Torturatori non si nasce. La tortura è un mercato. Dietro chi commette le atrocità ci sono i finanziatori, i campi d'addestramento, il commercio delle armi. In molti paesi i responsabili sono appoggiati da governi stranieri che forniscono loro i mezzi e le tecniche per usarli. Alcuni governi sono direttamente coinvolti nel commercio della tortura, altri preferiscono tenere gli occhi chiusi per non vedere. Pochi hanno mostrato l'intenzione di porre fine a questo mercato, i cui profitti sono realizzati attraverso le infinite sofferenze inflitte alle vittime della tortura. Alcuni degli strumenti di tortura sembrano di origine medievale (ceppi, manette, serrapollici e fruste), ma negli ultimi anni c'è stata un'enorme espansione dell'addestramento e dell'uso di moderni strumenti da parte di forze di polizia e di sicurezza, come ad esempio l'elettroshock. Un tremendo business che è finito nel mirino di Amnesty international, che la settimana scorsa ha presentato un nuovo rapporto-denuncia nell'ambito della campagna mondiale per l'abolizione della tortura lanciata nell'ottobre 2000. Sotto accusa più di 150 aziende di 22 paesi (Usa ed Europa compresi) che producono e commerciano i cosiddetti "equipaggiamenti anti-crimine".
Un'asta per Amnesty
Sabato e domenica scorsi oltre mille giocatori dei campionati di
serie A maschile e femminile di calcio, basket e pallavolo sono scesi in campo con la maglietta di Amnesty international a sostegno della
campagna "Non sopportiamo la tortura". Una buona azione che non è stata pensata come fine a se stessa: è stata infatti organizzata una grande asta online che permetterà a tutti i tifosi di acquistare le "preziose"
magliette autografate dai campioni e di sostenere così la battaglia di
Amnesty.
Una campagna mondiale La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo stipulata nel 1948 ci dice che è vietata. Eppure la tortura esiste ancora, e viene praticata in oltre 150 stati del mondo. Le vittime? Uomini, donne, bambini, ovvero tutti. I motivi? Discriminazioni politiche, razziali o religiose, ragioni di stato o di "giustizia". Una barbarie contro la quale si è lanciata Amnesty International, con una campagna mondiale che è partita il penultimo weekend dell'ottobre dell'anno scorso, alla quale Clarence ha subito aderito, con uno speciale. Nel quale, fra le altre cose, troverete un nostro reportage esclusivo da uno dei più raccapriccianti mattatoi partoriti dall'uomo in questo secolo: l'S 21, l'ex campo di tortura dei khmer rossi a Phnom Penh, in Cambogia.