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  NEL MIRINO AZIENDE USA ED EUROPEE
Teschi ritrovati in un campo di tortura in Cambogia NEL MIRINO DI AMNESTY
Stop the torture La denuncia In campo anche lo sport

Muhammad Alì, testimonial della campagna contro l'uso delle cinture elettrificate Amnesty International ha presentato la settimana scorsa, in una conferenza stampa tenutasi a Washington, il rapporto "Fermare il commercio della tortura", che rivela come il commercio internazionale di scudi, bastoni, fucili e cinture, che provocano scariche elettriche ad alta tensione, si sia ampliato durante gli anni '90. Un immondo commercio che include i "tasers", che sparano sulle vittime fino a dieci metri di distanza dardi "ad amo" connessi a fili elettrici, e cinture elettriche, che vengono applicate ai detenuti e azionate per mezzo di telecomandi. E' noto che in alcuni casi queste cinture hanno scaricato per errore (?!?) sulle reni dei prigionieri scosse di 50mila volt, fino a otto secondi di durata. Questa tecnologia è stata introdotta negli Stati uniti e si è diffusa in Asia, Europa e Sudafrica.
"Negli anni '70 c'erano solo due aziende note per la commercializzazione di armi a scarica elettrica ad alta tensione, ora ce ne sono più di 150 in tutto il mondo", ha denunciato Amnesty international. "In assenza di controlli rigorosi e per impedire che queste attrezzature finiscano nelle mani di torturatori, i governi responsabili devono immediatamente proibire la loro esportazione". Ma vediamo più nel dettaglio i numeri di questa denuncia. Negli ultimi due anni oltre 150 società operanti in 22 paesi hanno prodotto o commercializzato armi a scarica elettrica. Oggi probabilmente le aziende taiwanesi, sudcoreane e cinesi producono più armi a scarica elettrica delle imprese americane. Fra i principali produttori ci sono però anche aziende tedesche, francesi, israeliane, polacche, russe, ceche, messicane, brasiliane e sudafricane. E i governi? Due esempi bastano per spiegarne la connivenza: quello tedesco non consente l'uso di queste armi alla propria polizia o nelle proprie carceri, ma permette alle società tedesche di commercializzarle e venderle all'estero; un'ipocrisia di cui non ha invece bisogno il governo sudafricano, che sta infatti promuovendo attivamente la vendita di cinture elettriche in Asia e le sta utilizzando in patria sui detenuti.
"Fermare il commercio della tortura" fa parte di una serie di rapporti che Amnesty international sta pubblicando nel corso della campagna "Non sopportiamo la tortura". Il rapporto mette poi in risalto il commercio, da parte di oltre 40 società, di dispositivi di sicurezza più convenzionali che possono essere utilizzati per commettere gravi abusi contro i diritti umani, come i sistemi di contenzione meccanica e gli spray chimici. Secondo Amnesty anche specifiche competenze in materia militare, di sicurezza e di polizia insegnate a livello internazionale sono state utilizzate per la tortura. Centinaia di diplomati della statunitense School of the Americas sono stati coinvolti in violazioni dei diritti umani in sud America. Questa scuola militare è solo una fra gli oltre 150 centri (negli Usa e all'estero) in cui vengono formati ufficiali non americani. Le informazioni pubbliche sulla loro formazione in tema di diritti umani sono minime. Il rapporto cita infine l'addestramento, mirato alla sicurezza, fornito dalla Francia e utilizzato in Togo a scopo di tortura e intimidazione della popolazione civile. A un alto ufficiale della gendarmeria locale, accusato dalla Commissione nazionale togolese per i diritti umani di aver ordinato la tortura di quattro persone nell'agosto del 1990, è stata conferita dal governo francese la decorazione dell'Ordine nazionale al merito. In un altro caso, agenti dei servizi di sicurezza israeliani hanno invece pagato e addestrato guardie e investigatori che interrogavano i prigionieri nel famigerato centro di detenzione di Khiam nel sud del Libano, finché questo non è stato chiuso nel maggio del 2000: gli agenti israeliani estorcevano informazioni sotto tortura.
"A meno che l'addestramento relativo alla sicurezza non sia strettamente controllato e monitorato da entità indipendenti, c'è sempre il pericolo che venga utilizzato per facilitare violazioni dei diritti umani", continua la denuncia di Amnesty. "C'è la pressante necessità di cambiamenti concreti nel modo in cui i governi autorizzano e tengono sotto controllo la produzione, il trasferimento e l'uso di attrezzature e 'know-how' relativi alla sicurezza." In particolare, il rapporto sollecita i governi a:
1) proibire l'utilizzazione di attrezzature di polizia e di sicurezza il cui uso sia intrinsecamente crudele, inumano o degradante. Proibire la produzione, la promozione e la vendita di queste attrezzature, anche ad altri paesi. Tale proibizione dovrebbe comprendere ceppi, cinture elettriche e dispositivi evidentemente dolorosi come le manette serrapollici;
2) sospendere il trasferimento internazionale di armi a scarica elettrica e a gas al pepe, ceppi, manette serrapollici e sedie di contenzione in attesa dell'esito di un riesame rigoroso e indipendente degli effetti di questi dispositivi. Sospendere il trasferimento di tali attrezzature ad altri paesi fino alla fine di questo riesame;
3) garantire che l'addestramento del personale militare, di polizia e di sicurezza di un altro paese non includa il trasferimento di specializzazioni, conoscenze e tecniche che possano verosimilmente prestarsi alla tortura.

  di Maurizio Pluda
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   data: 06 marzo 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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