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Non si tratta più di casi isolati, cani sciolti o aspiranti suicidi. Stanno uscendo dalla clandestinità, dall'anonimato e negli Stati Uniti costiutuiscono un fenomeno, una sottocultura in grande espansione. Sono gli omosessuali (ma non solo) che praticano il "bareback" (letteralmente significa montare a cavallo senza sella), ovvero i rapporti sessuali a rischio, senza preservativo. Una sfida aperta all'Aids, in spregio alle più elementari regole per evitare il contagio, che ha scosso e turbato la stessa comunità gay. I "barebackers" si difendono sostenendo che ognuno è libero di vivere la propria sessualità come vuole, che tra adulti consenzienti e informati del rischio ogni pratica, anche se estrema o estremamente pericolosa, deve essere ammessa e tollerata. Dallo stesso mondo omosessuale piovono accuse di incoscienza, nichilismo, autolesionismo ma anche Franco Grillini, presidente dell'Arci-gay, riconosce che le campagne tradizionali per il sesso sicuro stanno segnando il passo: "Molti si sono stancati dello stress che è insito nei messaggi di queste campagne: puntano sulla paura, quando bisognerebbe far leva sulla gioa che può dare il sesso". E in effetti le sirene del barebacking levano il loro canto in favore di una sessualità più libera, spontanea e coinvolgente, una sorta di incitamento a trarre il massimo del piacere senza badare alle conseguenze. Da dove nasce, cosa predica, quale prezzo impone di pagare la moda del sesso kamikaze?
CHI SONO?
I cultori del barebacking hanno perfino un loro ragazzo-copertina: si chiama Tony Valenzuela ed è un attore di film porno, omosessuale e sieropositivo dichiarato. Le sue pubbliche dichiarazioni sulla gioa del sesso senza rete contrapposto alla mediocrità del sesso sicuro hanno fatto scandalo e suscitato riprovazione nella stessa comunità gay. Certo quando si sostiene che "avere rapporti non protetti con il partner, anche sieropositivo, è l'unico modo per sperimentare la dimensione spirituale della sessualità", le reazioni sono inevitabili. Ma dietro questo "outing" personale c'è una realtà ormai ben poco sommersa, un pensiero diffuso, una rete di luoghi e occasioni per praticare il bareback.
Il giudizio più tenero che hanno raccolto i sostenitori del bareback alle loro prime uscite pubbliche è di essere degli irresponsabili. Molti autorevoli esponenti del movimento omosessuale li accusano di provocare con il loro comportamento una reviviscenza dei vecchi pregiudizi omofobi, di fare del sensazionalismo pericoloso, di compromettere dieci anni di battaglie sulla prevenzione. In effetti la reazione dell'opinione pubblica americana di fronte al fenomeno è stata di severa condanna, quando non di vera e propria intolleranza con richiesta di interventi repressivi. Ma quali sono i veri rischi connessi a questa pratica?
Secondo i dati di uno studio condotto nei Centri "for Disease Control and Prevention" di San Francisco, la percentuale di maschi gay che dichiara di "usare sempre il preservativo" è scesa dal 69.9% del 1994 al 60.8% del 1997. Tra coloro che hanno rapporti anali non protetti con più partner, il 68% dichiara di non sapere se i propri partner siano sieropositivi o meno.