Ma cosa succede esattamente in quei 120 ettari di bosco? La risposta ci arriva dal bellissimo reportage realizzato da Diane Martindale e pubblicato dal settimanale inglese New Scientist nel suo numero del 6 gennaio 2001, di cui mettiamo qui online alcuni passaggi. Martindale ha esplorato il Forensic anthropology center in una visita guidata da due ricercatori del centro: Jennifer Synstelien, una specializzanda in antropologia legale dell'università del Tennessee, e Arpad Vass, un biochimico dell'Oak ridge national laboratory.
"Mentre la macchina si avvicina all'istituto, Vass ci spiega come è organizzato. Nel corso degli anni più di trecento cadaveri sono stati lasciati a marcire nei 120 ettari di bosco del centro (...) I corpi vengono sistemati in ambienti che somigliano a potenziali scende del delitto, abbandonati sul sedile posteriore o nel bagagliaio di automobili arruginite, nascosti tra i cespugli, seppelliti in fosse poco profonde, distesi nudi nell'erba o semplicemente lasciati nei sacchi di plastica nei quali sono arrivati. Vass sostiene di non lavorare per la morte, ma per la scienza. Ogni cadavere costituisce un esperimento, è la controfigura scientifica di una persona scomparsa o assassinata. "Quello che vedrà qui, è quello che succederebbe su di una vera scena di un delitto". Gli stati di decomposizione che seguono la morte sono quattro: la liquefazione enzimatica delle cellule, la decomposizione dei tessuti compiuta dai batteri, il prosciugamento della pelle e di tutti i tessuti molli, infine la scheletrizzazione. Questi processi si verificano nel corso delle ore, dei giorni e dei mesi dopo la morte. I tempi dipendono dalle condizioni ambientali, soprattutto dalla temperatura e dall'umidità.
(...) Mi fermo con Vass nel parcheggio alle spalle del Centro di medicina dell'università del Tennessee. (...) Vass mi fa strada. Quello che c'è all'interno non è per gente delicata di stomaco, mi avverte. Ma non ho modo di prepararmi all'assalto di immagini e odori. Uno scheletro, con una parte della cassa toracica coperta da pelle incartapecorita, è disteso a faccia in su con la bocca spalancata tra i rami di caprifoglio. Un sacco di plastica tremula al sole e una massa di vermi banchetta al suo interno. Vass si allontana un attimo per avvertire la sua collega Synstelien che siamo arrivati. "Non ci viene a trovare molta gente qui, non voglio che si spaventi", mormora. Questo mi dà un po' di tempo per abituarmi al malsano tanfo dolciastro, un miscuglio di carne rancida, uova e burro, che si intreccia con l'odore del caprifoglio.
(...) Vass ha cominciato le sue ricerche sulla cronologia della morte alla fine degli anni Ottanta (...) cercava quei "marcatori della morte" che potevano indicare quanto tempo fosse passato dal momento del decesso. All'inizio ha provato a identificare le miriadi di batteri che vanno e vengono durante la decomposizione del corpo, ma ben presto ci ha rinunciato perché ne trovava migliaia di specie. "Avevo perso il controllo", dice. Quindi ha deciso di dedicarsi al terreno sul quale viene trovato il cadavere. Man mano che un corpo di decompone viene rilasciata una serie di composti volatili, mentre gli organi si liquefanno, i grassi complessi e le proteine si scompongono e penetrano nel terreno. (...) La tecnica fu messa alla prova per la prima volta nel '92, quando Vass tornò dalla Georgia con un campione di terra relativo a un caso che non era riuscito a risolvere con i metodi tradizionali. (...) A distanza di otto anni, Vass è ancora molto impegnato come consulente dei medici legali dell'Fbi e della polizia locale, e continua a mettere il macabro raccolto di conoscenze della Body Farm al servizio dei casi più difficili. "Mi capitano sempre quelli più strani", ammette, ma il suo metodo è oggi riconosciuto valido da quasi tutti gli scienziati del settore. (...) Eppure Vass non è ancora soddisfatto. Vuole ampliare il suo strumento di analisi per arrivare a stabilire con maggiore precisione il momento della morte di cadaveri freschi.
(...) L'équipe di Vass sta indagando sulle proteine e sulle altre molecole che cominciano a degradarsi e ad accumularsi nei tessuti del cadavere nelle prime ore dopo la morte. L'autopsia che Synstelien sta effettuando oggi fa parte di questo studio. Niente affatto scoraggiata dall'impossibilità di trovare un cuore intatto nel cadavere, sposta la sua attenzione sull'addome. Con sua grande gioia, il fegato è ancora in condizioni decenti. Ne taglia un pezzetto, lo lascia cadere in una provetta e passa alle gambe. Tra una miriade di vermetti banchettanti incide la coscia e raccoglie un pezzetto di fibra muscolare. (...) Per non alterare quanto avviene in natura, alla Body Farm non viene imposta alcuna limitazione all'attività degli insetti e dei carnivori. Grosse mosche carnarie iridescenti depositano le loro uova in uno qualsiasi degli orifizi disponibili; scarafaggi e ragni devastano gli scheletri dal teschio al metatarso; avvoltoi, opossum, ratti e procioni si nutrono con gli arti. Vass mi indica una serie di posti dove ha sepolto dei corpi in preparazione di una visita di addestramento degli agenti dell'Fbi che avrà luogo tra qualche mese. Gli agenti cercheranno di localizzare i cadaveri usando radar che penetrano nel terreno, una tecnica antiquata secondo Vass, che vuole trovare un metodo migliore per localizzare i corpi. "Quando li trovano, di solito è per puro caso, magari perché un cane torna indietro con la mano in bocca". Per migliorare la tecnica attualmente disponibile, Vass vorrebbe combinare il radar con un sonar per creare uno strumento in grado di penetrare più in profondità nel terreno e al tempo stesso dare un'immagine chiara di quello che c'è sotto. La combinazione di onde, spiega, permetterebbe di individuare la particolare eco prodotta dalle ossa umane.
(...) Torniamo verso il capanno degli attrezzi, dove i nuovi arrivi sono stesi sotto il sole di mezzogiorno. L'odore della morte ha attratto sciami di mosche fameliche, che si precipitano in massa sul festino. Molti lasciano volentieri i loro resti alla Body Farm perché preferiscono decomporsi naturalmente piuttosto che essere riempiti di prodotti chimici. "Le persone interessate sono così tante che non riesco a rispondere a tutti", dice Synstelien. Anche gli obitori locali donano all'istituto i cadaveri che nessuno reclama e le famiglie che non possono permettersi di seppellirli spesso portano qui i loro parenti. Ormai queste macabre scene non mi disturbano più. Ma dubito che sceglierò la Body Farm per il mio eterno riposo. In realtà non lo farà nemmeno Arpad Vass. "Non voglio finire in pasto agli insetti, non ci penso proprio".