterioramento. Al rifiuto delle autorità di Podgorica di
accettare lo "stato di guerra", la dirigenza federale ha risposto aumentando la
pressione su quel governo, che continua a nutrire timori circa possibili tentativi di
destabilizzazione da parte di Belgrado. Il Presidente montenegrino, pur determinato a
perseguire una ridefinizione dei rapporti con la Serbia allinterno della
Federazione, ha assunto posizioni di cautela, evitando di porsi in contrasto diretto con
gli assetti federali. A tale atteggiamento si affianca una politica tesa a ribadire,
allesterno, unimmagine riformista e democratica.
Una soluzione valida per il Kosovo potrà costituire un significativo
riferimento anche per altre minoranze presenti nellarea: tale potrebbe essere il
caso della componente ungherese in Vojvodina.
In Albania la situazione continua ad essere connotata
da diversi fattori di precarietà, che potrebbero compromettere la prosecuzione del
processo di normalizzazione intrapreso da quella dirigenza e ripercuotersi anche sulle
iniziative avviate dal nostro Paese nel campo della cooperazione e ricostruzione.
Sullordine pubblico e sulla sicurezza incide, infatti,
laccresciuta attività della criminalità organizzata, a fronte della quale permane
linadeguatezza degli apparati di contrasto, in gran parte riconducibile alle carenze
strutturali e legislative. Questo aspetto è aggravato, tra laltro, da talune
connivenze a livello politico, dallelevato indice di corruzione degli appartenenti
alle Forze dellordine e dalla capacità intimidatoria che su di esse esercitano le
consorterie malavitose.
Permangono, altresi, tensioni nellambito della maggioranza di
governo suscettibili di intensificarsi
in vista del congresso straordinario del Partito Socialista Albanese, previsto per il
prossimo autunno e con il principale
partito di opposizione (Partito Democratico Albanese), anche a causa delle iniziative da
questo intraprese per giungere ad elezioni politiche anticipate.
In tale contesto si è innestata la crisi kosovara che, oltre a
determinare implicazioni sul piano esterno, quali la rottura delle relazioni diplomatiche
con la RFJ, ha inciso sui fragili equilibri interni. Si sono andate aggravando le
condizioni di sicurezza, specie nelle regioni nordorientali, per lattività di
formazioni armate e per il massiccio afflusso di profughi che ha favorito, tra
laltro, lincremento di iniziative da parte della criminalità organizzata.
Il consistente esodo di profughi dallarea del conflitto verso la Macedonia,
modificando il preesistente rapporto interetnico, ha deteriorato ulteriormente la
situazione di quel paese, già connotata da instabilità, acuendo le tensioni tra la
comunità serba e quella albanese. La cornice di sicurezza ne ha risentito, con evidenti
conseguenze per il personale internazionale operante nellarea.
Il processo di stabilizzazione della Bosnia Erzegovina (B-E)
continua a registrare crescenti difficoltà in ragione della fase di stallo che
caratterizza il quadro politico in entrambe le entità e che, più di ogni altro fattore,
influisce negativamente sul funzionamento delle istituzioni comuni.
Nella Repubblica Serba di Bosnia Erzegovina
laccettazione del piano di pace da parte di Belgrado ha provocato reazioni
diversificate nellambito della dirigenza serbo-bosniaca. Mentre la maggior parte
degli schieramenti condivide la decisione serbo-federale, segmenti radicali hanno
minacciato il boicottaggio dei lavori parlamentari, mettendo a rischio il processo di
normalizzazione del paese. Nonostante il confronto NATO-RFJ abbia prodotto il
ricompattamento delle forze serbo-bosniache, indirizzandole verso posizioni più radicali
ed anti occidentali, permane un orientamento moderato, favorevole alla formazione di un
esecutivo in grado di garantirsi gli indispensabili aiuti internazionali e di agevolare il
progressivo avvicinamento alle strutture europee.
Nella Federazione Croato-musulmana non si evidenziano
segnali di una riduzione della tensione tra le due comunità, anche in ragione delle
aspirazioni croato-bosniache di costituire una terza entità autonoma allinterno
della B-E.
Le condizioni di salute del Presidente croato rendono sempre più
attuale il problema della sua successione, che potrebbe comportare serie conseguenze sugli
equilibri interni e regionali, per linfluenza esercitata dalla Croazia
sia sulla propria comunità in Bosnia-Erzegovina, sia nel quadro dei contenziosi ancora in
atto con la RFJ.
b. Comunità degli Stati
Indipendenti, area caucasica e centroasiatica
Nella Federazione Russa, nonostante una ripresa
delliniziativa del Presidente Eltsin ed un parziale ridimensionamento
dellopposizione, permangono fattori di incertezza riconducibili al persistente stato
di crisi economica ed alle prossime scadenze elettorali, suscettibili di ingenerare
situazioni di difficile governabilità, con ripercussioni sulla stabilità
dellassetto politico-istituzionale.
Le possibilità di rilancio delleconomia sono connesse
alladozione, richiesta dagli organismi finanziari internazionali per
lerogazione di nuovi prestiti, di provvedimenti strutturali che implicano notevoli
costi sociali, la cui approvazione potrebbe essere strumentalmente osteggiata
dallopposizione. Ulteriori ritardi nellavvio del risanamento determinerebbero
inevitabili ricadute negative sulle condizioni di vita della popolazione, con
leventualità di estese manifestazioni di protesta.
Non accennano ad attenuarsi, poi, le difficoltà legate
allinserimento degli immigrati (oltre sei milioni) nel tessuto sociale del paese,
con il rischio di tensioni etniche che potrebbero essere sfruttate dai movimenti
nazionalisti e xenofobi.
Fattori di potenziale destabilizzazione si sono evidenziati a seguito
della mediazione svolta da Mosca durante la crisi kosovara. Le scelte della dirigenza,
finalizzate a rilanciare limmagine del paese sullo scenario internazionale, sono
state, infatti, oggetto di aspre critiche da parte di vari settori ed in particolare degli
ambienti militari. Al riguardo, potrebbero prevalere posizioni favorevoli
alladozione di una nuova strategia di difesa.
Nonostante il profilarsi di spinte isolazioniste, resta obiettivo
prioritario del governo mantenere aperta la collaborazione con lOccidente per non
essere escluso dai processi decisionali che interessano lEuropa.
E da rilevare, inoltre, la diffusione della criminalità organizzata
agevolata da fenomeni collusivi. In tale contesto, si acuisce anche il confronto tra le
autorità centrali e quelle periferiche, che rivendicano una più ampia autonomia
amministrativa e finanziaria.
In Ucraina, la prospettiva delle elezioni
presidenziali va acuendo il confronto tra il Capo dello Stato ed il Parlamento sulle linee
di politica estera ed interna e induce lopposizione ad atteggiamenti più
intransigenti.
La situazione si è ulteriormente deteriorata a seguito della crisi
kosovara e dei contrapposti orientamenti manifestati sulla questione.
Linasprimento delle misure repressive nei confronti
dellopposizione in Belarus ha accentuato linvoluzione
autoritaria del regime, sottraendo consenso al Presidente, la cui posizione risulta,
altresì, indebolita, ma non compromessa, dallinefficacia delle misure adottate per
fronteggiare la grave crisi economica.
Larea caucasica evidenzia forti tensioni, in un
quadro ove spinte nazionalistiche interagiscono con interessi esterni, connessi alle
notevoli opportunità di sfruttamento delle risorse petrolifere del Mar Caspio che muovono
i Paesi della regione a ricercare una maggiore credibilità sul piano internazionale.
Nelle Repubbliche caucasiche della Federazione Russa,
le difficoltà delle dirigenze locali di garantire adeguati livelli di sicurezza stanno
favorendo il crescente attivismo dei gruppi fondamentalisti islamici, suscettibile di
sfociare in una radicalizzazione dei conflitti, sostenuta, tra laltro, da ambienti
stranieri.
A fronte di tale situazione, le autorità centrali, anche in ragione di
ostacoli di carattere finanziario, non sono state in grado finora di elaborare un progetto
politico idoneo a garantire il superamento dei fattori di crisi, mentre sono in atto
preparativi da parte di Mosca per intensificare le operazioni di contrasto ai gruppi di
guerriglia.
Nodo centrale rimane il rilancio dei negoziati relativi alla Cecenia,
ove si assiste ad un processo di islamizzazione delle istituzioni ed a un progressivo
indebolimento della posizione del Presidente, che potrebbe favorire spinte eversive
avvicinando il rischio di una guerra civile.
Sulla stabilità delle rispettive dirigenze e sulle prospettive di
sviluppo socio-economico di Azerbaigian ed Armenia pesa
il perdurare del contenzioso per il controllo del Nagorno Karabakh, in una situazione che
vede le autorità armene favorire laccrescimento della capacità offensiva delle
formazioni secessioniste.
La Georgia è tuttora caratterizzata da marcata
instabilità, non solo per i contrasti interni recentemente sfociati in un tentato colpo
di Stato, ma anche per il ripetersi di iniziative terroristiche connesse con la crisi
abkhaza.
Nelle Repubbliche centroasiatiche della CSI le
difficoltà del processo di democratizzazione costituiscono ostacolo al risanamento
economico, inasprendo il degrado sociale ed innescando episodi di corruzione ed il
diffondersi della criminalità, implicata nel contrabbando e nel narcotraffico, in un
contesto segnato, altresì, dalla minaccia del fondamentalismo islamico.
La situazione in Tagikistan rimane precaria, in
ragione della possibile ripresa dellattività di guerriglia che potrebbe
compromettere il processo di normalizzazione del paese, con rischi di coinvolgimento del
personale dellONU e delle organizzazioni umanitarie presenti sul territorio.
In Afghanistan, al fallimento degli accordi di pace
avviati sotto legida dellONU sono seguiti scontri ed incidenti tra le opposte
fazioni, che stanno determinando un notevole flusso di profughi verso lIran, capace
di accentuare la tensione con tale paese.
c. area mediorientale e del
Golfo Persico
Il cambiamento intervenuto, a seguito delle ultime consultazioni
elettorali, nella dirigenza israeliana rappresenta un evento significativo per il
superamento dello stallo del processo di pace in Medioriente.
Il nuovo premier ha, infatti, manifestato lintendimento di
avviare colloqui con lAutorità Palestinese sul problema di Gerusalemme e sullo
status definitivo dei Territori occupati e di riprendere le trattative con il Libano per
il ritiro delle truppe israeliane dal sud del paese nel più ampio contesto di un accordo
con la Siria.
La disponibilità dimostrata dal Presidente siriano ed il rafforzamento
della posizione di Arafat nei riguardi della frammentata opposizione palestinese
rappresentano altrettanti indicatori positivi in direzione di una soluzione negoziata.
Permangono le incognite date dagli effettivi margini di manovra di cui il primo ministro
israeliano potrà usufruire per una concreta realizzazione dei propri programmi e dai
problemi con cui la leadership palestinese si dovrà confrontare nella gestione sia del
processo politico in atto nei Territori, sia dei rapporti di forza allinterno delle
istituzioni dellautonomia.
Lassenza di apprezzabili miglioramenti delle condizioni di vita
della popolazione di Cisgiordania e Gaza e leventuale prosieguo della politica di
espansione degli insediamenti ebraici nelle suddette località potrebbero, infatti,
conferire nuovo impulso alla minaccia destabilizzante proveniente dagli ambienti radicali,
specie quelli di matrice islamica, che continueranno a costituire il naturale
catalizzatore del malcontento popolare nei confronti dellAutorità Palestinese.
In prospettiva, una favorevole evoluzione negoziale, che contempli la
realizzazione degli obiettivi di fondo della comunità palestinese, potrà consolidare la
posizione di Arafat, mentre ulteriori ritardi nellapplicazione degli accordi di Wye
Plantation e nelladozione di una strategia globale di risoluzione profilano il
rischio di nuovi episodi di violenza da parte di frange estremiste e di una recrudescenza
delle conflittualità nel Libano meridionale.
Nellattuale contesto darea è di notevole interesse, per i
suoi eventuali riflessi sugli equilibri regionali, il miglioramento delle relazioni tra
Siria e Giordania, concretizzatosi nellavvio di consultazioni per la definizione di
accordi in materia di sicurezza e per lo sviluppo della cooperazione bilaterale, specie
sulla questione delle risorse idriche.
In Siria si registra un graduale ricambio dei vertici
delle Forze Armate, dei Servizi di sicurezza e di alcuni settori dellamministrazione
civile allo scopo di formare una nuova classe dirigente in una prospettiva che assicuri
continuità nella guida del paese. In Giordania, il nuovo sovrano sta
cercando di imprimere maggior impulso al processo di risanamento economico e di
democratizzazione, anche mediante la cooptazione della componente islamica
allinterno della compagine governativa, al fine di prevenire o contenere eventuali
spinte destabilizzanti da parte degli ambienti radicali.
Nello Yemen, nonostante le misure adottate per
neutralizzare i gruppi estremisti islamici, la cornice di sicurezza rimane precaria.
Restano, pertanto, immutati i rischi per i cittadini stranieri ed il personale occidentale
operante a vario titolo nel paese.
In Iran si aggrava il confronto tra la fazione
conservatrice e la componente riformista, che si è anche tradotto in azioni violente ed
intimidatorie, segnatamente in direzione di intellettuali, esponenti politici ed
organizzazioni favorevoli al Presidente.
In politica estera lattuale dirigenza ha adottato iniziative tese
ad attenuare lisolamento internazionale. La diplomazia iraniana si è dimostrata
particolarmente attiva nel recupero delle relazioni con i paesi del Golfo Persico e
nellavvio del dialogo con quelli occidentali. Nello scacchiere mediorientale
permangono i rapporti privilegiati con la Siria, principale interlocutore nel processo di
riavvicinamento con il consesso arabo-musulmano dellarea.
LIran mantiene, inoltre, un elevato livello di mobilitazione
militare sia lungo il confine con lAfghanistan, a motivo delle tensioni con i
Talibani, sia lungo quello con lIraq, per la presenza in quel paese di movimenti di
opposizione armata a Teheran.
In Iraq, nonostante la precarietà della situazione
socio-economica a causa del protrarsi dellembargo ONU, il regime appare tuttora
stabile.
Al fine di fronteggiare un eventuale acuirsi delle tensioni interne, le
autorità di Baghdad hanno emarginato le personalità ritenute inaffidabili ed hanno
proceduto alla rotazione degli incarichi chiave, attribuendoli ad elementi per lo più
legati da vincoli di parentela al Presidente.
La mancanza di coesione tra i vari gruppi dellopposizione, in
prevalenza operanti allestero a causa della pesante repressione attuata dal regime
nel corso degli anni, ha finora impedito loro di proporre una valida alternativa. A ciò
si aggiungono la scarsa incisività del dissenso interno a connotazione etnico-religiosa,
rappresentato dalle componenti curda e sciita.
Il principale fattore di crisi è determinato dalla perdurante tensione
nei rapporti con Stati Uniti e Gran Bretagna, a causa del reiterarsi di incidenti nelle
zone interdette al volo.
d. area nordafricana
Specifica rilevanza rivestono le dinamiche e le linee di tendenza
riscontrabili nella regione nordafricana, rispetto alla quale il nostro Paese risulta
prioritariamente impegnato sul piano diplomatico e, ad un tempo, direttamente esposto, in
termini di sicurezza, ai possibili riflessi di crisi politiche o legate al divario
crescente tra pressione demografica e risorse disponibili.
In questo senso - pure per
le sue implicazioni sugli assetti complessivi dellarea e sulle nostre prospettive di
approvvigionamento energetico - viene seguito
con attenzione levolversi delle vicende in Algeria.
La politica di riconciliazione nazionale sviluppata, da ultimo, anche
attraverso un provvedimento di clemenza di inedita portata ha, da un lato, accelerato
ladesione al processo di pacificazione di quelle forze islamiste già da tempo
oggetto di caute aperture da parte governativa e, dallaltro, accentuato le divisioni
nellala irriducibile, al cui interno è andata assumendo crescente visibilità la
fazione sostenitrice dellesportazione del conflitto allestero.
Se in materia di riforme economiche il programma del nuovo Presidente
potrebbe trovare il necessario sostegno dellestablishment, resta tutto da delineare
lulteriore percorso necessario a recuperare al dialogo gli islamisti, in un contesto
politico-istituzionale nel quale la componente militare occupa ancora un posto di primo
piano ed in cui nuovi, cruenti attentati attestano, specie nellarea della capitale,
una perdurante vitalità degli estremisti intesa a ribadire la loro presenza e
limprescindibilità della loro inclusione nel processo in atto.
Il confronto con le forze islamiste qualifica anche la situazione in Egitto,
ove il Governo ha da tempo adottato una politica integrata di lotta al terrorismo,
affiancando a talune misure premiali unazione di contrasto determinata. A tale
strategia ha fatto riscontro lacuirsi della frattura tra quanti propugnano
labbandono della lotta armata e le frange ostili ad ogni ipotesi di accordo, che
potrebbero ricercare allestero nuovi ambiti di reclutamento, ovvero di attivismo.
Gravano, su siffatto quadro, gli effetti degli interventi di risanamento economico
destinati, in prospettiva, a produrre elevati costi sociali.
In Libia si è registrata una netta diminuzione
dellattività dei gruppi di opposizione, dovuta essenzialmente al rafforzamento
delle misure di sicurezza, ad un più efficace controllo del territorio ed
allincremento del livello di affidabilità delle Forze Armate. In politica estera,
il paese ha finalizzato le proprie scelte allottenimento della rimozione del regime
sanzionatorio, palesando, nel contempo, laspirazione a porsi come attore strategico
della scena africana anche attraverso
lassunzione di un inedito ruolo di mediazione nei conflitti regionali
e, più in generale, a riguadagnare spazi in ambito
internazionale. Significativa, tra laltro, ladesione alla dichiarazione
congiunta dei Ministri dellInterno del Mediterraneo che in giugno, ad Algeri, hanno
riaffermato la condanna di ogni forma di terrorismo.
In Marocco il proselitismo integralista, che trova
alveo privilegiato nelle università e che rappresenta la principale fonte di dissenso al
corso riformista in atto da tempo, si mantiene relativamente circoscritto, in virtù anche
della forte valenza confessionale del potere monarchico e di segnali di ripresa economica.
Margini di permeabilità alle istanze islamiche più oltranziste
presenta la Tunisia, peraltro impegnata in unefficace azione di
contenimento della militanza estremista e significativamente proiettata verso la sponda
europea.
Per quanto attiene, infine, allarea del Sael, in Sudan
la situazione è stata caratterizzata da contrasti politici a seguito
dellintroduzione del multipartitismo. Lo sfruttamento delle ingenti risorse
energetiche e linizio delle esportazioni di petrolio dovrebbero favorire un graduale
miglioramento delleconomia e, contestualmente, attenuare le tensioni. Il quadro di
sicurezza interna resterà comunque segnato, nelle regioni meridionali e nordorientali,
dal confronto tra le forze governative e i principali gruppi di opposizione.
e. Corno dAfrica ed Africa
centrale
La situazione nel Corno dAfrica continua ad
essere caratterizzata da elevata instabilità. La crisi confinaria tra Etiopia
ed Eritrea, nonostante laccettazione dellaccordo di pace
promosso dallOrganizzazione per lUnità Africana, ha evidenziato il prosieguo
delle operazioni belliche e dellattività di potenziamento dei rispettivi
dispositivi militari. La mancanza di uneffettiva volontà politica di pervenire ad
una soluzione negoziale e la rigidità di entrambe le parti, specie per quanto attiene al
ritiro delle truppe, hanno prodotto un sostanziale stallo delle trattative. Il recente
riavvicinamento dellEritrea al Sudan ed a Gibuti potrebbe peraltro preludere ad
unattenuazione del contenzioso.
Il protrarsi della conflittualità ha determinato il progressivo
coinvolgimento della Somalia, in considerazione degli stretti
collegamenti che intercorrono tra i due Stati belligeranti ed opposte fazioni somale, con
conseguente ripresa degli scontri interclanici nelle regioni centro-meridionali e nella
zona di Mogadiscio che hanno ulteriormente deteriorato la già precaria situazione del
paese.
Lo scenario offre di fatto margini di manovra alle organizzazioni
integraliste islamiche che si vanno affermando in talune aree, profilando il rischio che i
conflitti in corso nella regione creino ununica area di crisi, in cui il
fondamentalismo confessionale funga da collante. Ciò, tenuto anche conto che diverse
acquisizioni ventilano un crescente impegno ed il possibile radicamento del saudita Bin
Laden proprio nel teatro somalo.
Il perdurare delle attività belliche nella Repubblica
Democratica del Congo ed il coinvolgimento di numerosi Stati a sostegno delle
forze in campo ha evidenziato forti contrapposizioni suscettibili di sfociare in un
ulteriore allargamento del confronto armato, con conseguenze destabilizzanti per
lintera regione dei Grandi Laghi.
Il difficile processo di pacificazione vede in atto molteplici sforzi
diplomatici il cui buon esito è messo a dura prova dalla situazione sul terreno,
caratterizzata ancora da virulenti scontri.
Lo stato di guerra ha inciso gravemente sul quadro socio-economico,
generando anche consistenti flussi di profughi nei paesi limitrofi.
Sulla conflittualità della regione incidono altresì gli sviluppi
della crisi in Angola, ove la situazione ha subito un ulteriore
deterioramento sotto il profilo della sicurezza a causa della ripresa delle ostilità da
parte dellUNITA.
I vari contesti di conflittualità centro-africana si connotano tutti
per le connesse crisi umanitarie che, in un quadro generale già fortemente compromesso,
rappresentano motivo di instabilità per gli Stati contermini.
2. Terrorismo
internazionale
La presenza di diffuse aree di crisi rimanda direttamente alla minaccia
promanante dal terrorismo internazionale, soprattutto di matrice
confessionale ed etnico-separatista.
Il fenomeno è alimentato dallevolversi delle varie situazioni da
cui trae costantemente nuova linfa costituendo strumento di più ampie strategie che,
sovente, contemplano iniziative violente per incidere nei conflitti locali, anche al di
fuori dei contesti coinvolti.
Tra gli ambiti suscettibili di avere diretta influenza sulla dinamica
descritta, emergono prioritariamente la sponda meridionale del Mediterraneo, lo scacchiere
mediorientale ed il quadrante balcanico.
Per quanto riguarda il Nordafrica, sia in Egitto che
in Algeria il tramonto di ogni prospettiva di misurarsi con il potere su basi di forza
ovvero di venire inclusi nei processi di pacificazione in atto potrebbe determinare
ulteriori slittamenti terroristici ad opera degli islamisti più radicali.
La rinuncia alla violenza di una delle più rappresentative formazioni
delIintegralismo egiziano ed il varo in Algeria di un provvedimento di clemenza in
favore di parte della militanza eversiva finiscono, infatti, con il marginalizzare le
frange irriducibili, che appaiono evolvere verso forme di "mercenarismo",
cooptabile per il perseguimento di eterogenee azioni controindicate.
La pericolosità insita in tale tendenza va rapportata
allevoluzione in atto nellintero movimento, che conferma fra i tratti salienti
una spiccata connotazione antioccidentale ed una rimarchevole spinta delle varie
formazioni a convergere in uno schieramento unitario, accentuando le interconnessioni tra
elementi di varia nazionalità. Ciò, anche grazie allapporto di combattenti
formatisi nel conflitto afghano prima, ed in quello
bosniaco in seguito che possono
considerarsi una sorta di "apolidi della jihad", sganciati dai contesti di
provenienza e pronti a confluire in progetti di impronta transnazionale.
In questo scenario si colloca la figura di Osama Bin Laden,
nei suoi rinnovati appelli alla guerra santa contro gli "Ebrei ed i Crociati" e
nel suo ventilato diretto coinvolgimento in tutta una serie di iniziative tese ad ampliare
la mappatura terroristica.
Laccresciuto ruolo di tale soggetto, che favorisce
linterazione tra il radicamento dei gruppi nelle crisi regionali e la loro
internazionalizzazione, connota in maniera peculiare lattuale minaccia.
Al di là della portata simbolica ormai assunta dal personaggio vanno
considerati con attenzione, con specifico riguardo allItalia,
segnali relativi alla possibile presenza di militanti di una formazione integralista
asiatica aderente al "Fronte Islamico Internazionale per la jihad contro gli Ebrei ed
i Crociati", nonché alla costituzione di unarticolata rete di fiancheggiatori,
reclutati in Africa centrale, destinati ad infiltrarsi nei paesi occidentali ed alla
pianificazione di attentati antioccidentali da affidare a gruppi nordafricani ovvero del
sub continente indiano.
Proprio per la possibilità che indichi leffettiva operatività
in territorio nazionale di un movimento riconducibile al disegno internazionalista, è di
particolare rilievo il recente affiorare di un attivismo
tradottosi anche nellinvio di missive minatorie a diverse rappresentanze
diplomatiche in Italia e presso la Santa Sede
finalizzato ad accreditare lesistenza in ambito europeo di una formazione
multinazionale la cui denominazione, compatibile con una molteplicità di gruppi
integralisti, riecheggia lorganizzazione facente capo a Bin Laden.
In ordine ai possibili "inneschi" di azioni terroristiche
vanno menzionati gli arresti di diversi personaggi indicati quali collaboratori del
saudita, nonché, per quel che concerne lagguerrita componente egiziana, la recente
condanna di numerosi elementi di spicco dellintegralismo, tra cui il braccio destro
di Bin Laden.
Conferme della tendenza alla sinergia, almeno sul piano logistico
quando non su quello operativo, si rinvengono anche con riguardo al territorio
nazionale, che continua a porsi quale snodo per gli ingressi clandestini,
lapprovvigionamento di documenti falsi, lautofinanziamento tramite
narcotraffico, nonché per il mantenimento dei contatti con le centrali propagandistiche e
decisionali del Nordeuropa.
LItalia, inoltre, costituisce sponda di riferimento da e per la
regione balcanica, al centro di una strategia di penetrazione islamica che
utilizzando tra laltro la presenza in loco di
talune forme di associazionismo assistenziale
ha trovato nei conflitti bellici e nellinvio di combattenti volontari
ulteriori opportunità di sviluppo.
Significativo indice dellattivismo integralista nellarea,
tra laltro, lindividuazione, in febbraio, in Albania, di una cellula
terroristica riconducibile a Bin Laden, i cui appartenenti erano inseriti in
Organizzazioni Non Governative operanti nella zona.
Il monitoraggio delle presenze integraliste entro i nostri confini
conferma il particolare attivismo della componente algerina
che potrebbe accedere allopzione violenta
aderendo allappello lanciato di recente dalla dirigenza in patria
e di quella egiziana, seguita con
ogni attenzione in quanto ha evidenziato una notevole capacità operativa anche
allestero e risulta altresì, sebbene non senza distinguo ed eccezioni, tra i gruppi
di punta del citato Fronte Islamico Internazionale.
Iniziative finalizzate alla propaganda ed al proselitismo sono da
ricondurre anche ad oppositori marocchini e tunisini.
Laspirazione universalista mostrata dal movimento islamista e
lintendimento di assumere valenza rappresentativa delle diverse realtà radicali
avvalendosi anche di tattiche flessibili che
calibrano le scelte operative alla diversificazione dei contesti in cui operano e delle
fasi che attraversano le sue articolazioni
impone di guardare anche allandamento del processo di pace
arabo-israeliano, con riferimento al quale leventualità di nuovi atti
terroristici appare legata alla perdurante intransigenza delle frange estremiste
irriducibili.
Lintrecciarsi, in talune vicende, della tematica confessionale
con rivendicazioni etnico-separatiste costituisce moltiplicatore della minaccia, attesa la
possibilità di inedite saldature tra formazioni terroristiche.
Spunti in questo senso potrebbero derivare, con precipuo riferimento al
nostro Paese, dallesito finale del processo a carico del leader del PKK.
Quellorganizzazione
di cui emergono fermenti e contrasti interni che hanno portato anche alla
fuoriuscita di nuclei "autonomi"
potrebbe, infatti, decidere di ampliare il teatro della propria attività armata,
ricomprendendovi lEuropa, qualora lopzione violenta venisse ritenuta la sola
possibile ad attestarne peso e vitalità.
Specifici profili di rischio derivano inoltre dalla possibilità, di
cui si sono già evidenziati taluni segnali, che sul problema della sorte di Ocalan
convergano anche i movimenti curdi iraniani, iracheni e siriani, ovvero che esso venga
strumentalizzato da altri settori interessati.
Ulteriore ambito di attivazione è collegato alla crisi balcanica. In
pendenza di conflitto lazione dellintelligence ha riguardato la minaccia di matrice
serba oltranzista, nonché leventuale utilizzo del territorio nazionale
quale via di transito per armi e materiale bellico destinato alle formazioni combattenti
in Kosovo.
Nella fase attuale, terminato il confronto convenzionale, non possono
escludersi iniziative di stampo terroristico, anche
allestero, che rappresentino traduzione di progettualità maturate durante le
ostilità ovvero di autonomi intenti di quei soggetti
radicali la cui presenza è stata a suo tempo segnalata anche in territorio nazionale.
Analoga attenzione viene riservata alla possibilità di azioni
controindicate, specie in loco, ad opera di elementi albano-kosovari contrari al processo
di pacificazione in atto.
3. Immigrazione
clandestina
Il fenomeno migratorio clandestino, che per quanto attiene ai flussi
dal Nordafrica ha conservato un andamento pressochè costante, ha fatto registrare una
nuova fase emergenziale in concomitanza con il conflitto in Kosovo. Le
varie mafìe balcaniche, e segnatamente quella albanese, hanno approfittato della
contingenza per mobilitarsi, onde incrementare i propri traffici e perseguire ulteriori
margini di profitto. Il territorio schipetaro
da tempo indicato quale punto di confluenza privilegiato di clandestini non solo
dellarea, ma anche dellEst e dellAfrica
ha visto moltiplicare lattivismo delle consorterie malavitose, di cui sono
stati segnalati, tra laltro, i tentativi di inserirsi nei circuiti di smistamento
delle provvidenze internazionali destinate alle strutture di prima accoglienza colà
predisposte. In ragione del peculiare ruolo svolto su quel fronte dal nostro Paese,
limpegno di intelligence ha riguardato sia i rischi immediati per la sicurezza, sia
la possibilità di manovre a vario titolo lesive dellimmagine nazionale.
Sono stati oggetto di costante monitoraggio il complesso sistema
criminale che gestisce il traffico di clandestini e profughi dalla regione, la diffusa
corruzione di locali ambiti istituzionali, nonché le strategie operative adottate dai
trafficanti che, accanto al consolidato ricorso agli scafisti, hanno elaborato metodologie
alternative, tra le quali limbarco su traghetti di linea degli extracomunitari di
varia nazionalità dotati di documenti falsi.
Lazione informativa si è ampliata in direzione della presenza
degli albano-kosovari nei campi di accoglienza allestiti in territorio nazionale, in
relazione al rischio di infiltrazioni di soggetti controindicati, ovvero di tentativi di cooptazione
nelle file della malavita da parte di sodalizi endogeni.
Specifico rilievo è stato riservato alleventualità che tra i
massicci arrivi sulle nostre coste potessero celarsi elementi dellintelligence
serba, estremisti islamici e militanti dellUCK, per i quali ultimi lItalia
rappresentava soprattutto via di transito per il teatro di guerra.
Al di là dellemergenza congiunturale, la pressione migratoria in
direzione del nostro Paese appare destinata a protrarsi nel tempo, attesi gli elevati
costi della crisi che limitano fortemente le prospettive di crescita economica, con
prevedibili ricadute sugli equilibri sociali e politico-istituzionali dellintera
regione.
Il SISMI, istituzionalmente impegnato sul versante estero, ha
costantemente fornito dettagliati rapporti informativi sullintero teatro balcanico,
riferendo, tra laltro, numerose notizie in ordine ai gruppi criminali operanti nelle
aree di Fier, Durazzo e Valona; il SISDE ha sviluppato un mirato progetto
dintelligence potenziando il proprio dispositivo nelle regioni maggiormente
interessate dal fenomeno ed approfondendo talune dinamiche dinteresse
oltreadriatico, tra le quali le interazioni tra malavita albanese e sodalizi italiani,
nonché la penetrazione islamica radicale e le sue possibili proiezioni sulle comunità di
quella fede presenti in Italia.
Sotto tale ultimo profilo va tuttavia rilevato come i rischi di
"importazione" delle istanze integraliste siano solo marginalmente legati alle
correnti migratorie clandestine, tenuto conto che il nostro Paese, punto di riferimento
per lapprovvigionamento di documenti falsi, risulta interessato per lo più
dallelevata mobilità allinterno dellEuropa di esponenti delle diverse
cellule.
Del pari, con riguardo alla questione curda,
leventualità di tensioni e di iniziative potenzialmente pericolose non risulta
direttamente ricollegabile allaffluenza di clandestini di quelletnia
più massiccia in concomitanza con linasprirsi
della conflittualità nei luoghi di origine
quanto, piuttosto, alla già consolidata presenza in Europa di strutture e basi
della militanza più oltranzista.
Allo stesso modo, lattivismo entro i nostri confini
di simpatizzanti di organizzazioni
terroristiche operanti nello Sri Lanka si tradurrebbe per lo più nel favoreggiamento
dellimmigrazione clandestina ed in comportamenti illegali ai danni delle comunità
cingalese, tamil e filippina.
Il fenomeno migratorio continua a mostrare riflessi particolarmente
insidiosi principalmente sul piano criminale, in uninterazione dei
bisogni dei migranti con gli interessi di quanti gestiscono il traffico destinata a
mantenerne inalterato il livello.
E un dato ormai acquisito che sulle stesse rotte e sui medesimi
mezzi impiegati per raggiungere il nostro Paese viaggino, e sovente trovino manovalanza a
basso costo, anche i commerci di armi e droga, volano di una crescita esponenziale,
qualitativa e numerica, dei sodalizi criminali coinvolti. Ciò ha favorito lo sviluppo di
un vasto indotto illegale che rappresenta la più significativa, quando non lunica,
fonte di reddito per taluni ambiti territoriali e sociali, dotando i gruppi malavitosi, in
una con un elevato potere corruttivo ed un non trascurabile consenso del contesto di
riferimento, di una forte incidenza sulle dinamiche politiche delle aree di origine.
Le ripercussioni sul piano sociale dei flussi
clandestini sono strettamente correlate alla difficile integrazione degli extracomunitari
che la stessa condizione di irregolarità costringe allemarginazione, a situazioni
lavorative precarie, ovvero allaccesso nei circuiti criminali. Circostanze, queste,
in grado di alimentare in certe fasce di popolazione lerroneo convincimento
talora strumentalmente incoraggiato da settori
delloltranzismo politico che
associa limmigrato al delinquente o che identifica in esso una minaccia al proprio
livello di vita, favorendo linnesto di sentimenti di intolleranza già sfociati, in
passato, in pericolose degenerazioni.
4. Spionaggio
Le rinnovate occasioni di esposizione alla minaccia spionistica
determinate dallevoluzione dello scenario mondiale hanno postulato unattenta
ed incisiva azione a tutela da possibili ingerenze in danno di interessi nazionali, in
Italia ed allestero, che ha permesso, tra laltro, lidentificazione di
diversi agenti stranieri operanti sotto copertura.
Tale impegno si è prioritariamente rivolto, in un contesto di ampia
collaborazione con gli Organismi informativi della NATO, alla protezione della missione
condotta nei Balcani, per prevenire iniziative connesse al conflitto nella RFJ, con
particolare riguardo alla sicurezza di basi, strutture e personale militare italiano e
dellAlleanza, in un quadro che presenta tuttora profili di pericolo. Le verifiche
effettuate hanno consentito altresì di smentire lipotesi di una fuga di notizie
concernenti i piani operativi delloperazione "Determinated Force", di
contrastare possibili episodi di disinformazione e fornire supporto intelligence ai
reparti impegnati.
In generale, continua ad essere elevato per i paesi occidentali il
rischio di penetrazione da parte di alcuni Servizi, sotto copertura di tipo commerciale o
diplomatico, nei settori economico, industriale e tecnologico, oltre che militare.
Taluni Organismi niediorientali hanno surrettiziamente
proseguito una intensa opera di propaganda, di. controllo sulla dissidenza, nonché di
raccolta di informazioni in campo scientifico.
Sono state rilevate, inoltre, forme di attivismo
imprenditoriale nordafricano, sospettate di schermare finalità
controindicate.
La ricerca informativa ha confermato linteresse di soggetti ed
organizzazioni di paesi esteri ad acquisire illegalmente conoscenze in settori sensibili
per la sicurezza dello Stato o ad eludere provvedimenti di carattere internazionale volti
a limitare gli scambi commerciali.
Nel quadro delle attività istituzionali, è in corso il riesame della
problematica connessa alla sicurezza delle Rappresentanze diplomatiche italiane
allestero.
Sono state, infine, individuate attrezzature speciali nascoste da
agenti stranieri sul territorio nazionale.
5. Traffico di
armamenti e di tecnologie avanzate, proliferazione di armi di distruzione
di massa
Nonostante le iniziative di contrasto intraprese a livello
internazionale che includono misure,
tuttora allesame della UE e della NATO, per la costituzione di appositi centri di
coordinamento il traffico di
armamenti è proseguito su livelli significativi, registrando
unaccelerazione in connessione con il conflitto nella RFJ, in pendenza del quale i
flussi di materiale bellico non hanno mancato di interessare il nostro Paese quale zona di
transito.
Al di là del particolare allertamento imposto dalla crisi in Kosovo
in esito alla quale larea balcanica si
conferma, ad un tempo, zona nodale di raccolta e smistamento e mercato privilegiato
il fenomeno ha riguardato altresì il Continente
africano.
In questultimo contesto, due nazioni belligeranti si sono
evidenziate per linvestimento di considerevoli capitali, teso ad acquisire
equipaggiamento militare specie di origine ex sovietica. A fronte di tale quadro, rispetto
al quale il traffico in argomento costituisce uno dei maggiori fattori di
destabilizzazione, è di tutto rilievo limpegno assunto dagli Stati dellAfrica
Occidentale con ladozione di una moratoria sullimportazione,
lesportazione e la produzione di armi leggere.
In relazione a quanto sopra, sono state effettuate segnalazioni sui
traffici in parola. E' proseguita lattività di individuazione e raccolta di dati
sui trasferimenti illegali di materiali strategici e nucleari, sia in
Italia che allestero. Landamento del fenomeno fa registrare un aumento dei
paesi coinvolti. Se, infatti, in passato esso era concentrato prevalentemente in due
nazioni europee, lultimo biennio ha visto emergere allattenzione dieci Stati.
I dati in possesso dellAgenzia Internazionale per lEnergia
Atomica (AIEA) hanno avvalorato in ben ventidue casi le segnalazioni del 1998 riguardanti
materiale sensibile, proveniente soprattutto dal settore civile dei paesi dellex
URSS, nella gran parte non idoneo ad impieghi
militari. I soggetti individuati fatta
eccezione per un caso scoperto in Italia e rivelatosi un tentativo di frode, in cui gli
arrestati sarebbero stati collegati con la criminalità organizzata
hanno palesato forti connotazioni dilettantistiche in eventi
peraltro occasionali.
La necessità di incentivare le misure di salvaguardia
anche mediante la definizione di un sistema comune
di controllo da dislocare alle frontiere e di rafforzare, in sintonia con lAIEA, il programma per la prevenzione del
traffico in parola ha trovato pieno riconoscimento in ambito G8.
Limpegno in materia di disarmo e non proliferazione è un punto
fermo dellazione del Governo nei diversi fori internazionali. Con tale spirito il
nostro Paese ha assunto la presidenza del "Nuclear Suppliers Group", ospitandone
a Firenze, nel mese di maggio, lAssemblea Plenaria annuale.
Lazione informativa in direzione della proliferazione delle armi
di distruzione di massa si è tradotta eminentemente nel monitoraggio di quei
paesi che continuano a fare di tale opzione uno strumento di egemonia regionale e che
rappresentano una minaccia a livello internazionale.
Il campo dindagine e lattività di contrasto hanno
riguardato lo stato dei programmi, le organizzazioni preposte alla loro realizzazione,
lubicazione delle strutture di progettazione, produzione e sperimentazione, nonché
lattività di procurement volta allacquisizione di materiali sensibili,
tecnologia e prodotti "dual use" per lo sviluppo del settore.
Uno Stato mediorientale è sospettato di condurre un progetto nel campo
del nucleare militare e si è evidenziato per lutilizzo di unavanzata
struttura scientifica per proseguire i programmi di produzione di tossine e batteri
impiegabili nella realizzazione di armi biologiche.
Un altro Stato dellarea, in possesso di gran parte del know-how
necessario per la costruzione di ordigni nucleari, potrebbe in futuro acquisire materiali
facendo ricorso ad una rete di società e partner commerciali ben introdotti nelle
potenziali nazioni fornitrici, rivolgendosi in maniera sempre più estesa ad intermediari
operanti in paesi terzi.
Preoccupazione destano i rischi connessi alla proliferazione nucleare e
missilistica nel Continente asiatico, ove permane il noto contenzioso
territoriale sul Kashmir. I recenti eventi bellici sono solo lultima espressione del
perdurante stato di tensione politica e militare tra India e Pakistan, acuitosi, a partire
dal maggio 1998, con leffettuazione di alcuni test nucleari, cui sono seguiti, nello
scorso aprile, esperimenti di missili balistici.
Nuova Delhi e Islamabad continuano, anche se con modalità e a livelli
diversi, la ricerca sui mercati esteri di tecnologie avanzate e di materiali per i loro
programmi. Nellarea unaltra nazione, tra quelle maggiormente impegnate in
campo missilistico, potrebbe condurre un ulteriore test entro lanno ed appare
altresì proseguire lo sviluppo nel settore nucleare. Di rilievo, in proposito, quanto
emerso circa tentativi di acquisire attrezzature e componenti attraverso società di
copertura e ditte fittizie, nonché in ordine alla possibilità che il paese si avvalga in
futuro di nazioni compiacenti o di quelle con cui coopera nel campo missilistico.
Nel medesimo contesto permane allattenzione uno Stato considerato
punto di riferimento dei paesi "a rischio" che intendono sottrarsi ai controlli
sui programmi di proliferazione. Si stanno, pertanto, intensificando gli sforzi
occidentali affinché il paese, firmatario dei principali trattati internazionali di non
proliferazione, partecipi anche ai regimi multilaterali di controllo delle esportazioni di
materiali e tecnologie sensibili.