INTRODUZIONE
In una congiuntura contrassegnata, sul piano interno, da passaggi
politici, sociali ed economici, cui corrispondono forti aspettative e speculari resistenze
e, su quello internazionale, da crisi latenti o conclamate nelle quali confluiscono
interessi eterogenei e contrapposti, il quadro della minaccia si qualifica non tanto per
linsorgere di sfide inedite, quanto per il mutevole interagire dei diversi fenomeni
e per lintervento di ricorrenze di particolare significato.
In questo senso il Giubileo, nel conferire straordinaria centralità al
nostro Paese, ne accresce lesposizione ad iniziative controindicate di varia natura
e matrice, con un impatto potenzialmente accentuato o, comunque, condizionato
dallamplificazione mediatica dellevento religioso.
La valenza simbolica e la risonanza dellappuntamento
contribuiscono a connotare il territorio italiano e gli obiettivi che su di esso insistono
in termini di strumentalità rispetto a più fronti, che potrebbero colpire le
celebrazioni giubilari per promuovere proprie rivendicazioni ed istanze.
Così, accanto a progetti di formazioni settarie, ad intenti
anticlericali di frange della contestazione estremista, al rischio rappresentato
dallintegralismo islamico militante, si pongono i profili di pericolo riconducibili
alla possibilità di saldature offensive, di un incremento degli inserimenti criminali
generato dallerrata percezione di allentamenti nei controlli, nonché di manovre di
stampo disinformativo o allarmistico.
Nellottica di unampia e coordinata strategia di
prevenzione, limpegno dellintelligence si è modulato sullesigenza di
enucleare dal monitoraggio costante ed onnicomprensivo dei fattori di minaccia gli aspetti
pregnanti ed attuali, al fine di assicurare un contributo mirato e fornire puntuali chiavi
di lettura su dinamiche ed accadimenti che possono riflettersi sulla sicurezza.
La risposta dellantagonismo al riemergente terrorismo brigatista
ha evidenziato reazioni ed orientamenti di diverso segno, rispetto ai quali indicatori
dallarme appaiono individuabili nella stessa frammentazione del panorama eversivo,
che potrebbe suggerire il compimento di azioni intese a coniugare propositi aggregativi
con finalità antisistema.
La criminalità organizzata, in grado di preservare la sua incidenza
sul territorio dalla pur intensa attività di contrasto e dalla precarietà delle alleanze
che ne minano i disegni di lungo periodo, mostra decisa aggressività nelle sue
espressioni internazionali ed affinate capacità in sempre più sofisticate operazioni di
riciclaggio. Nel contempo, la sua predominante ingerenza nei flussi migratori clandestini
ne influenza landamento e la portata destabilizzante.
Sul versante estero, specifici ambiti di interesse restano la regione
balcanica, a motivo soprattutto della presenza multinazionale nella ricostruzione e nel
consolidamento di difficili equilibri interstatuali ed interetnici, nonché numerosi
teatri di crisi, anche remoti, ove il sovrapporsi di spinte separatiste ed istanze
confessionali si traduce in conflitti ed in proiezioni terroristiche, mentre l'alienazione
informativa per taluni arsenali di armi di distruzione di massa viene ulteriormente
sollecitata dallinstabilità dei governi che li possiedono.
Di indubbia pericolosità, infine, risultano anche le attivazioni di
carattere spionistico o riconducibili ad intenti a vario titolo ostili, che possono
costituire pregiudizio per il nostro patrimonio industriale e tecnologico e, con riguardo
al segmento informatico, per la funzionalità di servizi essenziali della comunità
nazionale.
1. Area delleversione:
a. brigatismo e sinistra extraparlamentare
Li terrorismo di matrice brigatista rappresenta, a tuttoggi, la
minaccia principale, in un contesto caratterizzato da un generale attivismo degli
ambienti antagonisti radicali, specie ad opera di taluni gruppi alla ricerca di
visibilità e consenso. Le iniziative sin qui riconducibili allintero settore non
sembrano articolarsi in una prospettiva unitaria, ma appaiono piuttosto risentire della
frammentazione del "fronte" e rispondere ad un contesto disorganico, in cui
spinte ideologiche convivono con propositi strumentali e suggestioni emulative.
Peraltro, il richiamo a comuni obiettivi di lotta rende concreto il
rischio di un avvicinamento, quando non di saldature, tra posizioni apparentemente non
assimilabili, in linea con il "messaggio" delle BR-PCC. Emblematiche sono,
al riguardo, alcune azioni di basso profilo contro espressioni della maggioranza
parlamentare e del mondo del lavoro perpetrate nel Milanese, ove si va registrando la
mobilitazione di alcuni segmenti, fautori di una linea tesa a contrastare
l'istituzionalizzazione di strumenti destinati a depotenziare la conflittualità di
classe.
In tale quadro, rimane elevato il livello di vigilanza degli
apparati di sicurezza, nellambito di una coordinata attività info-investigativa
che, in relazione allassassinio dei Prof. DAntona, ha portato a focalizzare
quei circoli - vecchi militanti, irregolari, fiancheggiatori e "nuove leve" -
nei quali potrebbero maturare ulteriori progettualità offensive. Tra i possibili
ispiratori, irriducibili detenuti che tuttora rivendicano il ruolo di guide e garanti
della continuità del "progetto rivoluzionario".
Secondo un rituale già sperimentato in passato dalle brigate rosse, il
ritorno al "silenzio operativo" del nucleo responsabile
dellomicidio della scorsa primavera, è verosimilmente finalizzato, fra
laltro, ad un affinamento dellimpianto teorico-programmatico, e, nel contempo,
a reclutare e qualificare nuovi quadri. Una fase, questa, che può sottendere
lelaborazione di un percorso più propriamente "militare" e lindividuazione
di spunti e bersagli da colpire per ribadire il proprio spessore organizzativo e
riproporsi quale "avanguardia" rispetto a tutto uditorio antagonista.
Ciò, coerentemente con la strategia di ottimizzare loffensiva armata collegandola a
passaggi atti a moltiplicarne la remuneratività e limpatto destabilizzante, E
significativo, nel senso, che dopo lattentato di maggio liniziativa br si sia
eminentemente sostanziata in una "campagna" propagandistica volta ad
agganciare le spinte eversive a quelle situazioni che maggiormente si prestano ad
inserimenti strumentali. Risponde a questo disegno linvio del documento di
rivendicazione a rappresentanze sindacali di vari stabilimenti industriali - alcuni dei
quali "luoghi simbolo" del terrorismo degli anni 70 - che appare,
altresì, funzionale a propositi intimidatori e di delegittimazione.
La circostanza che le copie del volantino DAntona (altre sono
state fatte rinvenire in due stazioni della metropolitana romana) risultino tutte spedite
da Napoli testimonia, daltra parte, linteresse riservato dai terroristi alla
realtà meridionale, specie al capoluogo campano dove la presenza dei disoccupati e
precari si associa ad unintensa mobilitazione sulle problematiche del lavoro da
parte di formazioni radicali.
Indicativo della possibile esistenza di aree di convergenza e
condivisione dellideologia brigatista appare la successiva scoperta nei locali di
alcune aziende, specie napoletane, di scritte o simboli inneggianti alla lotta armata.
E lecito ipotizzare, pertanto, che il mondo del lavoro e
le problematiche connesse restino lasse centrale delle future iniziative delle
BR-PCC.
Sotto questo profilo è da ritenere consistente, nel breve e medio
termine, il rischio che occasioni propizie per gesti di "propaganda armata"
vengano individuate con riferimento a tematiche di rilevante attualità (welfare,
disoccupazione, vertenze contrattuali e pensioni).
Quanto agli obiettivi, risultano più esposti i quadri medio-alti -
governativi, sindacali ed imprenditoriali - maggiormente impegnati, specie in
materia occupazionale, nella politica di concertazione, ritenuta il principale fattore di
ammortizzazione dello "scontro di classe".
Al riguardo, significative convergenze si registrano con quei gruppi
marcatamente ideologizzatì, che agiscono secondo schemi semiclandestini, intenzionati
a sobillare, specie nel Mezzogiorno, i settori del precariato, dei disoccupati, delle
maestranze interessate da vertenze contrattuali o da ristrutturazioni aziendali, con il
proposito di far detonare le "rabbie sociali" in una prospettiva rivoluzionaria.
Profili di pericolo, nellottica brigatista, Sussistono anche per
quanti sono coinvolti nei processi di ridefinizione e riforma degli assetti
istituzionali, nonché per le personalità occupate a realizzare gli indirizzi
di politica comunitaria. Ulteriori bersagli potrebbero essere rinvenuti in
relazione a piani di riorganizzazione dei comparti industriali di rilevanza strategica,
connessi ai progetti europei di cooperazione economico-militare, già nel mirino
dei terroristi per la valenza simbolica attribuita alla produzione bellica nel quadro
della "lotta allimperialismo".
Un analogo, spiccato antimilitarismo caratterizza quelle frange
eversive del Nordest il cui rinnovato attivismo propagandistico potrebbe preludere, in
una logica emulativa delle BR-PCC, ad azioni di più accentuato spessore, specie contro
obiettivi USA e NATO, anche al fine di rinsaldare i legami con omologhe componenti estere,
in adesione ai reiterati richiami della pubblicistica alla costituzione di un "Fronte
Combattente Antimperialista", nel quale ricomprendere pure il terrorismo
mediorientale, incluso quello di matrice islamica.
Sotto laspetto dei fermenti in ambito europeo, sono
allattenzione taluni episodi che potrebbero essere indicativi del rinnovarsi di
relazioni, sia pure Sotto il profilo logistico e della comune frequentazione.
I riferimenti nel volantino delle BR-PCC allesperienza dei "Nuclei
Comunisti Combattenti" - attivi nella Capitale dal 92 al 94 e,
verosimilmente, composti da elementi toscani e romani - fanno supporre che
questultimo gruppo non sia estraneo al progetto di rilancio della lotta armata.
Specifica attività info-investigativa è diretta, in Italia ed
allestero, alla localizzazione di quei terroristi che, dopo la scarcerazione, hanno
lasciato senza apparente motivo labituale dimora, rendendosi di fatto irreperibili.
AI fine di apprezzare eventuali connessioni con ambienti neobrigatisti,
sono al vaglio degli inquirenti gli esiti investigativi di operazioni, condotte anche
con il contributo dellintelligence, che, nei mesi scorsi, hanno portato, fra
laltro, allarresto di estremisti sospettati di appartenere ad un gruppo
eversivo di matrice antimilitarista operante nel Nord Est ed a numerose perquisizioni in
varie città del territorio nazionale.
Di rilievo, poi, è la vitalità mostrata dagli ambienti anarco-insurrezionalisti,
ai quali sono verosimilmente da ascrivere i due falliti attentati dinamitardi compiuti a
Milano in ottobre, in segno di solidarietà verso i "militanti prigionieri".
Nuovi gesti dimostrativi - con i tratti di imprevedibilità ed
estemporaneità che qualificano il "modus operandi" dellarea - possono
essere attuati in vista di scadenze processuali riguardanti il settore, ovvero in
relazione ad altre tematiche al centro dellimpegno propagandistico.
A questo proposito, la dichiarata ostilità delle frange anarchiche
radicali al mondo della Chiesa ed ai suoi simboli più rappresentativi rende le
celebrazioni del Giubileo circostanze a rischio per lattuazione di iniziative
di disturbo e di provocazione, con il possibile coinvolgimento di quelle formazioni
dellultrasinistra contrarie ad ogni forma di tregua della conflittualità sociale.
Altra minaccia è costituita dalla progressiva affermazione di un
movimento in grado di coniugare le istanze di gruppi ecologisti oltranzisti con le
spinte dellestremismo politico. La lotta alla globalizzazione ed alla
liberalizzazione economica potrebbe saldarsi con lambientalismo radicale, dando
luogo ad atti di sabotaggio alimentare contro quelle espressioni ritenute simbolo
del "capitalismo" e della sperimentazione biotecnologica.
In merito, le manifestazioni di protesta al vertice "WTO"
di Seattle alla fine di novembre rappresentano potenziale riferimento per
unaccelerazione dellattività contestativa, su cui potrebbero innestarsi
strategie più incisive.
Preoccupa, in questo senso, laggressività di certe formazioni
che, già agli inizi del 99, alla vigilia fra laltro dellomicidio
DAntona, hanno dimostrato notevoli capacità "militari" in manifestazioni
di piazza con preordinati attacchi alle Forze di polizia.
b. destra extraparlamentare
Gli attentati compiuti in autunno a Roma contro obiettivi simbolo
dellantifascismo e della persecuzione antisemita possono considerarsi il culmine di
unintensa mobilitazione propagandistica, dai toni sempre più aggressivi, dei
segmenti oltranzisti dellestrema destra che, specie nel Centronord, hanno sviluppato
anche una "campagna" contro la normativa in materia di discriminazione razziale,
etnica e religiosa.
Il passaggio ad una "fase operativa" è stato favorito dal recupero
delle teorie di disciolti movimenti eversivi e dal rinnovato protagonismo
di vecchi militanti, dediti ora ad attività di proselitismo, ai quali è
riconducibile una solida rete logistica e finanziaria. anche allestero.
Il ricorso a gesti provocatori sembra inserirsi in un itinerario
strategico - verosimilmente influenzato dalla riproposizione del terrorismo di opposto
segno
- che contempla progettualità controindicate accanto ad iniziative
pseudoculturali.
In tale contesto, il settore mostra di guardare, quali potenziali
bacini di reclutamento, soprattutto ai gruppi skinhead ed alle frange di
ispirazione neonazista delle tifoserie ultras, ritenuti più manipolabili e
caratterizzati da atteggiamenti "spontaneisti", con lobiettivo di
rafforzarne lostilità nei confronti della società multirazziale.
Episodi di particolare clamore come quelli della Capitale, proprio in
ambiti dominati da fanatismo e da diffusa propensione alla violenza, rischiano di
innescare gesti emulativi, in un quadro che potrebbe altresì segnare il riproporsi
della conflittualità tra estremismi contrapposti.
Le indicazioni raccolte evidenziano una ridefinizione degli assetti
organizzativi di talune aggregazioni, che prevede maggiore compartimentazione e
qualificazione dei militanti ed unaccentuazione degli inserimenti strumentali, anche
in chiave antisindacale, in vari settori produttivi, specie a Roma ed in Campania.
Si vanno intanto consolidando i rapporti con formazioni straniere ultranazionaliste
e neofasciste, in grado di costituire modelli di elevata operatività ed aggressività.
Il dinamismo manifestato dallarea potrebbe trovare, nella
ricorrenza giubilare, sinergie con quellestremismo integralista e tradizionalista
che si oppone ad ogni forma di apertura della Chiesa cattolica.
c. altre aree di attenzione
Continuano a rivestire interesse gli ambienti più facinorosi di
orientamento separatista che, in risposta ad un asserito vuoto progettuale ed in
attuazione di persistenti pulsioni antistituzionali, potrebbero riproporre gesti clamorosi
per richiamare lattenzione sulla "causa secessionista".
Ciò, in una cornice che si connota per il rilevato proposito di
rilanciare campagne denigratorie e disinformative volte ad alimentare la disaffezione
verso lo Stato.
2. Criminalità organizzata:
a. gruppi endogeni
Nonostante i risultati dellincisiva azione di contrasto, i
sodalizi malavitosi conservano potenzialità eversive e si evidenziano per
unefferata aggressività che ne mantiene elevato limpatto, alimentando diffuso
allarme sociale.
Resta forte la capacità mafiosa di infiltrare il tessuto economico,
anche attraverso il costante affinamento delle tecniche di reinvestimento dei proventi
illeciti ed i tentativi di inserirsi nei progetti di sviluppo riguardanti soprattutto le
regioni meridionali, specie nel settore degli appalti pubblici.
Parallelamente, si è consolidata la tendenza ad operare in una
dimensione transnazionale, modulando le progettualità operative sulla globalizzazione dei
mercati e sullevoluzione dei sistemi di comunicazione.
In Sicilia sono stati rilevati significativi cambiamenti nelle
dinamiche organizzative delle "famiglie" operanti nella zona occidentale
dellIsola che, nellintento di limitare i danni prodotti dalle rivelazioni dei
collaboratori di giustizia e, al contempo, di prevenire lulteriore espansione del
pentitismo, hanno avviato una più rigorosa selezione dei nuovi adepti, accentuando la
compartimentazione dei settori di intervento e dei livelli gerarchici. Appare coerente con
tale processo evolutivo il perseguimento da parte di "cosa nostra" di strategie
operative di basso profilo, nellambito di una gestione complessiva dei traffici
illeciti sostanzialmente improntata ad una riduzione della visibilità esterna.
Perdura, nellarea palermitana, la frattura tra la fazione facente
capo ai corleonesi detenuti e quella fautrice di una strategia di
"inabissamento", mentre rimane da verificare limpatto di recenti omicidi
sui rapporti tra i due schieramenti.
Nella zona orientale le cosche, facendo perno su di unarticolata,
seppur precaria, rete di alleanze locali e su consolidati legami con le
"famiglie" palermitane, sono concentrate prevalentemente nei settori
delle estorsioni, del traffico di stupefacenti e del riciclaggio. In seno al clan
preminente si sono registrate nuove tensioni imputabili alle mire egemoniche di alcuni
componenti.
Fermenti hanno interessato il Ragusano, soprattutto quei comprensori
destinatari di flussi finanziari finalizzati ad incentivare lo sviluppo agricolo e
zootecnico che potrebbero attirare interessi mafiosi.
Linasprimento della conflittualità riguarda anche il Nisseno,
ove la zona di Gela si conferma tra quelle a più alta densità criminale per la massiccia
presenza di "manovalanza" composta da minori reclutati a basso costo.
Le consorterie calabresi hanno continuato a muoversi su un
duplice piano operativo in cui il ricorso, con modalità particolarmente aggressive,
allintimidazione, alle estorsioni ed allusura, teso al controllo del
territorio, si associa alla gestione dei capitali di provenienza illecita, anche mediante
operazioni finanziarie internazionali.
Lattivismo criminale riguarda anche gli appalti di opere
pubbliche, lo smaltimento dei rifiuti ed il narcotraffico, in ordine ai quale la
ndrangheta si conferma come referente privilegiato dei "cartelli"
sudamericani.
I collegamenti instaurati allestero stanno consolidando sempre di
più la dimensione sovranazionale delle cosche, alla ricerca di nuove aree di
espansione nellEuropa dellEst, nellex Jugoslavia, in Turchia e in
Albania, in aggiunta ai tradizionali spazi di intervento oltreoceano.
La volatilità degli equilibri e lavvio di lavori pubblici in
territori su cui insistono più ndrine potrebbero essere forieri di contrasti, con
il prevedibile riaccendersi di sanguinosi conflitti.
Specifica attenzione viene riservata al porto di Gioia Tauro, snodo
strategico nel traffico marittimo internazionale e pertanto esposto al rischio di essere
individuato quale terminale dei grandi commerci illeciti latino-americani ed orientali.
Eventualità, questa, che interferirebbe anche nello svolgimento delle attività
produttive e nello sviluppo dellindotto.
La disgregazione dei principali gruppi campani ha contribuito ad
acuire la conflittualità, favorendo, specie nel Napoletano, la proliferazione di nuove
compagini criminali, in una situazione che potrebbe preludere ad un cruento sfaldamento
delle alleanze che controllano i commerci clandestini di stupefacenti e tabacchi.
Analogo processo sembra investire la provincia di Caserta ove i clan
hanno recentemente allacciato collegamenti con lEst europeo per il traffico di droga
e di armi.
Le diverse operazioni di polizia e le prime, positive ricadute dei
recenti accordi di collaborazione con il Montenegro hanno inciso sensibilmente
sulloperatività di molte organizzazioni pugliesi, attraversate da rivalità
interne e contrasti per lacquisizione di nuovi canali di finanziamento e fonti
di approvvigionamento.
Allorigine dellaccresciuta ferocia che segna le azioni di
quei gruppi e del ricorso a tipologie delittuose peculiari - come i cd. sequestri lampo a
scopo di estorsione - si pongono, verosimilmente, linterazione con la criminalità
balcanica e lintento di accumulare capitali, tipico delle fasi espansive e
rispondente altresì allesigenza di agevolare la latitanza dei boss nonché di
assicurare continuità di funzionamento alla struttura logistica estera.
In questo quadro, se lescalation di omicidi verificatasi
nel Foggiano costituisce il segnale di una crescente tensione fra i clan, intenzionati ad
ampliare le rispettive sfere di influenza, notevole allarme suscita lattuale
congiuntura registrata nella penisola salentina e - oltre a Brindisi, in cui si vanno
reiterando gravi fatti di sangue, legati essenzialmente al traffico di tabacchi -
soprattutto nel Leccese che evidenzia linnalzamento della capacità offensiva
di quella criminalità, emblematicamente confermato dalla tecnica usata e
dallefferatezza dimostrata in occasione dellassalto, in dicembre, a furgoni
portavalori.
Nel panorama delle espressioni delinquenziali, non viene trascurata la Sardegna,
dove sono proseguiti gesti violenti di spiccato contenuto minatorio riconducibili
alla permanente insofferenza di certi settori verso lazione amministrativa degli
enti locali.
b. gruppi stranieri
Le molteplici espressioni della criminalità straniera operanti nel
nostro Paese costituiscono, ad un tempo, la proiezione di sviluppi nei contesti di origine
e la risultante della trasposizione nellambito di insediamento delle
caratteristiche tipiche della loro fenomenologia delinquenziale.
Tale processo di "adeguamento" - improntato ora ad esigenze
di mimesi, ora a strategie violente di vera e propria "occupazione - è andato
configurando una minaccia poliedrica, a fronte della quale la ricerca informativa ha
dovuto investire tanto aspetti di immediata incidenza sullordine pubblico, in
coordinamento con le forze di polizia, quanto dinamiche transnazionali, in unottica
integrante unazione intelligence sul versante estero, con il necessario contributo
degli organismi collegati.
La capacità di inquinare i sistemi economici costituisce
laspetto pregnante della cd. mafia russa, impegnata a reinvestire gli ingenti
profitti dellillecito in attività imprenditoriali e finanziarie, secondo
modalità che hanno sovente evidenziato il coinvolgimento di referenti italiani,
non mancando, talora, di far registrare condotte più visibilmente delittuose, come
lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico di droghe, anche sintetiche. La
stessa acquisizione di esercizi commerciali sottenderebbe, in alcuni casi, pratiche
estorsive o usurarie.
Inoltre, il contraccolpo delle recenti inchieste sulla presunta
corruzione di settori della nomenklatura di Mosca, il cruento confronto, in patria,
tra schieramenti affaristico - mafiosi, nonché specifici segnali raccolti sul piano
informativo concorrono a delineare il pericolo di omicidi di elementi di rilievo nel
continente europeo, come già avvenuto in passato. In tale prospettiva, assume peculiare
valenza la scelta del nostro Paese quale luogo di riunione tra esponenti di spicco della organizatsya
e personalità russe a vario titolo colluse con quella criminalità per la ridefinizione
delle alleanze e la concertazione di nuove linee operative.
Le aggregazioni nigeriane starebbero innestando anche nelle
regioni più prospere del Nord centrali di smistamento di clandestini e
stupefacenti, nonché circuiti di prostituzione gestiti con la violenza e
lintimidazione. La descritta tendenza espansiva, in grado di produrre contrasti con
gruppi di diversa origine, trae ulteriore spinta dalla propensione a moltiplicare le
iniziative di tipo commerciale a fini di riciclaggio.
Analoghi processi di infiltrazione nel tessuto economico si profilano
con riferimento ai sodalizi cinesi, in ordine ai quali hanno trovato significativo
riscontro investigativo non solo il segnalato attivismo nel segmento
dellimmigrazione irregolare e del lavoro nero, ma anche il crescente coinvolgimento
in crimini propri dellassociazionismo mafioso. Al riguardo, appare meritevole di
attenzione leventualità di ingerenze nella comunità asiatica da parte delle
potenti e ramificate Triadi.
Più diretti ed accertati legami con le consorterie del paese di
origine presenta la malavita albanese, soggetto di punta nei commerci
illeciti di varia natura dai Balcani.
Oltre alle già registrate intese degli albanesi con omologhe
organizzazioni di altra nazionalità, incluse quelle anatoliche e dellex URSS, le
più recenti acquisizioni hanno posto in luce accordi con clan camorristici, per
lapprovvigionamento di armi, stupefacenti e tabacchi, con macedoni e montenegrini,
per il transito di narcotici e migranti verso lEuropa, nonché con albano -
kosovari, per la fornitura di materiale bellico alla militanza separatista, ovvero per
il contrabbando di petrolio in direzione della Repubblica Federale di Jugoslavia.
In territorio nazionale tali gruppi - di cui, oltretutto, viene
segnalata una competitività interna - si connotano per unaggressività che
sembra destinata a produrre situazioni di conflittualità con altre realtà
criminali.
Significativo il caso della Puglia - teatro di consolidati rapporti di
tipo collaborativo con la malavita locale, a motivo delle cointeressenze delinquenziali
ove sono emersi dissidi con i clan baresi per lo smercio di droga nel capoluogo. In alcune
aree del Nord, inoltre, gli schipetari si trovano in una posizione di concorrenzialità,
già tradottasi in episodi violenti, rispetto ai gruppi autoctoni, specie per lo
sfruttamento della prostituzione. Le indicazioni concernenti il reclutamento di
manovalanza maghrebina per lo spaccio di stupefacenti inducono, poi, ad ipotizzare il
parallelo raggiungimento di una sostanziale egemonia o comunque di un "secondo
livello" operativo.
A conferma della pervasività del fenomeno interviene, infine, il
graduale quanto determinato inserimento di bande albanesi in contesti inediti, come la
Sicilia orientale, ove le tensioni con la strutturata mafia endogena appaiono suscettibili
di pericolose degenerazioni.
La dimensione fisiologicamente transnazionale dei traffici illeciti e
lintrecciarsi delle ramificazioni criminali da e per il nostro Paese hanno imposto
uno specifico monitoraggio delle realtà geopolitiche di maggiore incidenza, tra le quali
assume indubbia centralità la vicina regione balcanica.
In unarea in cui il susseguirsi di conflitti, la precarietà
degli equilibri politici e la complicità di locali ambiti istituzionali hanno agito da
moltiplicatore delle attività illegali, lazione dei Servizi ha contribuito ad
orientare le iniziative del Governo volte ad incoraggiare gli Stati oltreadriatico a forme
di concreta collaborazione.
Sul versante interno, non viene trascurata leventualità che
nella ricorrenza del Giubileo il moltiplicato impegno degli apparati di contrasto su altri
fronti di minaccia, connotati anche da talune amplificazioni mediatiche, possa indurre la
criminalità a nuove attivazioni, qualora dovesse percepire nella contingenza un
allentamento della pressione info-investigativa.
Lapporto informativo relativo allintero settore del crimine
organizzato ha consentito, tra laltro, larresto di 234 persone, delle quali
162 per associazione a delinquere di stampo mafioso, la cattura di 9 latitanti, nonché il
sequestro di droga. armi, valuta e titoli falsificati, opere darte e reperti
archeologici.
3. Sicurezza economica nazionale
Lattività a presidio della sicurezza economica nazionale
evidenzia il rischio di inquinamento criminale, anche di matrice estera, nel sistema
produttivo e nei
circuiti finanziari, tentativi di penetrazione in comparti di rilevanza
strategica, nonché potenziali situazioni di danno riconducibili alla tensione sociale
connessa alla crisi occupazionale ed alla ristrutturazione di settori-chiave.
Particolare attenzione viene riservata al reinvestimento dei capitali
illegali ed al complesso corollario di manifestazioni delittuose che ne rappresentano,
sovente, il presupposto ed il frutto, considerate le implicazioni sui versanti del sistema
finanziario, dellordine economico e del libero mercato. Inoltre, la
caratterizzazione di moltiplicatore patrimoniale insita nel meccanismo di ripulitura del
"denaro sporco" riverbera effetti in termini di amplificazione della carica
eversiva dei sodalizi, nellassunto che ad una loro incrementata forza economica
corrisponda un sempre più diffuso livello di aggressione sociale.
Le operazioni di riciclaggio continuano a ricondurre a quei
"paradisi finanziari", le cui legislazioni sulla tutela della segretezza della
titolarità dei patrimoni impediscono ogni forma di trasparenza delle attività economiche
e finanziarie, favorendo, nella sostanza, la criminalità organizzata.
In prospettiva, il fenomeno potrà conoscere momenti di crescita per
effetto dellinterazione della liberalizzazione degli scambi con lo sviluppo
dellinformatizzazione, in assenza di adeguati strumenti di vigilanza e controllo.
Tra le manovre di intossicazione economica, è stato individuato un
sofisticato sistema di frode in danno delle finanze nazionali e dellUnione Europea,
realizzato da una ramificata organizzazione, in grado di alterare la concorrenza in un
segmento vitale del mercato intracomunitario.
Prosegue il monitoraggio per lindividuazione di insediamenti
aziendali e di reticoli finanziari, funzionali ad eludere le misure internazionali di
embargo, ovvero a favorire loccultamento di risorse di provenienza delittuosa.
E stata, del pari, sviluppata mirata ricerca informativa in
direzione dei possibili canali di finanziamento dei gruppi oltranzisti islamici.
Alla consueta attività di supporto in favore del Comitato Difesa
Industria si affianca la costante tutela preventiva del patrimonio di conoscenze
specialistiche in settori di elevata caratura strategica, in un ambito in cui
lazione intelligence ha riguardato altresì i campi dellenergia e
dellalta tecnologia, rispetto ad attività controindicate poste in essere da paesi
terzi, pure attraverso pratiche di concorrenza sleale. In tale contesto, ha formato
oggetto di approfondimento la situazione nel quadrante balcanico, interessato da un
articolato programma di ricostruzione delle zone colpite dal conflitto kosovaro e via di
dispiegamento dei corridoi paneuropei.
Le prospettive di crescita dellarea, in relazione alle quali i
terminali portuali delladriatico giocheranno un ruolo cruciale nei trasporti e
nellofferta di servizi logistici, hanno determinato lintensificazione delle
iniziative estere per guadagnare posizioni di leadership anche a scapito degli scali
italiani.
In un panorama che vede il permanere di carenze infrastrutturali in
aree ove, oltretutto, il fenomeno delleconomia sommersa costituisce, a
tuttoggi, fattore di alterazione e condizionamento, le problematiche occupazionali
continuano a costituire il perno delle iniziative di protesta e mobilitazione che hanno
variamente interessato il precariato ed i senza lavoro, gli ambiti industriali coinvolti
in piani di privatizzazione e ristrutturazione, le nuove formule di impiego flessibile.
Vengono seguiti alcuni settori del mercato agricolo investiti da difficoltà legate alla
crescente globalizzazione ed alle determinazioni assunte in sede comunitaria, per
leventualità di degenerazioni, anche clamorose, della contestazione.
Ciò, pure in ragione della confluenza di frange del malcontento verso
posizioni ambientaliste radicali, specie nellavversare limpiego delle sostanze
transgeniche, poiché vengono paventate, al di là dei rischi per la salute pubblica,
penalizzazioni economiche della categoria.
4. Minacce diversificate
a. sicurezza ambientale
Il rilevato rischio di unindebita dispersione sul territorio
dei prodotti radioattivi - specie quelli a bassa emissione provenienti dai settori della
ricerca, dellindustria e della sanità - ha imposto la vigilanza sui sistema di
raccolta, deposito e condizionamento.
Lo smaltimento abusivo dei rifiuti continua a rappresentare la minaccia
di maggiore insidiosità non solo per la lesione diretta dei beni pubblici aggrediti, ma
anche per la dominante e pervasiva interferenza criminale, che rallenta ogni iniziativa di
bonifica e ripristino ambientale.
Lattività illecita più diffusa attiene alla costituzione di
discariche clandestine - soprattutto nel Centrosud e con un crescente utilizzo, nelle zone
insulari, di cave dismesse - in cui vengono interrati residui tossici o comunque
pericolosi. In tale quadro, accanto ai tradizionali comportamenti occulti, si registrano
tentativi di inserimento di una cosca nel progetto di edificazione di un impianto di
trattamento nel Meridione.
Quanto al possibile insorgere di inediti profili di pericolo, riveste
interesse il sistema di prelievo, stoccaggio e rigenerazione di taluni prodotti esausti di
origine vegetale, nelleventualità che un loro fraudolento impiego in usi zootecnici
possa determinare contaminazioni nella catena alimentare.
b. pirateria informatica
Alla prospettiva di uneventuale congestione dei sistemi
connessa alla concomitanza del Giubileo con lanno 2000 ha corrisposto
lattivazione costante degli organi di intelligence per individuare, sotto il profilo
preventivo, iniziative rilevanti per la sicurezza.
Così, in seno alla componente radicale dellantagonismo, specie
di ispirazione anarcoide, è stato rilevato, oltre al consolidato ricorso alle
"reti" a fini di propaganda e mobilitazione, lintento di compiere atti
ostili in coincidenza di eventi di rilievo internazionale, come nel caso dellultima
conferenza dellOrganizzazione Mondiale del Commercio.
Del pari, ha formato oggetto di attenzione il rischio legato ai virus
informatici, in relazione alleventualità che la propensione a connotarli in termini
simbolicoevocativi trovasse nella congiuntura di fine millennio fattori incentivanti per
incrementarne la propalazione.
Quanto sopra, con riguardo anche a possibili iniziative volte ad
amplificare la reale portata dei problemi tecnici per la datazione dei sistemi, allo scopo
di generare allarme nellopinione pubblica.
Laffermarsi contestuale della globalizzazione dei mercati e del
mezzo telematico nelle transazioni economiche e finanziarie va ponendo, poi, nuove sfide
alla sicurezza, laddove la territorialità che tuttora circoscrive le funzioni di
controllo e giurisdizione, limmaterialità di alcuni dei beni negoziati e la
dimensione virtuale delle operazioni possono agevolare inserimenti criminali.
c. fenomeno delle sette
La peculiare valenza simbolica delle celebrazioni giubilari ha
indotto gli organismi di intelligence a seguire con specifica attenzione il fenomeno delle
sette, soprattutto di ispirazione millenarista o satanista.
Il passaggio del secolo ha sviluppato, in molteplici ed eterogenei
gruppi, una crescita delle aspettative apocalittiche, con il rischio che anche singoli
individui particolarmente suggestionabili possano rendersi responsabili di azioni
eclatanti. Più in generale, la vigilanza informativa è volta a cogliere eventuali
progettualità controindicate, specie in danno di luoghi sacri.
In questo senso, mirato impegno viene dedicato, di concerto con i Servizi
collegati, a monitorare le presenze sul nostro territorio di seguaci di movimenti
settari che già in passato si sono resi protagonisti di atti di forte
impatto offensivo. Ciò, anche nella considerazione che taluni sodalizi millenaristici,
continuamente alla ricerca di nuovi aderenti, potrebbero trovare spunto in problematiche
di carattere ambientale, economico e sociale per promuovere campagne contro lattuale
sistema "capitalista".
5. Sviluppi di situazione nelle aree di maggiore
interesse
Molti dei conflitti e dei focolai di tensione registrati sulla scena
internazionale, talora inquadrabili in schemi evolutivi connessi ad istanze politiche o
religiose, in altri casi espressione di processi endogeni peculiari, sono accomunati dalla
tendenza a proiettare dinamiche di crisi al di fuori dei rispettivi contesti di origine.
Così, linterazione dellislamismo radicale con rivendicazioni etnico -
separatiste, il suo contrapporsi a progetti politico - diplomatici destinati a
marginalizzarlo ed i livelli ancora carenti di rispetto dei diritti umani in taluni ambiti
nazionali costituiscono motivo conduttore di guerre e contenziosi che non mancano di
presentare potenziali ripercussioni di natura terroristica sul continente europeo. Nel
contempo, specifiche esigenze di tutela interessano paesi ed organismi sovranazionali
impegnati in un ruolo di mediazione, di peace-keeping e di assistenza, talora
percepibile in chiave ostile da taluna delle parti in causa. Lesposizione al rischio
appare tanto più concreta quanto maggiori risultano le difficoltà di favorire
linnesto di stabili ordinamenti democratici che incoraggino lo sviluppo di una
cultura del dialogo, della cooperazione e della legalità.
In questottica di prevenzione si è dispiegata lazione
informativa dellintelligence sul versante estero, che, al fine di cogliere ogni
possibile segnale di minaccia alla sicurezza, ha interessato tanto aree vicine, quanto
spazi geopolitici extraeuropei, investendo, in particolare, gli sviluppi postbellici nella
regione balcanica, le vicende cecene, i fermenti in Asia centrale, taluni eclatanti
accadimenti nel subcontinente indiano e nel Sudest asiatico, le evoluzioni in Medio
Oriente e nel Maghreb, i numerosi conflitti africani.
a. area balcanica
La cessazione delle operazioni militari ha segnato linizio di
un nuovo impegno della comunità internazionale nei confronti della regione balcanica,
tradottosi in una strategia globale ed integrata - che ha trovato formale sanzione
nellambito della Conferenza per il Patto di Stabilita - tesa a promuovere un
processo di trasformazione democratica ed a scongiurare linsorgere di ulteriori
crisi. In relazione alla presenza di forze militari nazionali e di nostri concittadini in
missioni ONU ed in varie Organizzazioni Non Governative, lattività informativa si
è sostanziata in un costante monitoraggio finalizzato a rilevare tempestivamente
eventuali indicatori di minaccia.
Per quanto riguarda la situazione nella Repubblica Federale di
Jugoslavia (REJ), gli sviluppi registrati in Kosovo evidenziano il permanere di
unaccesa conflittualità interetnica, che inquina lazione volta ad attuare le
intese per il riassetto politico-amministrativo della provincia.
In un quadro connotato dalla frammentazione del panorama politico
albanokosovaro - accentuata anche dallimminenza delle elezioni generali, previste
per la primavera del 2000 - il perdurante attivismo delle frange radicali ha comportato
notevoli difficoltà nella smilitarizzazione delle forze indipendentiste e nella
costituzione di un corpo con compiti di protezione civile, determinando altresì
atteggiamenti di intolleranza nei confronti della Forza internazionale di sicurezza
(KLFOR) e reiterate violenze in danno delle componenti serba e rom.
A ciò ha corrisposto un crescente risentimento da parte serba nei
confronti della KFOR, accusata di non garantire alla popolazione condizioni di sicurezza,
contribuendo a determinarne lesodo. Ne sono conseguite la decisione dei maggiori
esponenti di quella comunità di sospendere la partecipazione a qualunque iniziativa di
promozione della convivenza interetnica, nonché ladozione di misure per la
creazione di proprie strutture rappresentative e di difesa, in un contesto in cui elementi
della polizia speciale serba potrebbero cercare di strumentalizzare la situazione.
La ricerca informativa ha individuato, tra i fattori in grado di
incidere sulla sicurezza, la crescente penetrazione islamica, favorita sia dallopera
di proselitismo delle numerose ONG confessionali - che ha trovato facile innesto nella
precarietà del tessuto socioeconomico - sia dallinedito atteggiamento di apertura
verso tali strutture palesato dai settori albano-kosovari più radicali, interessati agli
aiuti dei paesi islamici. La presenza in seno alle ONG di elementi integralisti è stata
più volte segnalata dallintelligence per il rischio di attacchi al personale
internazionale e per le eventuali proiezioni di attività controindicate nelle aree
limitrofe.
La Serbia continua a caratterizzarsi per le notevoli difficoltà
socioeconomiche, effetto del conflitto e dellembargo - in un sistema peraltro
fortemente inquinato da traffici illeciti - e per la vitalità dei partiti di opposizione,
intesa a provocare un avvicendamento della leadership federale. Tuttavia, nonostante i
tentativi di acquisire maggiore compattezza, la sostanziale frammentazione che ha sinora
segnato il fronte del dissenso ha consentito il contenimento degli effetti della protesta
da parte della dirigen.za di Belgrado. Questultima, pur manifestando disponibilità
formale alla richiesta di elezioni politiche anticipate, starebbe adottando provvedimenti
atti a potenziare il proprio controllo, anche promuovendo campagne di propaganda mirate ad
enfatizzare la capacità di condurre il paese verso la ripresa postbellica.
E di rilievo, sul piano della sicurezza, lemergere di
spinte autonomiste nella Serbia sudorientale, a predominanza etnica albanese, che
potrebbero determinare un repentino deterioramento della situazione.
I rapporti con il Montenegro hanno registrato un progressivo
inasprimento, in relazione alle misure intraprese da Podgorica per assicurarsi
unautonomia de facto che - partendo dalla presentazione della cd.
"Piattaforma di base per le nuove relazioni tra Serbia e Montenegro", sul
progetto di trasformazione della federazione in una "Comunità degli Stati" -
sono giunte allintroduzione del marco tedesco quale valuta parallela alla divisa
jugoslava ed alla nazionalizzazione di talune infrastrutture.
Laccelerazione impressa al processo ha contemplato anche il
ventilato intento della dirigenza montenegrina dì indire un referendum popolare per la
secessione. Tali iniziative hanno acuito la contrapposizione tra i due principali
schieramenti del quadro politico interno, evidenziando rischi per la stabilità della
repubblica che vede, al nord, una prevalente presenza serba, interessata
allintegrità federale, a fronte di una più consistente aliquota montenegrina nelle
regioni sudorientali, favorevole ad una maggiore autonomia.
Belgrado - ritenendo cruciale la permanenza del Montenegro nella RFJ -
ha assunto un atteggiamento teso a contenere i disegni riformisti di Podgorica,
rallentando i tempi per il raggiungimento di una soluzione negoziata. Siffatto scenario -
in cui alle manovre politiche sì associano quelle militari, con il rischio latente di
incidenti che potrebbero sfuggire al controllo dei rispettivi governi - non esclude
leventualità di un improvviso passaggio ad una fase di aperta conflittualità.
Al riguardo, lattività informativa va evidenziando la possibile
incidenza, sullevoluzione della crisi, di influenze esterne percepibili da entrambe
le parti come diretto appoggio alle istanze di revisione dei rapporti interfederali. In
tale contesto ogni spinta centrifuga rischia di costituire modello di riferimento per
altre aspirazioni separatiste, come quelle presenti in Vojvodina, ove i partiti
rappresentativi della minoranza ungherese reclamano una maggiore autonomia per la
provincia.
Anche i fattori di rischio rilevati in Macedonia scaturiscono
dalle tensioni interetniche, in una cornice di accentuata instabilità
politico-istituzionale.
Il ruolo determinante giocato dallelettorato albano-macedone più
radicale nelle elezioni presidenziali - sulle quali ha gravato, tra laltro, il
sospetto di brogli - potrebbe condizionare lazione dellesecutivo e lo
stesso processo di consolidamento delle istituzioni democratiche.
Ciò, tenuto altresì conto della perdurante crisi economica e delle
precarie condizioni di sicurezza dovute al crescente attivismo delle formazioni criminali,
in rapporti sempre più stretti con la malavita albanese e con i gruppi estremisti
islamici.
La stabilizzazione della Bosnia-Erzegovina è tuttora ostacolata
dalle resistenze delle tre etnie costitutive, interessate a consolidare il proprio potere
nelle zone di competenza facendo perno sugli stretti legami con taluni paesi di
riferimento. Così, nella Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina (RSBE), la
comunità serba ha continuato a frapporre ostacoli al reinsediamento dei profughi croati e
musulmani nellarea di Brcko, osteggiando la costituzione di quella municipalità
multietnica promossa attraverso un arbitrato internazionale.
Il clima politico ha risentito, nei contempo, della vacanza della
carica presidenziale e della mancata formazione del governo a più di un anno dalle
elezioni generali, nonché del riacutizzarsi della tensione, specie a seguito dei numerosi
arresti di personaggi accusati di crimini di guerra, con un conseguente aumento degli
indicatori di rischio nei confronti della presenza internazionale.
Aspetto, questultimo, che, con riferimento a possibili azioni di
ritorsione da parte di elementi radicali croato-bosniaci, è stato rilevato anche nella Federazione
Croato-Musulmana dove viene altresì registrata la proliferazione dei sodalizi
criminali.
In Croazia, dopo la scomparsa del presidente, la scena politica
va delineando nuovi rapporti di forza. Ciò, in ragione dellindebolimento del
partito sinora al governo - derivante dalla competizione tra gli esponenti che ambiscono a
guadagnarne la guida ed a candidarsi alle prossime elezioni presidenziali - e
dellaccresciuto consenso dellopposizione.
Lazione dellintelligence ha evidenziato che
levoluzione in senso moderato del quadro politico interno potrebbe ridimensionare
linfluenza di Zagabria sulla componente croata della Bosnia-Erzegovina, mentre,
rispetto alle relazioni con la comunità internazionale, rimane centrale
latteggiamento di quella dirigenza in tema di perseguimento dei criminali di guerra.
Lattività informativa svolta in direzione dellAlbania
- paese di primario interesse per i possibili riflessi sulla sicurezza nazionale che
potrebbero derivare da un deterioramento della situazione - ha rilevato un progressivo
incremento delle tensioni politico-istituzionali. Viene registrata, in particolare, una
spiccata conflittualità interna ai principali partiti, sia dì governo che
dellopposizione, che ha portato, da un lato, ad una ridefinizione della composizione
dellesecutivo e, dallaltro, ad una recrudescenza delle iniziative
antigovernative, a fronte delle quali nell'ambito della stessa opposizione si sarebbe
delineata unala moderata con lintento di dar vita ad una nuova formazione
disposta alla mediazione ed al dialogo.
Le perduranti difficoltà economiche vanno innalzando la tensione
sociale, mentre resta elevata lincidenza sulla sicurezza da parte dei sodalizi
criminali - contrassegnati da rimarchevoli contrasti - nonostante limpegno profuso
per contenerne la pervasività. Ha trovato plurimi riscontri il segnalato attivismo, in
seno a talune ONG operanti nel paese, di estremisti islamici collegati
allintegralismo internazionale.
b. Comunità degli Stati Indipendenti
Gli esiti delle consultazioni per il rinnovo della Duma e
lavvicendamento alla guida della Federazione russa rappresentano
lepilogo di una fase caratterizzata dalle iniziative del Cremlino volte a recuperare
la credibilità minata dalle accuse di corruzione, assicurarsi la gestione delle
trasformazioni politiche e del passaggio di poteri, sanando, contestualmente, lo scontro
tra lesecutivo e lorgano legislativo. Lo stesso intervento armato in Cecenia
ha finito col guadagnare consenso alla dirigenza, facendo leva sui sentimenti nazionali.
In tale quadro, le prossime elezioni presidenziali, anticipate al mese
di marzo, sembrano destinate a sanzionare la scelta del nuovo leader, anche in ragione del
controllo da questi esercitato sullapparato statale e dellappoggio di
importanti gruppi finanziari.
Permangono, tuttavia, le incognite legate agli sviluppi della
situazione in Cecenia. Obiettivi essenziali restano la neutralizzazione della guerriglia
ed il mantenimento della diretta influenza sulla regione caucasica, di primaria importanza
geostrategica.
Le capacità difensive delle milizie ribelli potrebbero infatti
prolungare i tempi del conflitto, elevandone i costi in termini di vite umane e di impegno
finanziario. Tale eventualità conferirebbe nuovo slancio allopposizione,
soprattutto in considerazione della precarietà della situazione economica, che -
nonostante taluni segnali di ripresa - continua a risentire del ritardo di provvedimenti
strutturali idonei a favorire il decollo produttivo.
In tale contesto, le scelte della Russia con riferimento al teatro
ceceno appaiono, nel breve termine, influenzate dallimminente scadenza elettorale,
attesa la valenza che si assegna allandamento delle operazioni sul piano del
consolidamento del consenso.
Il problema ceceno interagisce anche con lazione diplomatica di
Mosca, finalizzata ad acquisire maggiore visibilità sulla scena mondiale in un quadro che
registra, da un lato, l'esigenza di consolidare le relazioni con lOccidente - anche
allo scopo di non pregiudicare gli interventi degli organismi finanziari internazionali -
e, dallaltro, linsorgere di distonie con i paesi NATO riconducibili, in parte,
alle pressioni dei vertici militari, che intendono recuperare un ruolo nella definizione
della politica estera, specie per gli aspetti attinenti alla sicurezza.
Al riguardo, laspirazione a riequilibrare il confronto con gli
USA - pure in relazione alle partite che si giocano in campo energetico - potrebbe indurre
il Cremlino a ricercare convergenze strategiche con altri attori internazionali.
La prosecuzione del conflitto con Grozny acuirebbe inoltre i fattori di
instabilità nellintera regione caucasica, accentuando le difficoltà di
Mosca nel promuovere lo sviluppo economico di quelle entità della Federazione e
nel risolvere le questioni etniche, religiose e territoriali emerse dopo la dissoluzione
dellUnione Sovietica.
Questo scenario favorirebbe lazione di proselitismo dei movimenti
fondamentalisti islamici, in particolare di quelli wahabiti, e ridurrebbe la
disponibilità dei settori più propensi al dialogo politico, conferendo altresì
concretezza al pericolo di una ripresa delle iniziative terroristiche di matrice
indipendentista.
Il permanere di spinte secessioniste, in una con il deterioramento
della situazione dellordine pubblico, caratterizza anche le altre repubbliche
caucasiche della CSI.
Il tentato colpo di stato di ottobre in Armenia, aggravando
ulteriormente la tensione, rischia di pregiudicare le trattative con lAzerbaigian
in ordine al contenzioso sul Nagomno-Karabakh, rendendo prevedibili ulteriori incidenti e
violazioni del cessate il fuoco.
In Georgia si sono registrati crescenti contrasti politici e la
radicalizzazione del confronto con la dirigenza della Repubblica separatista
dellAbkhazia, anche a seguito dellindizione, da parte di questultima, di
elezioni presidenziali, ritenute illegittime dalla stessa comunità internazionale.
Inoltre, la crisi cecena ha inasprito i rapporti tra le autorità russe
e i governi georgiano ed azero, in ragione del passaggio asseritamente consentito ai
volontari islamici che danno supporto alla guerriglia, dei ripetuti sconfinamenti russi
nello spazio aereo e territoriale della Georgia nonché a causa del consistente afflusso
di rifugiati ceceni in quel paese.
Quanto agli altri stati europei della CSI, in Ucraina,
nonostante la conferma del presidente garantisca la prosecuzione della linea moderata,
difficoltà potrebbero emergere nellattuazione delle riforme strutturali, atteso il
deterioramento delle condizioni economiche. Tale eventualità rischia
di rafforzare i settori "nostalgici" del vecchio regime, compromettendo le
progettualità delle forze riformiste e provocando una revisione delle linee guida della
politica estera sinora perseguita, basata su un crescente scambio con lUnione
Europea.
In Belarus, parallelamente allaccelerazione del processo
di integrazione con la Russia, permane la vigenza di misure straordinarie di sicurezza
tese a contenere lattività delle forze di opposizione, la cui area di consenso
sembra vada estendendosi anche ai settori militari.
Larea centroasiatica della CSI riveste un ruolo
strategico per lo sviluppo dei progetti energetici e per le vie di approvvigionamento in
direzione dei mercati occidentali. In un contesto segnato da degrado economico, diffusa
corruzione degli apparati di governo e collusioni di settori istituzionali con la
criminalità, la necessaria stabilità che garantisca anche una cornice di sicurezza è
minacciata dalla recrudescenza di attività terroristiche di matrice islamista, sia nelle
regioni meridionali del Kirghizistan che in quelle orientali del Tagikistan,
sia, soprattutto, in Uzbekistan.
c. area mediorientale
I risultati raggiunti nel dialogo israelo-palestinese, unitamente
al profilarsi di più ampie aperture nel processo di pace dellintera regione con
lavvio delle trattative tra Israele e Siria, costituiscono importanti successi sul
piano diplomatico, ferma restando la complessità dei negoziati in corso, incentrati su
questioni di rilievo sia strategico che simbolico.
Infatti, accanto allesigenza di definire le prerogative
dellEntità autonoma, di sanzionare lo statuto giuridico di Gerusalemme e di
tracciare un assetto territoriale che garantisca, con libertà di movimento ed autonomia,
un livello accettabile di sicurezza - argomenti su cui sono focalizzate le trattative tra
Tel Aviv ed Autorità Nazionale Palestinese (ANP) - si pongono problemi di più vasta
portata, relativi al destino dei profughi ed alla distribuzione delle risorse idriche, che
coinvolgono direttamente diversi protagonisti dellarea.
Le difficoltà di composizione sono testimoniate dalle dinamiche che
attraversano ml tessuto sociale e politico dei paesi interessati in cui, alle diffuse
aspettative di pace e benessere, si contrappongono le attività di sodalizi oltranzisti
che, facendo leva sugli ostacoli nel percorso di pacificazione, propugnano una
conflittualità permanente e potrebbero reagire ad un progressivo isolamento politico
facendo ricorso allo strumento terroristico.
Quanto sopra vale per Israele, ove spinte radicali si coniugano
con rimarchevoli istanze identitarie, e per 1ANP che, pur avendo conseguito
importanti successi nella lotta al terrorismo e nel consolidamento del proprio indirizzo
politico, deve anchessa fare fronte a rivendicazioni estremiste.
Il panorama è ulteriormente complicato dallinsieme delle
prospettive che ispirano i comportamenti di taluni governi della regione.
Così in Siria la disponibilità alla normalizzazione dei
rapporti con Israele, che prefigura un nuovo approccio anche con lOccidente, si
accompagna ai preparativi politici della successione alla leadership, mentre in Giordania
prosegue lopera di democratizzazione e rinnovamento istituzionale, che ha alimentato
il consenso popolare nei confronti del Sovrano, attento anche ad allontanare i rischi di
destabilizzazione provenienti dagli ambienti estremisti, specie quelli che rifiutano il
processo di pace.
Sul piano della sicurezza sono di rilievo, inoltre, le tensioni che
attraversano il Libano, dove sembra delinearsi una tendenziale convergenza di
frange radicali palestinesi con formazioni islamiste sovranazionali.
Quel paese va acquisendo, anche in prospettiva, rinnovata centralità,
dovendo misurarsi con le risoluzioni con cui le milizie sciite intenderanno rispondere
allannunciato ritiro israeliano dalla zona meridionale; con la sorte che i negoziati
riserveranno ai profughi palestinesi, il cui ritorno nei luoghi di origine, auspicato da
Beirut, incontra lopposizione di Tel Aviv e la cautela della stessa ANP; con il
recente attivismo armato, anche contro obiettivi non collegati alle dinamiche
mediorientali, di integralisti riconducibili al fronte internazionale islamico.
La presenza, in forma stanziale o in transito, di mujaheddin arabo-afghani
viene rilevata anche nello Yemen, ove si pone allorigine dellaumentata
operatività del radicalismo locale cui sono da ascrivere anche minacce nei confronti di
alcuni rappresentanti diplomatici occidentali. Ciò in un contesto in cui gli attentati
dinamitardi a danno di infrastrutture petrolifere nel nord e nel sud del paese e le
ripetute aggressioni a stranieri, ad opera di alcune tribù, contribuiscono a disegnare
una situazione di instabilità, cui concorrono malessere socioeconomico e disaffezione al
regime.
In Iran vanno aumentando i contrasti in seno alla dirigenza,
tuttora divisa tra conservatori e riformisti. In un quadro che ha già fatto registrare
manifestazioni di piazza a sostegno della linea pragmatica adottata dal presidente ed il
parallelo inasprimento delle misure repressive - anche in ragione del controllo tuttora
mantenuto dagli ultraconservatori su taluni apparati-chiave - limminenza delle
consultazioni politiche potrebbe acuire il confronto fra le patti, elevando i rischi per
la sicurezza.
LIraq - in relazione al quale sussistono tuttora
perplessità in merito alleffettiva rinuncia alle aspirazioni egemoniche ed al
conseguente abbandono dei programmi di sviluppo delle armi non convenzionali - mantiene
elevato il confronto con Stati Uniti e Gran Bretagna.
Il peggioramento delle condizioni socioeconomiche determinato dal
protrarsi dellembargo, per effetto della posizione di chiusura nei confronti
dellONU, eleva i rischio del reiterarsi di episodi insurrezionali, mentre la
repressione contro l'opposizione sciita rende possibili ulteriori scontri a connotazione
etnico-religiosa nelle province meridionali del paese.
d. area nordafricana
La collocazione geopolitica della Penisola, il dinamismo del nostro
Paese nellambito del "processo di Barcellona"., unitamente al ruolo
rivestito nella promozione di una cornice di sicurezza, sviluppo e cooperazione estesa
alla sponda meridionale del Mediterraneo - anche attraverso canali di dialogo privilegiati
e strette forme di partenariato commerciale - rappresentano altrettanti fattori che
inducono ad assegnare rilevanza centrale al Nordafrica ed agli sviluppi che interessano
quegli scenari.
Larea, inoltre, si pone ad un tempo quale centro di irradiazione
e tappa intermedia di flussi migratori in direzione dellEuropa,
"laboratorio" della strategia islamista e, significativamente, come uno dei
teatri primari in cui si gioca il rapporto dellOccidente con il mondo arabo.
Sotto questultimo profilo, a confermare limpatto tuttora
esercitato da talune questioni, va registrato come le recenti iniziative assunte dalla Mauritania
nei confronti di Israele - con il ristabilimento di piene relazioni diplomatiche - abbiano
prodotto una nuova impasse nellattività dellUnione del Maghreb Arabo e
nellintegrazione regionale.
Di peculiare significato, anche in considerazione dei nostri interessi
nel campo dellapprovvigionamento energetico, è la situazione dellAlgeria.
Sulla possibilità di una sua evoluzione in termini di stabilità
pesano ancora talune incognite legate ai risultati del processo di riconciliazione.
Infatti, a fronte del consenso popolare ottenuto in materia dal presidente, si pongono i
dati contraddittori sulle cifre degli estremisti che vi hanno aderito, il persistere delle
azioni terroristiche, indicazioni relative allintento degli estremisti di rafforzare
la propria presenza anche nellarea della capitale, il recente assassinio di un
elemento di spicco della corrente moderata, nonché la denuncia del "patto" con
il regime recentemente operata dalle più note espressioni del movimento islamista. In
tale quadro, gli sviluppi futuri potrebbero subire i riflessi del prevedibile permanere
sulla scena di fazioni irriducibili - le quali, privilegiando sovente obiettivi militari,
mostrano una certa lucidità strategica - e delle determinazioni che, in tema di confronto
con le formazioni armate, verranno assunte dalla componente più prettamente politica di
quellintegralismo, cui le autorità hanno rifiutato la piena riabilitazione,
conducendo oltretutto trattative separate con la sua articolazione operativa.
Acquistano pertanto rilievo, al riguardo, il sostegno espresso da
ideologi di spicco della galassia internazionalista e le acquisizioni relative al
rafforzamento dellindirizzo fautore di un ampliamento del teatro dazione oltre
i confini del paese nordafricano.
Il contenimento dellislam militante informa anche lazione
del governo egiziano che ha recentemente assunto ulteriori iniziative nei confronti
del maggiore movimento religioso ed ha impedito, nel contempo, lingresso sulla scena
politica a due aggregazioni partitiche riconducibili ai gruppi armati. Ciò, in una
situazione in cui le chiusure allinserimento delle rivendicazioni sociali e
confessionali nella dialettica istituzionale, lesistenza di cellule dichiaratamente
contrarie alla tregua, il richiamo in chiave combattente a tematiche che trascendono quei
confini ed il figurare, infine, di elementi di spicco del radicalismo tra i collaboratori
di Bin Laden potrebbero lasciare spazio allazione violenta ed imprevedibile,
eventualmente anche in danno di obiettivi occidentali, da parte di nuclei residuali ovvero
espressione del fronte integralista internazionale.
Laspirazione ad unaffermazione politica delle istanze
islamiste accomuna anche realtà del Maghreb ove da tempo più contenute sono le
espressioni armate, come la Tunisia. La leadership integralista, infatti, ha
elaborato unarticolata lettura delle dinamiche in atto nel paese, e nel mondo
islamico in generale, che, pur riconoscendo la necessità del confronto pacifico,
sottolinea - in un passaggio che acquista anche valenza prospettica - come la ragione
dellacuirsi della conflittualità risieda proprio nella contrazione
dellorizzonte politico.
La costante ricerca, nel nome di una comune identità culturale ed
ideologica, di contatti e saldature con altre realtà africane, che domina le
teorizzazioni e le scelte operative panislamiche, rappresenta singolarmente., pur se in
tuttaltra chiave, il tratto caratterizzante degli orientamenti diplomatici della Libia.
Tale paese, efficacemente impegnato nel contrasto dellopposizione islamica, ha
infatti mostrato un rimarchevole dinamismo teso ad acquisire nuova agibilità sulla scena
estera ed un ruolo di mediazione e traino nel panorama continentale, funzionale a
perseguire i propri progetti nellarea ed a sanare le conseguenze del protratto
isolamento, migliorando le relazioni con lOccidente ed attraendone gli investimenti.
Non vi sono segnali di una particolare esposizione al rischio islamista
per il Marocco, ove il nuovo Sovrano ha promosso una serie di iniziative volte a
favorire il processo di democratizzazione, assegnando attenzione prioritaria ai problemi
socioeconomici. La nuova leadership eredita, peraltro, 1 irrisolto contenzioso del
Sahara occidentale, il cui travagliato iter :referendario potrebbe indurre le
fazioni indipendentiste più oltranziste a ripropone azioni violente o di sabotaggio di
basso profilo.
e. Corno dAfrica ed Africa subsahariana
Nel Corno dAfrica, lo scenario permane caratterizzato da
elevata instabilità. Nonostante le pressioni internazionali, il negoziato per la
soluzione del contenzioso territoriale tra Etiopia ed Eritrea non ha
evidenziato significativi progressi per la mancata definizione circa i dettagli del piano
di pace promosso dallOrganizzazione per lUnità Africana (OUA).
A fronte dello stallo delle trattative, la costante attività di
potenziamento dei rispettivi dispositivi militari lungo La fascia confinaria comune
conferma la perdurante sfiducia delle parti circa le prospettive di pacificazione, con il
rischio di una ripresa generalizzata del confronto armato, in un quadro segnato altresì
dallo stato di precarietà in cui versano ingenti masse di profughi.
Nondimeno, i due paesi continuano a misurarsi anche in Somalia, fornendo
uomini e mezzi a schieramenti rivali.
Quella situazione è tuttora connotata da forti contrasti interclanici
nella zona di Mogadiscio e nelle regioni centromeridionali. I più recenti avvenimenti
hanno poi messo in luce la diffusione del fondamentalismo islamico, specie ad opera di
formazioni che, diversamente dalle altre, prescindono dallappartenenza tribale.
Il peso crescente assunto, anche in termini militari, dai gruppi
integralisti e lappoggio fornito ai movimenti etiopici di opposizione armata hanno
indotto Addis Abeba a mantenere un proprio presidio nellarea.
Il persistente stato di precarietà dellAfrica centrale è
essenzialmente correlato con la crisi in atto nella Repubblica Democratica del Congo,
cui contribuisce variamente il sostegni fornito alle forze contrapposte da diversi Stati
della regione..
Il rilevato, continuo riarmo ad opera delle parti fa ritenere
improbabile una pacificazione in tempi brevi, nonostante la sottoscrizione di una tregua;
la situazione della sicurezza, anzi, è in fase di progressivo deterioramento, con elevati
rischi per il personale straniero operante nel paese.
In Angola, pur dopo i significativi successi ottenuti dalle
forze governative, sembra destinata a perdurare una conflittualità che non ha mancato di
far registrare il dinamismo di taluni attori anche sulla scena europea.
A seguito del colpo di stato effettuato dai militari, sono attentamente
seguiti gli sviluppi in Costa dAvorio, pure per la presenza in loco di nostri
connazionali. La recente decisione del presidente di sciogliere il parlamento e dichiarare
lo stato di emergenza ha introdotto un nuovo fattore di crisi in Sudan, già
caratterizzato da lacerazioni sia sul piano politico che della sicurezza. Sebbene non
siano emersi segnali circa una reazione armata della componente islamica più radicale,
esautorata dai citati provvedimenti, non può escludersi il ricorso ad azioni contro
singole personalità. Ciò, in un quadro in cui proseguono gli attentati dei gruppi
dellopposizione armata, operante prevalentemente nel sud,
alle infrastrutture petrolifere, al fine di ostacolare lo sfruttamento
delle risorse energetiche da parte governativa.
Ognuno dei focolai di guerra presenti sul continente africano ha
continuato a porsi come epicentro di flussi di profughi che si riversano negli Stati
contermini, importandovi tensioni e conflitti ed aggravandone le già precarie condizioni
socioeconomiche.
In tali aree, inoltre, forti interessi interagiscono con i contrasti
interetnici, costituendo un serio ostacolo alla soluzione negoziale delle crisi in atto.
In questo senso, unulteriore spinta alle ostilità si rinviene nella competizione
per lo sfruttamento delle ingenti ricchezze minerarie e petrolifere, i cui proventi
vengono oltretutto impiegati per lacquisizione di armi ed il reclutamento di
miliziani,
f. altri contesti di interesse
In Afghanistan, si sono intensificati gli scontri tra le
truppe islamiche e le forze dopposizione. Lentrata in vigore delle sanzioni
ONU, comminate per il rifiuto governativo di estradare il terrorista Bin Laden, rischia di
provocare pesanti ripercussioni sulleconomia del paese soprattutto in virtù della
decisione degli Emirati Arabi e del Pakistan di adeguarsi alla risoluzione.
Il repentino precipitare degli eventi a Timor Est ha sollecitato
lattenzione verso unarea sino a quel momento al di fuori dellambito di
attivazione, in considerazione dellinvio di un contingente italiano in seno alla
presenza ONU nellisola.
Lintervento della Forza multinazionale ha avviato un lento
processo di normalizzazione, con il progressivo disarmo delle milizie antindipendentiste
ed il rientro dei rifugiati, in un quadro tuttora non esente da profili di rischio per i
profughi e per il contingente di pace, che registra lintensificazione in talune
province della protesta popolare finalizzata allindizione di un referendum per
1 indipendenza.
La situazione induce a ritenere che le aperture dellattuale
dirigenza verso le istanze secessioniste siano il risultato di accorte valutazioni. La
definitiva democratizzazione del paese, infatti, potrà favorire il suo riavvicinamento
alla comunità internazionale e la concessione di aiuti finanziari, indispensabili per la
ripresa economica. Resta comunque lincognita dellatteggiamento delle forze
armate che, pur in un ruolo sostanzialmente ridimensionato, sono ancora in grado di
condizionare il potere politico.
6. Terrorismo internazionale
Sulle descritte situazioni di crisi si innesta la minaccia del
terrorismo internazionale, vettore di destabilizzazione parallelo e concorrente rispetto a
quei conflitti che ne costituiscono la scaturigine.
La perdurante presenza di irrisolti contenziosi e di rimarchevoli
squilibri socioeconomici integra una delle cause primarie del fenomeno, specie di matrice
confessionale, che risulta in grado dì permeare, in modo graduale quanto consistente,
anche contesti di nuova emersione.
La vitalità del fondamentalismo, la sua capacità di far leva
sulle istanze di riscatto di larghe fasce della popolazione e laspirazione a porsi
come interlocutore ineludibile a livello mondiale contribuiscono infatti a determinarne la
diffusione, oltre che in nazioni da tempo impegnate nel suo contenimento, in quadranti cui
la ridefinizione degli assetti geopolitici assegna rinnovata, quando non medita,
centralità.
Possono essere letti in tale ottica gli eventi registrati nel
Caucaso e nellAsia Centrale, ove si concentrano intenti di supremazia di
taluni protagonisti regionali e cospicui interessi legati alle rotte di approvvigionamento
energetico. Inoltre le marcate divisioni etniche, la debolezza delle istituzioni e la
pervasività di potentati criminali concorrono a creare un humus particolarmente
propizio allespansione del radicalismo.
Quellambito continentale riveste del resto una valenza
paradigmatica, poiché fornisce uno scenario esemplare della versatilità del movimento
integralista nellinteragire con dinamiche atte a potenziarne limpatto e nel
modularsi sulle situazioni di fatto, ora ispirando lindirizzo di schieramenti al
potere, ora, viceversa, sostenendo lotte "irredentiste".
La modularità dellislamismo e la connessa mobilità osmotica
dei militanti - entrambe riprove della propensione ad agire in termini sovranazionali
- hanno trovato significativa conferma nelle indicazioni relative a pianificazioni
terroristiche affidate a commando misti ed alla costituzione di nuclei in cui
confluiscono combattenti di varia estrazione, che traducono in sinergia operativa i
contatti risalenti alle comuni esperienze belliche ed addestrative.
A ciò corrispondono il delinearsi di nuovi fronti di minaccia, in cui
non di rado convivono profili ideologici e criminali, il coagularsi di un ampio
versante antioccidentale - suscettibile di divenire ambito di coltura privilegiato per
saldature di particolare insidiosità - ed una conseguente crescita del numero
degli obiettivi.
Di tutto rilievo, in proposito, è il moltiplicarsi dei segnali
sullattivismo del noto Osama Bin Laden, la cui figura viene variamente riconnessa,
talora in modo improprio, ad una pluralità di teatri di crisi, dalla Cecenia al Corno
dAfrica.
Ciò, se da un lato testimonia della preminenza ormai assunta dal
personaggio, rappresenta verosimilmente, nel contempo, la traduzione di una precisa scelta
strategica. Infatti, luso ricorrente dei mezzi di comunicazione per diffondere
messaggi e "rivelazioni" dal tenore minatorio ha inaugurato una "stagione
mediatica" dellintegralismo, che mira ad esercitare una specifica pressione
destabilizzante - complementare rispetto al ricorso alla pratica terroristica - non di
rado favorita da talune tendenze allarmistiche.
Al di là di tale lettura, molteplici indicatori attestano
linteresse del soggetto per diverse aree, mentre continua a rappresentare
unautonoma fonte di pericolo laddestramento garantito ai militanti di più
gruppi radicali.
Ulteriori profili di rischio si rinvengono nei cd. "mujaheddin
non allineati", impiegabili alloccorrenza in zone inedite, e nella
contrazione degli orizzonti politici ed operativi delle formazioni oltranziste attive in
Medio Oriente. In quello scacchiere, infatti, il rilancio del negoziato arabo-israeliano
fa registrare, con il riposizionamento in senso moderato di alcune organizzazioni, lo
sbilanciamento dei gruppi radicali palestinesi oltre il loro tradizionale ambito
dazione.
La trasversalità di tematiche come lantisionismo, il permanere
di segnali contraddittori con riferimento ad alcuni Stati - per il controllo tuttora
mantenuto sui comparti sensibili da schieramenti avversi alla modernizzazione - nonché
lemarginazione subita da determinati soggetti costituiscono altrettanti spunti in
grado di catalizzare iniziative di impronta marcatamente offensiva.
Viene valutata con attenzione., in base alle evidenze raccolte, la
possibilità che il movimento islamista scelga di perpetrare attacchi contro obiettivi
simbolici, ancorchè periferici, ricorrendo ad articolazioni poco note al di
fuori dei luoghi di origine.
Lo strutturarsi del fenomeno in termini multinazionali non esclude
infatti luso dello strumento terroristico per esigenze di singole componenti, al
fine di sanare difficoltà interne e di attuare ritorsioni per la repressione subita.
In questo senso, diversi elementi inducono a seguire in modo peculiare
le dinamiche evolutive del Nordafrica, per lipotesi che le fazioni algerine
contrarie al processo di riconciliazione superino le divisioni decidendo di esportare al
di là di quei confini la lotta armata e che analoghi intenti maturino in seno al
radicalismo egiziano, in risposta alle chiusure incontrate sul piano politico.
Entrambe le eventualità, in ragione dellesplicita chiamata in
causa di paesi europei da parte di aggregazioni algerine - dimostratesi attente allo
scenario internazionale ed alle iniziative di cooperazione nel contrasto al terrorismo - e
della capacità operativa allestero mostrata in passato dalle formazioni egiziane,
disegnano specifici profili di minaccia per il nostro Continente, che risulta altresì
esposto ai riflessi della penetrazione delloltranzismo confessionale nella
regione balcanica.
Questa continua a rappresentare territorio privilegiato per organismi
non governativi di varia matrice che, in taluni casi, affiancano agli interventi di tipo
umanitario un rilevante attivismo di stampo integralista. Ciò, mentre diverse
segnalazioni evidenziano la perdurante presenza nellarea di campi di addestramento -
per mujaheddin impiegati sia nella stessa zona, in quei conflitti interetnici, sia
in appoggio alla guerriglia cecena e daghestana -, lo svolgimento di un sostenuto traffico
di armi in favore di alcune enclave radicali e la progettazione di attentati ai
danni del contingente militare internazionale, soprattutto statunitense.
In tale panorama, il monitoraggio degli estremisti allinterno
dei confini nazionali conferma la vitalità della componente algerina, impegnata
nel supporto ai gruppi della madrepatria e nella strutturazione di cellule di impronta
internazionalista, attive nella ricerca di contatti con omologhe realtà che, pur
possedendo ridotte capacità operative, risultano utilizzabili in appoggio a nuclei
provenienti dallestero.
E di rilievo, inoltre, quanto registrato circa lesistenza
di una rete italo-egiziana dedita a favorire lespatrio di militanti in direzione
dellEuropa, i ramificati rapporti mantenuti in ambito continentale, il consolidarsi
di una sponda canadese ed il coinvolgimento di elementi tunisini e marocchini in illeciti
- quali la produzione di documenti di identità ed il falso nummario - a fini
logistici e di autofinanziamento.
Con riguardo alle formazioni mediorientali, va emergendo la
graduale riattivazione delle strutture europee, cui eventualmente ricorrere per il
compimento di atti terroristici - specie contro obiettivi israeliani - qualora dovesse
prevalere la scelta di rilanciare la lotta armata al di fuori dellarea di origine.
A confermare il progressivo innesto anche in territorio nazionale di
una vocazione universalista, si pongono inoltre lampliarsi delle tematiche
propagandistiche e le attivazioni solidaristiche nei confronti dei
"fratelli" del Daghestan, della Cecenia e del Kosovo in seno a centri di
aggregazione che - pressoché triplicati nellultimo triennio - rappresentano non di
rado poli per il proselitismo di stampo integralista e per linserimento di spunti
intesi ad imprimere carattere oltranzista alle rivendicazioni relative
allintegrazione nella società occidentale.
Sul territorio nazionale vengono altresì seguite le espressioni della dissidenza
a taluni regimi poiché esse, pur prioritariamente impegnate ad accreditarsi sul piano
politico, rappresentano comunque articolazioni di formazioni che, nei paesi di
provenienza, agiscono con i mezzi e gli strumenti della lotta armata.
La valutazione che individua nella restrizione degli orizzonti
politico-operativi un innesco per progetti di natura terroristica e nelle conseguenze
dellisolamento il motivo di possibili alleanze contingenti con realtà estremiste di
diversa estrazione ed orientamento, vale anche per le frange curde ultraradicali,
di cui sono monitorati gli sviluppi in relazione alle evoluzioni dellorganizzazione
più rappresentativa ed alla luce dellaccentuato attivismo, in Europa, di un gruppo
anatolico di estrema sinistra.
In ambito continentale, del resto, si assiste ad una generale reviviscenza
dellindipendentismo - sia iberico, che bretone e corso - che interessa anche
sodalizi evidenziatisi in passato per i contatti con taluni segmenti dellantagonismo
nazionale, il cui impegno nel consolidare rapporti con gruppi oltranzisti esteri va
necessariamente letto tenendo presente il richiamo ad un fronte combattente
antimperialista contenuto nel documento di rivendicazione dellomicidio
DAntona.
Specifici indicatori di rischio circa una ripresa della violenza su
larga scala si riferiscono, in particolare. al terrorismo basco, pure in ragione della
posizione assunta dalle espressioni tradizionali di quella causa che, marginalizzando le
fazioni armate, ne accentua potenzialmente la carica aggressiva. Dato, questo, che rimanda
anche alla scena nordirlandese, ove i recenti passaggi positivi del processo di
pace convivono con i segnali relativi alla costituzione di una nuova aggregazione
comprendente gli elementi più irriducibili dello scissionismo repubblicano e con
conflitti violenti in seno allestremismo lealista.
I fermenti raccolti nelle componenti radicali e le indicazioni
provenienti dalla collaborazione internazionale inducono a guardare con attenzione alle
manifestazioni legate al Giubileo, da tempo indicato quale evento suscettibile
di essere colpito soprattutto per giovarsene quale eccezionale cassa di risonanza.
Il rilievo della ricorrenza, il valore confessionale e simbolico
che essa riveste, la visibilità che è in grado di conferire ad iniziative controindicate
rappresentano di per se - al di là di specifiche progettualità offensive - altrettanti
indici della peculiare esposizione a rischio dei luoghi interessati dalle celebrazioni, in
unottica che conferisce spessore anche all'eventualità che lappuntamento
religioso attragga surrettizi inserimenti ed intenti strumentali nonché azioni isolate
di elementi fanatici.
7. Immigrazione clandestina
Gli elevati livelli di spregiudicatezza rilevabili nella gestione
dellimmigrazione clandestina costituiscono laspetto più visibile dellaccresciuto
coinvolgimento delle mafie internazionali in un fenomeno che, costantemente
alimentato da endemiche situazioni di conflittualità ed arretratezza socioeconomica, è
divenuto, ad un tempo, fonte inesauribile di ingenti profitti a basso rischio e perno di
articolati circuiti delinquenziali.
Specie con riguardo ai flussi provenienti dallarea balcanica,
suscettibili di repentine impennate in dipendenza di crisi locali, la canalizzazione sul
territorio albanese di ondate di irregolari extraregionali ha indotto i clan malavitosi a
realizzare vere e proprie "centrali operative", in grado di coprire
lintera gamma di "servizi" richiesti e di rimodularne lofferta in
relazione al variare della domanda o dei margini di agibilità assicurati dalle carenze
dei locali apparati di contrasto.
Del pari, è significativo come alla sensibile contrazione di
profughi albano-kosovari abbia fatto riscontro un incremento delle correnti
migratorie di diversa provenienza, che ha mantenuto pressoché inalterato
landamento quantitativo del fenomeno. Un ruolo di rilievo potrebbero avere avuto,
nella circostanza, i collegamenti con la potente mafia turca per il traffico di clandestini
di etnia curda e con gruppi ed organizzazioni di altra nazionalità utili al
convoglio, anche via aerea, di migranti asiatici ed africani in suolo schipetaro ed
al loro avvio lungo il canale dOtranto.
Lindubbia supremazia dei clan albanesi nei commerci
illeciti dei Balcani si giova, oltretutto, dellillegalità diffusa che grava
sullintera regione, inquinando settori istituzionali ed apparati di polizia: lunghi tratti
confinari si rivelano altrettante zone grigie ove, pur a fronte di perduranti
crisi politiche, le logiche di profitto trascendono sovente le divisioni etniche,
configurando alleanze "trasversali" in apparente contraddizione con il
contesto di riferimento.
In questo senso, mentre i territori bosniaco, serbo, croato e sloveno
risultano interessati da un traffico parcellizzato ma costante che preme sulle nostre
frontiere terrestri nordorientali, per quel che concerne le rotte marittime, nelle
settimane successive alla fine delle Operazioni belliche è emerso il ruolo della costa
montenegrina. Gli inserimenti criminali anche nellesodo, da quelle località
rivierasche, di profughi di etnia rom e la prospettiva di una ripresa su larga scala delle
attività contrabbandiere ridottesi in pendenza di conflitto hanno imposto, sul piano
diplomatico, la promozione di più incisive forme di collaborazione che hanno già
prodotto i primi, positivi risultati.
Tra i profili di maggior interesse che è dato cogliere dalle
risultanze dintelligence figura laccentuato ricorso alla falsificazione
documentale, in ordine alla quale hanno mostrato elevati livelli organizzativi anche
sodalizi africani e del subcontinente indiano. Specifica menzione meritano, in proposito,
i ripetuti furti di carte didentità italiane in bianco, oggetto poi di sofisticate
contraffazioni. Tale segmento di attività lucrativa costituisce, allo stesso tempo,
potenziale alveo per lo sviluppo di contatti tra estremisti di varia fede ed ideologia che
si avvalgono dei canali migratori clandestini per fare ingresso in Europa, come suffragato
da talune indicazioni emerse sul piano informativo.
Resta, poi, la possibilità che disegni politici e strategie
delinquenziali trovino in eventi contingenti occasione per inedite ed insidiose
combinazioni. Al riguardo, il massivo ingresso di pellegrini durante lanno
giubilare potrà favorire accelerazioni della pressione migratoria illegale, indotte,
oltre che da finalità speculative, da intenti ostili ascrivibili ad ambienti esteri
anticattolici o antitaliani.
Le ricadute sul piano sociale della presenza in territorio nazionale di
numerose comunità "invisibili", sono tutte da individuare nello stato di
clandestinità, che impedisce agli immigrati di accedere a diritti costituzionalmente
garantiti e si frappone alla loro integrazione nel tessuto civile.
Ne conseguono situazioni criminogene in cui
allignano, accanto a fattispecie tradizionali, quali linserimento nel lavoro nero e
lattrazione nelle maglie della malavita, altre complementari, come i casi -
segnalati per talune colonie di maghrebini e centroafricani -. di raccolta abusiva dei
risparmi da inviare nel paese dorigine, e profili di incerta lettura, ma non per
questo meno allarmanti, quale laccresciuto numero di bambini intercettati sulle
coste pugliesi, che induce ad ipotizzare traffici di minori o comunque inaccettabili forme
di sfruttamento.
Ulteriore aspetto dinteresse, infine, risiede
nelleventualità di abusi e prevaricazioni ai danni degli irregolari, per i quali le
esigenze di mimetizzazione rendono estremamente difficoltosa la difesa legittima da
possibili soprusi.
8. Spionaggio
Il monitoraggio volto a tutelare gli interessi nazionali, in Italia ed
allestero, da possibili minacce provenienti da paesi intenzionati ad acquisire
informazioni in settori sensibili, ha rilevato una diversificazione qualitativa nel modus
operandi di vari servizi potenzialmente ostili, la cui ricerca informativa
trarrebbe nuovi impulsi dalluso più intenso e sistematico di reti informatiche.
Lattività di contrasto, svolta anche grazie ad una stretta ed
incisiva collaborazione con i servizi dellAlleanza, è. stata prevalentemente mirata
a tutelare i contingenti nazionali e NATO impiegati nella regione balcanica, oltre che il
personale italiano a vario titolo presente nellarea.
Ha trovato conferma il crescente attivismo di agenti esteuropei ed
orientali in diversi paesi NATO, inclusa lItalia, mentre particolarmente attive sono
risultate alcune nazioni mediorientali e nordafricane, tradizionalmente dedite a
controllare la dissidenza.
Su richiesta dellAutorità giudiziaria è stata fornita copia
della documentazione, proveniente dagli organi di sicurezza inglesi, costituente il
cosiddetto "dossier Mitrokhin", sul quale era in corso attività istituzionale
che ha contemplato anche lo sviluppo di specifici rapporti con servizi stranieri.
In tale contesto, sono stati tramitati alla Polizia giudiziaria
delegata per le indagini elementi informativi utili allidentificazione di alcuni
personaggi, indicati quali ignoti nel citato "dossier", nonché alla
localizzazione di altri, ritenuti dinteresse.
9. Traffico di armamenti e di tecnologie avanzate,
proliferazione di armi di distruzione di massa.
Lattività informativa volta ad individuare le acquisizioni
illecite di armamento da parte di paesi sottoposti ad embarghi ONU, interessati da
tensioni o coinvolti in conflitti bellici, ha rilevato il permanere di flussi cospicui
verso il continente africano.
Qui un paese avrebbe incrementato le proprie capacità produttive
nel campo dei programmi di sviluppo del settore, mentre due Stati bellligeranti
dellAfrica orientale continuano a potenziare i loro apparati militari avvalendosi
della cooperazione esteuropea.
Una nazione dellEuropa orientale si è evidenziata, altresì,
quale principale fornitore di materiali dammodernamento e potenziamento degli
armamenti convenzionali di un governo mediorientale e di sistemi darma di uno
nordafricano.
La regione balcanica, a causa della permeabilità agli
inserimenti criminali, rappresenta tuttora zona privilegiata per le più diverse attività
illecite - non ultimo il contrabbando di armi - talora favorite da sacche di corruzione
negli apparati istituzionali. La ricerca intelligence in tale direzione ha consentito
dindividuare, in particolare in Albania, in Montenegro e in Bosnia Erzegovina, reti
di trafficanti e principali rotte seguite.
Al fine di rendere sempre più incisiva lazione di contrasto,
lOrganismo internazionale preposto al controllo delle esportazioni di armi e beni
"dual-use" ha compiuto significativi passi verso una maggiore trasparenza sulle
forniture e gettato le basi per il conseguimento di analoghi risultati in materia di
trasferimento di armamento leggero, ritenuto uno dei principali fattori destabilizzanti
nei conflitti africani.
Per quanto riguarda le armi di distruzione di massa, sono
proseguiti il monitoraggio ed il contrasto dei programmi di proliferazione e delle
attività di procurement dei paesi a rischio, anche al fine di individuare
personaggi ed aziende coinvolti.
In proposito, il Medio Oriente si conferma larea maggiormente
impegnata nel settore, sebbene ulteriori segnali provengano da talune realtà del
Nordafrica e dellAsia meridionale ed orientale.
Per quel che concerne le armi chimiche e biologiche, a]Lcune
nazioni, che pure hanno aderito alle Convenzioni per il loro bando, sono sospettate di
averne occultato riserve e di proseguire nei programmi di sviluppo.
In particolare nel settore chimico, uno Stato orientale - tuttora
fornitore ed intermediario di materiale "dual-use" - ed uno mediorientale
avrebbero dichiarato solo parte delle attività di proliferazione condotte, che
continuerebbero clandestinamente. Lavanza o stadio raggiunto da questultimo lo
rende ormai in grado di realizzare ed esportare agenti ed apparecchiature protettive,
nonché attrezzature di base per la produzione di precursori ed aggressivi. Secondo
risultanze informative avrebbe, altresì, incentivato i rapporti di collaborazione con
enti ed istituti scientifici di un paese dellEst europeo per lo sviluppo delle
biotecnologie.
E emersa allattenzione anche una società nordafricana per
le attività dirette allacquisizione di materiali ed alla ricerca
dellassistenza di industrie europee ed orientali per lallestimento di
laboratori sofisticati.
in campo missilistico, nuovi rischi sono riconducibili al
possibile impiego, da parte dei paesi proliferanti, delle conoscenze tecnologiche
acquisite nei programmi spaziali civili per ridurre i tempi di fabbricazione di sistemi
balistici a lungo raggio. Numerose evidenze attesterebbero tentativi in tal senso di uno
Stato mediorientale che, parallelamente, avrebbe ripreso la collaborazione con un
interlocutore nordafricano per realizzarvi un impianto produttivo di propellente e
concluso un accordo per una consistente fornitura di materiali e parti di ricambio.
E stata pertanto condotta specifica azione di contrasto dellattività di procurement
di entrambi i governi, che si avvalgono di articolate reti societarie di copertura e
della compiacenza di taluni paesi per aggirare le misure di controllo.
E stato inoltre rilevato il notevole incremento dei rapporti di
assistenza tecnico-militare tra una nazione asiatica - ritenuta tra quelle maggiormente
impegnate nel settore - ed una mediorientale.
Allo scopo di impedire lescalation della proliferazione e, in
particolare, degli esperimenti missilistici condotti da paesi in grado di sviluppare
programmi autonomi e vettori balistici con gittata sempre maggiore, gli aderenti al regime
multilaterale di controllo stanno valutando la possibilità di un accordo per il preavviso
dei lanci spaziali e missilistici e delladozione di un codice di condotta.
Nel campo nucleare lattività intelligence ha consentito
di raccogliere elementi aggiornati sullorganizzazione preposta alla gestione del
comparto di un paese nordafricano ed in merito al probabile interesse di un governo
mediorientale ad acquisire capacità militari da una nazione asiatica.
In tale contesto i componenti del G8, assieme ad altri venti Stati,
coordinati dallAgenzia Internazionale per l'Energia Atomica, hanno costituito una
rete di punti di contatto per lo scambio informativo sui traffici di materiale fissile.