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  NIENTE PROCESSO PER LA SANTA EMITTENTE

Le antenne di Radio VaticanaDovrebbe essere libera chiesa in libero stato. E invece, ancora una volta, è libero il Vaticano (di fare ciò che vuole) e prono lo stato, inginocchiato come Fracchia davanti a clero ed ecclesia. Non si farà, infatti, il processo ai tre esponenti di Radio Vaticana accusati dell'inquinamento elettromagnetico provocato dall'emittente della Santa sede. Il giudice del Tribunale di Roma, Andrea Calabria, ha stabilito oggi, 19 febbraio 2002, "il non doversi procedere per difetto di giurisdizione". Imputati del reato "di getto pericoloso di cose" erano padre Roberto Tucci, presidente del Comitato di gestione di Radio Vaticana, padre Pasquale Borgomeo (direttore generale) e Costantino Pacifici della direzione tecnica. Per giustificare la sua decisione, il giudice ha fatto riferimento all'articolo 11 dei Patti Lateranensi, che sancisce l'extraterritorialità per il Vaticano e tutte le sue sedi. Un codicillo che era stato invocato dagli stessi avvocati Marcello Melandri ed Eugenio Pacelli (quest'ultimo nipote di papa Pacelli) per chiedere "l'assoluzione" degli imputati.
Una sentenza che lascia molto amaro in bocca e che ha scatenato le reazioni furibonde dei cittadini "elettrosmogati" dalle Sacre Antenne... "E' una vergogna. Delinquenti, mafiosi", è stato il primo commento esploso in aula. Nessuno è stato risparmiato dalle invettive: il giudice, che ha sciolto una riserva di due mesi, e gli avvocati della difesa. "Vi auguro", ha gridato una donna, "che il vostro prossimo nipote abbia la leucemia". Il giudice Calabria ha subito cercato di calmare le acque ("Silenzio, per favore, questa è un'aula di giustizia"), ma si è beccato una salva di insulti alla sua deontologia professionale: "Ma quale giustizia, è così che si tutelano i cittadini? Per questo nostro comportamento magari ci torturi pure! Per il Vaticano si ha sempre un occhio di riguardo".
Ovviamente più rispettosi i delusissimi commenti dei pubblici ministeri Gianfranco Amendola e Stefano Pesci, titolari dell'indagine: "Faremo tutti i ricorsi possibili", ha esordito il primo, "sono anche io dispiaciuto". "Noi credevamo nella tesi che abbiamo sempre sostenuto", gli ha fatto eco il collega Pesci, "dopo aver letto le motivazioni, valuteremo se si può fare appello o ricorso per Cassazione". E Lina Pantanella del comitato Bambini senza onde di Cesano ha amaramente concluso: "Sono fortemente e profondamente delusa. Per noi miseri mortali l'interpretazione data dal giudice, più favorevole nei confronti degli imputati, costituisce una licenza di reato. A fronte di una grave infrazione accertata esiste qualcuno che, appellandosi all'interpretazione di un articolo del trattato stato-chiesa, può non essere processato, quindi sfuggire alla legge. E solo il Vaticano può fare questo".
Cosa succederà ora? Ai cittadini "elettrosmogati" resta la speranza del ricorso alla corte europea dei diritti dell'uomo. Altri residenti esasperati sollecitano un referendum per staccare la loro zona dallo stato italiano. In tutto questo bailamme i difensori di Radio Vaticana hanno espresso la loro soddisfazione, spiegando l'ineluttabilità della decisione del giudice sul difetto di giurisdizione: "L'emittente è da considerare l'ente centrale della chiesa cattolica, perché diffonde in tutto il mondo la voce del sommo pontefice e il messaggio evangelico attraverso le sue onde di frequenza". E il governo che dice? Si dice soddisfatto, per bocca del ministro dell'Ambiente. "D'altronde", ha spiegato Altero Matteoli, "Radio Vaticana già da agosto, in seguito ad accordi, ha ridotto la potenza delle sue emissioni".

  di Maurizio Pluda
gli stessi argomenti su:  Corriere della SeraKatawebil Nuovola Repubblica
   data: 19 febbraio 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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