E' arrivato dalle carceri il segnale più preoccupante per il "nuovo" Brasile. Mentre il governo di Ferdinando Henrique Cardoso sta faticosamente tentando di affrontare i drammatici problemi di violenza e miseria del paese, nei suoi penitenziari è infatti scoppiato il pił grande ammutinamento carcerario della storia, non solo locale: una rivolta che ha coinvolto fra domenica 18 febbraio e lunedì scorso l'impressionante numero di 29mila detenuti reclusi in 25 istituti dello stato di San Paolo. Per fortuna, la maxi-rivolta si è poi conclusa con un accordo che ha evitato un vero bagno di sangue, anche se il bilancio finale è stato comunque pesantissimo: 19 morti.
Fotocronaca della rivolta, vista dal suo osservatorio più inquietante: il carcere di Carandirù, che vanta il triste primato di maggiore penitenziario di tutta l'America latina.
Un "sindacato" particolare
La capacità organizzativa del Primeiro comando da capital (Pcc) ha sorpreso un po' tutti gli addetti ai lavori brasiliani. Secondo loro quest'ultima rivolta "non è stata la prova per una fuga di massa, ma una sorta di sciopero generale".
In America latina
La rivolta delle carceri dello stato di San Paolo non è stata, purtroppo, un'eccezione. Né in Brasile, né nel resto dell'America latina. Ecco i precedenti degli ultimi dieci anni.
La prima puntata
Mentre imperversano gli eiaeiaalalà elettorali da destra e sinistra sulla sicurezza e il governo vara un decreto anti-scarcerazioni con la "bella" trovata del braccialetto elettronico per i detenuti ai "domiciliari" (a proposito del quale vale la pena leggere cosa ne pensano Sergio Cusani e Sergio Segio), Clarence ha deciso di andare in galera. Con questo speciale comincia infatti un viaggio-inchiesta nelle carceri italiane. Un viaggio fatto per capire, non per giudicare con pre-giudizio.