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PIAZZA FONTANA
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  IL "CHI E' CHI" DI PIAZZA FONTANA

I funerali in Duomo Uomini e nomi, fiduciari e comparse della tragica saga di piazza Fontana. Ecco, tratti dal libro di Laurent e Calvi, quali sono i volti - quelli conosciuti e quelli sconosciuti - che popolano il prima, il durante e il dopo della strategia della tensione, secondo la ricostruzione operata dal giudice Guido Salvini.

[Parte Prima]      |      [Parte Seconda]


DIGILIO MICHELANGELO
(Deceduto)
Ruolo Fiduciario statunitense
Criptonimo Erodoto


Digilio Michelangelo era il padre del collaboratore Carlo. Durante il secondo conflitto mondiale prestò servizio nella Guardia di Finanza con il grado di Tenente. Nel corso della guerra di liberazione, rientrando dalla Grecia, collaborò con formazioni di «partigiani bianchi» della "Brigata biancotto" e divenne componente di un direttivo composto da sei persone volontarie facenti parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Venezia. Partecipò quindi alla liberazione di Venezia ed al disarmo e alla conseguente cattura della guarnigione tedesca di stanza a Venezia. Successivamente, al termine del conflitto, venne arruolato, in circostanze sconosciute ma intuibili per la sua militanza in formazioni di "partigiani bianchi", nell'o.s.s., in qualità di informatore con il nome in codice di "Erodoto". Tale appellativo venne scelto proprio dal Michelangelo in ricordo delle sue prime missioni per conto degli statunitensi compiute in Atene e durante l'attacco tedesco all'isola di Creta. In quell'epoca il Digilio aveva fatto in modo, tramite agenti greci, che fosse agevolato il transito senza danni dei sommergibili americani che a Creta dovevano portare in salvo i militari inglesi. Uno dei suoi superiori diretti fu il Capitano David Carrett della Marina degli Stati Uniti d'America di stanza a Verona presso la base delle f.t.a.s.e. Il figlio Carlo ha dichiarato che fu il Michelangelo a presentarlo al Capitano carrett nel 1967 consentendo così di succedergli e di entrare a far parte della rete informativa.


DIGILIO CARLO
(Vivente)
Ruolo Fiduciario statunitense
Criptonimo Erodoto
raggiunto in data 2.11.95 da avviso di garanzia per spionaggio politico e militare

Digilio Carlo1 iniziò la sua attività nel 1967 quando subentrò a suo padre Michelangelo nel ruolo di fiduciario c.i.a. nel Veneto. Il nome in codice di "Erodoto", che fu del padre, venne da lui ripreso alla morte di questi. L'attività del Digilio Carlo si concretizzò principalmente nel Triveneto anche se non mancarono incarichi per missioni all'estero. Il personaggio era inoltre ben inserito nella struttura ordinovista del Veneto. Il Digilio, direttore [sic] del poligono di tiro di Mestre dalla seconda metà degli anni '70 fino alla sua latitanza, nel gruppo veneto era inserito come fiancheggiatore e consulente in virtù della sua esperienza nel campo delle armi e degli esplosivi in genere. Per tale maestria ed anche perché particolarmente affezionato ad una pistola francese di marca "Otto Lebel", il Digilio venne soprannominato con l'appellativo "Zio Otto". Da quanto egli ha riferito è stato possibile comprendere che il suo referente c.i.a. era tale Minetto Sergio, un ex marinaio della Repubblica Sociale Italiana nato a Colognola ai Colli (vr) che il Digilio descrive come caporete c.i.a. per il Triveneto. I suoi superiori di nazionalità statunitense inseriti all'interno delle basi nato furono il Capitano David carrett, a suo dire di stanza dal 1966 al 1974 presso la base ftase di Verona, ed il Capitano Theodore Richard, detto Teddy, di stanza dal 1974 al 1978 presso la base setaf di Vicenza. Entrambi gli ufficiali facevano parte della u.s. navy (Marina Militare Statunitense). Digilio ci parla anche di un superiore del Capitano Richard, un colonnello americano dell'u.s. army, di origine polacca rispondente al nome di Frederick tepaski. Tale ufficiale, di stanza in una base n.a.t.o. della ex Germania Federale, a dire del Digilio, era un appartenente alla rete d'intelligence della c.i.a. Il suo compito era quello di reclutare uomini. A tuttora non si è ancora riusciti ad identificare compiutamente il tepaski.
Il Digilio ha riferito di dipendere informativamente dal Capitano carrett ma che, per le sue conoscenze nel campo delle armi, veniva episodicamente sottratto alla Sezione Informativa diretta dal carrett, che nulla aveva a che vedere con aspetti politici ma che era destinata a questioni di mera sicurezza militare, per essere impiegato nella sezione ove era inserito il Soffiati Marcello del quale non era però in grado di indicare i superiori statunitensi.16 Fu proprio il carrett ad addestrare il Digilio all'esecuzione dei pedinamenti con esercitazioni per strada utilizzando degli estranei sia a Verona che a Venezia.
L'attività del Digilio quindi si alternò fra l'infiltrazione in Ordine Nuovo, della quale riferiva al Minetto e le sue missioni info-operative in Italia ed all'estero, di cui riferiva al Soffiati ed al franco Lino. Fu proprio questo duale impiego che creò al Digilio dei problemi collocandolo nella pericolosissima situazione di una fonte informativa facente parte di una sezione non operativa che, per motivi di perizia nel campo delle armi e degli esplosivi, era dovuto entrare in contatto con una sezione operativa, della quale nulla doveva sapere.
Riguardo al Minetto Sergio, il Digilio ha dichiarato in uno dei suoi verbali che, oltre ad essere il suo capo, questi era il referente della c.i.a. per il Triveneto, cioè il fiduciario al quale facevano capo tutti gli informatori stanziati in quella regione geografica. Così come gli ufficiali americani che avevano reclutato e gestito il Digilio Carlo facevano capo alle basi n.a.t.o. dislocate nel Veneto, anche il Minetto era uso frequentarle, secondo il Digilio. [...]
Sempre secondo il Digilio, il Minetto si recava periodicamente presso la base ftase di Verona, solitamente utilizzando una bicicletta o recandovisi a piedi visto che non vedeva di buon occhio l'uso dell'auto. In una occasione il Digilio ha affermato di essersi recato presso la base f.t.a.s.e. di Verona, unitamente al Soffiati Marcello. Entrambi furono agevolati all'ingresso dal Bandoli Giovanni che garantì per loro. [...]
Il Digilio ha anche narrato di numerosi incontri avvenuti fra il gruppo ordinovista veneto ed il Maggi Carlo Maria, avvenuti presso la trattoria gestita dai Soffiati a Colognola ai Colli. In particolare risultano interessanti i rapporti fra il Minetto Sergio ed il Maggi Carlo Maria. Infatti in tale contesto si inserisce un episodio narrato negli ultimi tempi dal Digilio Carlo e relativo a tali rapporti che erano, a detta del Digilio, molto stretti e caratterizzati dalla dipendenza del Maggi che si era reso disponibile a rispettare le direttive impartite dagli statunitensi attraverso il Minetto. Il Digilio ha affermato che, "...quando nel 1963 il Generale westmoreland emanò una direttiva secondo la quale il comunismo doveva essere fermato ad ogni costo, in Italia furono formate le Legioni dei Nuclei di Difesa dello Stato e la scelta strategica fu quella di contattare ed avvicinare, ad opera della rete informativa americana, tutti gli elementi di destra che fossero in qualche modo disponibili a questa lotta e coordinarli. Persone come il Dr. Maggi, quindi, pur non entrando certo a far parte direttamente della struttura americana, ne costituirono la connessione con l'ambiente esterno. La direttiva era di non tralasciare di informare gli americani di qualsiasi situazione, come movimenti di armi ed esplosivi o attentati, che in qualche modo avessero rilevanza. ... Tale attività di controllo era svolta personalmente da Minetto che, sul piano organizzativo, era un personaggio di alto livello. Minetto e Maggi si incontravano molto spesso sia a Colognola ai Colli, in trattoria o a casa di Bruno Soffiati, sia a Verona, nell'appartamento di Marcello Soffiati in via Stella nr.13, sia a Venezia." Il Digilio stesso vide Maggi e Minetto insieme circa una decina di volte, anche all'interno di una pizzeria di via Mazzini a Verona, non distante da via Stella. Inoltre, dieci giorni prima della strage di Piazza della Loggia a Brescia, si incontrarono presso la trattoria di Colognola ai Colli, i due Soffiati, Digilio, Minetto ed il Dott. Maggi. Ad un certo punto della cena il Maggi, in rispetto di quei doveri di informazione che aveva nei confronti del Minetto, annunciò che di lì a pochi giorni ci sarebbe stato un grosso attentato terroristico. [...]


FRANCO LINO
(deceduto)
Ruolo Fiduciario statunitense con responsabilità di caporete
Criptonimo Sconosciuto

Franco Lino è stato uno dei fiduciari degli statunitensi nell'ambito della rete operativa. Il Digilio lo indica come un informatore della c.i.a. attribuendogli anche un doppio ruolo, quello di appartenente al cosiddetto "Gruppo Sigfried". Arruolatosi nelle file della r.s.i. dopo l'8 Settembre del '43, venne inquadrato, a dire della moglie, nel Battaglione "barbarigo" della Divisione "Decima m.a.s", il primo ad entrare in combattimento contro gli Alleati. Partecipò quindi sul fronte meridionale alle battaglie di Anzio e Nettuno fino a quando il suo Reparto non venne travolto dagli Angloamericani e lui si trovò sbandato. Riuscì a rientrare in Veneto ma a Padova venne fatto prigioniero dagli Americani. Da questo punto la sua storia si fa nebulosa al punto che nemmeno la moglie è riuscita a ricostruire precisamente le sue vicende. Secondo Digilio il franco combatté la battaglia di Cassino a fianco dell'Alleato Germanico giungendo persino, a soli 17 anni, a dare consigli sulle modifiche da apportare ad una mitragliatrice aeronautica di fabbricazione tedesca convertita per l'impiego terrestre con l'adozione di calciolo e bipiede, la machine-gewehr 15. Per tale abilità nel maneggio e nella costruzione delle armi, venne immediatamente notato dagli Americani quando lo fecero prigioniero. Questi non si fecero scappare l'occasione di cooptare l'uomo giungendo, sempre secondo il Digilio, ad arruolarlo quale fonte info-operativa affidandogli il compito di lavorare leghe metalliche per elicotteri ed aerei all'interno di un capannone industriale sito nei pressi di Monfalcone ed in altro nei pressi di Trieste. In questo compito venne coadiuvato anche dal Minetto Sergio, a quel tempo già fonte c.i.a., che grazie alla sua attività in proprio poteva spostarsi facilmente ed occuparsi del trasporto dei pezzi lavorati dal franco. Tutto ciò avvenne, secondo il Digilio, a partire dalla seconda metà degli anni '50. Si è avuto soltanto qualche parziale riscontro a tale fase della vita del franco. Sua moglie riferisce gli avvenimenti in modo chiaramente diverso dal Digilio, ma, per certi versi coincidente. [...]
Secondo il Digilio, il Sergio Minetto aveva fatto vari viaggi in Grecia, intorno al 1970, per i suoi contatti politici. In quell'epoca infatti era al potere, in Grecia, il regime dei Colonnelli. In occasione di questi viaggi aveva saputo che il Prof. franco Lino aveva inviato, tramite il Porto di Venezia, armi al generale grivas di Cipro ed il Minetto lo aveva quindi ammonito a stare molto attento ad operazioni del genere e ad attenersi comunque alle disposizioni. Le armi che franco aveva mandato a Cipro erano quelle che il "Gruppo Sigfried" ancora conservava nei depositi di Pian del Cansiglio ove dei reparti scelti della Decima mas avevano fermato il Corpo d'Armata titino che minacciava l'Italia.
Riguardo alla sua attività nell'ambito della rete clandestina, al franco venne affidato, dai suoi superiori della rete, il delicato incarico di tenere sotto controllo i movimenti e le iniziative del noto Giovanni Ventura. Il Franco, a dire di Digilio, pensò inizialmente di affidare la missione di infiltrazione al Soffiati Marcello, ma poi, per non esporlo, visto che era noto per le sue simpatie di destra, in una operazione di contatto con una persona il cui credo politico in pubblico era dubbio, scelse proprio il Digilio.


GUNNELLA PIETRO
(deceduto)
Ruolo Fiduciario
Criptonimo Il Professore

Il ruolo di Gunnella Pietro non è stato ancora ben chiarito. Il Digilio Carlo ha infatti riferito che il suo compito era quello di fungere da raccordo fra i vari componenti della rete informativa, procurando appuntamenti e fungendo praticamente da quella che, in gergo, viene detta "buca della posta". Infatti quando un membro dell'organizzazione aveva bisogno di contattarne un altro, inviava al gunnella un biglietto su cui veniva riportato l'appuntamento da effettuarsi.
Il Professore provvedeva quindi ad inoltrare il biglietto al destinatario. Per tali motivi è chiaro che il Professore doveva offrire elevate garanzie di sicurezza essendo ovviamente a conoscenza dei nominativi e della dislocazione della Maggior parte degli appartenenti alla rete.
Tale sistema era particolarmente utilizzato per città di limitate dimensioni, quali Verona o Vicenza, ove non era facile evitare di farsi notare, mentre a Venezia Digilio, Soffiati ed il Carrett si potevano incontrare direttamente senza timore di essere notati in luoghi di grande affluenza turistica. [...]
Da rilevare che il Digilio indica il Professor gunnella anche come il "contatto" fra Minetto Sergio ed il noto Colonnello Amos Spiazzi, che in quel periodo era il responsabile del "Nucleo di Difesa dello Stato" di Verona, nonché fra questi ed il noto Elio Massagrande. Digilio dichiarò che fu il Soffiati Marcello a fargli il nome del Gunnella quale uomo di contatto della rete.
Il Soffiati disse inoltre al Digilio che "il professore" manteneva i contatti, oltre che tra gli agenti statunitensi e le persone da loro dipendenti, anche tra questi ed estremisti di destra a loro collegati, anche latitanti e situati all'estero. [...]
Il figlio del professor Gunnella, Giovanni, nato a Verona il 17.10.61 e residente a Firenze, viene citato quale attore di una conversazione telefonica circa il "terzo uomo" del gruppo Ludwig di Verona all'interno della sentenza ordinanza pronunciata dal Giudice Istruttore di Bologna, Dott. Leonardo Grassi, in data 2.4.90, contro l'organizzazione di estrema destra denominata "ronde pirogene antidemocratiche" attiva negli anni '80 (1987 - 1990).
Dalla lettura della sentenza emergono contatti tra le "ronde" ed i "nuclei sconvolti per la sovversione urbana", nonché l'eversione di destra veronese. Come si legge alla pagina 5 della sentenza, la filosofia delle "ronde" viene illustrata nel documento "Piro Acastasi", redatto da Tubertini Luca,31 estremista in stretto collegamento con toffaloni Marco, materiale detentore del documento. Questo si ispira alla teoria del fuoco purificatore che presenta alcuni punti in comune con l'ideologia della setta "ananda marga". Benché lo stesso Giudice Istruttore affermi che, nonostante le analogie, non vi sono elementi per ritenere che la strategia piromane delle "ronde" e dei "nuclei" sia maturata nella setta, va tenuto conto che essa è stata redatta nel 1990 e non ha quindi potuto usufruire degli elementi, successivamente emersi, e del ruolo, ora da sottoporre a nuova attenzione, del figlio di un presunto agente c.i.a. all'interno di una formazione eversiva, anche se, certamente, di secondo piano. [...]
Molte delle persone coinvolte nel procedimento relativo alle "ronde" appartengono all'organizzazione "ananda marga", struttura con estensione in vari Paesi ed obiettivi non soltanto filosofici e religiosi, ma anche rivoluzionari, con una struttura formata non soltanto di monaci ed adepti, ma anche da un servizio d'ordine e da regole molto rigide, di carattere quasi militare, cui erano costretti a sottoporsi gli adepti, con una simbologia nazista ed una partecipazione molto vasta di ex appartenenti all'organizzazione neo fascista di carattere eversivo, denominata ordine nuovo.
Questo Reparto, a fronte della emersa centralità strategica dal punto di vista della penetrazione informativa statunitense in Italia, della città di Verona, in relazione alla presenza del figlio del Gunnella nelle "ronde", in virtù dei legami emersi tra Ordine Nuovo e Ananda Marga, nonché del fatto che il Tubertini Luca ed il Toffaloni Marco sono stati chiamati in causa dal noto Albertini Giampaolo come coinvolti nella strage di Bologna, ha inteso verificare, con richiesta decontestualizzata, la presenza di ananda marga negli Stati Uniti d'America ed approfondire, alla luce delle ultime acquisizioni, le dichiarazioni del fisanotti.
Interpol Washington si limitava, essendo stata decontestualizzata la richiesta, a riferire che la setta religiosa denominata "ananda marga" era a loro nota per "... essere stata segnalata diverse volte per reati violenti ed altri reati...". [...]


CARRETT DAVID
(sconoscesi esistenza in vita)
Ruolo Agente operativo statunitense
Criptonimo forse Davide

Il Capitano David Carrett della Marina degli Stati Uniti d'America, (secondo il Digilio), prestò servizio presso la base f.t.a.s.e. di Verona dal 1965 al 1974, quando venne sostituito dal Capitano Richard. carrett fu il reclutatore del Digilio Carlo che lo aveva conosciuto quando suo padre era ancora vivo, poiché era stato proprio lui a presentarglielo. Digilio chiamava convenzionalmente il Capitano con il nome di "Davide". Fu proprio questi ad addestrarlo a servizi di pedinamento ed osservazione ed in genere alla raccolta di informazioni, utilizzando, per questo scopo addestrativo, semplici passanti in Verona. A tutt'oggi non è stato possibile identificare compiutamente il carrett del quale si sconosce anche l'attuale domicilio. L'unico dato importante sul suo conto viene dal Persic Dario che è riuscito a fornire anche una fotografia dell'Ufficiale Americano. "Carrett era un uomo alto circa un metro e 85, robusto, con i capelli biondi tendenti al rossiccio, di tipico temperamento gioviale come molti americani. Portava spesso occhiali da sole di varie gradazioni, credo che fosse sposato."; questa è la descrizione fornita dal Digilio del suo superiore.
Per contattare il Digilio a Venezia, il Carrett lasciava o faceva mettere un bigliettino nella sua cassetta della posta a S. Elena. Alcune volte non c'era bisogno di questo espediente perché i due si davano un appuntamento direttamente da una volta all'altra, soprattutto in occasione di festività. Il Digilio ha riferito anche un particolare molto importante relativo ai superiori del Carrett. Egli infatti udì più volte l'ufficiale fare riferimento ad un ammiraglio molto importante che si chiamava Samuel graham e che tra il 1974 ed il 1976 era diventato famoso nel suo ambiente poiché, tramite batiscafi o sottomarini in grado di scendere molto in profondità, era riuscito a recuperare delle parti di un sommergibile nucleare sovietico affondato nell'Atlantico. Fra queste anche tre missili con testata nucleare ed i codici cifrati che permettevano al sottomarino di comunicare con le basi navali sovietiche. Fino ad ora non si è riusciti ad identificare compiutamente il Graham.
Il Digilio ha riferito di dipendere informativamente dal Capitano Carrett ma che, per le sue conoscenze nel campo delle armi, veniva episodicamente sottratto alla Sezione Informativa diretta dall'ufficiale, che nulla aveva a che vedere con aspetti politici ma che era destinata a questioni di mera sicurezza militare, per essere impiegato nella sezione ove era inserito il Soffiati Marcello del quale non era però in grado di indicare i superiori statunitensi. Il Soffiati conosceva il Carrett e forse anche il suo successore Capitano Teddy Richard.
Delle conferme ci vengono dall'esame del Persic Dario. Questi ha riferito che il Carrett gli venne presentato dal Bandoli Giovanni nel 1974 circa. Era sposato con una donna americana e la descrizione fornita dal Persic dell'ufficiale si avvicina molto a quella data dal Digilio. In quella occasione il Carrett venne presentato anche al Soffiati Marcello che poi divenne suo amico.
Il Persic Dario ha riferito che il Bandoli usava chiamare tutti gli americani con il nome di Charlie Smith e questo avvenne anche con il Carrett.
Il Carrett fu anche l'ideatore ed il promotore dell'esercitazione "Delfino sveglio" o "Delfino attivo" della quale si parlerà più diffusamente nel seguente capitolo dedicato al suo successore, il Capitano Teddy Richard, il quale subentrò anche nella conduzione di tale operazione.
Il Carrett fu notato da Enzo Vignola presso il bar Boomerang corrente in via Colombo di Verona, unitamente al noto Bandoli e ad un suo amico, tale Arcangeli Leale. Il Vignola però lo conobbe con l'alias di "Charlie" e lo vide quella sola volta alla guida di una buick con targa afi.


RICHARD THEODORE detto Teddy
(sconoscesi esistenza in vita)
Ruolo Agente operativo statunitense
Criptonimo forse Riccardo

Il Capitano Richard Teddy, del quale peraltro si sconosce ogni dato anagrafico, sarebbe stato l'ufficiale che sostituì, nel 1974, David carrett alla guida della rete informativa statunitense. Anch'egli faceva parte della Marina Militare Statunitense ma, anziché a Verona, egli era di stanza presso la base setaf di Vicenza. Il Digilio ha riferito che quest'uomo, da lui chiamato convenzionalmente "Riccardo", lo fece partecipare all'operazione "Delfino Sveglio" o "Delfino Attivo", che aveva lo scopo di verificare e valutare le capacità di vigilanza e la reattività della flotta sommergibilistica italiana mediante attivazioni e provocazioni non comunicate preventivamente alla Marina Italiana. Tali attivazioni venivano eseguite mediante motoscafi, fregate e corvette statunitensi che trainavano frammenti metallici abbastanza grandi da provocare delle reazioni nelle apparecchiature di difesa dei sommergibili, nonché degli apparati in grado di registrare gli echi sonar ricevuti ed emessi dai sommergibili. Il Digilio riferisce di aver partecipato personalmente ad una di queste operazioni insieme al Capitano carrett, al Bandoli ed al Soffiati. Digilio sostiene che l'operazione definita "Delfino Attivo" sia stata una creazione del carrett dal quale il Richard l'aveva poi ereditata; questo particolare è circostanziato da un episodio riferito dal Digilio che vide ed udì il carrett rimproverare il Richard per non aver ben condotto una parte dell'operazione. carrett infatti teneva molto all'operazione che considerava come una sua creatura. Il Richard conosceva anche il Soffiati ed il Bandoli in quanto spesso questi ultimi, insieme al Digilio, si incontravano in Verona e Vicenza con il Richard. Quando questi venne trasferito nel Bosforo, nel 1978, il Digilio si rifiutò di seguirlo cessando, di fatto, la propria attività per la c.i.a.
Il Persic Dario ricorda di aver conosciuto presso il ristorante del Soffiati un soldato americano che si faceva chiamare Terry. È molto probabile che si tratti della stessa persona e che il lungo tempo trascorso abbia modificato l'esatta dizione del nomignolo del Richard nei ricordi del Persic. Da notare che il noto Spiazzi Amos riferì che un certo Teddy Richard era solito vendere e scambiare armi con i noti Besutti e Massagrande e che il Digilio ha confermato trattarsi della stessa persona coinvolta in quel traffico di armi. La vicenda della cessione di armi, peraltro nota perché si concluse con la denuncia di Richard, besutti, Massagrande e Soffiati Marcello, non fu mai chiarita con precisione. Infatti il fascicolo processuale relativo al procedimento penale, richiesto nel novembre del 1985 dal g.i. Felice Casson che indagava sulla strage di Peteano, risultava non presente presso la Pretura di Verona ed il cancelliere dirigente dell'ufficio non era in grado di spiegarne la mancanza. Gli atti venivano comunque parzialmente ricostruiti dal citato g.i. tramite quelli giacenti presso la d.i.g.o.s. di Verona. Veniva quindi accertato che dalle indagini relative ad una rapina a mano armata avvenuta il 14.4.66, venivano sospettati, quali autori, Besutti, Soffiati e Massagrande. Le successive perquisizioni effettuate presso le abitazioni di questi consentivano di rinvenire "...decine di armi, fucili automatici, mitragliatori, bombe a mano, 134 saponette di tritolo, micce detonanti alla pentrite e a lenta combustione, detonatori al fulminato di mercurio, T4 e gelatinizzante israeliano". In un appunto trasmesso a questo Reparto dal Dott. Salvini in data 5.3.96, si legge che il dirigente dell'Ufficio Politico della Questura di Verona, Dott. de stasio Lelio, in data 2.11.1974, attivato a seguito di un appunto della G.d.F., prese contatto con il Soffiati che gli confidò: "...di aver partecipato, intorno al 1966, con i noti besutti e Massagrande ed altri, a riunioni che si tenevano in una villetta a San Massimo, nei pressi di Verona. In tali occasioni un sedicente militate americano, tale ted Richard, avrebbe scambiato armi da collezione con armi moderne ed efficienti...". Poiché non c'è il riscontro che il Richard di cui parla il Digilio si identifichi in quello coinvolto nel citato procedimento come da lui affermato, anche se molto probabile, si è chiesto al s.i.s.mi. di consultare gli archivi in relazione al nome generico "Richard", inizialmente riferito dal Digilio. L'Ente ha rinvenuto due evidenze d'archivio relative alle sottonotate persone che potrebbero anche identificarsi nell'ufficiale statunitense referente del Digilio visto che il grado di Maggiore da esse rivestito, è quello immediatamente successivo a quello di Capitano:
&endash; Major (Maggiore) Richard D. FLECK, SFD A, il quale risulta aver partecipato all'esercitazione di evasione-esfiltrazione denominata "altanea ii" italia - usa, svoltasi nella zona di Aviano (pn) dal 2 al 16 dicembre 1974;
&endash; Major (Maggiore) Richard L. MASTERS, il quale risulta aver partecipato ad una riunione preparatoria, tenutasi a Roma dal 4 all'8 Maggio 1970 dell'esercitazione italia - usa denominata "silver star" svoltasi nel Lazio e nel Friuli dal 21 al 28 novembre 1970.
Si segnala che è noto che a tale tipo di esercitazioni fra paesi alleati partecipavano, oltre ad appartenenti alle reti "stay behind" anche dei membri dei servizi di sicurezza.


TEPASKI Frederick
(sconoscesi esistenza in vita)
Ruolo Agente operativo statunitense con funzioni di coordinamento a livello sovranazionale
Criptonimo Sconosciuto

Il colonnello Frederick Tepaski viene indicato dal Digilio come il superiore del Capitano Theodore Richard. Questo ufficiale superiore sarebbe stato un americano di origine polacca, di stanza in una base n.a.t.o. della ex Germania Federale, ufficialmente dipendente dai Reparti Corazzati dell'u.s. army, ma clandestinamente operante anche in Italia quale agente della c.i.a.46 Il Tepaski avrebbe frequentato spesso la trattoria di proprietà del Soffiati in Colognola ai Colli (vr) ed in genere tutta la zona veronese. Il suo compito era quello di effettuare una supervisione e reclutare uomini anche offrendo in cambio del denaro. Il Digilio sostiene di averlo notato spesso presso l'Arena di Verona e presso il citato ristorante in compagnia del Soffiati Marcello e del Minetto Sergio. Quest'uomo appariva come un "vero duro" di provata fede anticomunista, tanto che era soprannominato tra i suoi amici "Der Wolfe - Il Lupo" per il suo carattere.
Il noto Cavallaro Roberto ha affermato di aver sentito parlare, nell'ambiente ordinovista, di un ufficiale polacco di mezza età sul quale, però, non sapeva dare altre indicazioni.


SOFFIATI MARCELLO
(deceduto)
Ruolo Agente operativo
Criptonimo Sconosciuto

Marcello Soffiati era un membro di spicco della rete operativa clandestina operante nel Triveneto. Dapprima, cioè dai primi anni '60, fu una fonte di primaria importanza, poi, nel 1976, divenne un agente operativo a tutti gli effetti. Un suo superiore era il Minetto Sergio, mentre il suo referente all'interno della ftase di Verona era il Bandoli Giovanni. Questi spesso si recava in Colognola ai Colli per far visita al Soffiati, unitamente ad altri militari americani e quasi sempre con autovetture con targa a.f.i. Il Soffiati aveva anche la possibilità di ingresso alla base essendo dotato di un apposito tesserino di riconoscimento. Di questo e di altro parla a lungo il Digilio Carlo nei suoi interrogatori indicandolo quindi come personaggio a cui faceva capo una rete composta non soltanto da cittadini italiani. Il Digilio infatti riferisce di un contatto spagnolo del Soffiati che indica con il nome di Mariano Sanchez covisa, personaggio legato, fra l'altro, ai servizi segreti spagnoli ed alla nota "AGINTER PRESSE" essendo il capo del movimento dei "GUERRIGLIERI DI CRISTO RE" che a questa sedicente agenzia di stampa faceva capo. Di tale personaggio ha riferito anche il noto Zaffoni Francesco descrivendolo come persona di grande intelligenza e di altissimo livello che si muoveva con la massima dimestichezza negli ambienti della sicurezza e dei Servizi spagnoli. L'influenza del covisa era tale che riuscì a calmare la notevole irritazione del Ministero degli Interni spagnolo per la fabbrica di armi che faceva capo al Pomar Eliodoro. Lo Zaffoni ha anche riferito che il covisa si incontrava periodicamente con un americano alto e biondo che diceva essere un ex-berretto verde. Sul conto del covisa il noto Gaetano Orlando ha riferito di averlo conosciuto molto bene durante la sua permanenza in Spagna e di ricordarlo come il capo dei "Guerriglieri di Cristo Re" in stretti rapporti con la Guardia Civil e con personaggi a livello governativo. L'Orlando ha riferito inoltre di aver assistito personalmente ad incontri del covisa con più cittadini statunitensi. In buona sostanza si può affermare che, mentre il Minetto Sergio era a capo della rete informativa, il Soffiati era il maggior responsabile italiano di quella operativa, anche se in una occasione antecedente al 1976, e cioè prima che avvenisse la sua promozione ad agente operativo, il Digilio ebbe a riferire alcune importanti informazioni da lui raccolte, direttamente al Soffiati anche se non si trattava di attività operativa. Si tratta di una relazione scritta che il Digilio ebbe a comporre al suo ritorno da un viaggio in Spagna, nel 1975 o 76, in occasione di una celebrazione commemorativa della scomparsa del Generale franco. Il Digilio consegnò la relazione direttamente al Soffiati che la fece pervenire ai suoi superiori all'interno della base f.t.a.s.e. di Verona. L'importanza di tale relazione era notevole in quanto contenente delicate notizie sul conto dell'ingegner Pomar Eliodoro e della sua fabbrica di armi, di Stefano delle chiaie e sulla localizzazione di numerosi personaggi dell'estrema destra in Spagna. Un passaggio estremamente importante da sottolineare parlando del Soffiati Marcello è che questi era sicuramente un militante molto ben inserito nel movimento politico Ordine Nuovo, in ottimi rapporti con i noti Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi. A causa di ciò non è stato possibile discernere con chiarezza quanto delle varie attività del Soffiati fosse da attribuire alla sua militanza ordinovista e quanto all'appartenenza alla struttura di intelligence. [...]
Un altro personaggio con il quale il Soffiati era in contatto e che riferisce interessanti particolari della sua attività è il noto estremista di destra Affatigato Marco. Questi dichiarò a verbale di aver conosciuto il Soffiati in carcere e di aver da lui ricevuto confidenza riguardo la sua collaborazione con la c.i.a. Il Soffiati, una volta usciti dal carcere, lo mise in contatto con un americano, agente della c.i.a. in Milano, che lo presentò al capo stazione c.i.a. di Parigi, tale George. [...]
Questi rapporti del Soffiati lo indicano sempre più come un personaggio con possibili agganci in diverse strutture di intelligence (c.i.a. - n.a.t.o. - Servizi Spagnoli). Lo stesso Persic Dario fornisce delle dichiarazioni coincidenti con quelle dell'Affatigato anche se molto meno dettagliate poiché egli non era inserito nella rete informativa. Panizza Franco ha riferito che entrambi i Soffiati asserivano di appartenere alla c.i.a. e frequentavano basi della n.a.t.o. In particolare l'uomo ha ricordato che parlavano più spesso di "Camp Derby" a Livorno che non della setaf di Vicenza; entrambi dicevano di frequentare la base di Livorno a fine di propaganda e che lì assistevano alla proiezione di filmati.


BERTONI GIANCARLO
(vivente)
Ruolo Fiduciario e collaboratore s.i.d.
Criptonimo Sconosciuto

Il Bertoni Giancarlo venne indicato dal Digilio Carlo come persona in contatto con strutture di intelligence italiane e statunitensi nonché in buoni rapporti con il citato Soffiati Marcello. Dei primi riscontri sono emersi dalle evidenze fornite dal s.i.s.mi., anche se molto sommarie in quanto la documentazione del Centro C.S. di Verona riguardante il bertoni è stata distrutta.
Da queste evidenze scaturisce che effettivamente il Bertoni è stato collaboratore del Centro C.S. di Verona "...sino al 197..." e non è dato di sapere l'ultima cifra decimale per la troncatura della fotocopiatura. Ciò conforta circa una collaborazione del bertoni anche in anni cruciali della strategia della tensione. Altre evidenze del Servizio annotano alcuni viaggi compiuti dal bertoni in Cecoslovacchia che hanno comportato il contatto fra questi e cittadini Cechi. A seguito della perquisizione operata a suo carico in data 17.5.95, si ebbe un buon riscontro di quanto dichiarato dal Digilio. Infatti venne rinvenuta una premura in originale indirizzata al Capo del personale civile della f.t.a.s.e. di Verona e due domande di assunzione presentate da ex-carabinieri che avevano prestato servizio presso la suddetta base n.a.t.o. [...]
Sulla presunta appartenenza del Bertoni al gruppo sigfried riferita dallo Spiazzi, una buona conferma viene da alcune dichiarazioni, mai formalizzate, rese dallo stesso Bertoni. Questi affermò di non voler parlare del Gruppo Sigfried poiché gli uomini che all'epoca ne tiravano le fila sono gli stessi che attualmente gestiscono i canali americani di accesso in alcuni paesi dell'Est Europeo, ove egli si recava per delle operazioni di intelligence. Aggiunse che egli doveva tutto all'Arma dei Carabinieri e che quindi non avrebbe detto nulla che avrebbe potuto danneggiare l'Istituzione o gli appartenenti ad essa. Soprattutto precisò che gli Americani hanno tuttora dei fortissimi interessi in Italia e che sarebbe stato un suicidio parlare del Gruppo Sigfried. Sostenne inoltre che rivangare il passato era un errore e che allora si era ritenuto che solo certe "strategie" erano utili a fermare il comunismo. Secondo il bertoni il Gruppo Sigfried era stato creato dal Generale de lorenzo e da un altro parigrado dell'Arma dei Carabinieri, e che, successivamente, era stato attirato nell'orbita statunitense. Tale Gruppo era anche coinvolto, secondo il Bertoni, nella strage di Piazza Fontana. L'organizzazione non esisteva più come tale, ma i militari, sia italiani che statunitensi, che ne avevano fatto parte, erano tuttora attivi ed animati da ideologie di destra e perseguivano gli stessi scopi di intelligence di allora. In questa occasione il bertoni rappresentava anche di aver lavorato per il s.i.d. con il Colonnello pignatelli ed il maresciallo indracolo del Centro C.S. di Verona. In seguito era passato al s.i.s.mi. e, tuttora, collaborava con il s.i.s.de. Il suo reclutamento nel Servizio era avvenuto attraverso il Generale Trinchieri dell'Arma dei Carabinieri.
L'ipotesi che il Bertoni sia a conoscenza di molti particolari circa il Gruppo Sigfried, veniva ulteriormente rafforzata quando, alcuni giorni dopo aver rilasciato le suddette dichiarazioni al Cap. giraudo, il bertoni cercava di contattarlo più volte telefonicamente e, una volta raggiuntolo, spiegava che tutto quello che aveva detto nei giorni precedenti era falso e, pertanto, non se ne doveva tenere conto.

  di Giuseppe Genna e Maurizio Pluda
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   data: 03 luglio 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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