Aggiudicatosi i voti elettorali della Florida - dopo la proclamazione ufficiale la notte scorsa dei risultati - George W. Bush è almeno per ora il 43esimo presidente degli Stati uniti. Si è lui stesso dichiarato vincitore e ha dato incarico al suo vice Dick Cheney di gestire il passaggio dei poteri con l'amministrazione uscente di Bill Clinton. La vicenda non finisce però qui: Al Gore, che oggi alle 18 italiane parlerà alla nazione (la sua, non la nostra), ha preannunciato, tramite gli avvocati, una serie di ricorsi e ha contestato i risultati della Florida, che danno al suo avversario un margine di 537 voti. Lo stesso Bush - nonostante abbia vinto - si è appellato alla Corte suprema federale contro le verifiche manuali ordinate dalla Corte suprema della Florida. L'udienza è prevista per venerdì prossimo, 1 dicembre. Su 6 milioni di suffragi espressi nello stato (tutti contati due volte, alcuni tre volte), Bush ha prevalso per l'appunto di soli 537. Ma Gore ha vinto a livello nazionale, ottenendo 237mila preferenze in più, su un totale di 105 milioni di suffragi. La contestazione di Gore riguarda principalmente tre contee, quella di Palm Beach (manca lo scrutinio di 1.000 schede), quella di Miami-Dade (il conteggio è stato interrotto dalla scadenza fissata dalla Corte suprema della Florida) e quella di Nassau (sono stati omologati i risultati del primo scrutinio automatico e non di quello manuale). A Miami, secondo gli avvocati del candidato democratico, 10mila voti non sarebbero nemmeno stati contati.