30 giugno 2001: dopo 32 anni è finalmente arrivato l'ultimo verdetto sulla strage di piazza Fontana. La corte d'assise di Milano ha sentenziato che fu una strage neofascista e ha inflitto tre ergastoli ai neofascisti Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, al termine dell'ottavo processo per l'attentato del 12 dicembre del '69 (16 morti e 88 feriti) alla Banca dell'Agricoltura. Tre anni per favoreggiamento per Stefano Tringali, mentre per il pentito Carlo Digilio i giudici hanno decretato di "non doversi procedere" per estinzione del reato. Una sentenza salutata dall'applauso dei familiari delle vittime. E da un immediato e clamoroso fuoco di fila di polemiche.
"E' solo una mezza verità", ha detto Pietro Valpreda, l'anarchico arrestato poco dopo la strage e assolto definitivamente nel 1989, "hanno finalmente riconosciuto che le responsabilità sono solo da quella parte, però non è stata fatta luce sui mandanti". Di tutt'altro tenore il commento degli avvocati Gaetano Pecorella (legale di Delfo Zorzi) e Carlo Taormina: "E' stata una sentenza scritta con la penna rossa". E volevano dire che non è stata fatta giustizia e che è stato emesso un verdetto politico... peccato che i due non siano solo illustri legulei, ma soprattutto esponenti di Forza Italia e membri del governo Berlusconi: Taormina come sottosegretario all'Interno e Pecorella come presidente della commissione Giustizia della Camera. Una doppia presa di posizione talmente fuori dal vasino del buonsenso e della storia che lo stesso ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli, ha dovuto mettere un tampone, bollando le critiche del duo come dette "a titolo personale e che non impegnano il governo".
E ora, cosa succederà? Dal punto di vista processuale rimane soltanto, per la difesa, l'extrema ratio di presentare appello: e ci vorrà almeno un anno, prima di un'eventuale udienza davanti alla corte d'assise d'appello. Molto più calda è invece la questione riguardante uno dei tre condannati, Delfo Zorzi. L'ex leader di Ordine Nuovo a Mestre, indicato come l'esecutore materiale dell'attentato, da anni si trova infatti in Giappone dove ha ottenuto la cittadinanza, un nuovo lavoro e un nuovo nome (Hagen Roy). Fino ad oggi le richieste di estradizione non hanno avuto seguito: Rifondazione e Ulivo chiedono di provarci di nuovo.