MINETTO SERGIO
(vivente)
Ruolo Caporete
Criptonimo Sconosciuto
raggiunto in data 29.10.95 da avviso di garanzia per spionaggio politico e militare
Minetto Sergio viene chiamato in causa dal collaboratore Digilio Carlo che, in uno dei suoi verbali, lo indica come il referente della c.i.a. per il Triveneto, cioè il fiduciario al quale facevano capo tutti gli informatori stanziati in quella regione geografica. Così come gli ufficiali americani che avevano reclutato e gestito il Digilio facevano capo alle basi n.a.t.o. dislocate nel Veneto, anche il Minetto era uso frequentarle ...
Cercando di ricostruire la vita del Minetto è emerso, dall'esame del suo foglio matricolare, che dopo l'8 settembre del '43 lo stesso aderì alla Repubblica Sociale arruolandosi nella Marina Repubblicana. Non si è riusciti a capire chiaramente quali furono i suoi compiti durante la guerra, né cosa fece il Minetto quando si trovò sbandato. Al termine del conflitto comunque, venne sottoposto a giudizio di discriminazione e congedato con disonore dalla Marina. Nel 1950 circa, come il franco ed il gunnella, emigrò per l'Argentina ove rimase per circa cinque anni. Il Digilio ha affermato che il Minetto gli disse che in gioventù aveva risieduto in Argentina ove aveva imparato ad esercitare il mestiere di frigoriferista. In Argentina il Minetto era entrato in contatto sia con elementi della c.i.a. sia con tedeschi, ex combattenti, che avevano lasciato la Germania dopo la guerra. Nell'ambito della sua attività di spionaggio aveva quindi mantenuto forti contatti con personaggi in Sud America ed in Germania. Tale attività in direzione dei citati Paesi potrebbe configurare, verosimilmente, lavoro svolto per conto dell'organizzazione denominata "Il Ragno Nero", meglio nota come "Odessa", struttura di appoggio costituitasi tra gli ex aderenti al Terzo Reich.
Digilio ha anche affermato che il Minetto era il superiore gerarchico del Soffiati e che, poco prima di trasferirsi nella Repubblica Dominicana, il Minetto lo aveva autorizzato ad usare il suo nome in qualsiasi legazione diplomatica statunitense del paese ove si fosse recato, specificando che avrebbe dovuto rivolgersi ad un addetto alla sicurezza, intendendo con ciò riferirsi al personale della c.i.a. Ebbe ad avvalersi di tale aiuto nel 1992, nella prima settimana di settembre, quando il Digilio si presentò presso il Consolato degli Stati Uniti d'America a Santo Domingo e fece il nome di Minetto all'Ufficiale della Sicurezza. L'Ufficiale lo invitò a ripassare dopo tre o quattro giorni, necessari alle opportune verifiche. Tale atto ebbe esito positivo e l'Ufficiale gli propose una nuova forma di collaborazione in Santo Domingo. [...]
Altra indicazione che dà il Digilio relativamente al Minetto è inerente la sua appartenenza all'associazione combattentistica denominata "der sthalhlelmen" [sic] o "Elmetti d'Acciaio". Il Minetto, come ex - repubblichino, amava partecipare a raduni di associazioni di ex combattenti e reduci della r.s.i. ed il Digilio ebbe a notarlo più volte recarsi a tali manifestazioni munito di una macchina fotografica tipo leica, con un esposimetro particolare. Una macchina fotografica di tale tipo viene infatti rinvenuta durante una perquisizione operata presso l'abitazione del Minetto nel Gennaio 1996. [...]
Giova far presente che una ulteriore possibile connessione con ambienti della n.a.t.o. del Minetto si rileva dalla sua appartenenza, secondo il Digilio, all'organizzazione degli "Elmetti d'Acciaio". Come si ricorderà, lo Spiazzi aveva affermato di aver partecipato ad una esercitazione in Germania, in località gemundeifel, organizzata proprio dagli "Elmetti d'Acciaio" e che vi aveva visto partecipare componenti dei "Piani di Sopravvivenza" europeo-occidentali nonché dei "Piani di Resistenza" europeo-orientali. Tale circostanza, se veridica, non può prescindere da una conoscenza a livello atlantico di quanto si stava verificando a Gemundeifel. D'altra parte, lo stesso Roberto Cavallaro ha specificato che "Der Stalhelmen" [sic] era una struttura paramilitare tedesca facente capo ad un certo Paul cook, che sarebbe stata disponibile a partecipare ad un eventuale golpe in Italia (Cavallaro in un memoriale allegato al verbale parla di una forza di 2000 - 3000 uomini). Il s.i.s.mi. ha fornito in merito degli importanti elementi identificando il Cook di cui parla il Cavallaro in un certo Paoul Koch, vicepresidente dell'organizzazione "Der Stalhelmen" nonché responsabile della stessa nella regione del Rheinland. Lo Spiazzi ha anche affermato di essersi recato all'esercitazione unitamente a civili a lui sottoposti nell'ambito del "Nucleo di Difesa dello Stato" di Verona, inserito nel "Piano di Sopravvivenza" italiano e comunque sotto l'egida dell'organizzazione "der stalhlelmen" [sic]. Lo Spiazzi precisò di aver effettuato il viaggio da Verona a Gemundeifel con due autovetture fiat 124 prese a noleggio da un autonoleggio maggiore scaligero e targate Latina (lt), in quanto al raduno bisognava recarsi in forma anonima. Gli accertamenti esperiti hanno potuto dimostrare che, effettivamente, la Maggiore di Verona possedeva fiat dello stesso tipo e targa.
GLISENTI GIANCARLO
(deceduto)
Ruolo Probabile agente di elevato livello
Criptonimo Sconosciuto
Glisenti Giancarlo viene inserito quale sotto paragrafo del capitolo dedicato al Minetto poiché non viene mai indicato nelle dichiarazioni rilasciate dal noto collaboratore. Il suo nome invece fuoriesce dall'attività di osservazione, controllo e pedinamento e dalle intercettazioni operate nei confronti del Minetto Sergio.
KESSLER GUIDO
(vivente)
Ruolo Fonte
Criptonimo Sconosciuto
Anche questo personaggio viene inserito quale sottoparagrafo del capitolo di Minetto poiché il nome di Kessler Guido emerge nel corso delle attività svolte nei confronti del suddetto e di glisenti Giancarlo, quale conoscente e frequentatore di quest'ultimo. Informazioni ed attività esperite sul suo conto consentivano di accertare che si trattava di un imprenditore, ex-dirigente della "Montedison S.p.A." negli anni '60, e già appartenente al Battaglione San Marco della Marina Militare Italiana. Un approfondito esame del suo fascicolo permanente, esistente presso il Comando Provinciale Carabinieri di Verona, consentiva di rinvenire una richiesta di informazioni riservate sul suo conto originata dall'Ufficio Sicurezza Patto Atlantico del s.i.d. nel 1968.78 Tale tipo di informazioni veniva nuovamente richiesto nel 1969.
Altro dato interessante rilevato dal fascicolo del Kessler è quello relativo alla sua appartenenza alla nota Loggia Massonica denominata "Propaganda 2". Il suo nominativo era infatti inserito negli elenchi della citata Loggia rinvenuti durante una perquisizione a Castiglion Fibocchi presso la villa di Gelli Licio. [...]
Sempre a verbale il Kessler dichiarava di essersi recato una volta in Bruxelles (B) presso la base n.a.t.o - s.h.a.p.e. durante il quinquennio 1966-71 ma di non ricordare i motivi che ce lo avevano condotto. Un particolare che, secondo il Kessler, potrebbe giustificare le richieste di informazioni è il fatto di aver lavorato nell'ambito di un importante programma nucleare tra il '63 ed il '65 in quanto rappresentante della "Montedison" nel consorzio internazionale con la "G3A" francese e la "interatom" tedesca (tale programma era relativo al progetto ed alla costruzione di una centrale nucleare ad Ispra), ma la data di richiesta delle informazioni è di diversi anni posteriore. Anzi meraviglia il fatto che in occasione della sua partecipazione al progetto di Ispra, peraltro di notevole importanza, non venne richiesta alcuna informazione né alcuna conferma di quelle precedentemente ottenute.
BANDOLI GIOVANNI
(vivente)
Ruolo Fiduciario
Criptonimo John
raggiunto in data 4.12.1995 da avviso di garanzia per spionaggio politico e militare
Con Bandoli Giovanni si giunge quasi al vertice della piramide che forma la rete operativa della struttura di intelligence. Descrivendo il Bandoli viene fuori un personaggio indecifrabile, per metà italiano e per metà americano, o meglio un italiano fortemente pervaso da una cultura anglo-americana. Si fa chiamare John, veste l'uniforme dell'u.s. Army anche a diporto (secondo numerose testimonianze, fra cui quella del Minetto, ma lui nega di averlo mai fatto), viaggia su vetture targate a.f.i. ma, per contro, ha una conoscenza molto superficiale della lingua inglese, una cultura medio-bassa e soprattutto, quale cittadino italiano privo della doppia nazionalità, non può far parte dell'esercito u.s.a.
Il suo nome viene fatto dal Digilio Carlo in più di una occasione. Di lui il collaboratore ha riferito che sarebbe stato il referente del Soffiati in ambito ftase anche se, in almeno una occasione, i due ebbero modo di lavorare insieme. Ci si riferisce alla missione che venne affidata al Digilio ed al Bandoli nel 1968 quando vennero inviati ad Avesa a seguire una esercitazione dei cosiddetti Nuclei di Difesa dello Stato, il cui principale artefice era il Colonnello Spiazzi Amos. Al termine della missione, conclusasi positivamente, i due, a dire del Digilio, riferirono superiormente, ma separatamente, le informazioni raccolte. Questo potrebbe indicare l'appartenenza dei due a strutture ben distinte e separate oppure si potrebbe ipotizzare, molto più verosimilmente, alla stessa struttura cui facevano capo due reti, una informativa e l'altra operativa. Ad ogni buon conto il Digilio non ha mai descritto il Bandoli come suo superiore ma come il referente del Soffiati di una struttura parallela ma facente capo sempre ad ambienti atlantici.
A seguito delle perquisizioni operate nel Maggio '95, presso l'abitazione del Bandoli, vennero rinvenute diverse indicazioni di interesse per le indagini e cioè un documento militare americano, una dichiarazione datata 16.8.1950 che attestava l'appartenenza del Bandoli al Trust Exchange Service di Trieste a firma di tale John Hall, ed un biglietto da visita di un agente di viaggi statunitense, tale Bob Jones - "the professional travel agent serving the professional person", con il suo recapito telefonico di Trieste manoscritto sul retro in inglese. Il primo è risultato essere appartenente a struttura di intelligence statunitense.
Infatti, informazioni fornite dal s.i.s.mi. consentivano di addivenire all'identificazione di John Luis Hall, nato a Tokoma (Washington) il 24.11.1906, cittadino statunitense, noto al Servizio come elemento dei Servizi Informativi nordamericani. L'Hall risultava al s.i.s.mi. anche Presidente, dal 1947, della società Avipa (American Sales and Import Agency) e gestore del garage - officina denominato t.e.s. (tr.u.s.t. Exchange Service) garage concession, sito in via Ghiberti di Trieste, al cui interno stazionavano, oltre ad automezzi dell'u.s. army, anche autovetture con targa civile condotte da Ufficiali americani. La società avipa fu oggetto, nel 1952, di interesse informativo da parte del Servizio in quanto segnalata per attività sospetta non meglio definita. Gli accertamenti successivi non evidenziarono nulla di particolare. Il s.i.s.mi. riferiva, inoltre, che un'agenzia di viaggi denominata "the professional travel agent serving the professional person" era anch'essa sita in via Ghiberti, nel medesimo comprensorio del t.e.s. garage e veniva utilizzata, all'epoca, da non meglio precisate "persone importanti". La stessa era diretta da tale Bob Jones. Successive indagini esperite da questo Reparto sul conto del Bob Jones di cui al biglietto da visita in possesso del Bandoli, hanno permesso di appurare che questi si identifica in Robert Edward Jones, nato a Worcester (Massachussets - usa) il 19.8.32, cittadino statunitense residente a Maniago (pn) in via U. Saba nr.9/E, coniugato con tale taucer Nivea. La moglie, opportunamente sentita, dichiarava di aver conosciuto il Jones a Trieste nel 1962 mentre questi prestava servizio presso la base s.e.t.a.f. di Vicenza. Dopo vari trasferimenti in basi nato in Europa e negli u.s.a., il Jones veniva collocato in congedo e, il 10 Maggio 1980, tornava in Italia. In attesa di trovare una sistemazione i coniugi Jones andavano ad abitare a Trieste nella casa del cognato taucer Omero a cui corrisponde il numero telefonico riportato sul biglietto da visita del Jones rinvenuto durante la perquisizione. Appare chiaro quindi che il biglietto da visita risale al periodo in cui il Jones abitava a Trieste e disponeva di quel numero di telefono, cioè da Maggio a Luglio del 1980. Il fatto che sul biglietto da visita sia riportato l'aggettivo "new" (nuovo) attesta che i due si conoscessero da tempo. Infatti il Jones ed il Bandoli risultano aver lavorato entrambi nella stessa sezione, quella dedicata ai sistemi audiovisivi, della base setaf di Vicenza. Quanto dichiarato dalla moglie in sede di verbale e che vedremo analizzato nel capitolo dedicato al Jones, rafforza ulteriormente l'ipotesi che questi sia stato o sia tuttora un agente della c.i.a. clandestino in Italia. Da notare che l'incarico che aveva il Bandoli nell'ambito della base setaf era quello di tecnico di sistemi audiovisivi, praticamente lo stesso del citato Bob Jones. Sentito a verbale il Bandoli ha negato ogni addebito confermando però di conoscere sia il Minetto che il Soffiati. Ha aggiunto anche che suo padre svolse l'attività lavorativa di interprete per un alto comando Germanico di stanza a Verona durante il secondo conflitto e che lui svolse l'attività di barbiere nel Territorio Libero di Trieste. Successivamente presentò domanda alla Prefettura di Vicenza e fu assunto presso la n.a.t.o. grazie anche al fatto di aver già lavorato nel t.l.t. per gli americani. Si noti l'assonanza tra l'assunzione del Bandoli alla n.a.t.o. tramite la Prefettura ed il documento s.i.o.s. di cui si è già parlato nella premessa della presente annotazione ove si parla di un implemento dell'apparato informativo statunitense in funzione atlantica anticomunista con l'impiego anche di civili e militari, nella "riserva", selezionati in base ad informazioni fornite dalle Questure, che svolgerebbero, più o meno, attività informativa al soldo degli Americani.
Del Bandoli, il Persic Dario ha riferito delle circostanze analoghe a quelle narrate dal Digilio, aggiungendo che, in una occasione, il Bandoli condusse con sé il Soffiati Marcello presso la base setaf di Livorno a Camp Derby e che i due si trattennero lì per circa tre giorni.
L'assenza di evidenze informative sul Bandoli da parte del Centro C.S. di Trieste, pur attivissimo all'epoca nell'individuare penetrazioni informative anche da parte alleata, può essere spiegata con l'atto nr.15963 del 21.11.1954 di quel Centro, esibito dal s.i.s.mi, nel quale il capocentro fa presente che, qualche giorno prima del trapasso dei poteri all'Amministrazione Italiana, gli uffici informativi u.s.a. trasferirono gli archivi relativi agli informatori a Livorno. Inoltre, all'atto del licenziamento di quest'ultimi, l'organismo u.s.a. avrebbe fatto loro firmare una dichiarazione che li impegnava a non rivelare l'attività svolta con il Servizio Americano e a non legarsi, in futuro, con nessun altro servizio informativo.
L'acquisizione del fascicolo personale del Bandoli Giovanni, effettuata presso il casellario del Comando Provinciale Carabinieri di Verona, non ha permesso di rinvenire atti di fondamentale importanza, tranne per quanto riguarda un atto del Gruppo Carabinieri di Verona del 28.12.1974 con il quale, a seguito di una telefonata anonima che segnalava la presenza di armi presso l'abitazione del Bandoli, veniva richiesto un decreto di perquisizione del soggetto. La richiesta veniva però respinta dall'a.g. di Verona.
JONES ROBERT EDWARD
(vivente)
Ruolo Agente operativo
Criptonimo Bob
raggiunto in data 17.1.96 da avviso di garanzia per spionaggio politico e militare
Il suo nome emerge dalle indagini che vennero condotte nei confronti del Maggiore responsabile italiano della rete operativa del Triveneto, il Giovanni Bandoli.
Una perquisizione operata nei confronti di quest'ultimo, il 17 Maggio del 1995, consentiva di rinvenire un biglietto da visita del citato Jones che lo indicava come collaboratore di una agenzia di viaggi statunitense e riportante il seguente motto: "the professional travel agent serving the professional person". Il cartoncino appariva recente e, peraltro, non riportava né utenze né indirizzi italiani. Tuttavia sul retro vi era manoscritto un numero telefonico di Trieste con l'indicazione "Jones trieste new phone number". Poiché il Bandoli parla un inglese stentato con errori anche elementari, è verosimile che l'appunto, vergato in maniera corretta sul retro del biglietto, sia stato redatto dallo stesso Jones che doveva già da tempo conoscere il Bandoli poiché definisce il numero italiano fornito, "nuovo" presupponendo, quindi, che dovesse sostituirne uno vecchio.
Indagini esperite sull'utenza e sul nome di Bob Jones, presso il capoluogo friulano, hanno consentito di appurare che il numero è stato acceso il 21.2.78 ed è intestato al signor Taucer Omero, risultato essere il suocero del Jones. Questi, coniugato con la cittadina italiana taucer Nivea, ha mantenuto la cittadinanza statunitense e vive tutt'ora in Italia in Maniago (pn). Quanto riferito a verbale dalla moglie suggerisce la possibilità che il Jones sia o sia stato un agente della c.i.a. clandestino in Italia: "...in quei sei mesi, del 1973, mio marito svolse l'attività di agente di viaggi poiché mentre era militare aveva svolto un corso per questa professione. Venne quindi riassunto dal Governo come impiegato civile e lui mi ha riferito che continuava a svolgere le stesse mansioni che aveva quando era militare...".
Tale ipotesi viene ulteriormente rafforzata dalle evidenze del s.i.s.mi., che opportunamente interessato dal Giudice Istruttore tramite questo Reparto, riferiva che la sigla "the professional travel agent", rinvenuta sul biglietto da visita di Bob Jones, coincideva con il nome di un'agenzia di viaggi un tempo situata in un comprensorio di via Ghiberti nel Territorio Libero di Trieste, che veniva utilizzata negli anni '50 da non meglio precisate "persone importanti" e professionisti. Tale agenzia era diretta da tale Bob Jones. Il s.i.s.mi., nell'esaminare la documentazione rinvenuta nell'abitazione del Bandoli unitamente al citato biglietto da visita, riferiva che tale John Hall, persona che gli attesta le referenze da parte del tr.u.s.t. Exchange Service di Trieste, era noto al s.i.s.mi. come elemento dei Servizi Informativi americani. Il john luis Hall, che vedremo successivamente, risulta al s.i.s.mi., oltre a quanto già detto, presidente, dal 1947, della società Avipa (American Sales and Import Agency), con sede in Trieste, contrada del Corso nr.7; già addetto all'u.n.r.a. del capoluogo giuliano, nonché gestore del garage officina denominato "t.e.s. (tr.u.s.t. Exchange Service) garage concession", sito in Trieste, via Ghiberti, al cui interno stazionavano, oltre ad automezzi dell'u.s. army (Jeep) anche vetture americane con targa civile condotte da ufficiali statunitensi. La citata società avipa fu oggetto, nel 1952, di attività informativa da parte del Servizio militare dell'epoca in quanto segnalata per attività sospetta non meglio definita, ma gli accertamenti successivamente svolti non evidenziarono elementi di specifico interesse. Come si è visto precedentemente, anche l'agenzia di viaggi condotta dal Jones era sita in via Ghiberti nel medesimo comprensorio del t.e.s. garage concession. Nella stessa via Ghiberti e strade limitrofe erano situati, all'epoca, numerosi uffici dell'Esercito u.s.a., nonché il Circolo Ufficiali. Il Jones, sentito a verbale, ha negato ogni addebito ed ha affermato che il motto "the professional travel agent" era quello da lui personalmente usato presso l'agenzia di viaggi in cui fu impiegato per un breve periodo negli u.s.a. ma che mai aveva lavorato in Trieste e nel t.l.t. e che mai aveva prestato servizio per conto di strutture di intelligence degli Stati Uniti d'America.
È evidente che un motto personale trae origine da un ricordo o da un ragionamento della persona che lo adotta (non fu imposto dall'agenzia di viaggi) che, in questo caso, ben può trovare spiegazione nel nome dell'agenzia di viaggi che Bob Jones diresse a Trieste. Tuttavia Robert Edward Jones, benché qualificantesi pubblicamente come Bob Jones, ha negato di essere il Bob Jones rintracciato dal s.i.s.mi.
HALL JOHN
(sconoscesi esistenza in vita)
Ruolo Agente operativo
Criptonimo Sconosciuto
John Hall è il nome di un personaggio la cui firma venne rinvenuta in calce ad una attestazione di servizio rilasciata a nome di Bandoli, su carta intestata del Trieste United States Troop Exchange Service di Trieste. Informazioni fornite dal s.i.s.mi. su questo personaggio e sul t.e.s. consentivano di identificarlo in John Luis Hall, noto al Servizio italiano come elemento dei Servizi Informativi statunitensi. L'Hall risultava al s.i.s.mi., anche Presidente, dal 1947, della società avipa (American Sales and Import Agency) nonché gestore del garage - officina denominato t.e.s. (tr.u.s.t. Exchange Service) garage concession, corrente in via Ghiberti di Trieste. All'interno di tale garage stazionavano, oltre ad automezzi militari dell'u.s. army, anche autovetture con targa civile condotte da Ufficiali americani. Da tale gestione l'Hall traeva notevoli guadagni avvantaggiato dal fatto che ad essa facevano capo la Maggior parte dei militari statunitensi del Territorio Libero di Trieste (t.l.t.). È emerso anche che la società avipa, di cui come abbiamo detto era Presidente l'Hall dal 1947, fu oggetto, nel 1952, di interesse informativo da parte del Servizio militare dell'epoca in quanto segnalata per attività sospetta non meglio definita, ma i successivi accertamenti svolti non evidenziarono elementi di interesse. Il nominativo della predetta società è citato in calce al suddetto documento del t.e.s. garage, preceduto dalla parola telegram. Altro particolare emerso dagli accertamenti del s.i.s.mi. è che, nel medesimo comprensorio di via Ghiberti, erano situati numerosi uffici dell'Esercito u.s.a., il circolo Ufficiali nonché la presunta agenzia di viaggi denominata "the professional travel agent serving the professional person" gestita dal Robert Edward Jones di cui al capitolo precedente.
SOFFIATI BRUNO
(deceduto)
Ruolo Fiduciario o Fonte
Criptonimo Sconosciuto
Soffiati Bruno era il padre del già esaminato Soffiati Marcello. Durante il ventennio fascista fu il segretario del Partito Fascista Repubblicano a Verona, in contatto con vari personaggi dei comandi tedeschi della zona. Il Persic Dario ha, peraltro, riferito di aver saputo, proprio dal Soffiati, che era stato un personaggio di rilevante importanza in seno al p.f.r., in contatto con un alto comando tedesco della Gestapo, della zona di Verona e che il Bruno aveva conservato per lungo tempo i verbali del processo a ciano, tenutosi a Verona nel 1944, poi bruciati dalla moglie. Secondo il Persic il vecchio Soffiati era a conoscenza di ogni attività del figlio del quale però non approvava gli ideali eccessivamente filo-nazisti. Il Bruno propendeva più verso una collaborazione con gli ambienti americani della zona e più volte infatti si recava presso le basi n.a.t.o. del Veneto, sempre in compagnia di Marcello. [...]
Carlo Maria Maggi, invece, ha riferito che entrambi i Soffiati erano al servizio degli americani, tant'è che una volta gli mostrarono anche un tesserino di appartenenza alla c.i.a.
AFFATIGATO MARCO
(vivente)
Ruolo Fonte c.i.a./s.d.e.c.e.
Criptonimo Sconosciuto
Affatigato Marco ha dichiarato a verbale di aver collaborato, per un certo periodo, con lo s.d.e.c.e. e con la c.i.a. La collaborazione con quest'ultimo Ente iniziò verso la metà del 1980, quando il Soffiati Marcello, che lo aveva conosciuto in carcere, dichiarandosi un collaboratore della c.i.a., lo invitò a cooperare con l'organo statunitense e lo mise in contatto con un agente americano che operava in Milano. Di questi purtroppo, abbiamo soltanto la descrizione fisica. Tale agente, una volta stabilito il contatto, lo presentò a tale george che Affatigato descriveva come il Capo Stazione c.i.a. a Parigi. Attraverso george gli venne procurato quindi un contatto a livello territoriale a Montecarlo, tale l.h. Stevenson. L'Affatigato precisò che il George in questione era anche ben conosciuto dal Soffiati Marcello. La collaborazione dell'Affatigato con la c.i.a. e lo s.d.e.c.e. durò, a suo dire, soltanto tre mesi, in quanto questi venne poi tratto in arresto in relazione alla strage del 2 agosto 1980. Gli incarichi che gli vennero affidati nel corso della sua collaborazione consistevano nel rintraccio di esuli cileni ed argentini residenti in Italia. Per questo lavoro il citato george pagava l'Affatigato in contanti e, in una occasione, gli venne anche consegnato del denaro, da lui stesso richiesto, per finanziare la latitanza del graziani e del Massagrande in Sud America. Una richiesta dell'Affatigato similare, relativa però alla cauzione da pagare per il Ventura Giovanni detenuto in Argentina, non venne accolta dallo Stevenson poiché questi sosteneva che il Ventura, nel corso dei suoi interrogatori, aveva danneggiato gli interessi americani. La causa del Ventura venne perorata anche dal Soffiati Marcello con esito negativo. Da sottolineare la continua presenza del Soffiati in Francia che andava e veniva dall'Italia raccogliendo informazioni che poi, a suo dire, trasmetteva ai suoi referenti c.i.a. In una occasione il Soffiati Marcello, per favorire la latitanza dell'Affatigato in Francia, gli consegnò una carta di identità italiana ed una patente di guida in bianco, per consentirgli di rientrare brevemente in Italia a far visita ai suoi familiari.
Un altro particolare emerso dai verbali dell'Affatigato è quello relativo ad una presunta dipendenza del Soffiati Marcello dal Colonnello Spiazzi Amos. La circostanza, affermata da Affatigato, pare piuttosto inverosimile se si considera che tale personaggio non è mai emerso come possibile referente c.i.a. Potrebbe trattarsi piuttosto di una operazione del Soffiati tendente a nascondere all'Affatigato il vero nome del suo referente (Bandoli). Infatti, se è vero che il Soffiati lo mise in contatto con l'agente milanese e con quello parigino, è anche vero che non gli svelò mai alcun particolare relativo alla sua rete di fonti in Italia, delle quali l'Affatigato è completamente all'oscuro.
AGENTE SCONOSCIUTO SU BRESCIA
Ruolo Fiduciario o Fonte
Criptonimo Sconosciuto
Il noto Bonazzi Edgardo, sentito in ordine ai fatti relativi alla Strage di Piazza della Loggia, ha riferito di aver sentito parlare, dal Fumagalli, della presenza stabile a Brescia di un referente c.i.a. ma di non averlo mai conosciuto.
Allo stato l'identificazione di detto referente non è possibile, si ritiene tuttavia utile segnalare che l'attività che questo Reparto ha in corso sul noto estremista di destra deceduto buzzi Ermanno, sta fornendo prospettive di ruolo e contatti di quest'ultimo mai emerse prima e che sembrano relazionarlo ad ambiti di intelligence italiani e statunitensi. Da scandagliare, in tal senso, è anche la figura di maifredi Giovanni.
Il Bonazzi Edgardo nel verbale sopra citato ha anche precisato che il Capitano Delfino Francesco, dei Carabinieri, era vicino agli americani e che quindi doveva conoscere l'identità del "contatto" c.i.a. su Brescia. Il Bonazzi ha poi precisato che, dalle affermazioni del Fumagalli, si deduceva che il Capitano Delfino ed il contatto non si identificavano.
Il Capitano Delfino è indicato anche in altri atti come persona vicina all'ambiente statunitense:
Pitarresi Biagio, in merito al noto attentato che avrebbe dovuto eseguire per conto del fiduciario c.i.a. rocchi Carlo contro un magistrato del pool "mani pulite", ha riferito che, proprio il rocchi, in merito alle protezioni delle quali avrebbe potuto usufruire dopo l'azione omicidiaria, gli parlò del prossimo incarico del Generale dei Carabinieri Francesco Delfino presso il s.i.s.mi., "...mi precisò che, non appena avuto il grado di Generale di Divisione, il Delfino avrebbe occupato quello che lui definiva 'il più importante ufficio', mi precisò che tale ufficio avrebbe comportato gli stessi poteri che aveva il Generale maletti quando comandava l'Ufficio "D"... il rocchi mi promise che, appena giunto il Generale Delfino al Servizio Militare, mi avrebbe portato personalmente da lui ed avremmo potuto affrontare qualunque genere di discorso. Dicendo ciò mi sottolineò che il Delfino era uomo loro [della c.i.a.] e che non aveva la mentalità del poliziotto ma quella mia e sua...".
Sempre Pitarresi, in altro verbale, ha ribadito: "... in quel periodo, peraltro, si attendeva che il Generale Delfino prendesse servizio presso il s.i.s.mi. rocchi infatti mi aveva detto che mi avrebbe portato a conoscere il Generale, che era "uno dei loro", ossia persona legata ai servizi statunitensi e che avrebbe dovuto provvedere alla mia copertura dopo l'esecuzione dell'attentato.".
Il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri - sm - Ufficio Personale Ufficiali, il 15.6.78 informò, con foglio nr.2002/14-8-13, il Direttore del s.i.s.mi. che il giornalista americano pepper Bill Curtis Gordon si dichiarava grande amico del Maggiore Delfino e che sarebbe risultato che l'Ufficiale godeva della protezione dell'Ambasciatore u.s.a. gardner che ne avrebbe magnificato le eccellenti qualità al signor Ministro della Difesa. Il Comando Generale concludeva precisando che il 6.6.1978, convocato l'Ufficiale dal Comandante Generale e propostogli:
il trasferimento ad altro incarico in qualsiasi parte d'Italia, di suo gradimento;
il trasferimento al s.i.s.mi., nell'intesa che avrebbe poi suggerito al Generale Santovito di assegnarlo in un posto all'estero disponibile;
lo stesso ricusava entrambe le soluzioni richiedendo genericamente un posto all'estero, indicando preferenzialmente gli Stati Uniti dove, a suo dire, sarebbe stato agevolato dall'Ambasciatore u.s.a. in Italia.
MAGI BRASCHI ADRIANO GIULIO CESARE
(deceduto)
Ruolo Fiduciario c.i.a. di elevato livello
Criptonimo Sconosciuto
Il nome del Generale di Corpo d'Armata Magi Braschi Adriano Giulio Cesare emerse per la prima volta dalle dichiarazioni fornite dal noto malcangi Ettore.
Questi riferì di aver avuto stretti rapporti con il Digilio che gli confidò di avere delle conoscenze in ambito c.i.a. Fra i vari episodi gli parlò della conoscenza con un generale dei Carabinieri a nome frasca, che era il responsabile della sicurezza della base n.a.t.o. di Verona nonché il capo della c.i.a. per il Mediterraneo. Digilio riferì al malcangi, inoltre, che lo conosceva di persona e che con lui aveva partecipato ad una riunione tenutasi a Verona, nel 1973, alla quale parteciparono anche il Maggi, lo Spiazzi, il bovolato, i fratelli ferrari e Fumagalli Carlo. Il malcangi, successivamente riferiva che il nominativo del generale poteva essere frasca o brasca o fraschi o braschi e che la riunione si tenne presso il circolo carlo magno di Verona, facente capo al noto Amos Spiazzi di corte regia. Un accertamento speditivo svolto presso il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri dava esito negativo. Venivano quindi avviati accertamenti mirati presso le tre ff.aa. per l'individuazione dell'Ufficiale ed in data 12.10.95 il Giudice Istruttore chiedeva di valutare se il generale potesse identificarsi nel Tenente Colonnello Magi Braschi che fu tra coloro che presiedettero al noto convegno del Parco dei Principi del 1965.
Il Magi Braschi veniva quindi identificato nel Generale di Corpo d'Armata Adriano Giulio Cesare Magi Braschi, del ruolo d'onore, dell'Esercito, nato a Genova il 23.9.1917 e deceduto presso l'Ospedale Civile di Bracciano (rm) alle ore 21.30 del 22.5.1995.
È stato acquisito il foglio matricolare del citato Generale c.a., dal quale si evince che lo stesso:
ha prestato giuramento alla Repubblica Italiana il 24.7.47 presso il distretto militare di Verona;
si è sposato il 7.3.43 in Lavagno (vr);
dal 13.6.45 è stato a disposizione del Distretto di Verona;
in data 8.1.59 veniva destinato al 2° r.a.m. (Reparto Autonomo ministeriale) poi divenuto r.u.s. (Raggruppamento Unità Speciali del s.i.f.ar.) in data 1.7.1960;
il 24.4.64 ha aggiunto al proprio casato Magi quello materno Braschi;
il 30.6.71 è stato trasferito al s.i.o.s. Esercito;
il 28.1.74 è nominato Generale di Brigata;
dal 10.8.71 al 31.5.75 è stato Addetto Militare in India;
è stato decorato con la Croce di Ferro tedesca;
qualificato interprete di lingua tedesca nonché ottimo conoscitore della lingua inglese;
ha frequentato, nel semestre invernale 1960-61, il Corso di "Psicologia Sociale" presso l'Università di Bonn (D);
ha frequentato, nello stesso semestre e presso la stessa Università, un corso di "Politica Internazionale".
Altri accertamenti, tuttora in corso e sui quali si riferirà in particolare alle ss.vv., svolti su evidenze d'archivio del s.i.s.mi. permettevano di appurare che:
il Magi Braschi rivestì la carica di presidente della w.a.c.l. (World Anti Communist League) dal 1981, per un lungo periodo, succedendo al noto beltrametti Eggardo;
nel 1962, nel grado di Maggiore, era considerato dal s.i.f.ar. uno dei Maggiori esperti di guerra psicologica;
nel 1963 venne espresso un compiacimento dai superiori del Maggiore Magi Braschi per l'attività del Nucleo "Guerra non Ortodossa";
Quanto accertato documentalmente appare di eccezionale importanza se messo in relazione a quanto riferito dal malcangi. Si aggiunga anche che questo Reparto effettuava un'attività di riscontro "a contrario" identificando tutti gli Ufficiali delle tre Forze Armate con i quattro possibili cognomi indicati dal malcangi ed acquisendone i relativi fogli matricolari, dal cui esame si ricavava l'ulteriore certezza che il Magi Braschi potesse essere l'unico ufficiale attagliantesi ai dati forniti.
Il noto Cavallaro Roberto ha riferito di aver conosciuto, durante la sua militanza, il Colonnello braschi che era, a suo dire, legato a Jacques soustelle, dirigente dell'o.a.s. Il colonnello era noto con il soprannome di "forte braschi" e "forte braccio". Il soprannome Forte Braschi derivava dai legami che aveva l'Ufficiale con la nota sede del s.i.d. Le notizie sul conto del braschi giungevano a Cavallaro attraverso gli aderenti alla "Rosa dei Venti", dal Colonnello Amos Spiazzi e dal Tenente Colonnello dominioni, capo del Reparto di Guerra Psicologica della Caserma Passalacqua di Verona, nonché dal Generale nardella. Il Cavallaro ricordava inoltre di aver sentito parlare del braschi anche durante il pranzo che fece con gli emissari liguri dell'Ingegner piaggio, de marchi ed altri, nel contesto di un discorso sul golpe borghese. Il braschi, a dire del Cavallaro, era presente anche alla nota riunione tenutasi nel vicentino alla presenza di un ufficiale americano a nome jonson o johnstone. In tale riunione il braschi attaccò violentemente Michele sindona, anche lui presente, non condividendo la disponibilità economica offerta dall'avvocato-finanziere, in tema di preparazione per il tentato golpe del 1973. A tale riunione non avrebbero partecipato personaggi appartenenti a movimenti eversivi ma soltanto figure istituzionali fra cui, oltre a quelle citate, l'Onorevole Giulio andreotti. Il braschi non condivideva affatto che il golpe usufruisse dei finanziamenti del sindona, ciò perché egli riteneva che in realtà sindona volesse utilizzare la causa politica per suoi interessi personali in grosse transazioni commerciali e finanziarie. L'atteggiamento del Magi Braschi mirava a far sì che venisse salvaguardata la centralità politica di quanto si andava programmando. Da notare che il Cavallaro ha anche riconosciuto in una effige mostratagli nel corso di una escussione, il volto del Generale Magi Braschi.
Il Digilio Carlo ha riferito di aver sentito parlare di un alto ufficiale rispondente al nome di Magi Braschi, soprattutto nell'ambiente di Ordine Nuovo di Verona e Mestre, nonché dal noto Elio Massagrande. Egli ha ricordato che questo nominativo faceva riferimento all'ambiente militare veronese e si occupava di tenere i contatti fra l'ambiente militare e quello ordinovista nella prospettiva di un colpo di stato che doveva essere attuato dopo il fallito golpe Borghese, fra il 1973 ed il 1974. "...Era considerato, nell'ambiente ordinovista, un ufficiale di grande prestigio ed il rapporto del gruppo con i militari era essenziale per la riuscita del progetto...". Il Digilio aggiungeva che non aveva mai incontrato personalmente il Magi Braschi che tuttavia era ben conosciuto dal Colonnello Spiazzi Amos.
Il Malcangi ha anche riferito che il generale Braschi/Fraschi/Brasca/Frasca (Magi Braschi) gravitò su Verona nel 1982-83, poiché il Digilio gli disse di averlo incontrato poco prima dell'arrivo a Villa D'Adda.
[...] [Si fa] notare la singolare coincidenza della presenza del braschi, esperto di guerra psicologica, in India, luogo di nascita della setta "ananda marga", quale Addetto Militare, proprio nel periodo in cui veniva importata nel veronese dal Massagrande Elio e dal barbarani. La teoria del "fuoco purificatore", che presenta analogie con la filosofia della setta, che non disdegna di praticare la violenza, ha animato formazioni eversive quali il "gruppo ludwig", le "ronde pirogene antidemocratiche", ed i "nuclei sconvolti per la sovversione urbana". Non deve essere scartata a priori l'ipotesi che il Veneto e l'Emilia Romagna, per le connessioni con Ordine Nuovo, con la rete c.i.a. e con l'acceso anticomunismo delle tre formazioni eversive citate, siano state laboratorio di sperimentazione di tecniche di guerra non ortodossa basate sull'uso terroristico di devianze esoterico-religiose a connotazione politica estremista.
FUMAGALLI CARLO
(vivente)
Ruolo Fonte
Criptonimo Sconosciuto
Fumagalli Carlo, leader del gruppo eversivo denominato m.a.r., emerge come possibile fonte della c.i.a. dalle dichiarazioni rese dal noto Orlando Gaetano. Questi ha riferito che il Fumagalli aveva lavorato per la c.i.a. durante la sua permanenza nello Yemen, nel biennio 66/68, ed in Germania, pur escludendo che fosse un agente di tale Servizio di intelligence. Di ritorno dallo Yemen il Fumagalli, che precedentemente lavorava per la Mercedes, passò a lavorare per l'American Motors.
L'Orlando ha riferito di alcune riunioni, alle quali partecipò unitamente al Fumagalli, alle quali erano presenti ufficiali americani, militari italiani, fra cui il Colonnello dogliotti, Carabinieri e civili di provata fede anticomunista provenienti da varie regioni d'Italia. Il senso di tali riunioni era che i militari volevano la certezza che vi fosse una buona organizzazione di civili pronta a ricevere le armi che sarebbero state distribuite dai Carabinieri ed anche pronti ad affiancare quest'ultimi quando fosse giunto il momento del mutamento istituzionale. Alle riunioni gli ufficiali americani partecipavano annotando tutto ma senza intervenire nelle discussioni.