Dalle balie italiane dell'inizio del secolo scorso che migravano all'estero per cercare fortuna allattando i bambini di buona famiglia alle colf straniere immigrate nel nostro paese, la storia della società italiana è stata anche plasmata dai flussi migratori femminili.
Questo il tema della mostra storico documentaria Balie italiane e colf straniere, una raccolta fotografica inaugurata a Macerata l'8 marzo e presentata contemporaneamente in venti Comuni della Regione Marche. L'originale mostra è stata curata per l'editore milanese Nicola Teti da Ada Lonni (Università di Torino ed esperta di questioni migratorie al femminile) e da Mara Tognetti dell'Università di Milano.
La mostra, ricca di fotografie e corredata da testi che documentano i flussi migratori italiani e stranieri che hanno interessato il nostro paese dalla fine del XIX secolo ai giorni nostri, è stata patrocinata sia dal consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro sia dalla Società Umanitaria di Milano. "Questo perché esistono pochi testi che documentano questo pezzo di storia italiana e perché nelle scuole non se ne parla affatto" ha commentato Nicola Teti, l'editore, qualche giorno prima dell'inaugurazione della mostra.
Ma perché proprio nella città marchigiana? E perché la Regione ha acquistato questa mostra che sarà visibile fino al 17 marzo nei venti comuni della provincia di Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno? "Perché qui è forte la presenza di immigrati (circa 30mila), perché da qui sono partite migliaia di donne che sono andate a cercare fortuna altrove, perché anche qui è importante non dimenticare che la nostra storia recente è fatta di migrazioni", ha detto Maria Cristina Cecchini, assessore marchigiano alla formazione, all'istruzione, al lavoro.
Cento e più anni di emigrazioni
L'otto marzo, nella bella Galleria Forni a ridosso di Piazza Libertà a Macerata, la regia della festa della donna è stata affidata alle relatrici del convegno di inaugurazione della mostra. Erano presenti Maria Jesus De Lourdes, la giornalista capoverdiana che negli scorsi anni ha condotto la rubrica del Tg2 "Nonsolonero", Ada Lonni, autrice della mostra e Loretta Valtz Mannucci, docente di Storia americana presso l'Università Statale di Milano.
L'emergenza prostituzione
Vendute quando hanno dieci anni nelle periferie di Valona, di Durazzo, di Tirana, fatte "ingrassare" per tre o quattro anni e poi sbattute sulla piazza italiana. L'investimento iniziale è di una manciata di milioni di lire. Dopo il periodo di "parcheggio", una volta che sono "al lavoro", arrivano a fruttare centinaia di milioni all'anno. Questo è uno dei tanti panorami della prostituzioone in Italia. Già, perchè oggi immigrazione al femminile significa anche donne che si vendono sui marciapiedi. Ecco uno speciale per capirci di più.
All'inizio del secolo scorso per i nostri avi il molo di Ellis Island (New York) era la meta finale di un lungo viaggio. Adesso per molte donne filippine, somale, peruviane la meta sono le nostre città. Ecco una galleria di foto che documenta le migrazioni nella nostra società.