Mangeremo un cioccolato "tagliato" con grassi vegetali che nulla hanno a che fare con il cacao: lo ha deciso il parlamento europeo. L'assemblea di Strasburgo, con una delibera passata per pochi voti, ha infatti aperto le porte alle materie grasse di sostituzione (msg) del burro di cacao nelle cioccolate, spalancando le porte all'ansia di profitto delle multinazionali e contraddicendo gli accordi presi con i paesi produttori di cacao ai quali garantiva - tramite l'Icca (il trattato internazionale del cacao) - la proibizione "dell'uso di materie diverse al posto del cacao a danno dei consumatori". L'ironia della sorte ha voluto che questa decisione fosse presa il 15 marzo, giorno europeo dei consumatori.
Dopo anni di dibattiti, emendamenti, proposte e controproposte si è così conclusa tristemente una lunga vicenda. Proprio da qui prende spunto questo speciale, realizzato per capire meglio cosa è successo e, soprattutto, cosa si può fare per difendere i consumatori di cioccolato da questo impuro assalto, tutelando nel contempo le economie di molti paesi poveri del sud del mondo che si basano sulla produzione di burro di cacao.
LA DECISIONE
Via libera ai grassi vegetali
La formula accettata da Strasburgo ammette, in sostituzione del burro di cacao per un massimo del 5%, l'utilizzo di ben sei tipi di sostanze. Si tratta dei burri d'illipè, karité, kokum, dell'olio di palma, del grasso di shorea e di quello di noce di mango. Il risultato è desolante: un sapore meno ricco di quello, inconfondibile, che solo i semi della pianta equatoriale sanno dare. Ma non è finita qui, perchè la delibera (oltre a non garantire un prodotto di qualità) lascia i consumatori in bàlia di una preoccupante carenza di informazioni...
Parole per agire e reagire Mentre gli inglesi gongolano, perché già producono il cioccolato "tagliato", contro la delibera del parlamento europeo sono insorti i maestri chocolatier italiani, belgi, francesi e un'impressionante serie di esperti in alimentazione. C'è chi difende i "diritti del palato" e chi la "salute dei consumatori", chi "la qualità del prodotto" e chi se la prende con la "lobby trasversale delle multinazionali". Tutte buone parole per agire e reagire, che troverete continuando a leggere.
"Mettere ancora le mani in pasta (di cacao)"
La prima, vera reazione alla delibera europea è arrivata dal mondo del commercio equo e solidale. Le più importanti centrali di questa forma di commercio alternativo (in prima fila Ctm-Altromercato e Robe dell'altro mondo) e le Botteghe del mondo hanno infatti lanciato una campagna di sensibilizzazione e di protesta dal significativo titolo "Vogliamo mettere ancora le mani in pasta (di cacao)". A Milano, inoltre, sabato 15 aprile la cooperativa Chico Mendes, una delle maggiori realtà nazionali, ha promosso una giornata del cioccolato: dalle 9 alle 19.30, nelle sue otto botteghe sparse in città e hinterland, potrete assaggiare tutti i prodotti a base di cacao (assolutamente ogm e msg free!) del commercio equo e solidale e conoscere la realtà economica legata alla produzione e al consumo di cioccolato nel mondo.
Il cibo di Frankenstein "Mi dia un chilo di pomodori. Mi raccomando: che non siano transgenici". "Li vuole biologici? Costano un po' di più ma sono assolutamente sicuri". Questo dialogo tra la brava massaia e l'ortolano potrebbe essere del tutto plausibile tra pochi mesi. Sulla tavola degli italiani in maniera strisciante e per ora limitata sono già apparsi alimenti transgenici. L'Unione Europea ha infatti ammesso la commercializzazione e l'importazione...
Il commercio equo e solidale Il principio di fondo di questa forma alternativa di commercio è quello di garantire un compenso equo e servizi socio-sanitari ai piccoli produttori, svantaggiati economicamente, dell'America latina, dell'Africa, dell'Asia e dei paesi dell'est europeo. Produttori che vengono anche incoraggiati e aiutati a strutturarsi in cooperative o in gruppi, in modo da potersi meglio "difendere" dalla concorrenza dei monopoli e delle multinazionali.