Beat
Il termine venne usato pubblicamente per la prima volta nel 1952 in un articolo di John Clellon Holmes per il New York Times Magazine intitolato: "This is the Beat Generation" (questa è la Beat generation). Ma la scelta della parola risale al 1948 quando Jack Kerouac lo coniò per la prima volta, durante una discussione con lo scrittore John Clellon Holmes. "Beat" in inglese significa esausto, sfinito, ma anche pulsazione, battito. Un mix etimologico quinid, che rappresenta bene la disillusione che pervade la generazione che nel secondo dopoguerra non trovava un posto nella società americana. Da chi sentiva perduta l'innocenza nelle atrocità della guerra, e percepiva la corsa al benessere e al successo come vuota e degradante. Questo erano i Beat: aggrediti dalla noia, resi esausti dalla società, irritati dal bigottismo ipocrita, alla ricerca di radici e sistemi di vita alternativi: in una parola inadatti al sistema americano. Nel bene e nel male, l'humus su cui sarebbe cresciuta la cultura hippy e la contestazione del '68.
La frase "Beat generation" richiama la definizione "Lost Generation" di Ernest Hemingway durante la prima guerra mondiale.
Ma Beat sta anche per "Beatific" (beatifico), con un chiaro riferimento alla religione cattolica.
But the term 'beat' has a second meaning: 'beatific' or sacred and holy. Lo stesso Kerouac, cattolico, ricerca in molte sue opere la sacra spiritualità della figura dell'opresso, del reietto, del vagabondo senza radici.