Dopo le mosche e i cani addestrati, i nuovi protagonisti nella ricerca dei cadaveri scomparsi sono i batteri. Secondo quanto rivela il settimanale inglese New Scientist c'è infatti un ricercatore dell'Oak ridge national laboratory che sta proprio lavorando su questo: la creazione di un nuovo microbo dal "fiuto" imbattibile per scovare cadaveri. Mike Maston, questo il nome del ricercatore, l'ha chiamato Dead (acronimo di Detection of affluent aromatica dead stuff, ovvero "rilevamento di materiale morto altamente odoroso") e dovrebbe funzionare così: lo si spruzza nella zona dove si pensa possa essere stato sepolto un corpo e poi si aspetta. Quattro ore dopo che questo batterio manipolato ha trovato il cadavere, diventa fluorescente se illuminato con una luce ultravioletta, che può essere "sparata" dall'alto (ad esempio, un elicottero) o dal basso. Maston garantisce che i suoi microbi sono assolutamente innocui: si tratta infatti di normalissimi batteri del terreno (Pseudomonas), che sono stati manipolati con un gene chiamato "mort" (l'umorismo degli scienziati è notoriamente cupo...). Questo gene entra in azione quando il batterio incontra nel terreno molecole di cadaverina o putrescina (prodotte dalla decomposizione di un corpo): genera una proteina che fa venire voglia al batterio di "mangiare" il cadavere. La fluorescenza di Dead è invece provocata da un secondo gene. Tutto facile e sicuro, dunque? Mica tanto, perché come fa notare lo stesso Maston "questi batteri non distinguono il cadavere di una persona da quello di un animale".